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Il Drago Invisibile – Recensione

Ogni volta che esco dalla proiezione di un film targato Disney cerco di pormi sempre la stessa domanda: “Porterei mio figlio/a a vedere questo film?”.

Il Drago Invisibile è il punto esclamativo sul ritorno dei Classici sul grande schermo. Dopo il remake de “Il Libro della Giungla” sembra che la Disney abbia una grande voglia di ritrovare quei canoni che l’hanno resa inossidabile nel tempo tra gli anni 70 e 90 dello scorso millennio.

Il lungometraggio prodotto da Jim Whithaker (L’ultima Tempesta e Friday Night Lights) e diretto da David Lowery (Senza Santi in Paradiso) è un film coinvolgente e divertente che permette ad ogni tipo di pubblico di poterlo apprezzare. La trama e la sceneggiatura scorrono in maniera lineare, aumentando il ritmo il giusto che basta per tenere sulle “spine” anche chi ha il cuore difficile da scalfire dalle romanticherie disneyane.

Il giovanissimo Pete (Oakes Fegley) si ritrova a dover fare i conti con una nuova avventura alla tenera età di 4 anni, costretto a dover affrontare i pericoli di una foresta fitta e che sembra non avere mai fine. Solamente l’incontro con il fantastico drago lo aiuterà a sopravvivere all’interno della natura selvaggia per 6 lunghi anni. Elliott, che prende il nome da un libro di fiabe che la madre aveva regalato al giovane Pete, si prende cura del bambino abbandonato e insieme riescono a creare una squadra che funziona a meraviglia. La curiosità di Pete però lo farà entrare in contatto con Natalie (Oona Laurence) e Grace (Bryce Dallas Howard) una guardabosco che prende subito a cuore il giovane ragazzino smarrito. Il contatto con la civiltà però non è dei migliori per Pete, che dovrà affrontare un cambiamento radicale: dall’allontanamento da Elliott e dalla natura incontaminata il ragazzo selvaggio dovrà per forza attenersi alle regole di Grace per potersi fare riaccompagnare nella foresta dal suo migliore amico peloso. Grazie all’aiuto del padre di Grace, interpretato da Robert Redford, il gruppo di esploratori parte alla ricerca di Elliott, con il signor Meacham che riuscirà a dimostrare finalmente che le sue storie riguardanti il drago della foresta non erano solamente fantasie. La storia prenderà una brutta piega quando Elliott, sconvolto dalla “perdita” del suo migliore amico Pete, cercherà di rientrare in contatto con lui. Sfortunatamente però i boscaioli che lavorano nella segheria di Jack, il padre di Natalie (Wes Bentley), vedranno il drago verde e cercheranno di catturarlo a tutti i costi, rischiando anche di mettere a repentaglio la vita di Pete e Natalie. Quando la situazione sembra ormai compromessa, toccherà ai due giovanissimi amici cercare di escogitare un piano per riuscire a salvare la vita del drago, messa in pericolo dal fanatismo di Gavin (Karl Urban), il fratello di Jake.

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Un grande encomio deve essere fatto ai ragazzi di Weta Digital, la compagnia che ha curato le animazioni e gli effetti speciali che è stata premiata con numerosi Oscar grazie al lavoro svolto per le trilogie de “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”. Elliott è un drago fuori dagli schemi ordinari delle creature mitologiche classiche, magari dipinti nelle storie di Tolkien. Il migliore amico di Pete è un essere docile che non appare pericoloso alla vista, ma la sua stazza e le sue gigantesche ali lo rendono il sovrano incontrastato della foresta dove ormai ha deciso di vivere. Forse l’unico aspetto negativo è quello di legare la personalità del drago ad una controparte canina. Per tutta la durata del film si avrà l’impressione che Pete porti a spasso un enorme cagnolone, che oltre ad avere la coda ed essere peloso, lo può cavalcare per farci un volo di tanto in tanto. Questa somiglianza con la razza canina lo rende sicuramente più “plausibile” e “reale”, ma a tratti rischia di diventare stucchevole e ripetitivo. Questo non toglie però che a livello visivo Elliott sia praticamente perfetto. Le sue movenze, il pelo, le espressioni facciali sono assolutamente degne di nota. Si può avere sempre l’impressione che il drago verde sia un essere tangibile e faccia parte del cast.

La regia, affidata a David Lowery, è molto classica e lineare. Il taglio che il regista statunitense vuole dare alla storia è focalizzato sul cercare di emozionare lo spettatore con una regia che permetta allo spettatore di percepire la grandezza di questo pianeta e che stimolino l’empatia nei confronti del legame più sacro e puro che si viene a creare tra l’uomo e la natura, ovvero quello tra Elliott e Pete.

Il richiamo alle vicende di Mogli è Baloo sarà molto forte per la prima parte del film, dove gli spettatori più attenti riusciranno a percepire una sorta di déjà-vu con il Libro della Giunga, con l’unica differenza che la storia sembra essere realizzata nelle foreste sterminate del Canada. Questi paesaggi sconfinati sono lo sfondo principale di tutto il film, come se si voglia ricordare di quanto sia importante salvaguardare la natura nella sua totalità anche se fosse all’apparenza pericolosa e sconosciuta. Durante tutto il film vengono messe in contrapposizione la figura del giovane bambino innocente e cresciuto nella natura, con il boscaiolo cinico e materialista che non riesce a mettersi limiti nel disboscamento della foresta. Un parallelismo che lascia spazio a pochi dubbi agli eventuali riferimenti allegorici. Questo antagonismo però non viene mai rimarcato con valenze estremamente negative. Il boscaiolo avido ed egoista infatti non ha mai l’idea di essere irrecuperabile, dando un senso di appartenenza molto stretto con il genere umano e rendendo “reale” tutta la dinamica legata alla storia. Questo messaggio è di grande aiuto per chi magari non si farà trasportare dal sentimentalismo della storia tra Pete ed Elliott, ma riuscirà a trovare il senso della pellicola nel fortissimo messaggio che si annida nel sottobosco della trama per dare una svolta “impegnata” alla produzione del film.

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Il Drago Invisibile non aggiunge nulla di nuovo al panorama di questo genere di film. Storie che legano l’uomo con la natura si sono viste evolversi e susseguirsi negli anni con cadenza costante e articolata, di conseguenza è sempre difficile far riaffiorare un sentimento di novità e stupore per una storia che prende comunque spunto dal classico Disney uscito negli anni ’70. Nonostante tutto però, il mix di ambientalismo e vecchio romanticismo legato al legame tra l’uomo e la natura rende il film piacevole e a tratti divertente. Il coinvolgimento emotivo riesce ad arrivare al suo fine ultimo riuscendo a trascinare chi si siederà in sala a riscoprire un lato romantico e bambinesco di chi vorrebbe vivere un po’ come Pete: immerso nel verde, sia della natura che della pelliccia di Elliott.

Alla fine di questa riflessione mi chiedo di nuovo la domanda che ho provato a pormi all’inizio di questa recensione.

La risposta è indubbiamente si.

Il Drago Invisibile è un film per tutti, ma soprattutto per i bambini. Insegna che il legame con la natura è quello che c’è di più sacro ci lega a questo pianeta e, soprattutto, ci ricorda di non giudicare mai qualcosa o qualcuno solamente dal suo aspetto fisico. Anche se è alto 15 metri e potrebbe sputare fuoco.

 

Il Drago Invisibile sarà disponibile nelle sale il prossimo 10 agosto, anche in 3d, distribuito in oltre 500 copie da The Walt Disney Company Italia.

Il Drago Invisibile

Il Drago Invisibile
70

Voto

7/10

    Pros

    • Trama lineare
    • Elliott è spettacolare
    • Mai noioso o ripetitivo

    Cons

    • La personalità del drago
    • A tratti può risultare stucchevole

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    Gianluca Bussi

    Gianluca Bussi

    Grande passione per film, videogame, comics, manga, libri e serie tv: se non lo conosco vuol dire che non esiste.