Dragon Ball Super: Broly – La Recensione

Dimenticate tutto quello che sapete su Broly.

Prima di parlare del ventesimo lungometraggio di Dragon Ball, il primo canonico con Super, ci sono due doverose premesse da fare. La prima è per l’appunto andare in sala solo se si è apprezzato Dragon Ball Super, e soprattutto, se si è in pari con gli ultimi avvenimenti del Torneo del Potere. La seconda è capire il semplice fatto che Broly non è mai stato canonico, come del resto Gogeta, perché gli altri 19 film di Dragon Ball (anche i due rivisitati poi in Super) non sono mai stati inseriti nella continuity ufficiale della serie di Toriyama.

La cosa più vicina al Broly che ci ricordiamo tutti, l’abbiamo vista nel Torneo del Potere, con la forma berserk di Kale. Era  giusto e doveroso che quindi il vero Broly fosse diverso. E così per fortuna è stato.

Grazie a Koch Media ed Anime Factory lo scorso 12 Febbraio ho visto in anteprima Dragon Ball Super: Broly, in versione italiana, nei cinema selezionati il prossimo 20-21-22 Febbraio per eventi speciali e in uscita poi il 28 Febbraio.

Concluse le premesse, possiamo finalmente partire per il pianeta Vampa e incontrare il nuovo Broly.

Il ventesimo lungometraggio di Dragon Ball si prende la libertà di separarsi nettamente dai diciannove precedenti. In primo luogo posizionandosi appena dopo la conclusione di Dragon Ball Super (in attesa della prossima serie). Secondariamente riscrivendo il passato dell’ex- Super Saiyan della Leggenda e di altri particolari legati al passato del mondo di Goku.

L’inizio del film è infatti ambientato sul pianeta casa dei Saiyan, dove Re Vegeta riceve la visita di Re Cold e di suo figlio Freezer, che da quel momento sarà il nuovo capo dell’esercito. Qui c’è il primo cambio fondamentale  sulle origini di Broly: nessun neonato urlante che ne altera l’umore, ma un potere latente che rivaleggia con quello del giovane principe Vegeta. Una mina all’orgoglio del re, che decide di mandare lo stesso Broly su un pianeta ostile. Suo padre Paragas lo raggiunge, tradendo l’esercito della razza guerriera prima degli eventi che li portarono alla quasi estinzione.

Vincitori e sconfitti

Ritroviamo anche Bardak (doppiato da un sempre ottimo Marco Balzarotti) che questa volta non ha una visione ma un presentimento di pericolo, e decide di lanciare Goku sulla terra per proteggerlo.
Una riscrittura di alcune basi che davamo scontate con i vecchi film, ma che ora entrano a far parte ufficialmente dell’immaginario collettivo dell’universo di Dragon Ball.
Tra nuovi personaggi introdotti e rimaneggiamenti, Broly perde sì la sua etichetta di Super Saiyan della Leggenda, ma ne guadagna in profondità, e come mai prima d’oggi è un personaggio delineato di cui si vuole vedere di più.

Quello  che invece ne esce con le ossa rotte, sia figurativamente che fisicamente, è invece l’imperatore del male: Freezer. Se nella parte ambientata nel passato la caratterizzazione del maligno alieno è quella a cui siamo abituati, per il resto del film, a partire dal desiderio che vorrebbe esprimere a Shen Long, Freezer è relegato a spalla comica. Fa battute, rimane a guardare Broly massacrare di botte Goku e Vegeta, per poi scendere in campo per combattere. Uno scivolone che, a seconda del gusto, potrebbe dare fastidio.

Osare con le proprie certezze

Fortunatamente il film cerca di osare anche nei combattimenti. Mischia tecnica tradizionale a CGI, e offrendo qualche spunto interessante come uno scontro dal punto di vista di uno dei personaggi. Il tutto accompagnato da una colonna sonora inizialmente straniante, composta da cori da stadio capaci di aumentare la tamarragine di quanto accade a schermo.
Per onestà vanno segnalati dei disegni non troppo riusciti in due situazioni specifiche, dove gli animatori di Toei sono probabilmente andati in bagno e hanno lasciato la matita in mano ai figli di tre anni.

La dove il film brilla però, è il doppiaggio italiano. Curato da Andrea Ward (voce di Goku nei precedenti lungometraggi) Dragon Ball Super: Broly utilizza i doppiatori della serie tv, ma con l’adattamento originale. Tecniche, nomi e termini sono quindi quelli a cui sono abituati i lettori del manga, mentre le voci sono quelle con cui siamo cresciuti. Un’instancabile Gianluca Iacono e una sempre brava Emanuela Pacotto, accompagnano Claudio Moneta in quella che probabilmente è la sua miglior performance da Goku finora (Nell’attesa di vederlo impegnato contro Jiren). Ottime anche le nuove voci, che  probabilmente sentiremo in futuro, e un Mario Bombardieri nuovamente nei panni dell’ex- Super saiyan della Leggenda.
Questa Fusion di scelte che mischia voci e adattamento accontentando tutti (si spera) rende  Broly il film perfetto per i fan di Dragon Ball. Quelli che non si sono stancati di fomentarsi con le botte e che non hanno abbandonato la serie con Super.

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