Abbiamo provato nuovamente il nuovo capitolo Capcom a un mese dal lancio, tra nuove sezioni, due protagonisti e un equilibrio inedito tra horror e azione.
Ad un mese dall’uscita di Resident Evil: Requiem siamo stati nuovamente ospiti di Capcom e Plaion per mettere mano sul nuovo capitolo della saga survival horror più famosa di sempre. Una build che si avvicina a quella definitiva e che ci ha permesso di vestire anche i panni di Leon, che proprio in Requiem farà il suo ritorno da protagonista come annunciato agli scorsi The Game Awards, alternandosi a Grace Ashcroft per svelare i nuovi misteri che si annidano a Raccoon City.
Questa nuova demo prosegue quanto avevamo visto nella nostra prova estiva in occasione della Gamescom, dandoci un assaggio ancora più succoso di quello che ci aspetterà in Resident Evil: Requiem.
Il nostro tentativo di fuga dalla Rhodes Hill Chronic Care Center continua. Grace, dopo essere stata salvata da Leon da quella inquietante figura femminile che ci dava la caccia nella sessione precedente, si ritrova ad esplorare una clinica ben più ampia di quanto sembrasse inizialmente, con numerose aree accessibili fra uffici, laboratori e zone dedicate agli ospiti della struttura. Il tutto ovviamente in compagnia di una nuova specie di non morti che infestano i corridoi della clinica e ci danno la caccia senza tregua, pronti a farci la pelle in un istante.
Questi nuovi infetti mostrano una capacità cognitiva ben sopra la media e uno strano rapporto con le fonti luminose, elemento che avevamo già avuto modo di notare durante la fuga dall’abominevole creatura mutante. Il fatto che gli zombie siano senzienti rende il tutto ancora più inquietante, soprattutto quando li si sente pronunciare frasi sconnesse nel buio più totale mentre ci aggiriamo fra le varie stanze alla ricerca di qualcosa di utile.

Abbiamo avuto anche modo di affrontare alcune varianti di queste nuove creature, come uno zombie capace di rigenerarsi diventando ancora più letale e una sorta di sirena/banshee che con il suo canto è in grado non solo di bloccare i nostri movimenti ma anche di infliggerci danni considerevoli.
A livello di gameplay quello di Grace si rifà agli ultimi capitoli della serie come Resident Evil 7 o Village, dove la visuale in prima persona, che con lei è quella di default, contribuisce a creare un’esperienza più orrorifica e immersiva grazie alla soggettiva. Come avevamo già visto è possibile cambiare la telecamera in qualsiasi momento passando a una visuale da dietro le spalle, richiamando così la struttura dei remake usciti negli ultimi anni. In questo caso l’esperienza risulta meno angosciante sul piano della paura ma più affidabile dal punto di vista del gameplay, permettendo azioni più rischiose quando si tratta di evitare gli zombie e magari risparmiare qualche proiettile, che come sempre tende a scarseggiare sul più bello.

Con Grace, oltre a risolvere i classici enigmi necessari per ottenere le chiavi utili a proseguire la fuga, avremo modo di interagire con l’ambiente e utilizzare le risorse raccolte per creare oggetti curativi o munizioni. Il sistema di analisi e potenziamento spinge il giocatore a esplorare ogni ambiente con attenzione alla ricerca di qualsiasi elemento utile alla sopravvivenza.
Nonostante Grace non sia una combattente esperta come Leon, in questa nuova demo abbiamo potuto conoscere un personaggio capace di adattarsi alle varie situazioni, grazie ad azioni contestuali che le permettono di liberarsi momentaneamente dalla presa dei nemici, respingerli quando sono troppo vicini o utilizzare coltelli monouso per bloccarne gli attacchi più pericolosi. Sebbene questo possa far pensare a una semplificazione delle dinamiche survival horror, le occasioni per morire in Resident Evil: Requiem non mancheranno assolutamente.

Di tutt’altra pasta è fatto Leon, che torna con qualche anno in più sulle spalle dopo gli eventi di Resident Evil 6, pronto a dare man forte a Grace e a scoprire i nuovi misteri che aleggiano su Raccoon City. Con lui abbiamo avuto anche modo di osservare più da vicino Victor Gideon, il misterioso personaggio incappucciato apparso nei trailer e che si preannuncia come uno dei villain principali di questa nuova avventura. Fra richiami alla Umbrella e nuove mutazioni del T-Virus, Gideon ha saputo incuriosirci nei pochi minuti concessi, lasciandoci con il desiderio di saperne di più sulla nuova storia e sul suo ruolo.
Se per ora il racconto va parcheggiato in attesa di sviluppi nel gioco completo, siamo rimasti invece piacevolmente colpiti dal gameplay di Leon e da come questo spezzi in modo netto i ritmi più tradizionali della serie, abbracciando una struttura decisamente più action e coerente con il personaggio. La sua visuale di default è in terza persona e punta a valorizzare la componente shooting, che resta comunque in linea con quella di Grace. La vera differenza sta nella fisicità di Leon e nelle sue abilità corpo a corpo, che gli consentono di affrontare i nemici a colpi di accetta ed eliminarli tramite finisher estremamente spettacolari. Il combattimento “melee” rimane meno efficace rispetto alle armi da fuoco in termini di danno, basti pensare alla devastante potenza del fucile a pompa capace di smembrare i nemici con un singolo colpo, ma rappresenta comunque una valida alternativa per risparmiare munizioni preziose.

A differenza dei coltelli di Grace, l’accetta di Leon non si distrugge con l’uso ma perde affilatura, che può essere ripristinata tramite una “cote” in pieno stile Monster Hunter (concedeteci il paragone), permettendo così di continuare a fare a pezzi i nemici. Sempre rispetto a Grace, le sezioni con Leon ci hanno messo di fronte a gruppi più numerosi di avversari e a situazioni da vera e propria orda zombie, sfruttando un sistema di combattimento più dinamico e un arsenale decisamente più ricco. Al contrario Grace resta confinata in una dimensione più marcata da survival horror, anche a causa di un inventario estremamente ridotto che obbliga a fare affidamento sulle classiche casse presenti nelle safe room.
Per quanto sia ancora presto per comprendere appieno gli equilibri di Resident Evil Requiem e l’impatto che avranno le sezioni di Leon rispetto a quelle di Grace, abbiamo apprezzato fin da subito il modo in cui le due storie si alternano e il dinamismo del racconto nel passare da un personaggio all’altro, creando piccoli cliffhanger capaci di tenere alta la tensione. Avremmo voluto avere anche un assaggio dell’atteso ritorno a Raccoon City, ma ci siamo dovuti accontentare delle patinate atmosfere della clinica, pronte a mutare anch’esse non appena la nuova infezione inizia a dilagare fra i suoi corridoi, trasportandoci di botto nel pieno delle atmosfere “residenteviliane” più classiche. Come in precedenza, abbiamo apprezzato notevolmente tutto il sistema di illuminazione che qua contribuisce a rendere tutto estremamente cupo e spettrale. Proprio in considerazione dell’effetto della luce sui nuovi zombie e sui nemici più grossi (almeno in questa sezione del gioco) quest’ultima ha un ruolo decisamente da protagonista.
Questa ultima prova di Resident Evil Requiem ci ha permesso di avere un quadro più chiaro sullo stato del gioco e sulle sue principali novità. Se Grace rappresenta la classicità della serie, Leon incarna una rottura volutamente più action che non ci aspettavamo, ma che alla luce delle premesse siamo pronti ad accogliere con molto interesse. Manca ormai solo un mese all’uscita e la curiosità è sempre più alta, così come il desiderio di scoprire quanto questo capitolo riuscirà a delineare il futuro della saga di Resident Evil.

