Ghost of Yotei prende tutto quello di buono (e di cattivo) fatto da Ghost of Tsushima e lo amplia
A cinque anni dal successo di Ghost of Tsushima, che chiudeva la generazione PlayStation 4, Sucker Punch torna sugli scaffali con Ghost of Yotei. Non un sequel diretto, ma un altro gioco con le stesse tematiche e la stessa formula, sebbene sia una nuova location e ovviamente una nuova protagonista. Disponibile dal 2 ottobre su PlayStation 5, scopriamo insieme pregi e difetti di Ghost of Yotei in questa recensione al fil di lama.
Una nuova regione…
Ambientato 300 anni dopo gli eventi di Ghost of Tsushima, ai confini settentrionali del Giappone, Ghost of Yōtei è un’esperienza indipendente con una nuova protagonista. La storia segue una mercenaria solitaria e tormentata di nome Atsu. Assetata di vendetta, viaggia attraverso gli splendidi e aspri paesaggi del Giappone settentrionale del 1600, dando la caccia a coloro che hanno ucciso la sua famiglia molti anni prima. Sedici anni dopo la morte della sua famiglia, la ricerca di Atsu attraverso Ezo la porta in terre inesplorate alla ricerca di una banda di sei fuorilegge, in maniera simile a quanto succedeva trecento anni prima sulla coste di Tsushima. Durante il suo viaggio, Atsu scoprirà alleati improbabili e legami più grandi di quanto avrebbe potuto immaginare, e imparerà molto più su se stessa, oltre alla ricerca della vendetta.

Spiace che anche per la storia, Sucker Punch abbia voluto riproporre il viaggio di vendetta già visto in Tsushima cinque anni fa, non osando mai in qualcosa di diverso. Si è voluto giocare sul sicuro, andando però a colpire negativamente coloro che erano già rimasti scottati dall’avventura di Jin.
Ancora una volta, è chiara l’ispirazione alle pellicole di Akira Kurosawa: non solo per i temi trattati ma anche per diverse inquadrature, tempi dei dialoghi e dinamiche tra i personaggi, oltre che ovviamente per i duelli uno contro uno al chiaro di luna che fanno il loro ritorno anche nel viaggio di Atsu.
… gli stessi errori
Purtroppo Ghost of Yotei ricade negli stessi errori del predecessore, a partire da un ritmo fin troppo lento e con troppe attività tra un momento di trama e l’altro. L’enorme mappa di Yotei è disseminata di attività secondarie e collezionabili (anche più del predecessore), che distraggono dalla storia principale diluendo anche esageratamente il tutto. Questo diventa una lama a doppio taglio, che potrebbe farvi abbandonare l’avventura di Atsu, oppure occuparvi fin troppo tempo per essere completato al 100%.

Fortunatamente Sucker Punch sembra aver imparato da un’errore del primo capitolo e ha finalmente aggiunto il lock sui bersagli. Si tratta di una feature fondamentale, che inspiegabilmente però resta facoltativa, e da spuntare nelle opzioni. Insomma sembra più un contentino per chi se ne lamentava che una vera e propria aggiunta. Il gameplay in generale è stato ampliato, concedendo ad atsu la possibilità di utilizzare più armi, ma queste sono vincolate a una serie di sottomenù che nelle situazioni più concitate difficilmente utilizzerete, anche a fronte di una telecamera un’altra volta non troppo reattiva.
Visivamente non si può dire nulla alla produzione di sucker Punch. Yotei è incantevole quasi quanto Tsushima, e alcuni scorci sono veramente da mozzare il fiato. Molto buono anche il doppiaggio (sia originale che italiano) e le muscihe danno la giusta atmosfera e completano un comparto tecnico quasi impeccabile.
È abbastanza deludente il fatto che Sucker Punch non abbia imparato dagli errori di Ghost of Tsushima, proponendo un titolo che è un puro More of the Same, con gli stessi pregi e difetti del primo capitolo. Non rinnovare la formula non è per forza un male, ma se passano quasi cinque anni tra un capitolo e l’altro, le aspettative purtroppo si infrangono sugli scogli di questa nuova avventura. Il titolo in se non è brutto ed è piacevole da giocare ma, in un anno pauroso come il 2025, Ghost of Yotei potrebbe non riuscire a ritagliarsi un posto al tavolo dei grandi.


