Le avventure di Dragon Quest VII rivivono in questa avventura “reinterpretata”!
Square Enix negli ultimi tempi ci sta dando veramente giù con Dragon Quest, con una serie di operazioni di restauro e valorizzazione dei vecchi giochi della serie pensate per riproporli non solo ai fan storici ma anche alle nuove generazioni di giocatori. Abbiamo visto con la trilogia di Eldritch come l’intenzione fosse quella di svecchiare i primi capitoli della serie portando diverse novità a livello di gameplay e di racconto e mantenendo allo stesso tempo quell’aura retrò grazie a una delle grafiche HD-2D più belle realizzate da Team Asano e ARTDINK. Nel giro di un mese potremo invece mettere le mani su un nuovo remake di Dragon Quest VII che arriva così alla sua terza reinterpretazione, guadagnandosi il titolo di “Reimagined” e suggerendo già dal nome diverse novità in serbo.
Uscito nel 2000 sulla prima PlayStation, Dragon Quest VII arrivò a fine ciclo vita della console Sony e, complice una distribuzione altalenante che ne impedì l’uscita in Europa, fu uno di quei capitoli di passaggio spesso ignorati dai più, al contrario dell’ottavo episodio arrivato in pompa magna anni dopo nel pieno boom dei JRPG 3D. Nel 2013, e tre anni dopo in Europa, Square Enix propose un primo remake su Nintendo 3DS introducendo numerosi cambiamenti per migliorare uno dei capitoli più lunghi e complessi dell’intera serie.
A distanza di 26 anni dalla sua uscita originale torna Dragon Quest VII con un secondo remake il cui intento è quello di ripensare l’intera avventura donandole una nuova dimensionalità soprattutto a livello narrativo. Si tratta di uno dei capitoli più ricchi della saga e una normale run, senza soffermarsi troppo sui contenuti secondari, supera con facilità le 100 ore, dando un’idea della profondità e della quantità di eventi che caratterizzano questa avventura.

Con l’uscita della demo del gioco, disponibile su console e PC, abbiamo potuto mettere le mani su questa nuova versione Reimagined per scoprire alcune delle novità introdotte.
Fin dai primi minuti ci si accorge di quanto la mano del restauro sia andata giù abbastanza pesante con il taglia e cuci, snellendo e rimpastando alcuni eventi del prologo, che vedrà il protagonista e il giovane principe Kiefer vivere le loro giornate sull’isola di Estard alla ricerca di qualche mistero da risolvere. Questo spirito d’avventura li porterà ad esplorare i resti del Tempio dei Misteri, un luogo antico e abbandonato che nasconde segreti destinati a cambiare le loro vite. Dopo aver recuperato alcune strane tavolette, i due insieme all’amica Maribel si ritroveranno catapultati su un’isola mai vista prima dando finalmente forma al loro desiderio di esplorazione.

Già in questa fase introduttiva si notano diversi cambiamenti al racconto pensati per rendere lo scorrere della storia più veloce e immediato. Alcuni eventi sono stati riscritti per approfondire meglio i personaggi e dare maggiore centralità ai protagonisti, mantenendo però intatta l’identità dell’opera originale. Nonostante i cambiamenti, i fan del gioco si sentiranno subito a casa anche grazie a linee di dialogo che, dove possibile, seguono per intero l’adattamento della versione 3DS. Da queste prime ore abbiamo apprezzato questa nuova visione dell’avventura e siamo curiosi di scoprire tutte le differenze del racconto che, come già anticipato dai trailer, avranno un impatto importante su uno dei protagonisti, il principe Kiefer, dove appare di sfuggita in un’inedita versione adulta.
Anche a livello di gameplay la demo introduce diverse novità che rielaborano il sistema di combattimento della versione 3DS rendendolo più moderno. È possibile velocizzare le battaglie o automatizzarle lasciando il controllo alla CPU. All’inizio del gioco è inoltre possibile personalizzare diversi parametri della partita, dalla difficoltà generale alla quantità di esperienza ottenuta, permettendo di adattare l’esperienza sia a chi cerca una sfida più intensa sia a chi vuole concentrarsi maggiormente sulla storia.

Il sistema di combattimento rimane quello classico a turni della serie con numerosi miglioramenti di qualità della vita e l’impostazione prese in prestito da Dragon Quest XI S. Ogni personaggio parte con una vocazione iniziale che potrà essere cambiata nel corso dell’avventura per migliorare le statistiche e apprendere nuove abilità utili sia in battaglia sia durante l’esplorazione. Una delle novità più interessanti è la possibilità di equipaggiare una seconda vocazione, funzione non ancora disponibile nella demo ma destinata ad ampliare notevolmente le opzioni di personalizzazione del party. Ogni vocazione possiede inoltre abilità passive uniche che si attivano automaticamente quando il personaggio entra in stato di frenesia dopo essere stato colpito più volte dai nemici. Il protagonista ad esempio può attivare la Devozione Oceanica creando uno scudo protettivo per il gruppo che bloccherà il primo colpo in arrivo, mentre Maribel, grazie a Occhio Attento, ignora le resistenze avversarie aumentando l’efficacia dei suoi attacchi elementali.
Gli scontri iniziano non appena si entra in contatto con i nemici presenti sulla mappa, ma anche qua troviamo qualche piccola novità. È possibile attaccare preventivamente gli avversari ottenendo un turno extra e, se il livello del party è molto superiore a quello dei mostri, entra in gioco il Colpo Improvviso che elimina immediatamente la minaccia assegnando comunque esperienza e punti vocazione in misura ridotta. I Mostri Minacciosi, riconoscibili per una colorazione vistosa, ricompensano invece con Cuori di Mostro, oggetti equipaggiabili che forniscono abilità aggiuntive come una maggiore probabilità di eseguire colpi critici o la possibilità di evitare la morte in caso di attacchi letali.

La demo si conclude dopo circa quattro ore di gioco che coprono il prologo e l’esplorazione della prima isola emersa, Rolanville. Ottima la possibilità di salvare i progressi fatti nella demo e poter riprendere l’avventura nel gioco completo appena sarà disponibile.
Dove Dragon Quest VII è stato davvero stravolto è nel comparto grafico, con un remake che interviene in profondità per donare nuova vita visiva a un’opera già molto gradevole dopo il primo rimaneggiamento su Nintendo 3DS. L’intero mondo di gioco è stato concepito come un enorme diorama con personaggi che sembrano bambole animate. La sensazione è quella di osservare un giocattolo che prende vita all’interno di un mondo in miniatura nel quale il livello di dettaglio è sorprendente e la resa da modellino è possibile grazie a un uso efficace della profondità di campo che concentra l’azione al centro dello schermo. Il design dei personaggi richiama le linee dei disegni di Akira Toriyama anche se in questa nuova versione, soprattutto per quanto riguarda i personaggi umani, perde in parte il suo tratto distintivo e in alcuni casi risulta meno riuscito, come per Kiefer. I nemici invece beneficiano maggiormente di questa nuova direzione artistica e funzionano alla perfezione in pieno stile Dragon Quest.

Se le musiche restano grossomodo quelle delle versioni precedenti riorchestrate dalla Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, la vera novità è il nuovo doppiaggio disponibile sia in inglese sia in giapponese, quest’ultimo decisamente più efficace e capace di rendere l’esperienza ancora più immersiva.
Dopo questo primo assaggio siamo pronti ad avventurarci completamente nel mondo di Dragon Quest VII Reimagined e non vediamo l’ora di scoprire tutte le novità inserite da Square Enix e il modo in cui la storia e gli eventi cambieranno rispetto al titolo originale. Per quanto visto finora il lavoro svolto è di grande qualità e il rimaneggiamento del racconto riesce a riproporre in maniera più snella gli stessi eventi del passato. Dopo la trilogia HD-2D, Dragon Quest VII Reimagined rappresenta un altro passo importante nel percorso di riscoperta della serie e dal 5 febbraio potrebbe diventare il vostro nuovo capitolo preferito di Dragon Quest.

