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Kraken: mostro o mostruoisità umana? – Recensione

Kraken

Il Kraken, un mostro marino leggendario dalle enormi dimensioni, generalmente una sorta di distorto cefalopode le cui origini del mito si perdono tra i meandri della storia. Molti sono i racconti e le leggende che ruotano attorno a questa misteriosa creatura: esiste o è esistita o è solo il frutto dell’immensa immaginazione del genere umano? Dal punto di vista letterario una cosa è certa: l’utilizzo di figure è stato sempre un espediente per o denunciare qualcosa inorridendola o semplicemente destare paura ai lettori. Ma badate bene che ogni figura mostruosa e mitologica ha sempre un fondo di verità.

Tunué dal canto suo non poteva farsi sfuggire la pubblicazione di un racconto così profondo scritto da Emiliano Pagani e disegnato dall’illustratore Bruno Cannucciari. Kraken è la classica storia dell’orrido, ma quell’orrido che non deriva dalle mostruosità di una belva sovrumana, bensì della misera vittima qual è l’uomo. Ma iniziamo diversamente e raccontiamo intanto un po’ di contesto, giusto per farvi addentrare ancor di più nella storia.

Siamo nelle coste nordiche della Francia, a Selalgues, un piccolo villaggio che vive di pesca e commercio ittico. Ultimamente però gli affari non vanno a gonfie vele: le reti sono vuote e per di più spesso accadono incidenti strani in mare. A sopravvivere ad uno di questi però vi è il piccolo Damien, un ragazzino che vive in un mondo magico tutto suo, che ha visto tragicamente morire in mare il fratello maggiore. Non essendo utile alla società del villaggio, in quanto conosce ben poco dell’arte della pesca, viene additato dagli abitanti come la principale causa dei nefasti eventi in paese. Damien però è convinto che la causa di tutto sia la famosa bestia leggendaria: il Kraken. Vuole dargli la caccia e per farlo va a chiedere aiuto a Parigi a Dougarry, un ex conduttore televisivo di un programma sui miti e i mostri leggendari, che vive ormai in disgrazia. Il suo atteggiamento duro, schietto e menefreghista si scontrerà con l’animo ingenuo e buono di Damien, mentre cercano in tutti i modi di uccidere la bestia malefica.

La storia, dall’inizio alla fine, non è altro che un climax di cupezza e dolore, con in contrasto un decrescente passaggio dal fantascientifico all’orrido. Pagani si fa forte di una protesta all’essere umano, dove la verità è sempre soggettiva, nessuno ragiona per il bene della collettività, ma sempre per il proprio, nascondendo sempre qualcosa e creando quella mentalità bigotta e chiusa che Pagani ha descritto nel suo racconto. I dialoghi ed i pensieri non sono mai eccessivi, sono diretti al punto e incisivi. Spesso i discorsi razionali si scontrano con i grandi paroloni degli abitanti di Selalgues, persone disposte a tutto pur di non prendersi le proprie responsabilità, capaci di dare la colpa ad un bambino per gli eventi nefasti del racconto.

Tutto ciò si scontra con le indagini del nostro Dougarry, che convinto dell’ingenuità del caso si ritrova ad indagare ad una serie di atroci delitti che via via si susseguono dopo il suo arrivo, fino alla rivelazione finale che lascia ovviamente il lettore stupefatto ed al contempo inorridito. Pagani aggiunge anche un’altra denuncia, una critica al mondo di oggi, delle industrie, dell’avanzamento tecnologico, che psicologicamente distrugge l’essere umano, generando menzogne e credenze popolare che in un modo o nell’altro si riversano verso un capro espiatorio, ovviamente spesso innocente.

IN FONDO, OGNI EPOCA HA I SUOI MOSTRI A CUI SACRIFICARE LA PROPRIA INNOCENZA IN CAMBIO DI SPERANZA E BUONA SORTE, NO?

Dall’altra parte, ad accompagnare il racconto, abbiamo le matite ed i colori di Cannucciari: un vero piacere per gli occhi. La narrazione è accompagnata da un tratto netto e deciso, caratterizzante e decisamente realistico. Il tratto diventa meno dettagliato e netto nei racconti flashback o nei pensieri dei protagonisti, un’ottima scelta per staccare di netto con dei capolavori a tutta pagina o entrambe da appendere ai muri. Il tutto racchiuso in un cartonato di ottima fattura con una carta stupenda: grezza, spessa, pesante che aiutano a dare importanza ad ogni pagina sfogliata, ricca di colori con tonalità tra il verde e il grigio, con alcune sfumature di ocra, che si sposano a pennello con il tema della narrazione, fornendo cupezza e dando il giusto senso ambientale marittimo. Interessante anche la scelta di non chiudere ogni singolo panel o vignetta descritta, ma di lasciarla a bordi aperti, fornendo un certo legame e dinamicità tra una vignetta e l’altra.

In conclusione Kraken è un prodotto ben riuscito, che si sposa benissimo con le tematiche della Tunué e del nostro tempo. Una storia diversa dal solito che sa regalare emozioni e colpi di scena. Un prodotto davvero consigliato se avete intenzione di recuperare una storia da poltrona, caminetto e pipa come si suol dire.

Ringrazio immensamente la Tunué per questo volume e per la sua profondità. Per chiunque avesse intenzione di acquistarlo cliccate qui.

KRAKEN

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KRAKEN
9.3

KRAKEN

9.3 /10

Pros

  • Storia eccellente
  • Colori inebrianti
  • Qualità costruttiva del volume impeccabile

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Anthony Buscemi

Anthony Buscemi

Amante della tecnologia, dell'arte e della sua splendida donna, cercherò di condividere con voi le mie conoscenze e non farvi mancare alcuna notizia!