Devil May Cry, la Recensione della stagione 1

Devil May Cry di Netflix spinge l’accelleratore sulla musica e l’azione, ma traballa spesso nelle animazioni

Adi Shankar si è guadagnato l’onere di portare a schermo i videogiochi più famosi in versione animata per farli conoscere al grande pubblico. Così, dopo Castlevania e Far Cry, il prossimo progetto del regista è Devil May Cry.
La serie di Capcom è arrivata al quinto capitolo (più uno) ed ha sempre spinto sull’azione, tanto da inventare e consolidare un genere, quell odello Stylish Action, per l’appunto. Amata da tanti, riuscirà Shankar a farla apprezzare ancora di più aggiungendo ulteriore trama al tragico passato del figlio di Sparda?

Non si tratta della prima avventura animata di Dante, che è stato già protagonista di un adattamento in 12 episodi nel 2007, ma è qualcosa di (per ora) scollegato e, proprio come Castlevania, un punto d’accesso per nuovi spettatori (e/o giocatori). Scopriamo insieme quindi pregi e difetti di questa stagione 1 del Devil May Cry di Netflix, disponibile da oggi, 3 aprile, in tutto il mondo.

Il Dante di Adi Shankar è giovane e alle prese coi suoi primi incarichi. Non sa ancora delle sue origini, e vive spensierato tra uno scontro demoniaco e l’altro. Quando un crudele coniglio decide di dare la caccia al suo medaglione, ultimo cimelio lasciatogli dalla madre, Dante dovrà vedersela non solo con demoni più forti del solito, ma anche con la DARKCOM. Si tratta di un’organizzazione militare al servizio del governo americano, tra cui milita anche Mary Arkham, ovvero Lady, altro personaggio iconico della serie Capcom.

Questa prima stagione di Devil May Cry serve per lo più da origin story, un modo che ha Shankar di presentare l’universo di Dante e fargli scoprire i poteri, ampliando la lore e riscrivendo alcuni aspetti dei personaggi. Lady è molto diversa da come appare nei giochi, e al momento non ci è dato sapere come si evolverà in futuro ma, se siete legati al personaggio del videogioco potreste non apprezzarne i cambiamenti.

Per quanto riguarda il resto, la trama scorre semplice e senza intoppi per tutti e otto gli episodi, lasciandosi guardare grazie al mix d’azione e umorismo trash tipico dei blockbuster action di inizio anni duemila. Un trash che nei videogiochi c’è sempre stato e che qui viene ripreso più volte, tra citazioni e battute del giovane Dante.

Rock ‘n Roll

A far da padrona in questa prima stagione è però la musica. A partire dalla sigla, che scomoda i Limp Bizkit, al nuovo brano inedito degli Evanescence, le canzoni sono scelte in maniera certosina a seconda del momento. Fa eccezione solo una canzone dei Green Day, utilizzata forse in maniera raffazzonata rispetto al resto. Per le animazioni invece i ldiscorso è diverso ed evidente già dal trailer. Ci troviamo ancora una volta su un’altalena, che passa da scontri ben animati a figure che sembrano attaccate con lo scotch a uno sfondo in CGI, e solo l’episodio 6 prova a fare qualcosa di veramente diverso dall’animazione moderna. Studio Mir ha comunque fatto una buona prova, sebbene questa stagione di Devil May Cry non sia destinata a rimanere negli annali.

La stagione 1 di Devil May Cry mostra quanto Adi Shankhar è fan della serie Capcom, sebbene si prenda molte libertà, soprattutto sul personaggio di Lady. Se da un lato abbiamo un ottimo comparto sonoro (e un altrettanto riuscito doppiaggio italiano) le animazioni sono spesso altalenanti, passando da buone sequenze action a mix di grafica tradizionale su sfondi CGI che lasciano spesso interdetti. Se la serie dovesse proseguire, speriamo abbia un costante miglioramento come avvenuto per Castlevania.

La Stagione 1 di Devil May Cry è disponibile su Netflix a partire da oggi, 3 aprile