Nioh 3 – La Recensione

Nioh 3

Un action RPG che amplia orizzonti e profondità: tra “terreni aperti”, viaggi nel tempo e la doppia anima Samurai/Ninja, Nioh 3 trasforma l’esperienza in un sistema stratificato dove esplorazione e combattimento si fondono in un equilibrio maturo e ambizioso

Era il 2017 quando Koei Tecmo e Team Ninja decisero di mettere ordine in un’idea rimasta troppo a lungo in sospeso e darle finalmente un nome, un volto, un peso: Nioh. In quegli anni il mercato inseguiva l’eco di Demon’s Souls e della saga di Dark Souls e la tentazione del “copiamo e speriamo” era forte, ma qui successe altro. Nioh non si limitò a riprodurre una formula: prese gli aspetti più interessanti dei soulslike e li spinse verso verso una direzione tutta sua. Il Giappone storico come palcoscenico, un ritmo d’acciaio, il sistema di posture come grammatica del combattimento, missioni separate e una pioggia di loot capace di cambiare volto a ogni build: erano tasselli che, insieme, costruivano un’identità immediatamente riconoscibile.

Tre anni dopo, Nioh 2 consolidò quell’impianto con la sicurezza di chi sa già cosa vuole essere: più armi, più strumenti offensivi (le abilità yokai), più risposte difensive (come il contrattacco esplosivo), senza tradire la natura della serie. E poi, il silenzio: sei anni. Un intervallo colmato da esperimenti e deviazioni importanti, Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin, Wo Long: Fallen Dynasty, Rise of the Ronin, che, più che distrarre Team Ninja, sembrano averle fornito ulteriori ferri del mestiere. Nioh 3 nasce anche da lì, dall’esperienza accumulata, dalla voglia di riprendere il folklore oscuro che li ha resi inconfondibili, ma soprattutto dalla necessità di non limitarsi a creare un Nioh 2 solo un po’ più grande.

La domanda, a questo punto, è quasi automatica. Come si migliora qualcosa che molti consideravano già il punto d’arrivo? La risposta di Nioh 3 non è un colpo di scena, ma una dichiarazione d’intenti: prendere tutto ciò che funziona, rimetterlo in circolo in modo più ampio e più profondo, e aumentare lo spazio, fisico e sistemico, in cui il giocatore può perdersi. Il risultato è un gioco che non si accontenta, vuole essere più ricco, più elastico, più ambizioso. E, per più di un motivo, sembra già sedersi al tavolo dei migliori action RPG del 2026.

Versione testata: PlayStation 5

Struttura aperta, non “open world”

Koei Tecmo la chiama “terreno aperto”, e la distinzione non è un vezzo linguistico. Nioh 3 non spalanca un unico continente infinito: preferisce un mosaico di macro-aree esplorabili, ognuna legata a un’epoca diversa della storia giapponese. Si comincia nell’era Edo (1622 circa), poi si scivola nel Sengoku (1572), si attraversa l’inverno dell’Heian (1190), si arriva al Bakumatsu (1864), con un passaggio anche nell’antichità della regina Himiko. È un viaggio che, più che “aprirsi”, si stratifica. Epoche come stanze comunicanti, legate da un senso di progressione che non punta alla vastità fine a se stessa.

Certo, sulla carta era un rischio. I primi Nioh vivevano anche di livelli compatti, tesi, calibrati sul tempo del combattimento. Portare tutto in aree più ampie poteva significare perdere mordente. E invece succede l’opposto: l’esplorazione non allenta la presa, la stringe. Perché Nioh 3 mette subito davanti a una verità semplice: qui sopravvive chi guarda oltre l’obiettivo principale.

Non è il classico giro turistico tra icone sulla mappa. È una caccia costante a tutto ciò che può fare la differenza quando, più avanti, un boss chiederà precisione e sangue freddo. Il gioco educa a deviare, non per collezionismo, ma per necessità. E mentre il giocatore si abitua a questa nuova gestione, scopre che le mappe non sono semplici distese, sono coerenti tra loro, piene di legami interni, costruite per far scattare quella gioia infantile della scoperta.

Nioh 3

Porte apribili solo da un lato, scale da buttare giù, passaggi che diventano scorciatoie: l’anima del level design più interconnesso non è sparita, si è solo spostata su un palcoscenico più ampio. La verticalità, poi, smette di essere un dettaglio: si comincia a guardare in alto e in basso con diffidenza, perché spesso la strada migliore non è davanti a sé, ma sopra un tetto o sotto una sporgenza.

Ed è qui che l’esplorazione diventa un sistema a ricompense concrete. Salvare i Kodama rende gli elisir più frequenti ed efficaci, scoprire testi sblocca abilità, purificare i Crogioli potenzia lo Spirito Guardiano. I punti prestigio ottenuti combattendo non sono un trofeo astratto che si trasformano in vantaggi reali, dal recupero del Ki ai potenziamenti elementali, fino a finestre di contrattacco più generose.

All’inizio di ogni regione, la mappa è quasi muta. È il giocatore che deve darle la voce. E quando si torna indietro, raramente lo si fa con fastidio: il viaggio rapido è generoso, la leggibilità della mappa è buona, e soprattutto c’è un motivo. Perché in Nioh 3 gli Spiriti Guardiani smettono di essere soltanto “armi” o buff passivi e diventano una sorta di chiave interpretativa dell’ambiente. Alcuni ostacoli e percorsi restano chiusi finché non si ottine lo Spirito giusto, e quel ritorno in un luogo già visto, con un nuovo compagno, ha il sapore del “prima non potevo, ora sì” tipico dei metroidvania. Un’idea semplice, ma capace di rendere il backtracking una scelta curiosa, non un pedaggio.

Nioh 3

E poi ci sono i Crogioli. Non solo quelli maggiori, legati ai boss e alla purificazione di un’area, ma anche nodi corrotti e varianti minori disseminate nel mondo: alcuni sono arene a ondate, altri concentrati di rischio puro. Entrarci significa accettare pressione: se non si recupera la tomba, la vita comincia a erodersi; ma in cambio arrivano ricompense che non sanno di carità. Materiali, loot, potenziamenti, scorciatoie, nuove vie d’accesso. Il Crogiolo non è soltanto un dungeon, è un patto, scegliere di scendere nell’oscurità per uscirne più forti.

Samurai e Ninja: due regole diverse, un unico ritmo

Poco prima abbiamo parlato di verticalità. Ebbene sì, per la prima volta Nioh permette di saltare. Suona banale, ma non lo è, perché la serie aveva sempre evitato questa libertà. Qui, invece, il salto diventa una piccola svolta: aggiunge verticalità nell’esplorazione e, soprattutto, apre nuove possibilità in combattimento, con tecniche aeree specifiche per ogni arma. In certi casi il gioco lascia persino fare cross-up da picchiaduro, scavalcando l’avversario per colpirlo nel momento in cui non se lo aspetta.

A rendere tutto più fluido c’è anche una corsa automatica in esplorazione, senza consumo di stamina: una scelta intelligente che riduce i tempi morti e rende gli spostamenti più naturali. Nioh 3 prende ciò che funziona dell’idea “open”, ma non si innamora del gigantismo sterile. La vera ossatura di Nioh 3 resta il combattimento, ma qui Team Ninja sceglie di cambiare prospettiva: non aggiunge “solo” nuove mosse, introduce una dicotomia netta tra due approcci. Samurai e Ninja non sono semplicemente due skin tattiche, sono due modi diversi di leggere lo scontro.

Nioh 3

Il Samurai è la continuità: posture (Alta, Media, Bassa), controllo, gestione classica del Ki e il Ritmo Ki come metronomo. Il Ninja, invece, spinge su mobilità, consumo più leggero del Ki, strumenti a distanza, ninjutsu e magia onmyō, e un approccio più elusivo. Ma la differenza vera è di regole, non di gusto.

Il Samurai è l’unico che può purificare le zone corrotte generate dagli yokai, dissolvendo il regno oscuro con un Ritmo Ki eseguito alla perfezione. Il Ninja, almeno all’inizio, non può farlo: quando l’arena diventa ostile e la rigenerazione si inceppa, lo shinobi deve fare ciò che sa fare meglio ovvero uscire, riposizionarsi, cambiare angolo. Qui entra in scena la Nebbia, la meccanica che gli permette di annullare alcune azioni in uno scatto e “sparire” quanto basta per guadagnare una posizione migliore. È una danza diversa, più rischiosa, più rapida, spesso più esaltante.

Nioh 3

L’alternanza tra le due forme diventa presto istintiva: un colpo, un cambio, una finestra, un’altra lettura. Premere R2 (su PS5) non è solo “switchare”: è scegliere la risposta giusta nel momento giusto. Anche perché la dualità si lega a una gestione più incisiva degli attacchi “rossi” e dei contrattacchi: cambiare assetto al timing corretto può trasformarsi in una risposta difensiva e offensiva insieme, capace di svuotare la barra del Ki nemico e aprire spiragli decisivi. Il Ninja, quando il boss vacilla, può diventare una frustata: velocità, pressione, e la capacità di capitalizzare ogni stordimento.

Sì, si può arrivare in fondo usando un solo stile. Ma farlo è come suonare con una sola mano quando se ne hanno due. E vale la pena aggiungere una cosa: il Ninja chiede pazienza. Nelle prime ore può sembrare un azzardo, quasi un handicap, finché non vengono sbloccate le abilità e si capisce come sfruttare davvero la Nebbia, distanza e riposizionamento. Quando scatta, però, diventa una macchina letale.

Progressione, abilità e build: l’esplorazione come carburante

Il sistema di progressione è stato semplificato quel tanto che basta: sette parametri invece di otto. Non è un taglio, è una limatura. La vera complessità, semmai, si sposta altrove, perché Nioh 3 rende ancora più evidente un concetto: esplorare significa costruire la propria identità di gioco.

Oltre alle tecniche legate alle armi e alle classiche differenze Samurai/Ninja, emerge un sistema di abilità passive attivabili, divise in tre rami, Comuni, Samurai, Ninja, con un limite massimo di punti equipaggiabili. Non si può avere tutto: bisogna scegliere. E la cosa interessante è che questo sistema non vive solo nei menu: vive nel mondo. I testi che sbloccano abilità e quelli che aumentano il cap dei punti si trovano esplorando, in forzieri nascosti, come ricompensa per scontri impegnativi o tramite scambi con i Sudama. In altre parole: ogni deviazione può essere un bivio vero per la vostra build.

Nioh 3

E il loot? È sempre lì, abbondante, colorato, quasi esagerato per quantità. I veterani sapranno filtrare e smaltire, mentre per i neofiti Nioh 3 rischia di essere un bagno in mare aperto senza salvagente: è un gioco ricchissimo, saturo di sistemi, e partire dai capitoli precedenti resta la scelta più sensata per impararne il linguaggio senza farsi travolgere.

Narrazione: un’idea forte, un passo avanti, ma il ritmo resta il punto debole

La storia mette nei panni di Takechiyo Tokugawa, nipote di Ieyasu e legittimo erede dello shogunato. Il fratello minore Kunimatsu, divorato dall’invidia, stringe un patto demoniaco e forza il destino. Lo Spirito Guardiano Kusanagi salva il protagonista trascinandolo in una frattura temporale: una calamità altera passato e presente, e tocca a noi rimettere in carreggiata la storia.

L’idea del viaggio nel tempo è affascinante e rappresenta uno degli spunti più intriganti dell’intera produzione. Tuttavia, l’esecuzione soffre di problemi di ritmo. Per molte ore la narrazione procede secondo uno schema ripetitivo ovvero arrivo in una nuova epoca, alleanza con la figura storica di turno, missioni, eliminazione della calamità locale. Gli sviluppi più significativi arrivano sorprendentemente tardi, talvolta persino in contenuti opzionali.

Il vero limite, però, è il protagonista. A differenza di Hide in Nioh 2, la cui mutezza aveva una giustificazione narrativa, Takechiyo dispone di un doppiatore ma resta silenzioso per la maggior parte dell’avventura. Una scelta che sa di occasione mancata, soprattutto considerando il potenziale dialogico con figure leggendarie delle varie epoche. La storia si chiude in modo soddisfacente, ma resta secondaria rispetto al cuore dell’esperienza: il gameplay.

Tecnica e resa visiva: coerenza, solidità e qualche incertezza

Sul piano tecnico e grafico, Nioh 3 non punta al salto generazionale spettacolare. Resta coerente con i predecessori: a volte suggestivo, raramente abbagliante, mai davvero sgradevole. La vastità delle aree porta con sé un inevitabile riciclo di elementi e, soprattutto, di nemici e boss nelle attività secondarie: la campagna principale sa ancora offrire avversari inediti e riusciti, ma esplorando si incontrano vecchie conoscenze.

Nioh 3

Il punto fermo è la stabilità: 60 fps solidi anche quando lo schermo esplode di effetti e l’azione si fa isterica. E in un gioco così veloce, questo vale più di mille texture. Di buon livello anche il comparto sonoro sia nella corposità che nella precisione per quanto riguarda i passi e gli attacchi. La colonna sonora è intrigante e coinvolgente nella sua epicità, ma ogni tanto pecca di ripetitività.

Tra le revisioni di sistema spiccano i nuclei d’anima che alimentano la magia onmyō, abilità degli Spiriti Guardiani attivabili senza consumo di Ki, una gestione più snella di alcune risposte difensive, e una nuova dinamica che dà un sapore diverso ai “momenti di potere”: la Fusione con lo Spirito, simile a una trasformazione ma meno “invincibile” e più ragionata. La salute diventa un timer: subire danni riduce il tempo disponibile, quindi l’aggressività funziona solo se è intelligente.

Conclusioni

Nioh 3 è un gioco che, paradossalmente, riesce a essere più ricco senza diventare necessariamente più ostico da leggere: l’aumento delle opzioni si traduce in un’esperienza più fluida, più naturale, spesso più accessibile di quanto si pensi. Il terreno aperto non disperde: allarga il respiro e rafforza il design con scorciatoie, verticalità e backtracking “ragionato”.

La dualità Samurai/Ninja non è un capriccio: è una seconda lingua da imparare, fatta di regole diverse e risposte complementari. E il sistema di build, alimentato dall’esplorazione, continua a essere uno dei tratti distintivi della saga. Non tutto è perfetto: la narrazione resta meno incisiva del potenziale e il riciclo, soprattutto fuori dalla campagna principale, si percepisce.

Ma nel complesso Nioh 3 sembra il risultato di anni di affinamento: un action RPG saturo di possibilità, capace di trasformare ogni scelta come un percorso, un testo trovato, un cambio di stile nel momento giusto, in un vantaggio reale. Se questa è la direzione, tornare indietro, davvero, sarebbe difficile.

Nioh 3 è disponibile per PlayStation 5 e PC Windows

Nioh 3
Nioh 3
Pro
Sistema di combattimento straordinario e ottima complementarità tra Samurai e Ninja
Mappe aperte interessanti e ben strutturate
Salto ottimamente integrato nell'esplorazione e nel combattimento
Enorme quantità di contenuti coinvolgenti e grande varietà...
Contro
...per i neofiti potrebbe essere un bel malloppo da digerire
La trama continua a non essere il pezzo forte della serie
Qualche elemento è ripetuto un po' troppo
9
Voto