Finalmente la nuova avventura di Samus è qua tra noi!
La serie di Metroid, e più in particolare quella di Prime, nonostante sia molto amata dal grande pubblico di Nintendo ha sempre avuto un un percorso turbolento e non sempre facile, a partire proprio da primo capitolo la cui uscita iniziale era prevista per Nintendo 64, per poi slittare su Game Cube dopo che lo sviluppo ripartì da zero, non riuscendo a convincere le alte sfere Nintendo del lavoro fatto fino a quel punto. E una sorte simile è toccata anche a Metroid Prime 4: Beyond, che ha vissuto un travaglio lungo 8 anni, diventando insieme ad Hollow Knight: Silksong, uno di quei giochi “meme” che rappresentano un po’ il mondo vaporware del videogioco.
Fortunatamente, fra gli alti e i bassi dello sviluppo, Metroid Prime 4: Beyond ha trovato la sua strada, uscendo sia su Nintendo Switch che Switch 2 lo scorso 4 Dicembre, permettendoci così di mettere mano sulla nuova avventura di Samus Aran.
Nuovamente alle prese con la minaccia dei Pirati Spaziali, Samus unisce le forze con la Federazione Spaziale sul pianeta Tanamaar per difendere un centro di ricerca preso di mira dalle truppe guidate da Sylux, una vecchia conoscenza della cacciatrice di taglie. Respinto l’attacco, un misterioso artefatto si attiva e trasporta tutti coloro che si trovavano nel suo raggio d’azione sul pianeta Viewros. Qui Samus entra in contatto con l’ultimo sopravvissuto della civiltà Lamorn che, riconoscendo le sue capacità, le affida il compito di proteggere l’eredità di questa antica razza aliena. Per portare a termine la missione le viene concesso il potere psichico dei Lamorn, che le permette di interagire con l’ambiente e superare le prove necessarie per trovare la strada di casa.

Metroid Prime 4: Beyond prosegue le avventure di Samus dopo la conclusione del terzo capitolo, dando questa volta grande risalto a Sylux e valorizzando due spin-off minori come Hunters e Federation Force, che acquisiscono finalmente un maggior peso narrativo all’interno dell’universo di Metroid. Cambia anche l’impostazione del racconto, che inserisce Samus in un contesto più corale e introduce per la prima volta comprimari che in alcune situazioni affiancano la protagonista durante la sua missione. Pur non essendo frequenti, questi momenti rafforzano la percezione di Samus come figura eroica e inarrivabile attraverso lo sguardo dei soldati scelti della Federazione, che la vedono come incarnazione dei buoni valori e della giustizia. Questo equilibrio viene però in parte indebolito dal mutismo videoludico di Samus, che in un contesto simile riduce l’efficacia di alcuni scambi di battute.
Sul piano ludico l’avventura rispetta però in pieno i canoni della serie. Samus, come da tradizione, viene privata delle sue abilità e spetta al giocatore riconquistarle fino a trasformarla nuovamente in una macchina da guerra. I nuovi poteri psichici trovano un impiego concreto soprattutto nella risoluzione dei puzzle ambientali e in alcuni scontri con i boss. Grazie a queste abilità è possibile guidare particolari proiettili sfruttando il bullet time, colpire più bersagli in sequenza, attivare interruttori o raggiungere zone altrimenti inaccessibili. A questo si affiancano le capacità classiche della serie, come i missili con varianti elementali, la morfosfera per muoversi nei condotti, le smart bomb e il rampino, strumenti indispensabili per affrontare le sfide proposte dai diversi biomi di Viewros. E non mancano nemmeno delle nuove tute in grado di garantirle maggior sopravvivenza alle difficoltà del pianeta che andremo esplorando.

Laddove però a livello di gameplay Metroid Prime 4: Beyond funziona come sempre, qualche novità rispetto al passato la troviamo nello sviluppo del gioco che, dalla solita formula da metroidvania 3D acquista una dimensionalità più lineare. Questo non significa che direte addio al backtracking o all’esplorazione compulsiva per trovare tutti i potenziamenti ben nascosti qua e là nelle profondità di Viewros, ma sarete un po’ più guidati nel farlo. E il problema, se così vogliamo chiamarlo, deriva dall’introduzione di un immensa area desertica che si trova al centro del pianeta e funge da hub per le varie aree esplorabili. Di per sé una novità anche apprezzabile, perché aggiunge per la prima volta all’interno della serie un mezzo pilotabile, la moto Vi-O-La, che consente di spostarsi rapidamente da un punto all’altro del pianeta. Tuttavia questa vasta area desertica offre ben poco in termini di gameplay e coinvolgimento.
Ogni tanto si trovano dei piccoli avamposti o delle rovine, che se affrontate con i giusti poteri permettono di sbloccare qualche segreto ed ottenere dei nuovi power-up, ma in generale ci troviamo di fronte ad una soluzione abbastanza antiquata e poco funzionale, che non aggiunge assolutamente nulla alla formula di gioco, ma al contempo la annacqua, rendendo questi passaggi dei veri e propri momenti morti che spezzano il ritmo dell’avventura. Anche perché quando ci troviamo nel vivo dell’azione siamo di fronte ad un Metroid Prime al 100%, e giocarlo resta soddisfacente come in passato.
L’esplorazione resta in punto focale di tutta l’avventura, e adesso l’accesso allo scanner risulta molto più pratico ed immediato consentendoci di apprendere tutti i vari elementi di contorno del racconto analizzando gli oggetti e le strutture che ci circondano. Anche il combattimento ha ricevuto qualche lieve modifica, rendendo il tutto ancora più appagante quando si tratta di sconfiggere i vari nemici che troveremo lungo il nostro cammino. Metroid Prime è fondamentalmente più un action adventure in prima persona che un FPS, ma questo non ha impedito al team di Retro Studios di concentrare tutte le loro attenzioni sul sistema di combattimento, che in questa edizione per Nintendo Switch 2 si fa in tre.
Abbiamo il classico combat system tramite controller, con il quale agganciare i nemici e sparargli, con la possibilità di aggiustare il tiro tramite analogico, magari per colpire con precisione i punti vitali del nemico. Per rendere tutto molto più dinamico potremo spostarci con rapidità eseguendo degli scatti laterali e addirittura saltare nel mentre, grazie al tasto dedicato su uno dei dorsali ed effettuare il così detto “bumper jumper”, permettendoci di restare in movimento senza interruzioni.

Tramite i Joy-Con avremo la possibilità di sfruttare dei comandi ibridi che richiamano i vecchi controlli tramite wiimote e nunckuck di Metroid Prime 3: Corruption, offrendo una buona precisione ed una immedesimazione senza pari. Per quanto i sensori dei Joy-Con rispondano bene ai comandi, capita spesso di dover ricalibrare il puntamento per mantenere una mira sempre precisa. Girando di piatto il Joy-Con destro è possibile accedere in qualsiasi momento alla modalità “mouse”, che vi garantirà una precisione di sparo e una velocità di movimento decisamente maggiore, specie se siete dei giocatori PC e i controlli via gamepad vi stiano stretti.
Metroid Prime 4: Beyond si completa nel giro di una ventina di ore, rimanendo in linea con i precedenti capitoli della serie. La durata ovviamente si allunga nel caso decidiate di puntare all’ottenimento del 100% degli upgrade, alzando tranquillamente il timer di altre 10 ore, in base alle vostre capacità esplorative. Peccato che la modalità difficile sia accessibile solamente una volta completata l’avventura principale, cosa che avrebbe reso le cose interessanti per chi cerca fin da subito un maggior livello di sfida. Di per sé il gioco è abbastanza godibile senza troppi picchi di difficoltà, che si verificano maggiormente durante le impegnative boss fight, che richiederanno al giocatore un maggior studio situazionale e una certa padronanza dei controlli per eseguire azioni spesso abbastanza complesse ed articolate. I boss infatti racchiudono tutto il “know how” raccolto fino a quel momento e spesso richiedono l’uso congiunto delle armi tradizionali insieme ai nuovi poteri psichici per poter essere abbattuti definitivamente. Questi rappresentano solitamente i punti più alti di ogni Metroid che si rispetti, e Beyond anche in questo caso non è da meno, con alcuni scontri veramente scenici e difficilmente dimenticabili.

Metroid Prime 4 Beyond è un titolo estremamente cinematografico nella sua messa in scena, soprattutto su Nintendo Switch 2, dove la maggiore potenza di calcolo consente non solo una resa tecnica più stabile rispetto alla versione per Switch, ma anche una qualità visiva di alto livello, con risoluzione fino a 4K e 60fps oltre alla possibilità di selezionare una modalità a 120 fotogrammi al secondo. Sulla nuova console Nintendo abbiamo molti più dettagli a schermo, effetti di luce e volumetrici e una qualità generale molto più alta rispetto alla precedente console, dove lo stacco generazionale si percepisce in ogni istante sebbene il gioco sia cross-gen. Al di là dei tecnicismi Metroid Prime 4: Beyond affascina il giocatore per la sua direzione artistica sublime. I temi classici di Metroid vengono ripresi e riadattati al nuovo mondo Viewros, creando ambientazioni uniche ed intriganti, grazie alle sue architetture aliene che si fondono in una natura quasi carnivora, che ne sovrasta ogni struttura ormai in rovina. E qua tocca parlare nuovamente della zona desertica. L’hub centrale crea una netta flessione a livello estetico, con una distesa che si perde nell’orizzonte praticamente vuota a livello strutturale, mostrando il lato ad una poca inventiva da parte degli sviluppatori per dare un senso pratico ed oggettivo a questa porzione di gioco, che quindi diventa solamente una zona di passaggio che fa da collante alle varie aree tematiche e nulla più. In compenso il design di Vi-O-La è veramente azzeccato, e la nuova moto si guadagna anche un paio di momenti da protagonista (con tanto di “Akira slide”) durante il gameplay e con alcune boss fight.
A rendere speciale l’esperienza contribuisce anche la colonna sonora, con sonorità elettroniche e misteriose capaci di ricreare perfettamente l’atmosfera sospesa di un mondo alieno e sconosciuto. Se le musiche mantengono una forte continuità con la tradizione della serie Prime, l’assenza di un vero doppiaggio per Samus inizia invece a farsi sentire, soprattutto quando l’avventura introduce altri personaggi parlanti, dando vita a situazioni narrative poco convincenti in cui i dialoghi proseguono sebbene Samus non proferisca mezza parola.
Nonostante i lunghi anni di attesa, Metroid Prime 4: Beyond si conferma un ottimo capitolo. Non raggiunge i fasti dei primi due episodi della serie Prime, ma questo non è certo un limite del gioco quanto piuttosto il segno di quanto quei titoli restino ancora oggi irraggiungibili nell’olimpo dei capolavori. Beyond fa esattamente ciò che ci si aspetta da una nuova avventura di Samus e lo fa alla grande, scegliendo però suo malgrado di non spingere troppo sulle novità. I poteri psichici restano per lo più confinati alla risoluzione dei puzzle, la moto Vi-O-La viene utilizzata quasi esclusivamente per gli spostamenti sulle lunghe distanze e l’hub desertico centrale perde l’occasione di diventare davvero rilevante sul piano dell’esplorazione. Questo rappresenta probabilmente il limite più evidente dell’esperienza, ma fortunatamente non intacca in modo significativo la qualità complessiva del gioco, che rimane sempre su livelli molto elevati. Ora che Metroid Prime 4 Beyond è finalmente tra le nostre mani, non resta che sperare che per il prossimo capitolo non si debbano attendere altri otto anni e un’intera generazione di console, magari cogliendo l’occasione per portare su Switch anche le versioni rimasterizzate dei capitoli mancanti della prima trilogia.


