Project CARS 3 – La Recensione

Project CARS 3 cambia totalmente la formula di gioco dei precedenti titoli, ma avrà funzionato?

Project CARS 3

Attendevano trepidanti l’arrivo di Project CARS 3 fin dal suo annuncio. I precedenti titoli, infatti, introducevano delle piccole chicche di innovazione davvero interessanti come ad esempio il meteo dinamico e la fisica variabile proprio alle condizioni climatiche. Questo non faceva altro che aumentare il realismo durante le corse e corredava al meglio una grafica abbastanza esaltante. Non appena avviato il gioco ci siamo, però, resi conto che Project CARS 3 è un capitolo così diverso dai suoi immediati precursori da essere quasi irriconoscibile. Abbandona quasi radicalmente la formula della simulazione e adotta un sistema di guida radicalmente diversa e più arcade con una nuova modalità carriera composta principalmente da corse e sfide di guida che ricordano parecchio altre serie videoludiche.

“Un pezzo da lì, un altro da qui e abbiamo Project CARS 3”

Slightly Mad Studios, quindi, non ha solo smussato i bordi della sua esperienza di simulazione, ma l’ha interamente fatta a pazzi e l’ha rimontata usando pezzi dei precedenti capitolo e pezzi provenienti da altri titoli del genere. In questo modo si è persa l’originalità a favore di una maggiore semplicità di gioco anche per i meno avvezzi al genere. Ci sono, infatti, momenti in cui sembra più uno spin-off mobile e altre volte in cui sembra un po’ un successore di Shift 2: Unleashed, altre volte assomiglia vagamente ai suoi precursori e altre volte sembra un GRID. Il risultato, come vedremo, non è quello di un brutto gioco di corse, ma il risultato finale è un gioco con una crisi di identità con alcuni passi indietro rispetto anche ai suoi stessi predecessori. 

Project CARS 3 abbandona la modalità carriera legata al pilota e si dedicata a mostrare un’esperienza a tutto tondo composta da dieci livelli con la presenza di varie auto che vanno dalle stradali alle hypercar e dalle auto da corsa storiche alle auto da corsa moderne. Non ci sono più i campionati e le classifiche con un costante processo di crescita del giocatore, sostituiti invece da una rosa di eventi dalla durata di cinque minuti e poco più.

Questi permettono di accumulare Punti Esperienza (XP), piccole quantità di denaro per acquistare dei miglioramenti estetici, tecnici o auto e sbloccano altre gare. Il risultato finale è palesemente uguale a quello di Grid del 2019 che già all’epoca aveva fatto storcere un po’ il naso ai puristi della serie e pertanto fa storcere lo stesso naso anche agli amanti della serie Project CARS. Il team degli Slightly Mad Studios, forse consapevoli che un approccio troppo arcade potesse infastidire i puristi della simulazione, hanno pensato di inserire una modalità asincrona dal nome di Rivals che riprende lo stesso nome della modalità che per anni ha fatto capolino nel franchise Forza e che ricorda alla lontana le corse programmate di GT Sport che a sua volta riprendono quelle di iRacing. Il risultato finale è piacevole e appagante, merito anche di una gestione ottima delle corse, però l’idea di già visto e di ridondanza da altri titoli aleggia sempre nell’aria.

Una “caccia al coniglio” poco varia

Le gare sono quelle classiche di un arcade o di un semi-simulatore con la classica formula della “caccia al coniglio”. In poche parole, data anche la durata limitate delle differenti corse, tutto si basa sullo sprint dall’ultima posizione al primo posto in pochi giri. Di solito tutto si risolve a metà della pista riuscendo a prendere correttamente la priva curva e staccando la carovana di avversari al primo rettilineo utile. Ci sono poi alcuni tipi di eventi che non sono delle vere e proprie gare, bensì delle sfide di abilità che portano ad esempio alla distruzione di blocchi come quelle presenti in titoli come Dirt o a delle prove a tempo.

Tuttavia, nonostante Project CARS 3 cerchi di variare il più possibile i contenuti, tutto diventa rapidamente un po’ noioso e frustrante in particolar modo per i pagamenti iniziali che risultano troppo sotto tono rispetto al costo delle auto le quali devono essere obbligatoriamente e continuamente acquistate per completare eventi specifici. In questo caso poi è presente una piccola scomodità del menù. Infatti se quando si seleziona un livello l’auto dovesse risultare non idonea, non si potrà modificare sul momento magari con qualche consiglio dato direttamente dal gioco, bensì si dovrà tornare nel menù principale, andare nel garage, magari acquistare l’auto se ancora non l’abbiamo (o selezionare la corretta vettura presente nel parco auto) e ritornare a selezionare il livello. Insomma, non propriamente una cosa rapida e immediata.

Ogni evento ha poi una terna di obiettivi da raggiungere affinché si possano sbloccare ulteriori eventi. Molti di questi sono abbastanza semplici da completare anche senza prestare una particolare attenzione, altri invece sono particolarmente complessi. Alcuni riguardano lo stile di guida e i sorpassi, altri sono legati al perfezionamento degli angoli di curvatura e della precisione di essi. Quest’ultimi, infatti, sono contrassegnati da indicatori digitali per tutta la curva, ma possono essere disattivati. Più si prende bene la curva, maggiore sarà il vantaggio sugli avversari e la possibilità di sbloccare le relative sfide. L’accesso ai livelli più alti richiede molti obiettivi completati, anche se possono essere acquistati con le monete di gioco. Quest’ultime, a dire la verità, sono anche molto utili per aggiornare le auto così che anche quelle non idonee per alcune sfide possano diventarlo senza bisogno di onerosi acquisti di specifiche auto.

Tanti contenuti, ma dove è la fisica?

Dal punto di vista del gameplay, data la natura più arcade, spesso capiterà di sfruttare il wall jumping dopo aver preso una curva troppo velocemente o di scontrarci contro un avversario per rallentarlo ed eventualmente superarlo. Insomma, sono meccaniche che si usavano in titoli già molto vecchi quando ancora non era presenta la simulazione dei danni fisici ed è una cosa che non mi sarei mai aspettato da un titolo del 2020 erede di due ottimi simulatori di corse. La fisica, comunque, si basa sul motore Nvidia Physx che, però, non dona sempre risultati perfetti e a tratti anche inspiegabili con uscite di strada poco chiare e un feedback del terreno non sempre attinente. Le macchine, inoltre, danno una sensazione di esagerata leggerezza che portano a facili sbandamenti anche quando la velocità non è esagerata.

A peggiorare, infine, le corse ci pensa un’Intelligenza Artificiale tendente al masochismo con frenate brusche al centro di una curva, tentativi di sorpasso da arresto con tanto di sportellate per mettere fuori pista il giocatore. Questo avviene, però, solo nel nostro caso perché tra le auto controllate dal PC sembra vigere una correttezza innaturale. Insopportabile, in tutto questo, l’effetto elastico che si nota ogni volta che saremo tra le prime posizioni con vetture avversarie che miracolosamente aumenteranno la loro velocità cercandoci di far finire fuori strada all’unisono.

Project CARS 3, però, non ha solo difetti. Il gioco porta con sé ben 211 vetture con marchi compresi tra Ferrari, Lamborghini, Bugatti, McLaren e Porsche e auto entrate nella storia come la storica Dallara di Formula E, la Bentley Speed 8 vincitrice a Le Mans e la Lotus 98T di Ayrton Senna. Le piste su cui correre sono anch’esse numerose, ovvero 51, tra cui alcune ambientate anche in Toscana, ma queste diventano 121 se si considerano anche le versioni classiche, le versioni con modifiche di layout e le versioni personalizzate per alcune specifiche piste. Torna a trionfare anche il sistema di meteo dinamico con una fisica che si adatta perfettamente alla variazione meteorologica. Purtroppo, però, se già nel paragrafo precedente avevamo indicato alcune problematiche durante la guida, sul terreno bagnato queste raddoppieranno.

Alti e bassi tecnici

Per quanto riguarda il comparto grafico e tecnico, in Project CARS 3 troviamo forse il vero pesante passo indietro rispetto ai predecessori. Ho testato il gioco su PlayStation 4 PRO su una TV 4K di ultima generazione, ma nonostante un hardware di tutto rispetto le texture risultano poco definite, durante la pioggia persiste un fastidioso ghosting e tutto risulta poco definito a favore di un framerate stabile a 60fps che però a tratti strizza l’occhio a dei microrallentamenti nei momenti più concitati. Le auto, al contrario, sono realizzate egregiamente con modelli ufficiali personalizzabili in tutto e per tutto con elementi brandizzati dal bell’impatto estetico.

Questo è ancora più apprezzabile con la modalità foto che mette a disposizione una quantità di impostazioni non esagerata, ma molto facile da metabolizzare con dei risultati artistici soddisfacenti. Menzione d’onore anche per le piste che donano scorci suggestivi e meravigliosi come i tramonti sulle colline toscane, e per il comparto sonoro appagante e coinvolgente dal rombo dei motori alla colonna sonora elettrizzante.

Commento conclusivo

Project Cars 3, almeno per quanto riguarda le versioni console, non è proprio il seguito brillante che ci aspettavamo, ma nonostante le sue debolezze (e ce ne sono molte) è divertente e appagante. Purtroppo però bisogna sottostare a compromessi anche fin troppo esagerati che vanno dai problemi tecnici alle modalità di gioco ripetitive e alla lunga noiose. Nonostante ciò è un gioco a cui mi ritrovo a giocare durante le ore buca della giornata, ma le lunghe sessioni di gioco diventano monotone. Ci sentiamo di consigliarlo agli amanti dei giochi di corse più arcade e meno simulativi e ai giocatori novizi del genere, mentre ai più navigati mi azzardo a consigliare Project CARS 2.

Project CARS 3
Pro
Tante auto e piste
Ottima personalizzazione
Numerosi contenuti di gioco...
Contro
...ma alla lunga sono ripetitivi
Intelligenza Artificiale non perfetta
Livello tecnico inspiegabilmente inferiore rispetto al passato
7
Voto
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