recensione – Nerdmovieproductions http://nerdmovieproductions.it Il sito Web di Andrea Bellusci con notizie e recensioni dal mondo Nerd Sat, 14 Jul 2018 14:13:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 Glow: wrestling & Lustrini- Recensione http://nerdmovieproductions.it/2018/07/10/glow-wrestling-lustrini-recensione/ Tue, 10 Jul 2018 13:31:41 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=58140 GLOW è una serie televisiva statunitense creata da Liz Flahive (HomelandNurse Jackie-Terapia d’urto), Carly Mensch (Orange is the New BlackNurse Jackie-Terapia d’urto), Jenji Kohan (Orange is the New BlackWeeds) e Tara Herrmann (Orange is the New Black) per Netflix. Ha debuttato il 23 giugno 2017 e, a oggi, ha due stagioni all’attivo.

Ci troviamo di fronte all’ennesimo revival anni 80, che fa l’occhiolino a una moda diventata ormai iconica, composta per lo più da glitter, pettinature esagerate, abiti luccicanti pieni di  lustrini e paillettes. Prende spunto dall’omonima serie tv andata in onda negli anni 80, di seguito la vecchia sigla di apertura:

La Prima Stagione

Ambientata a Los Angeles nel 1985, la serie segue Ruth Wilder, un’aspirante attrice che riceve un invito per partecipare a un nuovo programma di wrestling, le Grandiose Lottatrici del Wresting (GLOW). Ruth si ritrova a dover lottare con un gruppo di donne dalla personalità eccentrica sotto la guida di Sam Sylvia, uno scorbutico regista di B movie. Sul ring Ruth si ritroverà ad affrontare anche la sua migliore amica, Debbie Eagan, ex-attrice di soap opera che è venuta a sapere della relazione extraconiugale tra suo marito e Ruth.

© Netflix

 

La prima stagione non è delle migliori. Cerca di presentare la serie, ma si dilunga troppo concentrandosi sulle storie personali delle varie protagoniste. D’altronde dai produttori di OITNB un approccio del genere è prevedibile. Spesso vengono inserite delle vicende delle quali non si capisce bene il senso, che sono usate per romanzare la storia e non hanno un’utilità precisa.

Una delle cose positive è che comunque vengono trattati diversi argomenti che hanno a che fare sia con il mondo dello spettacolo che con quello che può accadere nella vita di tutti i giorni. Nella prima stagione si parla di aborto, di razzismo, di diversità e si mettono in evidenza le difficoltà che può incontrare una donna che vuole conciliare l’eterna dicotomia: lavoro e famiglia.  Inoltre viene anche mostrata una situazione più che mai attuale, ovvero il come sia difficile per una donna entrare in un mondo considerato dai più maschile. Chi avrebbe mai dato credito a delle donne wrestler negli anni 80?

Si parla anche di omosessualità, la quale però non viene mai dichiarata, ma solo lasciata intendere.

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e sviluppati nei minimi dettagli, elemento, quest’ultimo, che comporta la non riuscita di tutti gli episodi. Insomma: vogliamo vedere incontri di wrestling, non annoiarci dietro arzigogolate bagarre sentimentali.

Il pilot lascia presagire epici incontri di lotta, ma in realtà è tutta una fuffa in quanto ci si concentra sui preparativi, l’allenamento e, come già scritto,  sulle storie delle protagoniste. La serie, per fortuna, si riprende negli episodi finali, l’ultimo  è a dir poco divertente ed “epico”,e finalmente vediamo quello per cui abbiamo aspettato tanto: un incontro di wrestling femminile, fatto di lustrini, pettinature esagerate e mosse strepitose.

La serie ha avuto successo e Glow è stata rinnovata per una seconda stagione, disponibile dal 29 giugno 2018 su Netflix, of course.

La piattaforma ha diffuso tramite il proprio canale YouTube un riassunto delle vecchie vicende, che potete vedere di seguito:

La Seconda Stagione

La seconda stagione, sono sincera, ho iniziato a vederla più per noia che per piacere, con aspettative pressoché nulle. Mi sono dovuta però ricredere: episodio dopo episodio, mi sono resa conto di avere fra le mani un qualcosa di nuovo, che parte sempre dalle vecchie vicende e manda avanti la stessa story line, ma lo fa in modo diverso, più divertente, fresco e coinvolgente.

La storia riparte da dove l’avevamo lasciata:  Ruth (Alison Brie) e Debbie (Betty Gilpin) si trovano coinvolte nella lavorazione quotidiana del fare un programma TV insieme, affrontano questioni che sono alla base della loro amicizia. Sam (Marc Maron) è ancora Sam, ma ora ha una figlia adolescente che vive con lui e venti episodi da sfornare. Il wrestling è più difficile, la posta in gioco è più alta e i capelli ancora più voluminosi.

© Netflix

 

Mentre la prima stagione era più interessata a farci conoscere i personaggi e raccontarci la loro storia, questi nuovi episodi entrano nel vivo del wrestling. Numerosi sono, infatti, i combattimenti, il tutto è sempre impregnato delle varie vicende personali, ma a questo giro vengono dati i giusti spazi.

Le wrestler sul ring interpretano personaggi stereotipati che sono in totale contrapposizione con la loro vita reale: Debbie è lontana dall’essere Liberty Bell, sta affrontando un divorzio ed una donna arrivista e spietata; così come Welfar Queen, che nella realtà è una madre che cerca di fare di tutto per poter permettere al figlio di studiare; O Arthie Premkumar  che odia così tanto il suo personaggio da cercare un escamotage per poterne interpretare uno differente. La vera star resta Alison Brie, con la sua Ruth che si trasforma nella divertentissima Zoya. Il suo personaggio evolve, come del resto tutti quelli dell’intera stagione, i quali vengono mostrati anche nel loro lato più umano.

L’unico elemento che stona è il cambio focus: nella serie viene dato ampio spazio al divorzio di Debbie e alle conseguenze che ne sono derivate, spesso si ha la sensazione che la protagonista di Glow sia proprio lei, personaggio in antitesi con Ruth, e tutto il resto sia un contorno.

A volte si cade un po’ nel trash, ma sono comunque dei momenti che non stridono e restano circoscritti a dei brevi lassi di tempo. Come nella prima stagione, anche questa tratta tematiche importanti. Questa volta si parla apertamente di omosessualità e vengono denunciate le molestie in ambito lavorativo.

La seconda stagione di Glow si va a inserire in un contesto dove, in seguito allo scandalo Weinstein, sono nati diversi movimenti di empowerment femminile. Alison Brie, a tale riguardo, ha dichiarato durante un’intervista: “C’è stato un grande tempismo e quello che accade è allineato al nostro pubblico. Ma, Le storie che il nostro show avrebbe raccontato sarebbero state le stesse. MeToo e Times’s Up sono cose che la gente dice da tempo a porte chiuse nel nostro settore. Sono felice come attrice per l’andare al lavoro ogni giorno. Ci sono donne dietro e davanti alla telecamera e anche nei ruoli manageriali a prendere decisioni. Fa una grande differenza sentirsi davvero visti e sentiti sul set ed essere padroni di se stessi ”

Insomma, questa seconda stagione, volendo usare un solo aggettivo, la si può definire “ricca”. Ricca di contenuti, di storie, di wrestling e di divertimento.

La consiglio?

Certo sì! Stringete un po’ i denti nella prima stagione e godetevi la seconda!

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Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm Trilogy – Recensione Nintendo Switch http://nerdmovieproductions.it/2018/07/07/naruto-shippuden-ultimate-ninja-storm-trilogy-recensione-nintendo-switch/ Sat, 07 Jul 2018 12:36:51 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=56589 Dopo il debutto su PS4 e Xbox One lo scorso anno, Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm Trilogy arriva anche su Nintendo Switch raccogliendo in un’unica grande collection i primi tre episodi pubblicati sulle console della scorsa generazione. L’Ultimate Ninja Storm Trilogy, infatti, consente ai fan del manga di Kishimoto e possessori della console Nintendo, di poter mettere mano su tre titoli che si sono distinti per qualità e varietà, tutt’ora godibili e, se ci aggiungiamo il fatto che il tutto può essere fruibile anche in modalità portatile, l’esperienza ludica assume un valore intrinseco ben più profondo. Sebbene manga e anime siano ormai giunti al termine, Naruto continua ad essere nome di spicco in patria e non, il debutto sulla console ibrida di Nintendo è un segnale importante che denota quanto la casa di Kyoto si stia impegnando con le terze parti, in questo caso Bandai Namco, per offrire agli utenti una vasta gamma di scelte.

NARUTO SHIPPUDEN: ULTIMATE NINJA STORM

Il primo capitolo della serie sceglie come location il Villaggio della Foglia, una città viva che funge da hub di gioco e ci permette ci interagire con diversi personaggi primari e NPC. La mappa sarà completamente esplorabile e, sebbene il villaggio non sia di dimensioni generose, la varietà offerta può essere considerata buona. Sarà possibile allenarsi attraverso sfide secondarie e parlare con i personaggi principali della serie per progredire con la storia. Il gameplay però, dopo qualche ora risulta fin troppo elementare: le combo sono molto semplici da eseguire e ben presto si avverte una certa monotonia. Buono il cel-shading, uno dei primi su Playstation 3.

NARUTO SHIPPUDEN: ULTIMATE NINJA STORM 2

Con il secondo capitolo la situazione migliora, e non di poco. Naruto Ultimate Ninja Storm 2 può essere considerato un passo in avanti sotto tutti i punti di vista. A partire dall’impianto ludico, questo secondo titolo, propone un sistema di combattimento spettacolare e veloce che sviluppa la propria profondità con l’attivazione del chakra e la combinazione di diverse tecniche. Anche questo capitolo permette di visitare luoghi e parlare con personaggi non giocanti che ci assegneranno missioni secondarie, l’unica differenza sta nell’utilizzo della telecamera fissa. Sarà possibile inoltre giocare di squadra chiamando a supporto, durante i combattimenti, gli altri ninja che fanno parte del nostro team. Ogni comprimario avrà delle caratteristiche specifiche e se, utilizzati sapientemente, possono davvero capovolgere le sorti dell’incontro.

NARUTO SHIPPUDEN: ULTIMATE NINJA STORM 3

Il terzo capitolo della serie Ninja Storm si presenta come il più vasto e profondo. In Ultimate Ninja Storm 3: Full Burst vi sono tutte le componenti che hanno reso i precedenti episodi dei giochi godibili. La narrazione tocca vette mai raggiunte, la progressione è scandita ottimamente da scene d’intermezzo ricche di dettagli e fedeli all’anime, a questo va aggiunta una gestione dei personaggi sapiente ed accurata. Il roster è decisamente più ampio così come, in ambito di combat system, le tecniche risultano più elaborate, fornendo agli utenti uno spettacolo visivo ancora oggi di grande impatto.

REMASTERED?

Nonostante i tre titoli targati Cyberconnect di sicuro spessore, il lavoro di conversione di Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm Trilogy non può essere considerato all’altezza delle aspettative. La rimasterizzazione non appare curata, la triologia si difende con uno stile grafico sempre piacevole ma questo non basta. Con la console in modalità portatile, la risoluzione si attesta sui 960x540p, in dock, invece si sale a 1600x900p. La pulizia grafica di PlayStation 4 e Xbox One è ancora lontana. Tuttavia, per tutti i fan di Naruto e possessori di Nintendo Switch, l’acquisto è caldamente consigliato, giocarci sotto l’ombrellone potrebbe essere un grande passatempo.

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Xiaowa – Il nuovo aspirapolvere smart super economico di Xiaomi – RECENSIONE http://nerdmovieproductions.it/2018/07/05/xiaowa-il-nuovo-aspirapolvere-smart-super-economico-di-xiaomi-recensione/ Thu, 05 Jul 2018 00:01:39 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57349 Dopo aver provato l’anno scorso il fantastico aspirapolvere Xiaomi Mi Robot di prima generazione e dopo aver ammirato la seconda generazione dotata di panno per lavare i pavimenti (a 386€ con il codice nerdm5 SOLO 10 PEZZI), oggi sono qui per provare il nuovissimo Xiaowa, il robot aspirapolvere economico proposto dall’azienda cinese disponibile al momento su Geekbuying all’incredibile prezzo di 128€ .

All’interno della confezione in cartone troviamo:

  • L’aspirapolvere Xiaowa
  • La base di ricarica
  • Il cavo dell’alimentazione con attacco cinese (ma Geekbuying fornisce sempre un adattatore)
  • Un pettine per pulire la spazzola

Con i suoi 353 x 350 x 90.5 mm di dimensione il nuovo Xiaowa Robot Vacuum propone il solito curatissimo design di Xiaomi, sempre minimale e di gran classe. Il fondo del robottino è praticamente identico a quello della prima generazione dove troviamo le due ruote motrici con sospensioni indipendenti che come sempre allo Xiaowa di superare piccoli ostacoli fino a 2cm salendo su tappeti o sopra i cavi lasciati in mezzo alla stanza, una ruotina centrale di controllo di movimento, i quattro sensori anticaduta che fermano il robot prima di farlo cadere dalle scale,  la spazzola laterale rotante da circa 300 rotazioni al secondo e la spazzola centrale in prossimità della bocca di aspirazione con un potere di aspirazione di 1600 Pa (la prima gen ne ha 1800Pa quindi siamo vicinissimi). Batteria che assicura 120min di utilizzo in modalità standard e che impiega 3-4 ore per essere caricata completamente.

Lateralmente la scocca in plastica è disseminata da 10 sensori con lo scopo di individuare gli ostacoli fino a due cm, mentre sul davanti sono chiaramente visibili i due speaker con cui lo Xiaowa ci comunicherà i suoi aggiornamenti di stato (il tutto finalmente in lingua inglese). Superiormente invece sono presenti i tre tasti retroilluminati con diversi funzioni. Il tasto centrale avrà la classica funzione di accensione e farà partire o stopperà il nuovo Robot di Xiaomi. Il pulsante sulla destra farà tornare il robot alla stazione di ricarica per ricaricare la batteria da 2600mAh mentre quello sulla sinistra avvierà la modalità Mini Room Work. In questa modalità l’aspirapolvere pulirà solamente nella stanza in cui si trova pulendo in circolo fino ad un tot di metri. A differenza dei suoi cugini Mi Robot e Mi Robot 2, lo Xiaowa non è dotato di sensore laser quindi non riesce ad effettuare la mappatura laser dell’ambiente che avviene grazie al riconoscimento delle collisioni con gli ostacoli sfruttano il nuovo algoritmo sviluppato dai programmatori Xiaomi che onestamente funziona molto bene.

Aprendo la scocca superiore come sempre troviamo l’enorme serbatoio da 640 ml, il più grande tra tutti gli altri modelli Xiaomi, praticamente impossibile da riempire con un solo giro di pulizia (a meno che non abitiate alla reggia di Versailles). Immancabile come sempre il filtro HEPA compatibile tra tutte le varie versioni degli aspirapolvere Xiaomi.

Come sempre e come per tutti i prodotti Xiaomi anche lo Xiaowa è controllabile tramite l’app Mi Home e questa volta la gestione è completamente in inglese. Dopo aver facilmente sincronizzato l’aspirapolvere seguendo le istruzioni guidate dell’app ci troveremo di fronte alla schermata principale sulla quale troveremo la versione digitale dei tre pulsanti fisici presenti sulla scocca superiore più la possibilità di impostare la potenza si aspirazione su 4 diverse gradi di potenza: Silent, Standard, Strong e Max. Cliccando sull’icona con i tre pallini posta in alto a destra entreremo nelle impostazioni .

Nelle impostazioni sarà possibile cambiare diversi settaggi, programmare delle pulizie frequenti, abilitare o meno le notifiche, analizzare i log delle varie pulizie effettuate, controllare il livello di consumo dei vari componenti dell’aspirapolvere, accedere alla guida, controllare lo Xiaowa in remoto attraverso un joystick digitale e localizzarlo all’interno della propria abitazione. Sarà inoltre possibile impostare la time zone, il livello del volume, il boost sul tappeto che porterà al massimo la potenza di aspirazione quando passerà sopra uno di essi e attivare la modalità non disturbare.

Per concludere lo Xiaomi Xiaowa è un ottima alternativa per chi cerca un aspirapolvere smart ad un prezzo contenuto. Paragonato ad altri prodotti simili il nuovo prodotto di Xiaomi esce vincitore a mani basse stracciando la concorrenza su diversi campi tra cui la Potenza di aspirazione, valore importantissimo per un aspirapolvere. Il controllo in remoto tramite l’app Mi Home, il monitoraggio valori, l’ottima mappatura tramite  rivelazione d’ostacoli e l’ampio serbatoio lo rendono come sempre un best buy per la sua categoria considerando anche il prezzo di Geekbuying che lo propone in promozione a 128€. Se invece avete più disponibilità economica non posso che consigliarvi il Mi robot di prima generazione (scontato a 300€ con il codice: nerdm4 solo 4 pezzi) con diverse funzioni in più o addirittura il Mi Robot 2(scontato a 386€ con il codice nerdm5 SOLO 10 PEZZI) che aggiunge la possibilità di lavare anche i pavimenti.

COMPRA ORA XIAOWA SU GEEKBUYING

 

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Edward Mani di Forbice. Qualche anno dopo – Recensione http://nerdmovieproductions.it/2018/07/03/edward-mani-di-forbice-qualche-anno-dopo-recensione/ Tue, 03 Jul 2018 09:28:07 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57755 Era il 1990 quando nelle sale arrivò il successo cult cinematografico Edward mani di forbice, per la regia di Tim Burton, film che lanciò sul grande schermo Johnny Depp per una lunga serie di interpretazioni strambe e bigotte. La pellicola nel tempo è diventata un simbolo della storia del cinema, con il suo caratteristico stile gotico e malinconico, firma dell’indiscusso Burton. Il protagonista è Edward, una sorta di androide, una figura incompleta, poiché il suo creatore è morto prima di potergli installare le mani. Così Edward si ritrova solo, con delle mani fatte con le forbici, alla ricerca di una sorta di identità. A causa del suo aspetto, verrà continuamente circondato da persone approfittatrici che lo giudicheranno per quello che è e che fa. Con quel poco di amore che riceverà, capirà infine come lui, in fin dei conti, è più umano delle persone in carne ed ossa.

Edward mani di forbice. Qualche anno dopo non è altro che l’adattamento fumettistico di un sequel inedito, mai pubblicato cinematograficamente, che ha trovato strada in questo graphic novel scritto da Kate Leth e disegnato da Drew Rausch. Edward è tornato in tutto e per tutto: Leth riesce perfettamente ed in modo più leggero, giustamente per il fumetto, a portarci in quelle poche pagine una storia fantastica che, come da titolo, riprenderà qualche anno dopo, e forse anche di più, cio che avevamo lasciato alla fine del film film. Edward infatti continua a restare giovane e a vivere nel suo castello in cima alla collina, ma nel mentre, il mondo fuori si è evoluto, l’ambientazione è moderna, l’amata Kim purtroppo non c’è più ed ad unirsi all’androide incompleto vi è la nipote, Megan, decisa in tutto e per tutto a dimostrare alla madre che la nonna aveva ragione, che Edward esiste realmente ed è buono. Purtroppo Milly, la madre di Megan e la figlia di Kim, non accettava il fatto che gli altri della cittadina pensassero che la madre fosse matta e perciò che tenta di distogliere sempre Megan dall’incuriosirsi alle storie della nonna.

Nel frattempo in questa nuova storia Edward ha un nuovo amico, almeno per poco, Eli, un androide come lui, ma molto, molto più incompleto. Come riportato sul libro di appunti dell’inventore deceduto:

“L’esperimento risultava ostile”

per questo non era mai stato portato a termine. Edward però, incuriosito, cerca di sistemarlo ed inizialmente ci riesce, ma si rende presto conto che Eli non era proprio l’amico che si aspettava. Il nuovo personaggio infatti è ostile, scappa ed inizierà a vagare di notte per la città fin quando…..Bé se vi raccontiamo tutta la storia che gusto c’è nel leggerla?

Per concludere sicuramente non possiamo non parlare dei disegni di Rausch che si sposano alla perfezione con il genere in questione: linee marcate e non troppo precise, stile arguto, spigoloso, fiabesco e gotico, con alcune scene nei boschi che sembrano prese da Stranger Things. Qui c’è da dire che Rausch ha fatto veramente un ottimo lavoro. Per non parlare dei colori: un alternanza di vivacità e malinconia, colori grigi, cupi e spenti si alternano, per le scene più dinamiche, con colori ricchi, vividi e in pieno contrasto. Si nota inoltre, per i più stimati fan del film, come i disegni abbiano subito una certa influenza da parte delle story board di Tim Burton: occhi grossi, stile grottesco, tutto in linea con il suo stile grafico ed immaginifico.

 

Kate Leth ci trasporta nuovamente in quel mondo fantastico, tra gotico e magico, che aveva creato Burton. La trama d’altra parte è abbastanza leggera e ben si adatta al formato di pubblicazione. Questo volume inoltre raccoglie 5 dei 10 numeri in totale pubblicati dalla Leth. Ovviamente la storia del primo volume, edito dalla Nicola Pesce Editore, ha un inizio ed una fine, quindi non preoccupatevi, sarà una lettura sana ed autoconclusiva. Un volume ricco di connessioni con il passato sicuramente da non perdere per i fan del tagliente personaggio. Grazie ad NPE per aver pubblicato in Italia questa fantastica storia, nell’attesa di un secondo capitolo!

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Come un gatto in tangenziale – Recensione DVD http://nerdmovieproductions.it/2018/07/02/come-un-gatto-in-tangenziale-recensione-dvd/ Mon, 02 Jul 2018 08:52:50 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57654 Per la regia di Riccardo Milani, un film del 2017, Come un gatto in tangenziale, ultima commedia dell’anno scorso e di Paola Cortellesi ed Antonio Albanese che ritornano insieme dopo la loro ultima pellicola, Mamma o papà?. Sappiamo tutti come l’Italia nel corso degli anni è diventata famosa per il suo genere cinematografico focalizzato sempre sull’humour e la comicità. Ma sembra che da quando la Cortellesi ha messo mano alle sceneggiature, in Italia si ride meglio e di più. Un gran successo infatti, ha avuto questa pellicola vincendo ben tre Nastri d’Argento 2018: Miglior Commedia, Miglior Attore comico e Miglior Attrice comica. Ma il tutto da cosa nasce?

La storia affronta in maniera (tragi)comica il tema della differenza tra centro e periferia, zona ricca e zona povera, “intellettuali” e benestanti contro “delinquenti”. Questo è il fulcro principale della pellicola che, sì, comicamente ne affronta la questione, ma contiene sempre una percentuale di tragicità e tristezza al nocciolo. Una coppia di ragazzini, Alessio (Simone De Bianchi) e Agnese (Alice Maselli), faranno incontrare una coppia socialmente agli opposti: Monica (Paola Cortellesi) e Giovanni (Antonio Albanese). Monica, donna sguaiata di periferia che vive in un quartiere malfamato, è la madre di Alessio; mentre Giovanni, che lavora presso una think tank, uomo di alta società, è il padre di Agnese. Entrambi i genitori, nel tentativo di far allontanare i figli l’uno dall’altro, perché ognuno sa che una coppia del genere è troppo sui generis, inspiegabilmente si avvicineranno a loro volta, sviluppando un loro rapporto.

Questo loro avvicinamento, denota anche un altro tema che si inserisce alla perfezione con quello della diversità: conoscere l’altro, solo la vera conoscenza dell’altra persona può significativamente compromettere il solito giudizio estetico di qualcuno. La conoscenza dunque abbatte le barriere, fa incontrare agiati con i meno agiati, senza distinzione sociale. Sicuramente un elemento forte di questa pellicola è la scenografia ricreata e la moltitudine di personaggi che si accerchiano attorno questi due attori primari: dalle due gemelle imparentate con Monica, che solo la tonalità della voce crea comicità, ai gruppi di stranieri della palazzina del quartiere malfamato che spesso alimentano scontri fra le varie etnie creando una location, un mondo caratteristico, goffo ed interessante.

Da un lato però vi un errore di caratterizzazione dei personaggi. Se ben descritti ed ambientati nel loro mondo infatti, hanno quel pizzico di stranezza che li rende buffi e quasi immaginari. Nella realtà infatti, sebbene bisogna marcare il tema della diversità, Giovanni non avrebbe portato Monica a vedere un film in lingua armena, solo perché lui è dell’alta società, avrebbe infatti cercato un qualcosa che si potesse porre nel mezzo delle due personalità. Così come Monica, sapendo di essere ad un’apericena di classe, non avrebbe dovuto riempirsi il piatto per poi mangiare educatamente di lato e senza dare magari nell’occhio. Avrebbe avuto un minimo di spirito di adattamento. Quindi vi è una sbagliata conoscenza o meglio, non approfondita, dei caratteri in questione, si tende quindi quasi all’esagerazione, alla caricatura dei personaggi per renderli semplicemente buffi e scaturire una risata in fondo vuota.

Veniamo ora alla descrizione del disco. Parliamo di una classica confezione DVD che, con 95 minuti circa, ci offre una pellicola HD 2.35:1 di tipo Widescreen 16:9, con una buona risoluzione e resa di colori. Per quanto riguarda l’audio Dolby Digital ha prodotto un italiano 5.1, mentre i sottotitoli sono soltanto in italiano per i non udenti. I contenuti speciali contengono il backstage del film, insieme a varie interviste agli attori ed al regista sullo sviluppo del progetto e sul lavoro sul set.

CONCLUSIONE

La pellicola sicuramente è da non perdere, è un’altra occasione italiana di dimostrare che esiste qualcosa di comico di diverso dai classici cinepanettoni e che sappiano riflettere su qualche tematica importante al giorno d’oggi. La Cortellesi d’altra parte ormai conosce bene questo genere di film e riesce sempre ad adattarsi alla perfezione. Basti pensare al ruolo in Scusate se esisto! che è un altro titolo dell’attrice che è un’altra pellicola italiana che ha saputo portare a galla un tema importante come l’importanza delle donne o la rivendicazione della propria dignità.

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Sono Tornato, uno schiaffo agli Italiani – Recensione DVD http://nerdmovieproductions.it/2018/07/01/sono-tornato-uno-schiaffo-agli-italiani-recensione-dvd/ Sun, 01 Jul 2018 10:00:29 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57644 Per la regia di Luca Miniero, il film del 2018, Sono Tornato, adattamento italiano del precedente lungometraggio tedesco, Lui è tornato, basato sull’omonimo bestseller di Timur Vermes. Benito Amilcare Andrea Mussolini è tornato e non si è lasciato dietro il suo fascismo e la sua grinta di riconquistare l’Italia, persa tra i flutti di un nazionalismo in declino e di un’apertura sociale sicuramente differente da quella che ha lasciato più di 80 anni fa. Da una parte abbiate timore: la pellicola è un adattamento virgola per virgola del film tedesco in cui è il fuhrer a tornare, ma è italiano. Dall’altra quindi siate contenti di un film che si distingue dal mare nostrum caratteristico italiano denunciando e criticando aspramente noi italiani.

Come da titolo, Sono Tornato non ha paura degli italiani e li beffeggia ad alta voce:

“Vi ho lasciato che eravate un popolo di analfabeti. Vi ritrovo 80 anni dopo che siete ancora un popolo di analfabeti”

afferma Massimo Popolizio in un impeccabile Duce, con chiare e ferme parole. Siamo un popolo di fascisti?

Ci auguriamo sempre di no, ma la pellicola, con questo suo stile giornalistico, ci trasporta in viaggio per l’Italia, gridandoci ad alta voce che se Mussolini salisse al governo al giorno d’oggi è perché l’Italia è ancora fascista. Sfiducia e disprezzo nella politica attuale, troppe parole e nulla di concreto, si covano desideri forti, di supremazia razziale, ignoranza storica, il desiderio di una dittatura “libera, una dittatura non troppo dittatura” come viene citato nel film, che qualcuno si prendi le responsabilità di tutto e guidi il popolo italiano verso la libertà e la beatitudine. Le parti più forti sicuramente sono le affermazioni di sopprimere il diverso, lo straniero, per colori i quali si fa richiesta di togliere il crocifisso dalla classe per loro rispetto. Parole forti e dette senza indugio. D’altra parte, la pellicola ci mostra quello che non è stato il fascismo, pone una sorta di auto-assoluzione dei suoi crimini e delle colpe di Mussolini, giusto per sorreggere la tesi secondo cui, dopo la caduta dei fasci, l’Italia ha visto sempre e solo declino.

“È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che deve difenderlo. Il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede nei nostri cuori.”

Questo è ciò che l’Italia vuole ricordare, questo è ciò che pensa l’italiano come ideologia di una rivoluzione. Il lavoro e la guerra, e solo con la fede in essi che il nostro paese si può risollevare.

Il paese viene visto quindi sotto due occhi: quelli di Benito che entra in un’Italia che non rispecchia assolutamente la sua idea di paese nazionale, da modello per il resto del mondo, con l’approvazione di matrimoni gay, di pubblicità regressive e di una gioventù sprecata (ricordiamo come sia per il nazismo che per il fascismo, i giovani erano sempre visti con un occhio di riguardo in quanto rappresentavano il futuro); dall’altra parte vediamo l’Italia sotto i nostri occhi che guardano attraverso quelli di Benito, vedendo dunque l’effetto progresso, gli effettivi passi avanti che abbiamo fatto da quell’ormai indimenticabile ’45.

Massimo Popolizio ci ha portato in vita il Duce. È effettivamente tornato: mento in su, petto in fuori, gambe salde e strette e braccia ai lati, questo è il classico atteggiamento del duce, per non parlare della goffaggine, immedesimandosi in quello che gli italiani chiamano semplicemente attore e pagliaccio, cantando L’italiano di Totò Cutugno calandosi nella parte nonostante la critica al “partigiano come presidente”. E poi stranamente si fa “amare”, con questo suo modo di fare strano, scroccando colazioni o pranzi ed al contempo mostrando tristezza e compassione per l’amata Claretta Petacci.

Sprona anche il co-protagonista del film, Frank Matano in Andrea Canaletti, in situazioni sentimentali e lavorative. Bisogna comportarsi da uomo di fronte ad una donna e mostrare la propria forza ed audacia; bisogna ribellarsi di fronte all’ingiustizia se la si ritiene tale, così il nostro Benito con uno schiaffo a Canaletti per fargli alzare la testa, dà uno schiaffo al popolo italiano: i fascisti non erano deboli, si facevano valere di fronte ad un mondo chino sui social ed i media.

Veniamo ora all’analisi del disco. In questo caso parliamo di una classica confezione DVD, con in fronte l’ormai famoso poster. La pellicola, di 92 minuti circa, ci viene presentata con un formato HD 2.35:1 quindi un Widescreen da 16:9, con audio Dolby Digital Italiano 5.1 e sottotitoli in italiano ed inglese. Come contenuti speciali contiene il classico backstage del film con le varie interviste agli attori che commentano il loro lavoro sul film.

CONCLUSIONE

Una pellicola che si staglia dunque sul giusto panorama politico italiano del momento: sembra proprio che ce la siamo chiamata. Quelle tendenze passate che tutti volevano dimenticare a quanto sembra non tutti hanno il piacere di farlo e questo è dimostrato dalla scena finale in cui il duce, a bordo della sua auto in giro per le strade viene accolto da tutti, italiani e non, anche in mondo strambo, con accoglienza romana e con altezzosi saluti al fascismo che ci ricordano in fondo chi siamo stati, ma al contempo chi non vorremmo essere.

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Britannia, nessuno vuole essere civilizzato – Recensione Blu-ray http://nerdmovieproductions.it/2018/06/29/britannia-nessuno-vuole-essere-civilizzato-recensione-blu-ray/ Fri, 29 Jun 2018 12:13:19 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57569 Anno 43 d.C., Roma inizia la conquista della Britannia, terra di miti e leggende, sotto il volere dell’Imperatore Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico. Un’impresa quasi impossibile, già tentata anni prima (55/54 a.C.) da Giulio Cesare in persona, che non è mai stata compiuta: dal 43 d.C. fino ad oltre i 150 anni dopo, l’isola della Britannia non è stata mai conquistata del tutto. Le cause ovviamente erano molte e delle più svariate, che non staremo qui ad analizzare, ma una cosa è certa: era sicuramente un popolo che poteva permettersi di bloccare l’avanzata dell’Impero Romano. Questa è una delle caratteristiche fondamentali e principali che emergono dal nuovo adattamento seriale di Sky Atlantic in collaborazione con AmazonBritannia, ambientata proprio durante la conquista romana dell’isola.

Con ben 9 puntate, che compongono la prima stagione, la serie si vuole presentare sul mercato come una valida sostituta dell’ormai uscente, con la sua ultima ed ottava stagione, Game of Thrones. Ci è riuscita o ci riuscirà? Delusione incontrovertibile o si può salvare qualcosa, magari in vista di una stagione futura? Vediamo un po’ cosa ha da offrirci.

Come tutte le serie a sfondo storico, aleggia sempre quel pizzico di curiosità, forse perché la storia trova sempre un modo diverso per affascinarci o perché siamo sempre più interessati dal modo in cui il mondo cinematografico e televisivo adatti certi momenti storici in modo teatrale. La serie in questione però non è da considerarsi affatto una serie storica, come lo può essere pressappòco Vikings, giusto per citarne una del momento, ma non è da considerare neanche come una serie di genere prettamente fantasy: non vedremo mostri, draghi o quant’altro come in Game of Thrones. Ma andiamo con ordine.

La storia inizia con l’approdo sulle coste Britanniche dei Romani, sotto la guida del generale Aulo Plauzio (David Morrissey), inviati dall’Imperatore Claudio, che si trovano faccia a faccia con una guerra fratricida interna che dilaga in tutto il continente fra le varie tribù. Tra tutte però, quelle che prenderanno il focus in questa serie saranno i Regnensi, guidati dalla spietata regina Antedia (Zoë Wanamaker, Madama Bumb della saga di Harry Potter) e i Cantiaci, sotto le redini del Re Pellenor (Ian McDiarmin), i cui fili si intrecceranno fin dall’inizio con un classico matrimonio politico che si rivelerà essere la solita imboscata tattica.

Quindi si entra subito nel vivo della narrazione: non mancheranno quindi scontri violenti e braccia che salteranno, ma con il difetto di non essere ben orchestrati. Le riprese degli scontri infatti, che verranno riviste presto con l’approdo dei Romani e l’inizio dei saccheggi, sono molto veloci e non nitide, la scena quindi appare confusa e spesso non ben comprensibile. Complice il fatto che gli effetti speciali non sono il massimo e, per non mostrare troppa finzione, spesso si ricorre ad un’inquadratura sfocata, che sarà centrale in questa serie, e fin troppo dinamica. Continuando la storia, veniamo a conoscenza di due personaggi chiave della narrazione: i figli di Re Pellenor, il primogenito Phelan (Julian Rhind-Tutt) e la sorella Kerra (Kelly Reilly) indomita donna guerriera che si fa notare subito per la sua astuzia. A seguire ci vengono presentati altri personaggi, che faranno parte di due differenti cicli narrativi: i co-protagonisti Cait (Eleanor Worthington Cox) e Divis (Nicolaj Lie Kaas), e poi i Druidi, cui vi figura, come personaggio chiave, il potente druido Veran (Mackenzie Crook, conosciuto soprattutto per il franchise di Pirati dei Caraibi).

Il tutto quindi non è altro che una bella ricetta romanzata che non ha nulla di vicino ad una serie storica, da far quindi storcere il naso ai puristi della Storia. I riferimenti ad essa infatti sono pressoché basilari, giusto l’uso di qualche nome famoso e nulla di più, per non parlare delle varie “licenze poetiche” che si sono voluti prendere circa alcuni personaggi, scritturati veramente male. Ciò che pone la serie su un livello differente da Vikings (che al momento è quella di maggiore spicca per la sua maggiore attinenza alla storia), sono proprio i druidi, queste figure quasi mistiche, neutrali e al di sopra di tutti con il potere di parlare con gli dei e agire con le loro forze in modo quasi magico. Ciò che quindi in Vikings è semplicemente qualcosa di velato, misterioso e quasi fortuito, in Britannia invece c’è, esiste ed è un punto chiave della narrazione: i druidi prevedono, incantano, vanno nell’oltretomba e ruotano gli eventi a loro piacimento realmente. Da un altro lato però non è qualcosa di eccessivamente invasivo, ponendo dunque la serie, sì, come una di genere fantasy, ma che non ha comunque nulla a che vedere con elfi, draghi o comunque qualcosa di troppo fantasioso.

I personaggi d’altro canto, nonostante i vari intrecci e le storyline dedicate non hanno tutto questo spessore e carattere che avrebbero potuto avere. Togliendo Divis e Veran, tutti gli altri sono dei personaggi abbastanza stereotipati, senza carattere e con delle note di prevedibilità spesso presenti. Perché non ho voluto considerare i due personaggi tra tutti gli altri? Prima di tutto perché, nel contesto della serie in sé sono gli unici, a mio parere, ad accattivare maggiormente il pubblico: Divis è sì, il classico personaggio reietto dal suo popolo, senza meta e spesso anche senza ragione, ma riesce, con la sua narrazione ad inserire quel pizzico di pepe in più giusto per movimentare e rendere più interessante il tutto; dall’altra parte Veran, nonostante possa sembrare un personaggio inutile e spesso sottovalutato, riesce a nascondere qualcosa di più, qualcosa che potrebbe ribaltare le sorti dell’Impero Romano nella Gran Bretagna, con questo suo fare ed essere mistico che a volte si rivela essere una menzogna psicologica retta dalla sua funzione di interlocutore degli dei.

Purtroppo, non mancano i problemi tecnici: nonostante infatti, i produttori in campo, aspettandosi quindi un budget sostenuto che tappasse maggiormente vari dettagli visivi. Tralasciando gli effetti speciali splatter che lasciano molto a desiderare, soprattutto nelle scene da primo piano, gli errori principali sicuramente da poter e dover correggere sono: l’attinenza costumistica, poiché abiti dal taglio fantasy, troppi tatuaggi e conformazioni sembrano indirizzare la serie verso qualcosa di non professionale; le inquadrature, i filtri ottici e riprese in sé. Come detto prima infatti per quest’ultimo punto, spesso si ricorre ad un’inquadratura troppo dinamica o ad un’ottica sfocata che, seppur in alcuni momenti è perfettamente funzionante, per via di assuefazioni di personaggi derivanti da droghe o momenti di furia omicida, a lungo andare e soprattutto il cattivo e troppo uso, infastidiscono lo spettatore che prova difficoltà a collegare bene le sequenze narrative.

Sicuramente non riuscirà a sorreggere i vari errori, ma sicuramente non va tralasciata la fotografia della serie. Siamo in Repubblica Ceca e in Galles, ampie e maestose vedute sulle coste e sui territori interni boscosi, ricchi di colori e contrasti che arricchiscono di molto la scena e sicuramente l’epicità della narrazione. Narrazione che comunque purtroppo pecca di originalità. Come per i personaggi, non vi è carattere, sembra che si vuole prendere un pizzico da ogni serie simile, cercare di inserirli ed incollarli insieme in un qualcosa che alla fine risulta debole e fragile. Si sviluppano infatti varie linee narrative, ma in qualche modo la maggior parte di esse svaniscono in poco tempo, agglomerandosi verso due linee principali.

Veniamo ora all’analisi del disco che abbiamo potuto esaminare per la visione di Britannia. Tre dischi in una classica confezione amaray nel taglio Blu-ray in formato video panoramico in Full HD 1.78:1, rendendo i colori ed i contrasti dei maestosi paesaggi e dei costumi dei personaggi un punto forte dell’intera serie. Per quanto riguarda l’audio, il disco contiene diverse tracce multilingua, tra cui Italiano, Inglese e Tedesco DTS-HD MA 5.1.

Ogni puntata costa di circa 45 minuti, per un totale completo di 420 minuti circa. Per quanto riguarda i contenuti speciali, sono presenti due interessanti featurette che analizzano il dietro le quinte della serie con numerose curiosità e dettagli dietro il progetto e le idee che hanno portato alla realizzazione finale:

  • L’incubo pagano di Roma
  • Nascita sanguinosa della Gran Bretagna

CONCLUSIONE

Tirando le somme, è una serie che vi consiglio? Nonostante gli errori, nonostante una storyline debole, vi consiglio comunque Britannia, questo perché è ancora una serie in fase embrionale, come in tutte, la prima stagione è una sorta di spugna che serve ad accumulare tutto ciò che si può sistemare in una seconda futura stagione, già comunque confermata. Britannia vi trasporterà in un mondo mistico e diverso da ciò che siamo soliti a vedere, come già scritto precedentemente, non è nulla di estremamente fantasy, non è neanche nulla di stampo storico: quindi non aspettatevi Piero Angela come voce narrante, ma neanche nulla di “Jacksoniano”.

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Wolfenstein II: The New Colossus – Come ammazzare Nazi in portabilità – Recensione Switch http://nerdmovieproductions.it/2018/06/28/wolfenstein-ii-the-new-colossus-come-ammazzare-nazi-in-portabilita-recensione-switch/ Thu, 28 Jun 2018 12:18:18 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=57407 Dopo essere tornato con il secondo capitolo lo scorso Ottobre con Wolfenstein II – The New Colossus, Terror Billy è finalmente approdato anche su Nintendo Switch con la sua sua nuova edizione per la console di Nintendo disponibile ufficialmente a partire dal 29 Luglio!

Stessa Storia, stesso posto, stesso bar 

Com’era ovvio, la trama di Wolfenstein II – The New Colossus rimane invariata dalla sua versione per le altre console uscita lo scorso anno e si comincia quindi esattamente dove eravamo rimasti con il capitolo precedente. Blazkowicz, rimane infatti gravemente ferito dopo il suo scontro con il generale Wilhelm “Deathshead” Strasse e le ferite riportate lo costringono a letto per 5 lunghissimi mesi di coma tormentati dai ricordi. Al suo risveglio la situazione non è però delle migliori. “Terror Billy” si trova infatti sotto attacco a bordo del “Martello di Eva”, il sottomarino sottratto ai nazisti nel capitolo precedente. Con la salute ridotta del 50% e con la possibilità di spostarsi solamente mediante una carrozzina Blazkowicz imbraccerà nuovamente il fucile e inizierà a farsi strada stra le file di nazi. Una volta riunitosi con i vecchi compagni d’avventura e dopo aver riacquisito l’uso delle gambe grazie all’armatura potenziata “Terror Billy” inizierà la sua missione contro l’ufficiale nazista Frau Engel, nel tentativo di riportare pace e libertà sotto la bandiera statunitense.

Panic Button ha colpito di nuovo

Arriviamo ora alla parte che sicuramente molti di voi stavano aspettando. Ma Wolfenstein II su Nintendo Switch come gira??? I ragazzi di Panic Button hanno nuovamente fatto il miracolo, adattando alla perfezione il titolo sulla console nipponica. Ovviamente e come anche nei porting precedenti ci dovevano essere dei compromessi dal punto di vista grafico e così è stato, forse anche in maniera più massiccia rispetto ai lavori precedenti. La cura dei dettagli grafici che tanto avevamo apprezzato durante la prova del titolo su PS4 Pro è stata ridotta notevolmente fino a quasi scomparire sugli oggetti ed i personaggi più in lontananza che risultano essere quasi sfocati per nascondere il pesante downgrade, visibile in maniera maggiore in modalità docked su una tv di nuova generazione. Downgrade necessario e comunque giustificato dal riuscire a far girare il titolo a 30fps fissi. Durante la prova non ho riscontrati mai nessun tipo di rallentamento, anche nelle situazioni più concitate sia in modalità docked che in modalità tablet. Come già accaduto anche con Doom però le piccole levette analogiche dei joy-con vi potranno risultare stretti fin da subito per un titolo del genere, e il passaggio al controller pro risulterà quasi obbligato.Rimangono invariati invece l’ottimo doppiaggio e sonoro già apprezzati sul titolo nella versione testata su console Sony.

Conclusione

Wolfenstein II su Nintendo Switch è quindi un ottima soluzione per tutti quelli che ancora non avevano avuto modo di recuperare uno dei migliori giochi dello scorso anno. La possibilità di giocarlo in portabilità durante i viaggi verso le mete estive o di goderselo in spiaggia sotto l’ombrellone è sicuramente un vantaggio ed una comodità da non sottovalutare. Come sempre però il prezzo risulta essere forse un pelo troppo elevato per un titolo ormai vecchio di quasi un anno,  completamente spoglio dei vari DLC e che i fan hanno avuto modo già di apprezzare. Inoltre la scelta di uscire direttamente con il secondo capitolo del franchise, escludendo (secondo le dichiarazioni dei giorni scorsi) il porting anche del primo capitolo è una scelta che onestamente non riesco a comprendere. Tutto sommato se siete tra i pochi che ancora non hanno avuto modo di recuperarsi il titolo, l’idea di giocarlo su Switch e senza ombra di dubbio da prendere in seria considerazione.

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Kraken: mostro o mostruoisità umana? – Recensione http://nerdmovieproductions.it/2018/06/20/kraken-mostro-o-mostruoisita-umana-recensione/ Wed, 20 Jun 2018 11:46:11 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=56599 Il Kraken, un mostro marino leggendario dalle enormi dimensioni, generalmente una sorta di distorto cefalopode le cui origini del mito si perdono tra i meandri della storia. Molti sono i racconti e le leggende che ruotano attorno a questa misteriosa creatura: esiste o è esistita o è solo il frutto dell’immensa immaginazione del genere umano? Dal punto di vista letterario una cosa è certa: l’utilizzo di figure è stato sempre un espediente per o denunciare qualcosa inorridendola o semplicemente destare paura ai lettori. Ma badate bene che ogni figura mostruosa e mitologica ha sempre un fondo di verità.

Tunué dal canto suo non poteva farsi sfuggire la pubblicazione di un racconto così profondo scritto da Emiliano Pagani e disegnato dall’illustratore Bruno Cannucciari. Kraken è la classica storia dell’orrido, ma quell’orrido che non deriva dalle mostruosità di una belva sovrumana, bensì della misera vittima qual è l’uomo. Ma iniziamo diversamente e raccontiamo intanto un po’ di contesto, giusto per farvi addentrare ancor di più nella storia.

Siamo nelle coste nordiche della Francia, a Selalgues, un piccolo villaggio che vive di pesca e commercio ittico. Ultimamente però gli affari non vanno a gonfie vele: le reti sono vuote e per di più spesso accadono incidenti strani in mare. A sopravvivere ad uno di questi però vi è il piccolo Damien, un ragazzino che vive in un mondo magico tutto suo, che ha visto tragicamente morire in mare il fratello maggiore. Non essendo utile alla società del villaggio, in quanto conosce ben poco dell’arte della pesca, viene additato dagli abitanti come la principale causa dei nefasti eventi in paese. Damien però è convinto che la causa di tutto sia la famosa bestia leggendaria: il Kraken. Vuole dargli la caccia e per farlo va a chiedere aiuto a Parigi a Dougarry, un ex conduttore televisivo di un programma sui miti e i mostri leggendari, che vive ormai in disgrazia. Il suo atteggiamento duro, schietto e menefreghista si scontrerà con l’animo ingenuo e buono di Damien, mentre cercano in tutti i modi di uccidere la bestia malefica.

La storia, dall’inizio alla fine, non è altro che un climax di cupezza e dolore, con in contrasto un decrescente passaggio dal fantascientifico all’orrido. Pagani si fa forte di una protesta all’essere umano, dove la verità è sempre soggettiva, nessuno ragiona per il bene della collettività, ma sempre per il proprio, nascondendo sempre qualcosa e creando quella mentalità bigotta e chiusa che Pagani ha descritto nel suo racconto. I dialoghi ed i pensieri non sono mai eccessivi, sono diretti al punto e incisivi. Spesso i discorsi razionali si scontrano con i grandi paroloni degli abitanti di Selalgues, persone disposte a tutto pur di non prendersi le proprie responsabilità, capaci di dare la colpa ad un bambino per gli eventi nefasti del racconto.

Tutto ciò si scontra con le indagini del nostro Dougarry, che convinto dell’ingenuità del caso si ritrova ad indagare ad una serie di atroci delitti che via via si susseguono dopo il suo arrivo, fino alla rivelazione finale che lascia ovviamente il lettore stupefatto ed al contempo inorridito. Pagani aggiunge anche un’altra denuncia, una critica al mondo di oggi, delle industrie, dell’avanzamento tecnologico, che psicologicamente distrugge l’essere umano, generando menzogne e credenze popolare che in un modo o nell’altro si riversano verso un capro espiatorio, ovviamente spesso innocente.

IN FONDO, OGNI EPOCA HA I SUOI MOSTRI A CUI SACRIFICARE LA PROPRIA INNOCENZA IN CAMBIO DI SPERANZA E BUONA SORTE, NO?

Dall’altra parte, ad accompagnare il racconto, abbiamo le matite ed i colori di Cannucciari: un vero piacere per gli occhi. La narrazione è accompagnata da un tratto netto e deciso, caratterizzante e decisamente realistico. Il tratto diventa meno dettagliato e netto nei racconti flashback o nei pensieri dei protagonisti, un’ottima scelta per staccare di netto con dei capolavori a tutta pagina o entrambe da appendere ai muri. Il tutto racchiuso in un cartonato di ottima fattura con una carta stupenda: grezza, spessa, pesante che aiutano a dare importanza ad ogni pagina sfogliata, ricca di colori con tonalità tra il verde e il grigio, con alcune sfumature di ocra, che si sposano a pennello con il tema della narrazione, fornendo cupezza e dando il giusto senso ambientale marittimo. Interessante anche la scelta di non chiudere ogni singolo panel o vignetta descritta, ma di lasciarla a bordi aperti, fornendo un certo legame e dinamicità tra una vignetta e l’altra.

In conclusione Kraken è un prodotto ben riuscito, che si sposa benissimo con le tematiche della Tunué e del nostro tempo. Una storia diversa dal solito che sa regalare emozioni e colpi di scena. Un prodotto davvero consigliato se avete intenzione di recuperare una storia da poltrona, caminetto e pipa come si suol dire.

Ringrazio immensamente la Tunué per questo volume e per la sua profondità. Per chiunque avesse intenzione di acquistarlo cliccate qui.

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Jurassic Park – Cofanetto 25° Anniversario e 4K – Recensione http://nerdmovieproductions.it/2018/06/15/jurassic-park-cofanetto-25-anniversario-e-4k-recensione/ Fri, 15 Jun 2018 07:14:12 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=56463 66 Milioni di anni fa i dinosauri si sono estinti dal nostro pianeta. 25 anni fa sono tornati tra noi grazie all’incredibile lavoro compiuto da Steven Spielberg e soci, con il primo film di uno dei franchise che hanno fatto la storia del cinema, Jurassic Park.

25 anni sono passati ma il brand sembra non voler invecchiare mai.  La riapertura del parco avvenuta due anni fa con il primo capitolo di Jurassic World ha esteso appunto l’ambientazione da Parco a Mondo, passaggio ancora più marcato con l’arrivo nei cinema di questo nuovo capitolo.Forse con gli anni si è perso un po’ l’uso dei fantastici animatronics in favore dell’odiata/amata CGI (nonostante sia considerato il primo film ad alto budget a farne uso) ma le fantastiche atmosfere estrapolate dai romanzi di Michael Crichton che hanno ispirato la saga cinematografica sono più forti che mai. La sensazione di essere braccati, la pioggia torrenziale, i denti aguzzi, la capra, il T-rex, il tu-tum nel bicchiere d’acqua e molti altri dettagli continuano ogni volta a risvegliare i ricordi del me stesso ragazzino che all’uscita al cinema di Jurassic park – il mondo perduto trascinava suo padre in videoteca con la speranza e l’illusione di trovarlo già a noleggio. Inutile negarlo, Jurassic Park è uno dei franchise a cui sono più legato dalla tenera età e a cui resterò sempre fedele.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le nuove versioni home video proposte da Universal. Inizio subito dal cofanetto edizione limitata fino a 2000 copie, realizzato appunto per festeggiare il 25° anniversario del franchise.

Il cofanetto realizzato in cartone rigido presenta in alto a sinistra l’adesivo dorato che indica il numero della copia ed un pulsante laterale che se premuto riproduce, grazie ad uno speaker interno, la colonna sonora classica del film.

Una volta aperto, al suo interno troviamo un booklet in cartone contenente i 3 film di Jurassic Park più Jurassic World in formato Blu-ray con risoluzione video FULLHD a 1080p.

Ogni disco è inoltre ricco di contenuti speciali per immergersi nel dietro le quinte con curiosità, aneddoti e clip dal set. Nel dettaglio troviamo:

  • Jurassic Park: Ritorno a Jurassic Park- Il making of  – Jurassic Park: Fare il gioco –  Steven spielberg dirige jurassic park – Dietro le quinte – Gli storyboard.
  • Jurassic Park – Il mondo perduto: Ritorno a Jurassic Park: ritrovare il mondo perduto – Ritorno a Jurassic Park: Qualcosa è sopravvissuto –  Il making of –  Il Fenomeno Jurassic Park: Chiacchierata con Michael Crichton – Dietro le quinte – Scene eliminate.
  • Jurassic Park III: La Creazione di Jurassic Park III- Commento al film del team degli effetti speciali – I nuovi dinosauri di Jurassic Park – Galleria fotografica – Visita allo Stan Winston Studio – Montana: Alla ricerca dei nuovi dinosauri.
  • Jurassic World: Scene Eliminate – Jurassic Worldvisto da Chris e Colin – Benvenuti a Jurassic World – I dinosauri di nuovo in libertà – Jurassic World: Pass universal – Visita all’innovation Center con Chris Pratt

Per quanto riguarda i dati tecnici troviamo un 1080p Widescreen 1:85:1 per la vecchia trilogia mentre 1080p Widescreen 2:00:1 per Jurassic World. Traccia audio che invece rimane invariata tu tutte le pellicole portando l’Inglese DTS HD Master Audio 7.1 e l’Italiano, il Francesce, il Tedesco e lo Spagnolo DTS Surround 5.1. Nel cofanetto sono inoltre presenti quattro cartoline esclusive, raffiguranti alcuni artwork dal film Jurassic World – Il Regno distrutto, disponibile in questi giorni nella sale italiane.

Parallelamente al cofanetto del 25° Anniversario, Universal ha fatto inoltre uscire tutti i film del franchise nel nuovo formato 4K che presenta gli stessi contenuti del cofanetto appena descritto ma con la qualità dell’ULTRAHD. Non nego che da fan della saga poter rivederla e riapprezzarla con questa qualità video e sonora è stato una vera emozione.

Ogni Disco amaray presenta una slipcover nera con stampato sopra il logo del film ed al suo interno troviamo i due dischi contenenti nel primo la pellicola in blu-ray + i contenuti speciali e il film in 4k nel secondo disco. Stessi identici contenuti del cofanetto del 25° Anniversario, speciali inclusi, ma con una qualità decisamente superiore. I 1080p qui diventano un fantastico 2160p UHD con HDR10 che esalta i colori di tutte le pellicole, rendono profondi i neri e migliorando notevolmente i già ottimi dettagli dell’edizione blu-ray. A questo si aggiunge la fantastica traccia audio DTS-X Immersive audio Inglese e Tedesca che permetta di godersi il film in lingua originale con un immersione totale.

Entrambe le edizioni risultano molto valide e l’unica pecca è forse data dall’assenza di un Cofanetto del 25° Anniversario anche per il formato 4K. Unire il cofanetto numerato e sonoro al nuovo formato video sarebbe stato sicuramente il sogno di tutti i collezionisti. Per tutte le nuove versioni dei film vi invitiamo a visitare la pagina dedicata su Amazon.it dove è inoltre presente una promozione che sconta i titoli fino al 40%.

VISITA LA PAGINA AMAZON DI JURASSIC PARK

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