Generations – I più forti: Il Fichissimo Hulk e l’Incredibile Hulk – Recensione

Generations Hulk

Finalmente si inizia: di recente infatti è giunto nelle fumetterie il primo numero di Generations, che sarà una serie di racconti autoconclusivi di poche pagine, che porranno a confronto due generazioni diverse di eroi che però condividono la stessa eredità.

Il primo numero è dedicato ai due più forti esseri verdi della Marvel: Hulk di Bruce Banner e il Fichissimo Hulk di Amadeus Cho. Ovviamente sappiamo tutti che il primo è il famoso Golia Verde creato nel ’62 dalla mente di Stan Lee e dalle matite di Jack Kirby, mentre il secondo è frutto di Greg Pak, che tutti ricorderanno sicuramente per la saga di Planet Hulk.

Come i due si siano incontrati in questo fumetto resta comunque un mistero, dato che non viene spiegato all’interno della storia, ma sarà una conseguenza degli eventi di Secret Empire, ora arrivato al numero 8, e di Legacy (che ancora deve iniziare).

Per fare un breve excursus, infatti, Amadeus Cho è diventato Hulk proprio perché è riuscito, o quasi, ad estrapolare l’Hulk da Bruce Banner, assorbendone a sua volta i poteri del Golia Verde e diventando così un essere più intelligente, spavaldo ed anche in grado di controllare la sua trasformazione. Ricordiamo poi, che Banner è stato ucciso da Occhio di Falco, durante la Civil War II.

Il fumetto inizia, con il classico cliché delle storie di Hulk: il generale Ross che tartassa e bombarda il Golia Verde senza tregua. In seguito, avviene l’incontro con Amadeus che ovviamente cerca di calmarlo e qui ritorna il depresso e disagiato Bruce Banner che cerca sempre invano di reprimere la sua rabbia. La storia terminerà con una sorta di massima fatta dal vecchio Hulk al nuovo Hulk.

Essendo che Amadeus Cho è sempre un ragazzo che si ritrova ad avere un potere immenso, non pensa subito che tale potere ha delle responsabilità: con tale potere si può uccidere, ma può anche salvare molte vite.

Greg Pak dimostra dunque che anche con poche pagine si possa concentrare l’anima del personaggio, in un racconto che risulta godibile anche se comunque con un tono molto frenetico. Tutto ciò è associato a i disegni squadrati di Buffagni, che grazie agli ottimi giochi di luce ed ombre riesce a dare più spessore alla trama stessa ed un tono più incisivo.

Anthony Buscemi
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