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Jumanji- Benvenuti nella Jungla: la Recensione in Anteprima

Le mode. A volte possono risultare ingombranti, generando tendenze che, alla lunga, risultano a dir poco fastidiose. Intendiamoci, le mode hanno sempre imperversato al cinema, ma negli ultimi anni sembrano aumentate ed esagerate solo perchè il web fa da cassa di risonanza. Un tempo non ci si imbatteva di continuo in pareri circa il nuovo cinecomic di turno (termine questo che nemmeno era particolarmente utilizzato) o in opinioni discordanti sull’ennesimo capitolo di Star Wars. Forse è per questo che una delle tendenze più in voga del momento sembra non voler smettere di tormentare i nostalgici: quella di riprendere in mano saghe e franchise con cui molti della mia generazione sono cresciuti. Sembra infatti che questa moda in particolare non accenni a fermarsi e ormai sta sprofondando in un manierismo quasi inquietante, lo dimostra il fatto che, a distanza di oltre vent’anni dal primo film, abbiano deciso di produrre un seguito di Jumanji. Parliamoci chiaro: per chi, come me, ha sempre adorato Robin Williams ed ha passato l’infanzia divorando a ripetizione ogni suo film Jumanji è sacro. Quando il progetto è stato annunciato sono stati ben pochi quelli che non hanno storto il naso, dal momento che il problema di  fondo di film del genere è sempre lo stesso: non ha senso di esistere. Non c’è infatti alcun motivo plausibile per cui proporre un seguito di Jumanji, al di là del mero tentativo di guadagnare qualche soldo sfruttando l’effetto nostalgia. Nemmeno la presenza di due mostri sacri dell’intrattenimento contemporaneo come Dwayne The Rock Johnson e Jack Black è bastata a generare una curiosità genuina, persino chi il film originale non lo conosceva più di tanto poteva rimanere perplesso. Ora che ho potuto vedere il film in anteprima posso dire che in effetti non c’era alcun bisogno di Jumanji- Benvenuti nella Jungla, che, lo specifico, non è un reboot ma un vero e proprio sequel. Anche se, a conti fatti, può essere visto anche come un film a sè che presenta qualche labile collegamento con la pellicola del 1995.

Con mia enorme sorpresa, però, a compensare l’inutilità del progetto in sè c’è il fatto che il film è, tutto sommato, dannatamente divertente. L’idea di portare i giovani protagonisti, tra cui spicca Alex Wolff – fratello di quel Nat Wolff che verrà ricordato come la peggior versione possibile e immaginabile di Light Yagami – dentro a Jumanji e pergiunta intrappolati negli Avatar di un videogioco si è rivelata vincente. Persino la giustificazione al fatto che il gioco sia diventato un videogame acquisisce un senso e anzi è una delle cose più apprezzabili, perchè non gli viene data una spiegazione logica ma mantiene lo stesso fascino misterioso che aveva il gioco da tavolo del primo film. Ciò che sembrava preoccupante sulla carta, piuttosto, era il fatto che la maggior parte delle battute e delle gag mostrate nei trailer vertevano quasi esclusivamente sugli equivoci riguardanti il disagio che i ragazzi provavano nell’avere corpi da adulti e differenti rispetto alle loro caratteristiche. in particolar modo pareva abbastanza banale l’espediente su cui in effetti si basa il personaggio di Black, che nella realtà è la ragazza più popolare della scuola, espediente sfruttato a volte in maniera effettivamente esilarante, altre in maniera quasi camp, fino a sfiorare il trash. Ma è anche vero che essere totalmente severi con Jack Black è impossibile e nonostante qualche scivolone di scrittura, che quindi non dipende da lui, riesce a convincere. Nulla da dire anche riguardo a Dwayne Johnson, che è probabilmete l’attore più amato del momento e a buona ragione: riesce a risultare sempre simpatico e cazzuto anche nei ruoli più comici, senza contare che gli viene in aiuto il fatto di non recitare nel senso stretto del termine, dato che interpreta sempre personaggi molto simili tra di loro, e di poter far leva sulla sua personalità magnetica. Johnson, o The Rock, se preferite, ha il pregio di avere un fisico caratteristico su cui si può giocare in infiniti modi in fase di scrittura ed è quello che è stato fatto in questo caso: il Dr. Bravestone da lui interpretato è fondamentalmente un compendio esasperato di tutte quelle caratteristiche che spesso caratterizzano i ruoli in cui viene calato, con un effetto conseguente decisamente efficace. Altra nota positiva è la stupenda Karen Gillan, che sveste i panni della figlia di Thanos Nebula per un attimo e diventa più simile a quell’Amy Pond che ha contribuito a lanciare la sua carriera nel periodo in cui la interpretava in Doctor Who: incredibilmente bella, ma allo stesso tempo quasi inconsapevole di esserlo, tanto che molte delle gag che la riguardano sono basate sul contrasto che si crea tra la sua bellezza e il comportamento imbranato. L’unico dei protagonisti a non avermi convinto è stato Kevin Hart, comic relief quasi mai realmente divertente e nemmeno utile, con Black a titaneggiare in tal senso. Persino il personaggio interpretato da Nick Jonas, Alex, ha saputo essere più incisivo, forte anche del fatto di rivestire un’importanza cruciale per la trama.

In generale, Jumanji- Benvenuti nella Jungla è una pellicola che sa divertire sfruttando una dinamica narrativa differentissima rispetto a quella del film originale, ma che a modo suo funziona ed è più adatta al pubblico del 2017. Ciò che mi ha colpito è stato l’arrivare a rendermi conto di una verità a cui molto spesso non pensiamo: Jumanji è amato da moltissimi, ma non è di certo un capolavoro. Se dovessi immaginare di vederlo per la prima volta ora, probabilmente non ne rimarrei così affascinato e anzi mi renderei conto dei suoi giganteschi difetti, perchè è un film che colpisce se visto con gli occhi del bambino. Probabilmente questo sequel diventerà un pilastro dell’infanzia dei bambini che erano in sala il giorno in cui l’ho guardato, anche perchè The Rock per molti giovani spettatori di oggi verrà ricordato tra vent’anni con lo stesso affetto con cui Robin Williams veniva visto da noi che siamo cresciuti con i suoi film. Attenzione: non sto paragonando Williams a The Rock da un punto di vista attoriale, parlo del tipo di fama. Come Robin Williams, infatti, Dwayne Johnson sta vivendo in questi anni un estremo picco di popolarità, viene spesso inserito in film che piacciono a bambini e ragazzi ed è adorato alla follia. Essendo questo film pensato per un pubblico di giovanissimi e riuscendo nell’obiettivo di intrattenerli – cosa di cui sono stato testimone diretto – non fatico a credere che quando avrò cinquant’anni potrei sentirmi dire da un trentenne che il primo Jumanji è sicuramente carino, ma che per lui il secondo è speciale.

Certo, il nostro Jumanji rimane obiettivamente, anche ad un livello di scrittura, superiore soprattutto per quanto riguarda il villain, che è tra i maggiori difetti del sequel. Non voglio pronunciarmi chiaramente per evitare di rovinare la sorpresa, ma ho trovato che l’identità del cattivo interpretato da Bobby Cannavale sia poco coerente con l’universo narrativo in cui è inserito il film, per non parlare del fatto che il personaggio è piatto e dannatamente dimenticabile. Cosa che, a conti fatti, non sarebbe dovuta accadere. Il Van Pelt del primo film era un cattivo di cui non si sapeva nulla, ma era fantastico proprio per questo: era un cacciatore, ma dedicava la sua esistenza a terrorizzare un bambino, che tale era rimato anche da adulto. Era l’incarnazione della paura infantile, ma non solo, era interpretato sempre da Jonathan Hyde, che era anche il padre del protagonista, espediente ripreso direttamente dalla tradizione teatrale riguardante Peter Pan, in cui generalmente a interpretare Capitan Uncino era lo stesso attore che interpretava il padre di Wendy. Il villain di questa pellicola invece è solo un tizio minaccioso con capacità inquietanti, che non è memorabile nemmeno per sbaglio.

Altro elemento pèoco convincente è il fatto che Jumanji non è esattamente come si poteva pensare che fosse a giudicare da ciò che usciva dal gioco nel primo film: qui vediamo mezzi di trasporto contemporanei, scenari che ricordano il medio-oriente e in generale dettagli che esulano dal paesaggio africano che da anni ci si era immaginati. A rendere il tutto ancora meno convincente ci sono degli effetti visivi non sempre credibili, soprattutto per quel che concerne certe creature. Diciamo che, per quanto l’idea proporre l’idea inversa rispetto al primo film, ovvero quella di portare i protagonisti dentro il gioco e non viceversa, fosse vagamente originale, si ha l’impressione che avrebbero potuto creare un contesto visivo decisamente più accattivante. Ma in fin dei conti questo è un film che ha l’unica pretesa di divertire lo spettatore attraverso un viaggio fisico e metaforico che porterà i personaggi ad evolversi e ad uscire dai clichè tipici della società statunitense in cui sono intrappolati. E’ infatti interessante che i quattro personaggi principali siano ciascuno lo stereotipo delle categorie sociali scolastiche che troviamo in tutti i film di genere da anni, salvo poi maturare nel corso della storia e arrivare ad acquisire una propria identità.

La regia di Jake Kasdan, figlio di quel Lawrence Kasdan che ci ha regalato L’Impero Colpisce Ancora, è abbastanza anonima e non offre particolari spunti. più che altro è una regia coerente e funzionale, che adempie al suo compito di base senza troppi problemi, addirittura riuscendo a rendere godibili le scene d’azione. Dopotutto stiamo parlando del regista che fino a questo momento aveva diretto alcune pellicole nemmeno troppo famose, tra cui spiccano Bad Teacher Sex Tape, basta questo a farmi stupire del fatto che sia riuscito a girare momenti action chiari e per niente fastidiosi.

In conclusione, Jumanji- Benvenuti nella Jungla è un film tutto sommato godibile, che soffre di un’idea inutile ma messa in scena piuttosto bene e che ha la fortuna di essere sorretto da una sceneggiatura simpatica e da interpretazioni che rendono il ritmo della pellicola costante e mai pesante. inoltre le citazioni al primo film si sprecano e ho gradito un certo omaggio, che era doveroso. E lasciatemi dire che lo sguardo bollente lo dimenticherò difficilmente. Poi capirete.

IL MIO VOTO PER JUMANJI- BENVENUTI NELLA JUNGLA: 7

Il film sarà in sala a partire dall’1 gennaio

 

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Mattia Ferrari

Victorlaszlo88, Mattia ferrari per gli amici, è un cialtrone che per scherzo è diventato youtuber, ma la gente lo ha preso sul serio e ormai da otto anni continua a farsi reggere il gioco, parlando attivamente di cinema e serie tv sul suo canale.