Call of Duty: Black Ops 4 – Recensione

Call of Duty: Black Ops 4 rappresenta la volontà da parte degli sviluppatori di correggere alcuni errori del passato prendendo quanto di buono era stato comunque fatto. Ci sono riusciti?

Call of Duty è ormai un brand iconico degli amanti degli FPS con peculiarità davvero uniche nel mondo dei war game moderni. È però anche un brand che sostanzialmente divide costantemente gli utenti in due categorie differenti: c’è chi lo ama e accetta ogni piccola variazione anche negativa e c’è chi lo odia talmente tanto che anche se glielo regalassero lo rifiuterebbe a fronte alta. Come si suole dire, la verità sta nel mezzo e ci troviamo quindi ad accettare chi lo ama perché nel corso degli anni ha visto il titolo andare verso una direzione consigliata dalla community, ma ci troviamo anche a seguire chi lo odia perché in questi stessi anni il brand ha perso il mordente dei tempi gloriosi e del fantastico Modern Warfare, capostipite dei moderni FPS.

Entrambe le fazioni, però, si sono forse per la prima volta unificate nell’attesa del nuovo Call of Duty: Black Ops 4 e i motivi sono due: il primo è che la saga Black Ops è l’unica al momento a mantenere in auge l’intero brand Call of Duty grazie all’impianto futuristico e alle numerose e bellissime modalità tra cui la Modalità Zombie. Il secondo perché Activision e i ragazzi di Treyarch sono riusciti a presentare il titolo come un nuovo grande punto di partenza per il futuro che pone, però, delle solide basi sul passato e sui primi titoli. Questo ha incuriosito non poco gli utenti che hanno notato, almeno negli intenti iniziali, la volontà di Activision di riparare ai vistosi errori commessi e di dimostrare di essere ancora in carreggiata. Per far questo hanno deciso di seguire le attuali mode del mercato inserendo contenuti prettamente da community prima che da videogioco in sé. Questa sarà stata una scelta vincente? Scopriamolo insieme.

La mancanza del single player e il gameplay

La prima cosa che salta all’occhio è la mancanza di una delle modalità più bistrattate in Call of Duty, ma non in Black Ops, ovvero la Modalità single player. Questa è in assoluto la prima volta che il brand non presenta questa modalità che sebbene negli ultimi anni non abbia brillato per spessore narrativo, per molti videogiocatori ha rappresentato una modalità interessante, scorrevole e appagante. Oltre al fatto che nei Black Ops, proprio per questa mistura di futurismo e sguardo al passato, la campagna in singolo ha sempre avuto una marcia in più. Indimenticabili le vicende in Black Ops che vedeva personaggi come Manuel Noriega e Jonas Savimbi.

La volontà da parte di Activision è semplice: realizzare un gioco che segua il mercato attuale e dia intuitività e prontezza d’uso ad un pubblico di consumatori sempre più giovane. L’unico sprazzo di single player si nota nei mini tutorial in cui viene raccontata, solo tramite video riassuntivo, la storia dei 10 Specialisti. Si dovranno compiere mini-missioni utili a comprendere al meglio le peculiarità di ogni Specialista. Di fatto, quindi, manca la modalità giocatore singolo e questa è, per me che sono praticamente cresciuto con i vari Call of Duty fin dallo storico e omonimo titolo del 2003, una carenza notevole. È stata, però, mantenuta la promessa di fare un salto nel passato eliminando totalmente le idee futuristiche dei precedenti capitolo e puntando tutto l’impegno ad un gameplay solido. Si torna a combattere a terra, nella maniera più realistica e tattica possibile (seppur con qualche eccezione che vedremo dopo) e quindi addio a tute avveniristiche e cyber-esoscheletri.

Come già detto, quindi, gli Specialisti sono 10 ognuno con peculiarità importantissime in alcune fasi di gioco dove serve tattica e squadra. Al momento è presto per capire se siamo dinnanzi ad un equo bilanciamento o meno, ma ad una prima occhiata è sembrato di vedere come alcuni Specialisti in alcune modalità di gioco o in alcune mappe siano fortemente o sconsigliati o inutili, ma al momento questo si limita ad essere un pensiero personale che non approfondirò se non con il passare del tempo. Aperta e chiusa questa breve parentesi, si torna alle analisi oggettive; Call of Duty: Black Ops 4 mette da parte la confusione bellica vista nel recente passato e abbraccia una linea volta al tatticismo grazie ad alcune modifiche introdotte che innalzano il ruolo degli Specialisti rendendo ancora più importante la loro scelta. Ad esempio non esiste più l’autorigenerazione della salute e bisogna attendere l’aiuto o di un medico o dell’abilità di cura che si ricarica automaticamente, ma che quindi rallenterà di qualche secondo la frenesia delle azioni. La mini-mappa, poi, vede per la prima volta la comparsa della nebbia di guerra che rende la visuale di gioco più limitata e qui c’è uno Specialista che col proprio visore, per un breve lasso di tempo, indicherà a tutti i suoi compagni la posizione degli avversari. Quindi entrano di prepotenza il gioco di squadra e la comunicazione, finalmente.

Come nelle altre serie Black Ops, torna la scelta del loadout attraverso le classiche meccaniche del creare una propria classe con il già ben collaudato Pick 10 con l’aggiunta, però, di uno slot dove inserire oggetto come giubbotti antiproiettile o cure aggiuntive. Questa non è propriamente una bellissima novità, poiché se da un lato agevola il gioco e il tatticismo, dall’altra agevola anche i giocatori che giocano da più tempo a svantaggio dei giocatori occasionali. Inoltre è stato notato un leggero sbilanciamento di potenza di fuoco tra qualche arma e soprattutto tra qualche abilità in dote ai vari Specialisti che, come accennato poco sopra, rendono alcuni Specialisti sulla carta inutili in alcune modalità di gioco. Ad esempio vi è uno Specialista che tra le abilità ha una specie di bomba a corto raggio che rilascia radiazioni per un dato tempo in contrapposizione a Specialisti come Seraph che sblocca una magnum “one shot one kill”, Nomad che sguinzaglia un poderoso mastino da guerra e Prophet che libera le scariche dal suo fucile a impulsi sono sembrati più ricorrenti degli altri. In ogni caso le potenzialità lato competitivo sono enormi e abbinare l’abilità di tag dello scout con un piazzamento di Torque o una 9-bang di Ajax alla cieca può davvero cambiare le sorti di una partita. Questa abilità nella modalità deatmatch è praticamente inutile perché oltre a renderlo vulnerabile agli attacchi avversari, la si deve attivare solo e soltanto vicino ai nemici rendendolo anche facilmente scovabile. Se complessivamente le modalità proposte nel titolo sono quasi tutte ben note (ritroveremo il Deathmatch a Squadre, il Cerca e Distruggi, Dominio e tante altre ormai abbastanza conosciute), spiccano piacevolmente in positivo le due nuove aggiunte: Controllo e Furto. Queste due nuove aggiunte, promettono un’esperienza ottimale a tutti i giocatori che hanno il piacere di godere di un’esperienza volta al tatticismo e al sangue freddo. In questo caso il bilanciamento degli Specialisti è più vistoso ed egualitario. Menzione d’onore per il level design delle mappe di gioco presenti. Treyarch ha voluto confermare l’idea di dare un’esperienza di gioco in un ambiente ristretto, tattico e mai banale. Al momento vi sono 14 mappe di gioco più Nuketown che arriverà a breve e sono tutte ben strutturate e bilanciate. Alcune prendono spunto dai precedenti capitoli, ma nel complesso sono rese molto bene e donano un’appagante giocabilità.

Arriviamo adesso alla novità più grossa di questo quarto capitolo: la modalità Blackout, ovvero la modalità battle royale. Era stata la novità più discussa nel corso della presentazione e quella che è stata possibile provare durante la Beta. Nella versione finale non si può far altro che promuoverla, ma con qualche riserva. Innanzitutto le meccaniche, sono quelle classiche di ogni battle royale ma con le peculiarità che solo Call of Duty può donare. Poi la mappa, grande e totalmente nuova con richiami a Turbine, Nuketown, ma anche alla modalità zombie con zone dove vi sono case infestate da zombi e in cui compare la famosa cassa delle armi. Inoltre è possibile usare veicoli acquativi, terresti e aerei che richiameranno esplicitamente ogni capitolo della saga. Non è possibile però non citare delle pecche quali il sistema di guida dei veicoli che verrà effettuato con l’uso degli analogici e quindi non propriamente comodo, le meccaniche di looting assolutamente migliorabili, la leggibilità della minimappa e la grafica non all’altezza delle aspettative, ma a questo punto ci arriviamo dopo parlando del lato tecnico.

Infine è presente la classica modalità Zombie, ormai divenuta iconica della serie Black Ops. Ci sono ben tre campagne, appartenenti rispettivamente a due filoni principali Caos e Etere. Ne hanno promesse tante altre nel corso dello sviluppo dei DLC, ma al momento non possiamo lamentarci. La più innovativa e particolare è IX ambientata in un anfiteatro romano in cui un’arena di gladiatori ha assistito alla trasformazione del popolo in zombi a causa di un manufatto. Qui non si useranno altre armi se non quelle corpo a corpo e qualche eccezione dalla media distanza. Lo stesso manufatto è la chiave di volta della seconda mappa, il Titanic. La terza invece, Blood of the Dead, è un remake della storica Mob of the Dead di Black Ops 2. La separazione tra le varie mappe non avviene solo per la storia e l’ambientazione, ma c’è una vera e propria divisione delle specialità che possono essere gestite in maniera autonoma dai diversi distributori presenti, rappresentati nelle prime due da altari delle divinità Danu, Ra, Zeus e Odino, mentre invece nella terza da una rivisitazione dei classici distributori automatici. Si possono poi utilizzare una combinazione di elisir, da trovare e poi utilizzare in partita, condivisa ad entrambe le storie, da scegliere in base a quelle recuperate dal laboratorio, e il talismano che va a potenziare una relativa specialità. Più sono rari da trovare più essi sono potenti e concedono al giocatore un miglioramento più evidente.

In realtà le mappe sarebbero quattro poiché vi è Classified che purtroppo è disponibile esclusivamente a tutti coloro che sono in possesso del Black Ops Pass. Questo è un colpo decisamente basso da parte di Activision poiché con il Season Pass sono promessi tanti contenuti aggiuntivi e addirittura questa innovativa mappa speciale ad un costo, però, di ben 49,99 euro. Speriamo che come è stato promesso porteranno comunque dei DLC gratuiti anche a coloro i quali non hanno acquistato il Season Pass che a nostro dire è anche esageratamente caro.

Comparto tecnico

Dal lato tecnico troviamo più alti che bassi, ma quest’ultimi colpiscono soprattutto la nuovissima modalità Blackout. Se infatti nel multiplayer ci troviamo dinnanzi a mappe esteticamente e tecnicamente ottime, nella modalità zombie il level design, il concept e la grafica sono meravigliose e tutto questo a 60FPS, nella modalità battle royale sembra essere tornati indietro di almeno cinque anni. Specifichiamo, a livello tecnico la modalità presenta un matchmaking molto rapido che beneficia del trend di mercato e del meccanismo intrinseco di riciclo di utenti che ottimizza al massimo l’affluenza nonostante l’alto numero di giocatori richiesto per partita, dall’altra è vittima di un calo grafico rispetto al multiplayer o alla modalità zombie. Le texture sono delle grandi distese di colori e alcuni assets lasciano il tempo che trovano. Se, però, lo paragoniamo a concorrenti come PUGB, allora siamo comunque su molte spanne sopra. In ogni caso a livello tecnico la corona la vince a mani basse la modalità zombie con delle mappe bellissime e una colonna sonora e un doppiaggio strepitosi. L’anfiteatro romano di IX è stupendo e il level design di Titanic davvero ben fatto.

Commento conclusivo

In conclusione, ritornando alla domanda iniziale, è stata vinta la scommessa? Ancora è presto per dirlo, alcune novità vanno affinate e assimilate con calma. Però al momento si può dire che la decisione di restare con i piedi per terra con un gameplay più tattico e realistico è stata vincente. Bisogna comprendere meglio il bilanciamento degli Specialisti e se col tempo l’uso di alcuni di loro possa influenzare particolarmente il gioco, bisogna capire cosa Activision voglia portare nella modalità Blackout e in entrambe le modalità bisogna correggere il fastidiosissimo matchmaking ballerino che non rispetta assolutamente l’esperienza dei giocatori. L’aspetto più importante che bisogna comprendere è, però, la distribuzione dei DLC per capire quanti di essi saranno disponibili per tutti e quanti e quali per i possessori di Season Pass. Se quest’ultimo ha un prezzo così alto, al pari di un gioco intero, vorrà dire che gli sviluppatori daranno più interesse ai possessori del Pass, ma se così fosse la restante parte di videogiocatori che non ha intenzione di acquistarlo sarà costretto ad abbandonare il titolo. È già successo in altri titoli della serie che col passare del tempo la maggior parte dei videogiocatori si spostasse in mappe dedicate solo ai possessori di Season Pass, abbandonando le classiche mappe disponibili a tutti. Se questo dovesse ulteriormente accadere, sarebbe un duro colpo per Activision e per Call of Duty: Black Ops 4 oltre al fatto che si andrebbe in una sorta di direzione che è possibile chiamare “pay to game”. Speriamo che ciò non accada, al momento restiamo col dubbio.

Call of Duty: Black Ops 4

8

Call of Duty: Black Ops 4

8.0/10

Pros

  • Modalità zombie sempre eccellente
  • Modalità Furto e Controllo divertenti e interessanti
  • Modalità battle royale davvero ben fatta
  • Tanti contenuti al day-one...

Cons

  • ...ma altrettanti con un Season Pass troppo oneroso
  • Battle royale graficamente non all'altezza del titolo
  • Matchmaking ballerino sopratutto per la modalità multigiocatore
  • Ancora nulla di certo sul futuro del gioco e dei relativi aggiornamenti e DLC
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Studente di Ingegneria Informatica che tra un libro e un altro trova sempre il tempo per un film, un fumetto o un videogioco.