Code Vein II – La Recensione

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Code Vein torna con un Action RPG post apocalittico, che tenta la strada dell’open world!

Nel pieno boom dei soulslike nati sulla scia di Dark Soul, il mondo videoludico ha iniziato ad emulare la formula del “classico” di FromSoftware, cavalcandone in qualche modo il successo, reinterpretandone il modus operandi. Fra i primi a cogliere i segni di questa nuova “wave” è stata Bandai Namco, che con il primo Code Vein si muoveva nello stesso campo d’azione di Dark Soul, con un approccio più attento però alla narrativa e uno stile grafico “anime” che donava al gioco una sua forma identitaria.

In questi anni però panorama dei soulslike è fortemente cambiato, laddove l’impatto di FromSoftware ha subito una seconda ondata con la venuta di Elden Ring, con uno “shift” del genere tendente a quello degli open world. A distanza di 6 anni dalla sua uscita, Bandai Namco ci riprova, rispolverando il suo Code Vein con un seguito che sembra strizzare l’occhio al titolo di Miyazachi.

È tempo di andare a caccia di Orrori, con la nostra recensione di Code Vein II.

Decidendo di mettere da parte le avventure del primo capitolo per concentrarsi su una storia completamente inedita, Code Vein II si apre in un futuro cupo e devastato. Risvegliati senza alcun ricordo del nostro passato, facciamo la conoscenza di Lou, una Rediviva venuta in nostro soccorso, che ci riporta in vita donandoci metà del suo cuore. Sarà proprio grazie a lei che inizieremo a comprendere cosa stia accadendo al mondo.

Cento anni prima, una calamità nota come la Rinascita si è abbattuta sul pianeta, corrompendo tutto ciò che incontrava sul suo cammino e trasformando gli esseri viventi in mostri chiamati Orrori. Con la società ormai al collasso, emersero i Redivivi, una civiltà vampiresca che tentò di sigillare la Rinascita, riuscendo temporaneamente a contenerne l’espansione distruttiva.

Una vittoria di Pirro, se vogliamo, poiché la Rinascita continuò a proliferare fino a spezzare il sigillo che la imprigionava, dando origine a un nuovo e disperato conflitto per fermarla definitivamente. Questo portò al sacrificio di quattro eroi leggendari, rinchiusi all’interno di misteriose crisalidi, dove ancora oggi consumano la propria essenza vitale per mantenere la Rinascita sotto controllo.

Tuttavia, il potere degli eroi sta lentamente svanendo, e con esso l’equilibrio del mondo, aprendo la strada a eventi catastrofici e distruttivi. Ed è qui che entriamo in gioco noi. Grazie ai poteri di Lou, potremo viaggiare indietro nel tempo di cento anni, prima del Tumulto, la battaglia decisiva per sigillare la Rinascita, con l’obiettivo di scoprire come liberare le crisalidi nel presente e scongiurare la distruzione totale del mondo.

Come per il primo Code Vein, anche questo secondo capitolo punta l’accento su una narrativa sempre presente e ben corposa. L’idea alla base del gioco è quella di muoversi fra due linee temporali distinte che ci raccontano due volti della stessa medaglia. Da una parte gli effetti distruttivi del Tumulto e le sue ripercussioni nel presente, dall’altra il dramma del sacrificio dei quattro eroi nel tentativo disperato di salvare il mondo e quello che ne resta. E questo aspetto funziona particolarmente, perchè ci permette di conoscere meglio alcuni aspetti della storia e di entrare in diretta connessione con i suoi protagonisti, con i quali avremo l’occasione di combattere fianco a fianco durante i loro archi narrativi. Anche i ritmi della storia sono ben sostenuti, senza che, come spesso succede quando si parla di mondi aperti, questa venga annacquata per colpa dell’esplorazione e degli eventi secondari.

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Per evitare ciò, quando torneremo nel passato, le nostre azioni saranno limitate all’area relativa a quel determinato eroe, un paletto necessario proprio per mantenere una certa continuità narrativa. E in un contesto come quello degli open world non sempre è facile mantenere questo bilanciamento fra storia e gameplay.

Seguendo le orme di Elden Ring, Code Vein II dice addio alla struttura basata su dungeon interconnessi per abbracciare una formula più aperta e fortemente orientata all’esplorazione. Questo cambiamento impatta in modo significativo sull’esperienza di gioco, aumentando progressivamente il peso dell’esplorazione e delle attività ad essa collegate. Se da un lato il mondo di gioco non colpisce particolarmente per messa in scena, proponendo un immaginario post apocalittico che sa di già visto, dall’altro le fasi esplorative riescono comunque a restare stimolanti e a trasmettere un costante senso di scoperta. Gran parte di questa esplorazione è veicolata attraverso le numerose missioni secondarie disponibili, che spingono il giocatore verso gli angoli più remoti della mappa, sempre con la promessa di qualcosa da scoprire una volta giunti a destinazione.

Sebbene manchi un sistema di checkpoint solido e ramificato come quello visto in Elden Ring, capace di alleggerire il ciclo di morte e ripartenza, la mappa di gioco è comunque costellata da numerosi Vischi, gli equivalenti delle Grazie, nei quali rinascere, riposare ed eseguire tutte le operazioni legate al potenziamento del personaggio, oltre a sfruttarne i vantaggi del viaggio rapido, per muoversi con rapidità. Ma non solo. In Code Vein 2 fa il suo debutto anche una fiammante motocicletta, che può essere usata non solo per spostarsi ad alta velocità fra una zona e l’altra, ma anche planare in salto per raggiungere aree altrimenti inaccessibili.

Negli archi narrativi l’azione torna invece su una scala più vicina a quelle del primo capitolo, sebbene anche qui il design dei dungeon, tra aree interconnesse, scorciatoie e zone segrete, non riesca mai a distinguersi per qualità del level design, risultando piuttosto lineare e anonimo.

Per quanto riguarda il gameplay, siamo di fronte a una netta evoluzione rispetto alle meccaniche del primo capitolo. La base resta la stessa, quella di un action RPG solido e ben strutturato che riprende gli stilemi dei soulslike e privilegia combattimenti ragionati, nei quali affrontare più nemici con superficialità equivale quasi sempre a una morte certa.

La complessità aumenta però quando entrano in gioco i numerosi elementi del sistema di combattimento, che introducono una grande quantità di meccaniche e terminologie, con il giocatore che fin dalle prime ore si trova a dover assimilare troppi dati, con il rischio di sentirsi inizialmente sopraffatto.

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Come nel primo capitolo, al centro dell’esperienza troviamo i Codici Sanguigni, ovvero la manifestazione dei poteri del redivivo. Questi rappresentano di fatto la classe del personaggio, dal momento che la crescita di livello avviene in maniera automatica e non consente di intervenire direttamente sulle singole statistiche. È proprio attraverso l’applicazione dei Codici Sanguigni che andremo a modificarne i vari attributi, specializzando il personaggio e cambiandone in modo netto lo stile di combattimento. L’impatto si riflette soprattutto sui valori massimi di Icore, l’equivalente del mana utilizzato per attivare le abilità, oltre che sulla difesa e sul peso trasportabile. Quest’ultimo aspetto influisce direttamente sulle azioni evasive e sul tipo di rotolata eseguibile in combattimento (a.k.a il fat roll).

Nel corso dell’avventura si ottengono numerosi Codici Sanguigni, che spingono alla sperimentazione e alla ricerca di quello più adatto al nostro approccio. Ognuno può inoltre essere potenziato, aumentandone la competenza e sbloccando varianti ancora più efficaci, ampliando così le possibilità offerte dal sistema di gioco. Una volta scelto il Codice Sanguigno è il momento di passare agli equipaggiamenti, che rappresentano l’altro pilastro fondamentale nella costruzione del personaggio.

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Si parte dalla difesa e dai Simulacri Difensivi, strumenti che svolgono un ruolo assimilabile a quello degli scudi. Ne esistono diverse categorie e, in base a quello equipaggiato, cambiano in maniera sostanziale le modalità di parata. I simulacri più tradizionali consentono di bloccare gli attacchi nemici consumando stamina. Se la parata viene eseguita con il giusto tempismo è possibile spezzare la postura dell’avversario, aprendo una preziosa finestra offensiva. Al contrario, una parata imprecisa porta ad un consumo completo della resistenza, impedendo temporaneamente l’esecuzione di ulteriori azioni.

Proseguendo nel gioco si ottiene accesso a Simulacri Difensivi sempre più specifici, capaci di modificare radicalmente il modo di difendersi. Alcuni permettono esclusivamente l’esecuzione di parry, richiedendo grande precisione e tempismo, con il rischio di incassare il colpo pieno in caso di errore. Altri rinunciano del tutto alla difesa diretta, offrendo invece una schivata elusiva in grado di attraversare gli attacchi nemici, al costo però di un elevato consumo di Icore. Anche in questo caso la scelta del simulacro risulta cruciale, influenzando in modo significativo lo stile di combattimento e il set di azioni realmente disponibili durante gli scontri.

La componente offensiva dell’equipaggiamento offre un’ampia libertà di scelta grazie ad un arsenale variegato che include spade, spadoni, martelli e soluzioni più particolari come le baionette, capaci di colpire i nemici anche a lunga distanza. Ogni arma può essere potenziata dal fabbro utilizzando specifici materiali di forgiatura, migliorandone parametri come l’attacco o l’assorbimento del sangue nemico. È inoltre possibile infondere qualità elementali o potenziare i simulacri da combattimento dell’arma stessa, inserendo nuove abilità che consumano Icore e ampliano il ventaglio di skill offensive disponibili, risultando particolarmente utili negli scontri più intensi. L’accesso successivo a un secondo slot dell’arma permette inoltre di sperimentare combinazioni differenti, aumentando ulteriormente la profondità del sistema.

La disanima dell’inventario continua con i Simulacri Ereditati, armamenti secondari che fanno largo uso dell’Icore ma offrono non solo una potenza d’attacco elevata, bensì anche azioni aggiuntive in grado di migliorare l’approccio alle battaglie. Equipaggiando l’Arco Lungo dello Statista, ad esempio, è possibile scagliare frecce di luce contro i nemici distanti, utile per isolare un bersaglio e separarlo dal gruppo. L’ascia da battaglia consente invece di creare un campo di forza sul terreno che imprigiona temporaneamente i nemici, concedendo qualche secondo di respiro e la possibilità di attaccare senza pressioni immediate.

Esistono poi le Gabbie, strumenti fondamentali che permettono ai cacciatori di Redivivi di eseguire le azioni di prosciugamento dei nemici. Queste non servono solo a recuperare l’Icore necessario per attivare le abilità speciali, ma diventano centrali quando si riesce a sbilanciare l’avversario rompendo la sua postura, consentendo l’esecuzione di un potente attacco speciale in grado di ridurre drasticamente la barra vitale. Anche le Gabbie sono numerose e ognuna incide su statistiche differenti, variando per raggio d’azione e quantità di Icore recuperato, influenzando in modo diretto il ritmo del combattimento.

Oltre a questi sistemi, il gioco offre numerose opzioni dedicate al potenziamento del personaggio e dell’inventario, elementi che richiedono tempo ed attenzione man mano che l’esperienza introduce tutte le possibilità disponibili.

A differenza del primo capitolo, Code Vein II rinuncia alla componente cooperativa. Una decisione sicuramente sofferta, dato che il gioco in compagnia rappresenta spesso un valore aggiunto, ma che in questo caso pesa meno del previsto. Il motivo risiede nella presenza costante di un compagno controllato dall’intelligenza artificiale, che accompagna il giocatore per tutta l’avventura offrendo supporto attivo. I compagni salgono di livello insieme al protagonista e vengono influenzati dalla Gabbia equipaggiata, offrendo abilità attive e passive che migliorano nel tempo approfondendo il legame che si crea con loro. È possibile impiegare i compani in due modalità differenti. Nella prima combattono al nostro fianco, attirando spesso l’attenzione dei nemici e concedendo spazio per curarsi o attaccare senza interferenze. Optando per la fusione, invece, il giocatore affronta gli scontri in solitaria, ottenendo in cambio un incremento diretto della propria potenza. La scelta dell’approccio resta completamente nelle mani del giocatore, che può decidere se vivere un’esperienza più vicina ai canoni classici del genere o affidarsi al supporto della CPU simulandone una cooperativa.

I compagni risultano particolarmente utili negli scontri contro i boss, specie in quelli legati alla storia, spesso molto aggressivi, che richiedono studio, attenzione e un utilizzo accorto delle difese. In queste situazioni entra in gioco l’Offerta Rigenerativa. Quando i punti vita del giocatore raggiungono lo zero, il compagno può sacrificare temporaneamente la propria presenza in battaglia per riportarlo in vita. Dopo l’utilizzo, il compagno resta fuori combattimento per alcuni istanti, lasciando il giocatore solo ad affrontare lo scontro. L’Offerta Rigenerativa offre quindi una seconda possibilità da gestire in modo strategico. È possibile abusarne, ma ogni rigenerazione riduce la quantità di vita recuperata e allunga i tempi di ricarica del compagno, aumentando il rischio di una sconfitta definitiva. Come da tradizione del genere, alla morte il mondo di gioco si resetta e le risorse, qui chiamate foschia, devono essere recuperate rapidamente per evitare di perderle in modo permanente.

Nel complesso Code Vein II mette sul piatto molte più idee rispetto al primo capitolo, offrendo un gameplay profondo e altamente scalabile in base allo stile di combattimento del giocatore. Dove però mostra il fianco è nella struttura dell’avventura, altalenante sotto il profilo ludico. Se le fasi narrative risultano coinvolgenti e i boss ad esse collegati rappresentano sfide ben calibrate, l’esplorazione della mappa appare meno incisiva, riproponendo spesso gli stessi nemici e perdendo parte dell’effetto sorpresa. In questo contesto la meccanica dell’Offerta Rigenerativa contribuisce in parte ad addolcire la sfida tipica dei soulslike, sebbene le occasioni per morire non manchino assolutamente.

Il problema più evidente di Code Vein II resta però la resa tecnica. Il gioco si inserisce nella lunga lista di titoli che faticano a trovare un equilibrio stabile con Unreal Engine 5 su console. Anche selezionando una modalità grafica pensata per privilegiare il frame rate, le prestazioni risultano instabili. La scelta di un mondo aperto sembra aver inciso negativamente sulla qualità complessiva, con frequenti cali di fluidità che compromettono la precisione richiesta per parate e parry, ed un’immagine a schermo tende spesso a risultare sporca e sgranata, probabilmente a causa di una risoluzione dinamica che punta troppo verso il basso.

Anche il world design soffre di una direzione artistica discontinua. Ad una buona caratterizzazione dei protagonisti e dei boss in pieno stile anime, si affiancano un bestiario poco memorabile e un mondo post apocalittico che fatica a lasciare il segno. Sommando questi aspetti ai problemi tecnici, l’esperienza complessiva ne risente. A risollevare parzialmente l’atmosfera interviene il comparto musicale, che riprende alcune delle tracce più riuscite del primo capitolo e contribuisce a rafforzare il tono disilluso e drammatico della narrazione.

Analizzando Code Vein II per il suo gameplay e per le novità introdotte, ci troviamo davanti a un seguito solido ed a un’evoluzione coerente del primo capitolo. La storia articolata su due linee temporali, l’elevata personalizzazione del personaggio e le possibilità offerte dal sistema di combattimento rappresentano gli elementi più interessanti di questa nuova avventura. I limiti maggiori restano legati alla componente tecnica, che neanche la modalità più performante riesce a mitigare del tutto. Resta la speranza che con i prossimi aggiornamenti, Bandai Namco riesca a risolvere queste criticità, permettendo ai giocatori

Code Vein II è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.

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Code Vein II – La Recensione
Pro
Un soulslike dallo stile anime decisamente unico.
Sistema di combattimento strutturato e aperto alla completa personalizzazione.
Storia coinvolgente che si svolge su due piani temporali differenti.
Contro
Tecnicamente soffre di diversi problemi di frame rate e risoluzione.
L'ambientazione non brilla per idee e realizzazione.
I compagni a volte semplificano un po' troppo certi combattimenti.
7.8
Voto