Crimes of the Future – La recensione della nuova pellicola di David Cronenberg

Il re del body horror torna a fare grande cinema

Dopo 8 anni, lontano dalla macchina da presa, David Cronenberg torna a dirigere un lungometraggio, riportando sullo schermo una pellicola del genere che lo ha reso più famoso, il Body Horror. Il regista canadese aveva abbandonato questo genere ormai da più di vent’anni, l’ultima pellicola che parlava apertamente di mutazioni era eXistenz, dopo la quale sono arrivati grandi film che si allontanavano visceralmente da questo genere. Le aspettative intorno a Crimes of the Future sono molto alte, la pellicola è stata presentata durante l’ultimo festival di Cannes e arriverà nelle nostre sale il 24 agosto.

In un futuro imprecisato i disastrosi effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici hanno modificato il corpo degli esseri umani, adesso in grado di attuare continue mutazioni. L’ex chirurga Caprice (Léa Seydoux) sfrutta la capacità del suo compagno Saul Tenser (Viggo Mortensen) di sviluppare nuovi organi per realizzare delle performance artistiche di rimozione chirurgica, in cui la coppia mostra pubblicamente la metamorfosi interna dell’uomo. Questi spettacoli d’avanguardia attirano l’attenzione di Timlin (Kristen Stewart), investigatrice del Registro Nazionale degli Organi, ma anche di un sospetto gruppo sovversivo il cui scopo è portare l’umanità al prossimo stadio evolutivo.

Non è mai facile parlare di Cronenberg e del suo cinema. Così è per Crimes of the future che dopo la visione merita e necessita di essere metabolizzato, razionalizzato e vissuto con profondo intimismo. La pellicola è l’ennesima prova che il regista canadese vive questo genere così profondamente da continuare a mutarlo ed evolverlo, non lasciandolo stagnare nella sua primordiale concezione. Questo ritorno alle origini è un’evoluzione, l’ennesima del genere, che Cronenberg ci racconta tramite immagini, suoni e e soprattutto sensazioni. Il concetto di Body Horror viene rivisitato e trasformato, diventa bellezza quasi una bellezza pura e divina, perché Crimes of the future è un cinema sulla bellezza, sulla sessualità, sul piacere e sulla carne nella sua profondità. Le mutazioni e le evoluzioni della specie umana sono un tratto distintivo che non viene più evidenziato solo come mostruosità, ma diventa un nuovo canone di bellezza, viscerale e necessario per raggiungere una nuova pacificazione con se stessi. Crimes of the future è una rappresentazione di un futuro distopico non distante da noi, una rappresentazione di una decadenza umana che diventa però salvifica evoluzione.

L’uso del mezzo è ammirevole, le scenografie di Atene si prestano perfettamente alla rappresentazione di un futuro austero e decadente che non ci pare mai troppo lontano da noi ma che comunque sembra sempre irraggiungibile. I personaggi sono perfettamente inquadrati nelle loro parti e soprattutto nelle loro perversioni sempre più profonde. Viggo Mortensen, ormai uno dei fedelissimi del regista, è straordinario nel personaggio di Saul Tenser, che si mostra sempre avvolto in un mantello e coperto fino al volto tranne nei momenti di intimità o quando deve fare arte. Le movenze, la voce, le smorfie sul viso dell’attore e la fisicità sono perfette e rapiscono lo spettatore, in una delle ennesime prove attoriali straordinarie di Mortensen. Anche la Stewart, nonostante un minutaggio risicato, rende pienamente nel ruolo della complessissima Timlin, grazie ad una incantevole performance soprattutto fisica e gestuale.

Il ritmo sorprendentemente lento ma densissimo rende perfettamente il concetto di assenza del dolore, sensazione atavica che esiste solo nei sogni più profondi delle persone più illuminate. Il dolore ha lasciato spazio al piacere nuovo e carnale, un formicolio che tramuta i patimenti di particolari macchinari fatti di nervi e ossa in piacere, un piacere così unico e affascinante che diventa arte. Questa nuova arte del corpo, questa nuova Body’s Reality, muta insieme agli uomini in una bellezza ridefinita ma che mantiene quella necessità di apparire, di sentirsi parte della nuova realtà così tanto da subire finte mutazioni mediante la chirurgia. Una nuova Body Beauty che non si limita all’apparenza esteriore ma si addentra nelle viscere, portando l’uomo sempre più oltre qui confini morali che perdono significato al cospetto del desiderio di mutare.

Cronenberg torna, uso un linguaggio che conosce e lo evolve, portando sullo schermo una pellicola confezionata bene che tra giochi di luce e scenografie suggestive ci parla tramite le immagini e i suoni, facendoci vivere sulla nostra carne quelle mutazioni che tormentano gli uni e appagano altri. Crimes of the future è un film che merita di essere visto, che va metabolizzato e assorbito. Cronenberg torna a fare Cinema e lo fa con la consapevolezza di un maestro del genere.