recensione – Nerdmovieproductions https://nerdmovieproductions.it Il sito Web di Andrea Bellusci con notizie e recensioni dal mondo Nerd Thu, 18 Oct 2018 15:26:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Gomorra – La serie – Recensione Blu-ray https://nerdmovieproductions.it/2018/10/16/gomorra-la-serie-recensione-blu-ray/ Tue, 16 Oct 2018 04:50:40 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=68299 Possiamo provare a prendere in analisi la serie Gomorra tanto in un contesto cronologico quanto in uno tematico. Il paragone con altre opere seriali nostrane incentrate sulla malavita organizzata resta però inevitabile. La serie di cui trattiamo è sbarcata sulle reti Sky nel 2014, riportando linfa vitale al filone cult inaugurato da Romanzo criminale, una storia ormai conclusa da quattro anni.
Nel tentativo di evitare troppi riferimenti alla trama e agli eventi di entrambe, cercheremo almeno di paragonare quelli che, a mio avviso, si pongono come elementi caratterizzanti di ognuna di esse, sfatando il mito che le vorrebbe quasi gemelle, seppur collocate geograficamente e temporalmente in ambiti diversi (e dici poco..).
Per concludere l’introduzione giova almeno una menzione, che riprenderemo, della terza sorella; quella che probabilmente è rimasto più nell’ombra, sia per cause dovute alla materia, che alle modalità di trattazione o distributive: Suburra.

Una analisi cronologica dovrebbe tener conto non solo dell’ordine di uscita di queste tre serie, ma anche del fatto che ognuna di loro sia stata preceduta o succeduta da un omonimo, seppur scollegato, lungometraggio. Per non parlare poi del dettaglio che le vorrebbe tutte ispirate a un, guarda caso sempre rispettivamente omonimo, libro.

Dal momento in cui ho incominciato a mettere in fila le idee per la stesura di questo articolo ho dovuto iniziare a chiedermi cosa fosse davvero rilevante al fine di descrivere Gomorra nel complesso delle sue attuali tre stagioni. Come dicevamo in precedenza, il chiamare “sorelle” le tre serie elencate deriva chiaramente dal tema affrontato in ognuna di esse: la criminalità organizzata che da locale e puramente violenta si trasforma gradualmente nella sua versione più sofisticata, internazionale e all’apparenza più elegante. Parlare della trama in quanto tale mi sembra infatti una attività alquanto sterile. Tutte e tre le serie presentano più o meno gli stessi stilemi e sono certamente affini nelle loro evoluzioni narrative.
Mi sono accorto allora di quale sia il punto su cui mi preme porre l’attenzione, e non l’avrei individuato se non fosse per tutti coloro che, nella stragrande parte dei casi, nemmeno hanno visto una di queste opere seriali.
Sentiamo molto spesso, infatti, pompose accuse che vedrebbero ogni puntata come un grande elogio della criminalità, una mitizzazione delle figure dei mafiosi e delle loro gesta. Io credo invece che in ognuna di queste serie sia possibile ravvisare l’esatta opposta intenzione, che poi larga parte del pubblico impari a citare lunghi monologhi in vernacolo, con atteggiamento e cadenza ripresi dal carattere che per primo lo pronunciò in scena, non credo consenta di parlare di idolatria. Io stesso ricordo ancora a menadito lunghi dialoghi in romanesco o soprattutto in dialetto napoletano, ma credo esista un larghissimo confine tra folclore e idealizzazione.

Anche su questo punto Gomorra e Romanzo criminale si differenziano pesantemente, ed è proprio questo che ho deciso di sottolineare qui, non solo perché le diverse ambientazioni e i diversi ambiti sociali potrebbero portare l’osservatore a preferire una piuttosto che l’altra storia, ma soprattutto perché è mia assoluta opinione che la preferenza possa, a visione conclusa, basarsi anche solo sull’atteggiamento del narratore rispetto ai personaggi messi in scena.

Mi spiego subito meglio: Romanzo criminale ci trasporta immediatamente in una bellissima Roma di metà anni ’70, qui possiamo far la conoscenza di un gruppo di amici ormai assestato da anni. Certo, altri personaggi si uniranno a loro, ma risulta quasi inevitabile ‘fare il tifo’ per una combriccola di ragazzi (delinquenti, per carità) che inizialmente sembrano voler esclusivamente prendere la propria rivalsa sociale, guardando sempre le spalle dei compagni, al costo della propria pelle. È la crescita ben calibrata del loro potere, delle loro smanie che li porterà sempre più radicalmente a mutare, a diventare serpi avvinghiate su sé stesse. Bestie destinate a mangiarsi fra loro pezzo per pezzo, dimentichi di qualsiasi rapporto di fiducia aleggiasse in precedenza tra loro. Il coinvolgimento dello spettatore si trasforma rapidamente in disprezzo e biasimo, in una costante ricerca di quale sia il personaggio più deprecabile, sino al giungere di una conclusione che non salverà moralmente nessuno.

Gomorra, dall’atra parte, procede con un intento decisamente diverso. Fin dalle prime scene viene messa in chiaro la situazione disastrata di alcune (sempre troppe) zone del napoletano. Luoghi dove l’assenza più totale dello stato (criticata come pecca della serie da molti, giudicata come onesta rappresentazione del reale da me, ndr.) porta i giochi dei bambini locali a tramutarsi in allenamento per il mestiere che sembrano già condannati a svolgere dl giorno in cui giungerà l’adolescenza. I simboli sacri si mescolano alla violenza come negli occhi dei locali i mafiosi si trasformano in protettori e fonte di sostentamento.
L’osservatore, qui, non è in grado di empatizzare davvero con i protagonisti messi in scena, nonostante il grande carisma degli stessi. Il disgusto e il disprezzo per l’egoismo avido e omicida di ognuno di loro non lasciano spazio all’immedesimazione. Parteggiare per uno o per l’altro individuo (si noti come Romanzo Criminale lavorasse molto di più sulla figura del gruppo) può essere possibile, ma la più basilare morale non permetterà di potersi schierare sempre e comunque dalla parte dello stesso soggetto. Tutti sono feccia, tutti sono deprecabili. Il carisma non può sostituirsi all’onore o alla decenza, e lo sfacelo delle zone in cui si svolgono le vicende non porterebbero nessuno a desiderare di condividere quel destino.

Dove molti vedono elogio, io vedo dura condanna. Gomorra, almeno fino alle sue prime tre stagioni (tutte quelle uscite finora, raccolte in un bel cofanetto), non permette a nessuno dei suoi personaggi di essere davvero amato. Possono piacere per scrittura e fascino, ma alla loro morte non sarà mai davvero possibile piangerli. Facciamola estremamente breve: se il Joker di Batman dovesse morire definitivamente, tutti ci sconvolgeremmo per la perdita del personaggio, ma mai nessuno lo glorificherebbe quale esempio di uomo virtuoso.
Quando questa glorificazione avviene in scena, poi, ci si sente strani e fuori posto. L’umanità dello spettatore percepisce il controsenso dei pianti e delle preghiere davanti alla gigantografia del mostro deceduto di recente.

Ribadisco ciò che già dissi in precedenza: la prossima volta che chiederete a qualcuno se vi consiglia la visione di Gomorra e vi sentirete rispondere che non vale la pena di guardare un elogio alla Camorra, fatemi un favore, chiedetegli se davvero ha mi visto questa serie.

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Pro Evolution Soccer 2019 – Recensione https://nerdmovieproductions.it/2018/10/03/pro-evolution-soccer-2019-recensione/ Wed, 03 Oct 2018 09:44:11 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=62979 Versione testata: PlayStation 4 Pro

Con l’avvento della nuova stagione, ecco che arrivano nei negozi le migliori simulazioni calcistiche presenti sul mercato: Pro Evolution Soccer 2019 e Fifa 19. Nella recensione di oggi, dopo averlo provato in maniera approfondita, siamo a pronti a dirvi la nostra sulla rappresentazione del calcio secondo Konami. Ecco le nostre conclusioni su PES 2019, un titolo che ha saputo convincerci sotto diversi punti di vista, migliorando la buona base costruita negli anni precedenti.

KONAMI E IL CALCIO

Avendo perso la licenza della Uefa Champion’s League, passata nelle mani di Fifa, Pro Evolution Soccer 2019 doveva in qualche modo colmare questo gap e cercare di fornire agli utenti finali un prodotto che sapesse coinvolgere attraverso la forza del gameplay, cercando di accontentare la vecchia guardia e conquistando anche qualche nuovo giocatore. C’è ancora qualcosa da migliorare ma, all’interno del rettangolo verde, il titolo della software house giapponese regala un’esperienza degna di nota, sfruttando l’ottima vena simulativa del gioco e spingedoci a sviluppare trame che possano portarci a tu per tu con il portiere avversario. L’anima di PES è racchiusa quindi nel gameplay e nella ricerca dell’azione costruita, nella gestione della sfera e nella visione di gioco. Gli sviluppatori hanno deciso di non stravolgere il lavoro intrapreso e sviluppato negli anni precedenti, andando a limare alcuni difetti che avevano impedito il titolo Konami di raggiungere una certa fluidità di gioco. La novità più grande riguarda il controllo della palla, ben presto, infatti, ci renderemo conto che il pallone può essere toccato con e da ogni parte del corpo. Questo, ovviamente, denota una cura quasi maniacale per tutto ciò che accade nel rettangolo di gioco, andando ad alzare l’asticella del realismo. In PES, come nel calcio reale, vi saranno diverse situazioni ‘sporche’ da gestire, il rimbalzo e la traiettoria della sfera, magari deviata all’ultimo momento, possono cambiare ed influenzare in toto la chiusura di un’azione. Diviene altresì importante calcolare la potenza e la direzione della palla, prestando molta attenzione alla posizione del giocatore nel momento in cui si va a calciare il pallone, da questo punto di vista piede e debole o un possibile sbilanciamento del corpo possono compromettere la buona riuscita del passaggio o della conclusione a rete. Congegnare un’azione perfetta fatta di passaggi al millimetro ed imbucate finali può regalare enorme soddisfazione ed è importante conoscere per bene i movimenti dell’intelligenza artificiale dei nostri compagni o preparare tatticamente la partita, traducendo sul campo le nostre preferenze. Saltare l’uomo e creare superiorità numerica è una cosa che sa gratificare, i cambi repentini di direzione e le accelerazioni, subito dopo, possono essere un’arma letale. Da questo punto di vista giocatori tecnici e veloci come i vari Salah, Neymar, Messi e Ronaldo possono creare guai seri alle retroguardie avversarie. Migliorata la gestione dei tiri rispetto al capitolo precedente, così come la sicurezza dei portieri tra i pali (meno nelle uscite) e la gestione della partita e dei falli da parte dell’arbitro.

MASTER LEAGUE E MYCLUB

Perduta la licenza della Champion’s League e visto l’ormai noto deficit di diritti, anche per quanto riguarda le squadre più blasonate, Pro Evolution Soccer 2019 deve necessariamente puntare sulla bontà e la quantità dei contenuti, oltre che sul gameplay, come già abbondantemente raccontatovi. In prima linea troviamo ovviamente la Master League, modalità principe di PES. Nessuno stravolgimento rispetto al passato, dopo vent’anni la Master League riesce ancora a divertire nonostante si cominci a sentire il peso di alcune dinamiche. A seguire, in ordine di importanza, la modalità che più si avvicina alla tanto osannata Ultimate Team di Fifa, MyClub. MyClub è una modalità che sa divertire senza tanti compromessi, innanzitutto non bisogna svenarsi per ottenere i top player, possiamo affidarci alla fortuna scegliendo gli agenti e cercando di ottenere i calciatori migliori del mondo suddivisi per ruolo e grado di rarità, oppure combinare i vari osservatori (questi indicanti ruolo dettagliato, piede preferito, nazione, club e molto altro) e aumentare le possibilità che possa palesarsi il giocatore che più fa al caso nostro. Ovviamente si partirà da una squadra base colma di giocatori semisconosciuti, avremo la possibilità di ingaggiare top player in prestito e sfruttare gli omaggi di Konami per migliorare il nostro team. L’obbiettivo è quello di scalare le classifiche attraverso un sistema a punti e guadagnare quanti più GP (valuta in-game) possibili per poter proseguire con i nostri sogni di gloria e vedere nel nostro undici giocatori rinomati o, quantomeno, utili. L’allenatore avrà un modulo preferito ed in base a questo dovremo costruire la nostra squadra, cercando di far combaciare ruoli e posizioni. Più il team sarà coeso ed affiatato, maggiori saranno le possibilità di portare a casa il risultato. Non mancheranno le leggende, anche quest’anno in splendida forma e in gradi regalare diverse soddisfazioni ai nostalgici. Presente anche la modalità Diventa un Mito dove ci verrà chiesto di impersonare un calciatore e portarlo nel firmamento del calcio mondiale.

CONCLUDENDO

Tecnicamente Pro Evolution Soccer 2019 è una vera gioia per gli occhi: volti estremamente somiglianti e stadi da togliere il fiato, stessa cosa non si può dire per la telecronaca di Fabio Caressa e Luca Marchegiani, poco incisiva e puntuale. Nel complesso Pes 2019 è un ottimo gioco di calcio in grado di valorizzare la gestione del pallone e la simulazione nuda e cruda. Il neo principale è legato alla carenza di licenze e a delle modalità che hanno il bisogno di essere svecchiate.

 

 

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I KILL GIANTS – Tenete i vostri giganti al guinzaglio https://nerdmovieproductions.it/2018/09/21/i-kill-giants-tenete-i-vostri-giganti-al-guinzaglio/ Fri, 21 Sep 2018 20:24:31 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=62529 Affrontare le paure più intime, i demoni interiori, i timori irrazionali che perseguitano le nostre notti è un compito difficile, talvolta addirittura impossibile, ma scavando in noi stessi e impastando il coraggio, l’audacia e la resilienza nascosti nei cantucci della nostra coscienza riveleremo una verità fondamentale: siamo più forti di quanto pensiamo.L’estro di Joe Kelly e la penna di Ken Niimura regalano al mondo del fumetto I kill giants, una storia profonda e struggente che penetra nell’animo di chiunque la legga. Gli autori danno vita a Barbara, una giovane ragazzina preadolescente, perseguitata da entità misteriose e malevole, che alla scuola e agli amici preferisce la solitudine del sottoscala di casa sua. Barbara si rifugia in un mondo fantastico e isolato, popolato da effimere creature fiabesche e da terrificanti giganti a cui dà la caccia con Coveleski, la sua fedele arma intrisa di magici poteri.

A cercare di ritagliarsi uno spazio nell’universo di Barbara è Sophia, appena trasferita e alla ricerca di amicizie. Sophia è intrigata dal carattere solitario di Barbara e incuriosita dai suoi strani passatempi che attirano la feroce ironia delle bulle della scuola. Non senza difficoltà Sophia riesce a guadagnarsi la fiducia di Barbara e, insieme alla signora Molle, la psicologa della scuola, a svelare la vera identità delle grottesche figure che le danno la caccia.I kill giants segna un doloroso rito di passaggio nell’esistenza di chi lo legge. Il disegno tormentato, fatto di aspri contrasti chiaroscurali, trascina il lettore nell’agitato mondo della piccola Barbara spingendolo a rispecchiarvisi: quali sono i nostri giganti? Come facciamo a tenerli al guinzaglio? Empatia, rabbia, accettazione accompagnano chi legge in un viaggio doloroso e sincero, al cui termine si esce più forti e consapevoli.

L’esperienza di lettura è impreziosita dalla nuova, splendida edizione di Bao Publishing, che propone una versione cartonata arricchita di nuovi contenuti. Una perla che non può mancare nella biblioteca di nessuno.

Per chi volesse immergersi ancora più profondamente nell’universo di I kill giants, su Netflix trova l’adattamento cinematografico del fumetto, diretto da Anders Walter e interpretato dalla promettente Madison Wolfe – nel ruolo di Barbara – e da Zoe Saldana – nei panni della psicologa Molle. Nonostante in certi passaggi si distacchi dalla versione cartacea per comprensibili esigenze di sceneggiatura, la pellicola mantiene intatto il complesso impianto emozionale, vera forza della narrazione.

I kill giants è un capolavoro del fumetto, capace di coinvolgere anche i meno appassionati della nona arte trascinandoli in un vortice di sensazioni tanto forti da apparire vere. Prendete la forza ai vostri nemici e rimandategliela, per mille e mille volte.

 

 

 

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Holly & Benji – Forever – Recensione DVD https://nerdmovieproductions.it/2018/09/19/holly-benji-forever-recensione-dvd/ Wed, 19 Sep 2018 14:02:57 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=62232 Chiunque abbia tirato un calcio ad un pallone nella sua vita conosce Holly e Benji. Con loro abbiamo imparato che il pallone è nostro amico, che le partite si giocano su campi da 50 chilometri (in collina), che il Giappone può vincere il Mondiale e che in terra nipponica ci sono le telecronache anche per le gare delle elementari (sempre sia lodato Sergio Matteucci e il suo “Ed è GOOL!”).
Per questo riprendere in mano l’edizione di “Holly e Benji Forever” targata Yamato Video e Koch Media è una goduria per tutti i fan. Premessa, magari banale ma doverosa: “Forever” non è l’anime classico andato in onda in Italia nel 1986, ma una sorta di reboot della serie classica e dell’OAV “Sfida al mondo” (più una terza parte inedita). In occasione del Mondiale di Calcio in Corea e Giappone del 2002 fu prodotto questo nuovo adattamento del manga di Yoichi Takahashi, per un totale di 52 episodi (tutti disponibili ovviamente in questa edizione).

Un refresh della serie che nei primi 31 episodi condensa tutta la prima serie dell’anime storico, dalla primissima sfida per il campo tra Newppy e Saint Francis fino alla mitica finale con la Toho di Lenders, con un upgrade grafico e sopratutto una velocità nella narrazione che “svecchia” notevolmente il prodotto e vi farà divorare facilmente una puntata dietro l’altra. Presente ovviamente anche il torneo di Parigi (o Mondiale U-16) con un Giappone tirato a lucido e targato Adidas (brand che sponsorizza l’intera serie).
La seconda metà contiene i 21 episodi della “Road to 2002”, ovvero la parte dedicata al proseguimento della carriera di Hutton e compagni, sparsi tra Spagna, Italia e Germania. Per i preventivabili problemi di diritti i nomi ricordano quelli dei primi PES, ma vedere Lenders con la maglia bianconera del “Piemonte” è pur sempre da brividi!


I due cofanetti del box, per un totale di 20 dischi, contengono anche due interessanti booklet da 25 pagine ognuno, che fungono sia da artbook che da guida alla serie, con i riassunti degli episodi. Tra gli extra possiamo trovare una bella galleria fotografica che riprende le immagini contenute negli artbook e le originali sigle di apertura e chiusura giapponesi: purtroppo assente la sigla italiana, in tutto il suo splendore dance anni 2000, cantata dalla combo Vanni-D’Avena. La serie è in formato 4:3, ma la qualità dell’animazione sopperisce a questa “scomodità”.
Cofanetto consigliatissimo, sopratutto per i nostalgici che vogliono rivivere le emozioni di quei match tanto assurdi quanto esaltanti, ma con un notevole svecchiamento grafico e un ritmo nettamente più veloce.

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Mission Impossible 1-2-3-4-5 – Recensione Blu-ray 4k https://nerdmovieproductions.it/2018/08/24/mission-impossible-1-2-3-4-5-recensione-blu-ray-4k/ Fri, 24 Aug 2018 17:20:11 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=60808 Con l’imminente uscita nei cinema di Mission Impossible 6 – Fallout, come non fare una mega maratone di tutto il franchise con le nuovissime edizioni Blu-ray 4k delle pellicole precedenti? Il franchise con protagonista Tom Cruise nei panni dell’agente Ethan Hunt cominciata nel 1996 con la prima pellicola diretta da Brian de Palma e ispirata all’omonima serie tv  degli anni 60 creata da Bruce Geller, arriva quindi al suo sesto capitolo risultando fino ad ora sempre fresca e avvincente. Personalmente l’ingresso nel cast di alcuni personaggi fissi come Simon Pegg sono stati l’artefice di un nuovo rilancio del brand che punta tutto sull’azione e le scene spettacolari. Non è infatti un segreto che Tom Cruise sia il protagonista assoluto delle pellicole e del dietro le quinte con tutte le scene più pericolose realizzate senza l’ausilio di Stunt man. Tutto ciò, è ancora più apprezzabile grazie ai ricchi contenuti speciali presenti nei dischi di questa nuova edizione del franchise che si presenta in una nuova veste grafica che verrà ripresa anche dall’edizione 4k del sesto capitolo.

Per quanto riguarda il contenuto della confezione amaray troviamo al suo interno due dischi, nel primo troviamo il film in formato 4k che sfrutta la tecnologia  HDR per far risaltare maggiormente i dettagli ed un’immagine più luminosa e l’audio Dolby Atmos. Nel secondo disco sono invece presenti i contenuti speciali e il film in formato Blu-ray. Come sempre un ottimo lavoro di conversione quello proposto da Universal che porta tutta la quintologia di Ethan Hunt in Ultra HD e con una moltitudine di combinazione tra audio e sottotitoli. I colori risultano essere ben bilanciati, con neri profondi ed una buona luminosità che far risaltare i dettagli.

Di seguito tutti i contenuti speciali per ogni singolo disco.

Mission Impossible – Contenuti Speciali: Missione: Straordinaria – 40 Anni di Impossibile, Missione: Imprese Esplosive, Missione: Le Spie Sono Tra Noi, Missione: All’Inseguimento Del Treno, Missione: Il Museo Internazionale Dello Spionaggio, Missione: I Dossier Degli Agenti, Eccellenza Nel Cinema, Generazione: Cruise, Galleria Di Immagini, Missione Marketing: 2 Trailer Cinematografici Hd-Spot Tv.

Mission Impossible 2 – Contenuti Speciali: Commento del regista John Woo, dietro la Missione, Missione Incredibile Inquadrature Impossibili, i Disappear, video musicale dei Metallica, Sequenza Alternativa del Titolo, Eccellenza Nel Cinema, Generazione: Cruise.

Mission Impossible 3 – Contenuti Speciali: Commento di Tom Cruise e del Regista J.J. Abrams mentre discutono della realizzazione di Missione: Impossible 3, la nascita della Missione, la IMF, scene inedite, dentro l’unità d’azione, visualizzando la Missione, Missione: Metamorfosi, Missione: colonna sonora, il lancio della Missione, Moviefone unscripted: Tom Cruise/J.J. Abrams.

Mission Impossible 4 – Protocolllo Fantastma – Contenuti Speciali: Missione accettata: azione sul set con Tom Cruise, J.J. Abrams e il regista Brad Bird. Scoprite lo lavoro per eseguire le riprese a Dubai sul Palazzo più alto del mondo, e altri Missioni Impossibili: la realizzazione della tempesta di sabbia e i segreti dietro le attrezzature tecnologiche, scene eliminate con commento audio opzionale.

Mission Impossible 5 – Rogue Nation – Contenuti Speciali: Commento di Tom Cruise e del regista Christopher McQuarrie, accendere la miccia, controllo di crociera, altitudine di crociera, Missione: Immergibile, furto d’auto nella sabbia, le missioni continuano.

 

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Captain Toad: Treasure Tracker – Recensione Nintendo Switch https://nerdmovieproductions.it/2018/08/03/captain-toad-treasure-tracker-recensione-nintendo-switch/ Fri, 03 Aug 2018 12:18:42 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=59521 Continua senza sosta il porting su Nintendo Switch dei migliori titoli usciti sulla generazione precedente della console nipponica e dopo Bayonetta e Donkey Kong Tropical Freeze e finalmente arrivato il momento di Toad che approda con Capitan Toad – Treasure Tracker a partire dall’13 Luglio 2018.

L’avventura inizia con un breve filmato che mostra Toad e Toadette alla ricerca delle iperstelle e durante il ritrovamento di una di queste Toaddette viene rapita da Wingo e sarà compito di Toad arrivare fino alla fortezza dell’enorme pennuto per salvarla. Il titolo si articola attraverso 70 coloratissimi livelli suddivisi in 3 episodi nei quali useremo rispettivamente Toad, Toadette (dopo il rapimento di Toad) e nuovamente Toad.

Il gameplay è tanto semplice quando divertente e azzeccato. Ad entrambi i due protagonisti sarà impossibile saltare a causa dell’enorme zaino sulle spalle, tuttavia grazie all’utilizzo di leve, passaggi segreti e rampe possono muoversi attraverso il livello, raccogliendo monete dalle piante, rape da lanciare ai nemici oppure oggetti come il superpiccone per distruggere alcune strutture o semplicemente fare piazza pulita dei nemici. Ogni livello è impostato come se fosse un cubo con la possibilità di poterlo studiare quasi a 360° (non si riesce a vedere il fondo) e presenta al suo interno 3 diamanti, l’iperstella di completamento livello e alcuni minibonus per completarlo al 100%. Inoltre una volta sbloccato al 100% sarà possibile rigiocarlo andando a caccia di un mini toad pixelato nascosto al suo interno.

Nella sua versione Switch il titolo si impreziosisce anche di 4 nuovi livelli ispirati a Mario Odyssey, sbloccabili in game o subito tramite gli amiibo.

Sono quindi passati circa 4 anni dal suo debutto su Nintendo WiiU ma il titolo con protagonista il funghetto amico di Super Mario sembra non essere invecchiato di una virgola, anzi risulta quasi ringiovanito dal suo gameplay in portabilità. I coloratissimi livelli risplendono di luce propria su Nintendo Switch, imponendo una grafica con 60fps fissi a 720p in modalità handled , upscalati a 1080p nella modalità docked.

Capitan Toad Treasure Tracker si conferma quindi un ottimo platform, forse troppo snobbato su Wii U ma che ritrova una nuova vita sulla console portatile. Risulta essere un titolo perfetto da giocare in portabilità e sarà sicuramente uno dei giochi dell’estate da portare in spiaggia su cui passare il tempo tra una nuotata e l’altra.

 

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Rovine : Recensione del capolavoro di Peter Kuper https://nerdmovieproductions.it/2018/07/24/rovine-peter-kuper-recensione/ Tue, 24 Jul 2018 13:04:07 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=59444 Vincitore del premio Eisner Award 2016 per la categoria “miglior graphic novel” e un Premio Boscarato 2017 come “miglior fumetto straniero“: Rovine di Peter Kuper è un fumetto capace di emozionare in modo impressionante il lettore.

Possiamo dividere l’opera in 2 macro storie, nella prima seguiamo la storia ed il percorso di una farfalla Monarca nel tentativo di raggiungere la foresta di abeti Oyamel in Messico partendo da un qualche luogo indefinito della statale 87. Contemporaneamente seguiamo anche la storia di Sam e George, una coppia sposata che decide di prendersi un anno sabbatico e spenderlo in Messico.

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®Tunué

Sam con l’intento di portare a termine il suo libro, trovando in quei luoghi l’ispirazione.

George, un artista entomologo ormai disoccupato preoccupato per il futuro e per ciò che gli riserverà la vita.

Ma la storia non affronta solo questo. Leggendo la postfazione dell’opera, Kuper, ci comunica che alcune delle vicende all’interno sono storia vera. Ed è in quel preciso istante che lo sciopero degli insegnanti di Oaxaca (Città messicana in cui la coppia si trasferisce) del 2006 assume un valore ancor più profondo.

Nel loro viaggio la coppia affronterà numerose avventure, conosceremo Alejandro, fotogiornalista di guerra ormai datosi al vizio dell’alcool a causa dei troppi cadaveri visti durante il suo lavoro. Al sarà fondamentale per la crescita psicologica di George ma non vogliamo farvi troppi spoiler.

Come anticipavamo i livelli di lettura dell’opera sono molteplici. E’ estremamente interessante analizzare i parallelismi interni alla stessa. Essendo ambientata perlopiù in Messico i collegamenti alle Civiltà Azteche sono inevitabili. Kuper non li risparmia affatto, ed anzi, diventano un ruolo centrale nei collegamenti alla storia dei nostri protagonisti.

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®Tunué

Sappiamo che storicamente le civiltà Azteche sono state sterminate dai Conquistadores, della loro presenza restano solo delle “Rovine“, allo stesso modo, lo sciopero degli insegnanti si concluderà nel peggiore dei modi, l’esercito messicano arriverà a sgomberare il tutto riuscendo anche ad eliminare le tracce delle loro malefatte facendo cadere la colpa sugli scioperanti. Ancor più sottile è invece il collegamento alla rovina della relazione tra i protagonisti.

Ancora una volta però l’autore arriva ancor più nel profondo. Analizzando minuziosamente la relazione e la psicologia dei protagonisti.

 

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®Tunué

Incuriositi?

Scopriremo un George legato alla routine, alla tranquillità e alla sicurezza del non esporsi mai. Al suo essere contrario nell’avere un figlio perché farlo nascere in un mondo così crudele è complesso se non si è pronti.

Al contrario, Sam, è alla continua ricerca di stimoli. Sogni di gravidanze isteriche, problemi nel trovare ancora una spinta alla sua relazione.
Il viaggio le permetterà di trovare gli stimoli mancanti?

Straordinario contorno è l’immensa cultura e tecnica che Kuper introduce. La minuziosità con la quale disegna ogni insetto, i riferimento a Frida Kahlo e Diego Rivera ma non solo. 
La qualità con cui dipinge ogni luogo che vi ritroverete a visitare con la fantasia, da Monte Alban a Puerto Escondido fino ad arrivare a Mitla. I riferimenti alla cultura messicana si sprecano, le numerose tavole senza dialoghi ci mostrano sia la capacità del fumettista, sia la bellezza dei luoghi visita e la profonda conoscenza dell’autore (Kuper ha infatti vissuto 2 anni ad Oaxaca).

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®Tunué

 

Conclusioni

 

E’ stato davvero complesso cercare di parlare di quest’opera, la stessa è complicata e tentare di spiegarla al meglio ne sminuirebbe il valore. Il metodo migliore per poterla trattare è sicuramente quello di leggerla e farsi una propria idea.
Attenzione però, con complicata non vogliamo intendere che sia complessa da leggere. Superata una prima parte un po’ più didascalica, Rovine, si mostra per ciò che è davvero. Piena di colori e di vita, vi terrà incollati alla lettura senza mai stancare. Le circa 300 pagine potrebbero scoraggiare i più pigri, ma una volta iniziata non riuscirete più a staccare gli occhi dal volume.

 

Se siete un minimo curiosi potete trovare il link al sito cliccando direttamente qui.

Come sempre, ringraziamo Tunué per la possibilità offertaci e vi invitiamo e leggere altre recensioni direttamente qui.

 

 

Restate connessi per ulteriori recensioni su opere Tunué come Rovine.

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Vampyr – Recensione PS4 https://nerdmovieproductions.it/2018/07/22/vampyr-recensione-ps4/ Sun, 22 Jul 2018 21:14:04 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=59335 Versione testata: PlayStation 4 Pro

Vampyr, partorito dai ragazzi di Dontnod, già autori di titoli affascinanti come Remember Me e Life Is Strange, mette in scena una storia cruda e matura, risultato di una tradizione secolare basata su romanzi, film e leggende. Per il tema “vampiresco” non si tratta di un debutto, basti pensare a Blood Omen, Vampire: The Masquerade, BloodRayne ed altri titoli che, seppur non focalizzati esclusivamente sulla figura del “succhiasangue”, toccavano tematiche vicine a quel mondo. Una cosa è chiara: Vampyr è il titolo che, in salsa videoludica, riesce a rappresentare e raccontare al meglio tutto ciò che ha a che fare con questo universo.

LONDRA, 1918

Londra, 1918, nel pieno dell’influenza spagnola. La città è in preda al caos, cadaveri si ammassano tra le vie e, come se non bastasse, strane figure si aggirano tra i vicoli della città. Sono gli Skal, vampiri che non hanno ancora raggiunto la forma perfetta e che saziano la loro sete di sangue con tutto ciò che possa capitare a tiro. Vittima di questo tipo di aggressione è il nostro protagonista, Jonathan Reid, ematologo rinomato e di ritorno dal fronte. Il primo gesto compiuto da Jonathan per seguire quella che è, ormai, la sua nuova natura, non giustifica la sua irrefrenabile pulsione: del suo morso è vittima sua sorella Mary. L’episodio scatena la disperazione di Jonathan che, assetato di sangue quanto di conoscenza e vendetta, decide di indagare su quello che è il vero male della città. Vampyr colpisce fin da subito per la qualità della narrazione, l’action-RPG, mette in primo piano i dialoghi gli NPC che abitano la Londra di DontNod, mostrando quanto impegno e dedizione siano stati profusi nella caratterizzazione dei personaggi.

MEDICO E VAMPIRO

Dopo le prima fasi di gioco piuttosto guidate e in cui ci viene mostrato come padroneggiare il sistema di combattimento, Vampyr mostra la sua vera natura, quella di sandbox liberamente esplorabile e suddiviso in aree. Le zone di Londra che potremo visitare saranno quattro ed ognuna avrà un personale stato di salute. Lo stato di salute è strettamente collegato a quella che è la diffusione dell’epidemia e sarà anche la nostra professione di ematologo a modificare la situazione. La duplice  natura del nostro protagonista verrà in nostro soccorso: da vampiro, Jonathan, sfrutterà i propri poteri per comprendere quale sia il legame tra l’epidemia spagnola e l’avvento di queste creature spaventose, da medico, invece, cercherà di risollevare la situazione salvando i cittadini dalla malattia attraverso la somministrazione di medicinali e cure specifiche. Saremo padroni del nostro destino, noi, in particolare, abbiamo concluso il gioco evitando di cedere alla tentazione del sangue e risparmiando la vita dei cittadini che popolano le strade della città.

SPADE, FUCILI E PALETTI

Soffermandoci sul sistema di combattimento, Vampyr pone l’accento sulla varietà di soluzioni, permettendo di sfruttare i poteri e le abilità del nostro protagonista per avere la meglio sui nemici. Il combat-system ricorda quello di The Witcher con attacchi e parate che ricoprono un ruolo fondamentale. Sarà importante ai fini degli scontri, cercare di sfondare le difese dell’avversario di turno per azzannarli e riempire la barra del sangue che ci permetterà di scatenare una moltitudine di mosse speciali. Gli strumenti di morte a disposizione si dividono in armi bianche e bocche da fuoco, con mazze ed altre armi a due mani che andranno ad occupare entrambi gli slot. Fondamentale la barra della stamina ed importante imparare a gestirla tra attacchi, parate e schivate. Vampyr da buon action-gdr propone un sistema di crescita del personaggio abbastanza dettagliato, i punti esperienza ci permettono di salire di livello e una volta trovato un rifugio per riposare, sarà possibile incrementare quelle che sono le nostre skills ed imparare nuove, mortali abilità. Abbiamo apprezzato in particolar modo il livello di sfida, mai banale: Il livello dei nostri nemici cresce di pari passo con il nostro, e questo è da considerare un plus.

CONCLUDENDO

Il dialoghi in Vampyr ricoprono un ruolo fondamentale e ci permettono, attraverso le scelte opportune, di approfondire le caratteristiche dei personaggi secondari (64 in totale), ognuno con il proprio background e con i propri segreti da svelare. Sarà possibile, grazie all’abilità di Fascinazione (quando consentito), decidere di mordere uno degli NPC ed assorbire un grosso quantitativo di punti esperienza. La scelta di sacrificare uno o più personaggi secondari, influenzerà il corso della storia, portando la campagna su binari differentiVampyr però, ha anche dei difetti, tecnicamente, nonostante un buon character design il titolo mette in luce diverse lacune. Il sistema di combattimento in alcuni tratti non è del tutto preciso, dando la sensazione che alcuni colpi non vadano a segno quando in reltà non è così. Nel complesso il titolo dei DontNod regala un’esperienza unica: grande atmosfera e una “lore” in grado di stuzzicare i palati più fini, il tutto accompagnato da un’ottima struttura di gioco, caratterizzazione ottimale dei personaggi e una colonna sonora memorabile.

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Beowulf, solo la Gloria è Eterna – Recensione https://nerdmovieproductions.it/2018/07/17/beowulf-solo-la-gloria-e-eterna-recensione/ Tue, 17 Jul 2018 08:12:29 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=58683 Beowulf è il più antico (si pensa intorno al XVII secolo) e lungo poema epico in lingua inglese arcaica sopravvissuto fino ad oggi, un racconto di gesta, di eroi e di mostri. La storia narra di questo eroe, omonimo del poema, figlio di Edgetho che arriva in terra danese per aiutare il re Hrothgar ad eliminare una bestia demoniaca, il Grendel (e poi la madre), che per molti anni ha ucciso e divorato il suo popolo. Il poema quindi è un classico racconto di eroi, di ideali valorosi, di guerrieri e di nemici da affrontare, con le classiche morali sottopelle che infondano ogni poema epico mai scritto.

Per Santiago García, quindi, la trasposizione fumettistica che oggi prendiamo in esame, non è stato altro che un sogno nel cassetto tenuto sottochiave per troppo tempo. García infatti aveva già elaborato una sua versione tempo fa, ma per vari problemi logistici non era riuscito a pubblicarla. Dopo anni e con l’aiuto delle splendide e significative matite di David Rubín, è riuscito a portare a termine la sua impresa, ricca, matura, nuova ed al contempo che rispetta il classico, l’epico ed il poema d’origine.

La storia in sé infatti non ha nulla di nuovo: il nostro eroe Beowulf, dopo 12 anni trascorsi dal primo attacco del Grendel, giunge in terra scandinava per aiutare il re Hrothgar a sconfiggere il mostro. [Piccola parentesi: per chi si chiedesse come mai tutta questa generosità, il re Hrothgar aveva aiutato il padre dell’eroe, Edgetho, che si trovava in difficoltà, e questo spiega il ricambio di spada.] Ovviamente Beowulf riesce a sconfiggere la bestia a mani nude, dato che nessun arma costruita dall’uomo poteva ucciderlo, staccandogli un braccio e lasciandolo morente. Questa non è la fine della storia, ma proprio l’inizio, poiché la madre del mostro, per vendicarsi, ritorna alla dimora, a Heorot, del re danese, per mietere altre vittime e riprendere il braccio del figlio, ormai defunto, solo per onorarne il corpo.

Il nostro amato nipote del re dei Geati dunque, con una metafora ad indicare la discesa negli inferi, affonda nei meandri della palude, dal quale provengono i ripugnanti mostri, discendenti da Caino, per uccidere finalmente anche la madre e porre fine, dopo molti anni, al terrore danese. Con un repentino salto avanti nel tempo troviamo Beowulf che da 50 anni è re dei Geati, ma il suo tempo ormai è giunto. Dopo essersi accorto dell’assenza di una coppa d’oro dal suo tesoro, un altro mostro, un lindworm, un drago serpentiforme si risveglia e aggredisce il regno del figlio di Edgetho. Pur essendo conosciuto, non vogliamo rivelarvi e rovinarvi il finale, ma ovviamente è un finale che porta con sé una morale importante. Appunto per i più curiosi: questo drago sarà da ispirazione ad un nostro amato e conosciuto scrittore che influenzerà il suo Smaug in Lo Hobbit.

In tutto questo trambusto, García è stato prima spettatore, poi analizzatore attendo dell’opera, l’ha frammentata e ricomposta usando, in modo molto circoscritto, il termine in “chiave moderna“. Si perché di moderno in fin dei conti non ha nulla, gli ideali che tratta sono dei valori imprescindibili della società dell’uomo. La lettura in chiave moderna è principalmente da attribuire al modo in cui lo scrittore ha voluto renderci partecipi degli orrori raccontati nell’opera: con una certa semplicità di comprensione, anche i più innocui animali, in questo fumetto riescono a prendere la via dell’orrido e dell’inquietudine. Si aggiunge poi l’ottima e singolare scelta di costruzione delle pagine: con queste sorta di vignette di ingrandimento che, qua e là, in ogni panel, mettono in risalto, un rumore, un suono, una breve azione oppure le percezioni della bestia del mondo circostante. Un incasellare di immagini, suoni e sensazioni a noi sconosciute, ma che ci vengono mostrate attraverso dei disegni. Sembrerà strano ma attraverso l’opera sono riuscito a percepire, sensorialmente parlando, ciò che l’eroe faceva; tramite questo escamotage si viene catapultati all’interno di un’opera muta ed apparentemente inanimata.

A contornare la forte presenza e il forte protagonismo delle immagini, dei suoni e dei colori vi è la scarsità dei dialoghi che, quando presenti, sono incisivi, diretti e senza troppi giri di parole:

García vuole farci vivere l’opera attraverso noi stessi, lui l’ha scritta ed immaginata, ma siamo noi che dobbiamo interpretarla secondo la nostra visione personale.

Cosa dire dei disegni di David Rubín. Iniziamo subito dalle basi, dai colori: rosso in tutte le sue tonalità, fino ad imbrunirsi e diventare castano e marrone, con le sue varie sfumature. Sono questi i colori della paura, del terrore e dei massacri che il nostro caro fumettista vuole sottolineare ed imprimerci nella memoria. Da una parte uno stile quasi goffo, che può far apparire il tutto molto infantile, dall’altro lo stesso stile goffo insieme a delle linee marcate, contorte e spesso alcuni dettagli in maggior risalto rendono il macabro il protagonista di quest’opera, che trasforma questo poema largamente in una sorta di, concedetemelo, “gothic poem” alla Tim Burton, dove gli opposti si incontrano. Piccolo appunto: inizialmente ad una prima lettura, molto fluida e ben bilanciata, le immagini possono spesso sembrare contorte e senza spiegazione in alcuni casi, ma se visto sotto una diversa chiave di lettura, solo di immagini, ecco che ottengono maggior importanza, spesso catapultandoti in illustrazioni del tutto astratte, ma che riescono a turbarti o disturbarti.

CONCLUSIONE

Non è un racconto da sottovalutare, non è un racconto che un amante del fumetto in generale può farsi perdere e secondo me è un buon esperimento per un neofita che si vuole avvicinare al mondo del fumetto: la lettura è piacevole e lineare, non c’è molto da capire di primo impatto; il muro lo si ha con le immagini. Purtroppo infatti, chi non è molto abituato a saper leggere le immagini perderà una chiave di lettura molto, ma molto intesa, che avvolge completamente il lettore e lo rende un personaggio della storia, ma che guarda da una bolla di vetro l’avvenirsi dei fatti. Unica pecca è la mancanza di una vera e propria caratterizzazione dei personaggi, questo perché ci si basa pressoché sugli stereotipi, sul fatto che Beowulf è l’eroe così per come ci è stato raccontato fin dall’infanzia: coraggioso, forte, impavido, dal cuore puro e saggio; per il resto dei personaggi ognuno possiede un proprio sosia nell’epica classica. Sarebbe stato interessante magari, analizzare maggiormente la psicologia di certi personaggi, senza addentrarsi troppo ovviamente, ma senza lasciare che il lettore si sforzasse di collegare una figura ad uno stereotipo già conosciuto.

I complimenti per l’opera vanno comunque anche a Tunué che ci ha portato questo graphic novel in Italia di una fattura, come sempre, eccellente: cartonatone robusto, spesso massiccio, che ha il suo peso di nome e di fatto e con una carta di qualità che non fanno mancare ai disegni uno spessore ed un peso in più

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Glow: wrestling & Lustrini- Recensione https://nerdmovieproductions.it/2018/07/10/glow-wrestling-lustrini-recensione/ Tue, 10 Jul 2018 13:31:41 +0000 http://nerdmovieproductions.it/?p=58140 GLOW è una serie televisiva statunitense creata da Liz Flahive (HomelandNurse Jackie-Terapia d’urto), Carly Mensch (Orange is the New BlackNurse Jackie-Terapia d’urto), Jenji Kohan (Orange is the New BlackWeeds) e Tara Herrmann (Orange is the New Black) per Netflix. Ha debuttato il 23 giugno 2017 e, a oggi, ha due stagioni all’attivo.

Ci troviamo di fronte all’ennesimo revival anni 80, che fa l’occhiolino a una moda diventata ormai iconica, composta per lo più da glitter, pettinature esagerate, abiti luccicanti pieni di  lustrini e paillettes. Prende spunto dall’omonima serie tv andata in onda negli anni 80, di seguito la vecchia sigla di apertura:

La Prima Stagione

Ambientata a Los Angeles nel 1985, la serie segue Ruth Wilder, un’aspirante attrice che riceve un invito per partecipare a un nuovo programma di wrestling, le Grandiose Lottatrici del Wresting (GLOW). Ruth si ritrova a dover lottare con un gruppo di donne dalla personalità eccentrica sotto la guida di Sam Sylvia, uno scorbutico regista di B movie. Sul ring Ruth si ritroverà ad affrontare anche la sua migliore amica, Debbie Eagan, ex-attrice di soap opera che è venuta a sapere della relazione extraconiugale tra suo marito e Ruth.

© Netflix

 

La prima stagione non è delle migliori. Cerca di presentare la serie, ma si dilunga troppo concentrandosi sulle storie personali delle varie protagoniste. D’altronde dai produttori di OITNB un approccio del genere è prevedibile. Spesso vengono inserite delle vicende delle quali non si capisce bene il senso, che sono usate per romanzare la storia e non hanno un’utilità precisa.

Una delle cose positive è che comunque vengono trattati diversi argomenti che hanno a che fare sia con il mondo dello spettacolo che con quello che può accadere nella vita di tutti i giorni. Nella prima stagione si parla di aborto, di razzismo, di diversità e si mettono in evidenza le difficoltà che può incontrare una donna che vuole conciliare l’eterna dicotomia: lavoro e famiglia.  Inoltre viene anche mostrata una situazione più che mai attuale, ovvero il come sia difficile per una donna entrare in un mondo considerato dai più maschile. Chi avrebbe mai dato credito a delle donne wrestler negli anni 80?

Si parla anche di omosessualità, la quale però non viene mai dichiarata, ma solo lasciata intendere.

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e sviluppati nei minimi dettagli, elemento, quest’ultimo, che comporta la non riuscita di tutti gli episodi. Insomma: vogliamo vedere incontri di wrestling, non annoiarci dietro arzigogolate bagarre sentimentali.

Il pilot lascia presagire epici incontri di lotta, ma in realtà è tutta una fuffa in quanto ci si concentra sui preparativi, l’allenamento e, come già scritto,  sulle storie delle protagoniste. La serie, per fortuna, si riprende negli episodi finali, l’ultimo  è a dir poco divertente ed “epico”,e finalmente vediamo quello per cui abbiamo aspettato tanto: un incontro di wrestling femminile, fatto di lustrini, pettinature esagerate e mosse strepitose.

La serie ha avuto successo e Glow è stata rinnovata per una seconda stagione, disponibile dal 29 giugno 2018 su Netflix, of course.

La piattaforma ha diffuso tramite il proprio canale YouTube un riassunto delle vecchie vicende, che potete vedere di seguito:

La Seconda Stagione

La seconda stagione, sono sincera, ho iniziato a vederla più per noia che per piacere, con aspettative pressoché nulle. Mi sono dovuta però ricredere: episodio dopo episodio, mi sono resa conto di avere fra le mani un qualcosa di nuovo, che parte sempre dalle vecchie vicende e manda avanti la stessa story line, ma lo fa in modo diverso, più divertente, fresco e coinvolgente.

La storia riparte da dove l’avevamo lasciata:  Ruth (Alison Brie) e Debbie (Betty Gilpin) si trovano coinvolte nella lavorazione quotidiana del fare un programma TV insieme, affrontano questioni che sono alla base della loro amicizia. Sam (Marc Maron) è ancora Sam, ma ora ha una figlia adolescente che vive con lui e venti episodi da sfornare. Il wrestling è più difficile, la posta in gioco è più alta e i capelli ancora più voluminosi.

© Netflix

 

Mentre la prima stagione era più interessata a farci conoscere i personaggi e raccontarci la loro storia, questi nuovi episodi entrano nel vivo del wrestling. Numerosi sono, infatti, i combattimenti, il tutto è sempre impregnato delle varie vicende personali, ma a questo giro vengono dati i giusti spazi.

Le wrestler sul ring interpretano personaggi stereotipati che sono in totale contrapposizione con la loro vita reale: Debbie è lontana dall’essere Liberty Bell, sta affrontando un divorzio ed una donna arrivista e spietata; così come Welfar Queen, che nella realtà è una madre che cerca di fare di tutto per poter permettere al figlio di studiare; O Arthie Premkumar  che odia così tanto il suo personaggio da cercare un escamotage per poterne interpretare uno differente. La vera star resta Alison Brie, con la sua Ruth che si trasforma nella divertentissima Zoya. Il suo personaggio evolve, come del resto tutti quelli dell’intera stagione, i quali vengono mostrati anche nel loro lato più umano.

L’unico elemento che stona è il cambio focus: nella serie viene dato ampio spazio al divorzio di Debbie e alle conseguenze che ne sono derivate, spesso si ha la sensazione che la protagonista di Glow sia proprio lei, personaggio in antitesi con Ruth, e tutto il resto sia un contorno.

A volte si cade un po’ nel trash, ma sono comunque dei momenti che non stridono e restano circoscritti a dei brevi lassi di tempo. Come nella prima stagione, anche questa tratta tematiche importanti. Questa volta si parla apertamente di omosessualità e vengono denunciate le molestie in ambito lavorativo.

La seconda stagione di Glow si va a inserire in un contesto dove, in seguito allo scandalo Weinstein, sono nati diversi movimenti di empowerment femminile. Alison Brie, a tale riguardo, ha dichiarato durante un’intervista: “C’è stato un grande tempismo e quello che accade è allineato al nostro pubblico. Ma, Le storie che il nostro show avrebbe raccontato sarebbero state le stesse. MeToo e Times’s Up sono cose che la gente dice da tempo a porte chiuse nel nostro settore. Sono felice come attrice per l’andare al lavoro ogni giorno. Ci sono donne dietro e davanti alla telecamera e anche nei ruoli manageriali a prendere decisioni. Fa una grande differenza sentirsi davvero visti e sentiti sul set ed essere padroni di se stessi ”

Insomma, questa seconda stagione, volendo usare un solo aggettivo, la si può definire “ricca”. Ricca di contenuti, di storie, di wrestling e di divertimento.

La consiglio?

Certo sì! Stringete un po’ i denti nella prima stagione e godetevi la seconda!

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