Giocare Doom per la prima volta nel 2019

Ho giocato per la prima volta a Doom grazie a Nintendo Switch.

Se dovessi scegliere un genere che non prediligo, e del quale evito praticamente ogni uscita, sicuramente sceglierei gli sparatutto in prima persona. Questo principalmente per cattiva abitudine. Nell’adolescenza giocare un FPS mi causava fastidio, un motion sickness costante che mi portava ad abbandonare in fretta questa tipologia di giochi. C’erano ovviamente eccezioni come Star Wars Repubblic Commando, Portal e Metroid Prime, ma erano piccole mosche bianche in gusti completamente diversi.

Ho quindi una grossa mancanza da colmare, un enorme lista di titoli che (probabilmente) non recupererò mai, e tra questi c’era anche quello che insegnato ai successori il genere del corri e spara.
Doom, classe 1993. Osannato dai media e dal pubblico, mai toccato neanche lontanamente dal sottoscritto. Tornato sulla cresta dell’onda nel 2016 con un reboot adrenalinico pronto a ricevere un sequel questo Novembre con Doom Eternal.

Doom era sulla lista dei mai giocati, almeno fino alla cerimonia londinese del Quakecon, tenutasi a fine Luglio. In quell’occasione Bethesda annunciò l’arrivo di Doom (e dei suoi sequel Doom II e Doom 3) su piattaforme di attuale generazione, tra cui Nintendo Switch.

Con un calcio poderoso, Doom entrò nella mia vita. A 26 anni dalla prima storica uscita, con una grafica ormai datata, come avrebbe potuto intrigarmi un titolo di un genere che non ho mai amato?

Semplicemente con una carica d’adrenalina che non mi aspettavo. Coadiuvata da una colonna sonora a tinte rock e metal (con più di un rimando ai Metallica) e catapultandomi fin dai primi istanti nell’azione.

O meglio, non da subito, dato che questa versione richiede l’accesso a Bethesda.net per essere sfruttata, un DRM online che vi darà sicuramente fastidio se doveste giocare fuori casa.
Una volta sbrigate le pratiche d’accensione, si hanno a disposizione quattro episodi e altrettanti livelli di difficoltà con cui cimentarsi. Data la mia inesperienza col genere sono andato cauto e ho scelto un livello di difficoltà intermedio, evitando il rischio di frustrazione e conseguente abbandono del titolo.

E poi si comincia, un cadavere steso a terra, un’interfaccia semplice e immediata, che mi segnala salute armatura e un numero di armi da trovare. La piccola pistola in dotazione viene presto sostituita da un ben più pratico fucile a pompa, mentre mi faccio strada tra soldati pelati con qualche problema di salivazione.

Per uno la cui unica esperienza con Doom negli ultimi 25 anni è stata il discutibilissimo film con The Rock, il gioco mi stava già conquistando. Poi da una stanza precedentemente chiusa, spuntano loro, mostri marroni simil-wookie con delle punte sulle spalle, che si avvicinano velocemente sparando letali palle di fuoco.

Ed è qui che muoio la prima volta, colpito da un paio di palle infuocate. Ricarico il salvataggio, e questa volta, pianto un proiettile in testa a Ciube. Il primo Doom permette di mirare solo di fronte a se, non si può alzare o abbassare la canna dell’arma. Ne prendo atto, e mi adatto di conseguenza.
Più stage dell’episodio completo, più mi mangio le mani per non averci giocato prima, chiuso nei miei tranquilli giardini platform. La modalità portatile di Switch poi, mi permette di giocare Doom sdraiato sul letto, con il ventilatore puntato, rendendomi ulteriormente piacevole l’esperienza.

Certo, tranne per quei piccoli cali di connessione che mi fanno bloccare l’azione con un fastidiosissimo pop up “ È richiesto l’accesso a Bethesda.net per usufruire del titolo”.

Nonostante questo, divoro uno stage dopo l’altro, tra porte chiuse, armi sempre più esagerate come un fucile al plasma e un lanciarazzi, e laboratori labirintici arrivo all’ultima area del primo episodio. Un enorme piazza con due portoni scorrevoli che si alzano all’unisono. Ne escono due minotauri diabolici su cui scarico un intero caricatore del gatling, senza successo. Muoio nuovamente.

Decido di prenderla larga e fuggire in un angolo, pronto a scaricare ogni singola arma sui mezzi-bovini. Una volta sconfitti e raggiunto un altare su cui non nutro molta fiducia lo schermo diventa rosso, e l’episodio si chiude apparentemente con la mia morte.
In un testo finale, idSoftware mi informa che sono stato teletrasportato da un’altra parte, probabilmente sulla luna, dove è pieno di demoni e mostri pronti a farmi la pelle, un ottimo cliffhanger per farmi iniziare subito il secondo episodio.

Doom continua ad evolversi nel corso dei quattro episodi, cambiando di volta in volta ambientazione e potenziando i nemici. Ma non è solo un corri e spara, il primo Doom ha una buona componente di puzzle solving, mentre si vaga nei labirinti alla ricerca di chiavi magnetiche o teschi di cristallo. Dopo quattro ore e mezza, spalmate su altrettante sessioni, arrivo ai veri titoli di coda, con un sorriso becero in volto.

Non solo Doom è invecchiato benissimo (aspetto visivo a parte a cui però ho fatto presto l’abitudine) ma può ancora dire la sua, soprattutto per persone come me che non sono grandi amanti degli sparatutto e vogliono qualcosa di stimolante per rivalutare il genere.

Son grato per questi porting perché mi han permesso di provare qualcosa su cui non avrei mai messo mano, per pigrizia o per poco coraggio di lasciare un sentiero sicuro, fatto di quei giochi di cui ho la sicurezza di divertirmi. Certo, quando poi il titolo che ti fa osare è amato e lodato da tutti è sicuramente più facile, se poi ci si aggiunge questo brano come tema principale, allora si è fatto jackpot.

Doom, Doom II e Doom 3 sono disponibili su Nintendo Switch, PlayStation 4 e Xbox One.