Ratatan – La Recensione

Scendiamo in battaglia al fianco dei Ratatan, nell’erede spirituale di Patapon!

C’è stato un momento in cui il Japan Studio di Sony rappresentava l’eccellenza in campo videoludico, quella costola autoriale che ha dato vita a capolavori senza tempo e titoli sperimentali come LocoRoco, Patapon, Gravity Rush o le opere di Fumito Ueda.
Con la sua chiusura, però, molti degli autori che hanno dato gloria a questo studio hanno intrapreso nuove strade, tra cui Hiroyuki Kotani, padre putativo di Patapon, che ha scelto la strada del crowdfunding per dare vita a nuovi progetti. Dopo il revival dei primi due capitoli di Patapon da parte di Bandai Namco, raccolti nella collection Replay, Kotani torna con il suo nuovo studio e ci propone quello che è a tutti gli effetti l’erede spirituale di Patapon, Ratatan.

Ratatan è disponibile su console e PC dallo scorso 15 ottobre, dopo essere uscito dalla fase di early access iniziata lo scorso anno. È tempo di mettersi in marcia in compagnia degli energici Ratatan.

Versione Testata: PlayStation 5

La trilogia di Patapon resta sicuramente una delle serie più originali di Sony e dell’intero panorama videoludico. Nata su PlayStation Portable e diventata un po’ il gioco simbolo della console, insieme a LocoRoco, Patapon catturò i giocatori dell’epoca con il suo gameplay da strategico rhythm game. Un’accoppiata sicuramente particolare, ma che nella sua follia funzionava alla perfezione, portando sul piccolo schermo di PSP tanta azione a ritmo di musica. Una formula di gioco che non è mai stata ripresa, se non da qualche pseudo clone mobile, e che resta ancora oggi fresca e divertente. E questo Kotani lo sa. Il suo nuovo gioco sembra infatti sorgere proprio dalle ceneri di Patapon, quasi a rappresentarne una rinascita. Ed è questa l’impressione che si ha di Ratatan, una volta preso in mano il controller e fatta la conoscenza dei nostri nuovi compagni di armi, che partiranno alla ventura per giungere fino nelle terre dell’Empireo e incontrare la Dea che ha dato vita a tutto. Purtroppo, però, la missione non sarà delle più semplici e sul loro cammino troveranno mille avversità che faranno di tutto per impedire ai piccoli Ratatan di completare la loro missione.

Ecco, di base la storia del gioco è tutta qua e si concentra su questo semplice pretesto per dare vita alle scorribande musicali del gioco.

Rispetto a Patapon, del quale eredita la filosofia e gran parte delle meccaniche, non vestiremo i panni di una divinità che guida il proprio esercito in guerra, ma quelli di un Cobun, una sorta di comandante incaricato di impartire ordini e gestire la squadra sul campo di battaglia. L’impostazione del gioco resta quella bidimensionale di Patapon, a scorrimento laterale, con l’esercito che marcia verso la destinazione finale dello stage, affrontando nemici, avamposti e boss lungo il cammino.

Non avremo a disposizione un solo Cobun, ma potremo scegliere fra una rosa di comandanti quello che più si confà alle nostre esigenze. Ognuno avrà caratteristiche specifiche che si riflettono non solo nelle abilità degli attacchi speciali, ma anche nella conformazione della squadra, inizialmente composta da una combinazione di due diverse tipologie di soldati. Questi ultimi, i Ratatan, variano in base all’arma impugnata, fra spade, lance, archi e martelli, offrendo una selezione abbastanza variegata e personalizzabile, così da poter scegliere la combinazione più adatta alle nostre esigenze.

Ratatan

La progressione e lo sblocco dei vari elementi di Ratatan sono tra gli aspetti che funzionano meglio e che giustificano il suo gameplay loop.

Ratatan si evolve rispetto a Patapon abbracciando in toto una dinamica rogue-like. Scelto il Cobun e sistemata la squadra con l’equipaggiamento a disposizione, potremo iniziare la partita. Marceremo a tempo di musica, impartendo i comandi su tre battute, anziché sulle quattro di Patapon, e cercando di mantenere il ritmo con la giusta tempistica. Non solo. Ratatan cerca di approfondire maggiormente certi aspetti strategici, aggiungendo all’equazione anche un controllo più diretto dei Ratatan, con comandi dedicati per schierare e radunare i compagni, saltare o difendersi. Il tutto sempre a ritmo, cercando nel frattempo di evitare gli attacchi nemici, gran parte dei quali verranno segnalati a terra nell’area di impatto.

C’è poi la barra Fever che, una volta completata mantenendo il ritmo, incrementa le nostre statistiche e la probabilità di mettere a segno colpi critici, rendendoci più agguerriti e permettendoci di sfruttare tutta la potenza delle Tecniche Super Fever, abilità uniche dai risultati devastanti, sia in attacco sia come supporto. Un sistema che sulle prime può risultare un po’ confuso, per via delle numerose azioni da compiere contemporaneamente. A questo si aggiunge una lettura dell’azione non sempre pulita, con la barra del timing troppo sovrapposta alla linea di marcia del gruppo che, fra effetti, nemici e quant’altro, rischia di distrarre e diventare spesso fonte di errore.

ratatan

Una volta assimilate certe dinamiche, però, anche grazie alle sfide contro i boss (che richiedono gimmick precise per essere sconfitti senza sudare sette camicie), e arrivati alla fine dello stage, potremo scegliere un bonus prima di passare a quello successivo. Qui l’elemento rogue-like entra in gioco grazie alle carte Ratakaruta, che ci permettono di modificare diversi aspetti del nostro party in base alle scelte effettuate. Possiamo, per esempio, applicare effetti di status agli attacchi, ampliare il gruppo o ottenere una serie di vantaggi più o meno rari, capaci in molti casi di modificare sensibilmente gli esiti della partita.

Fortunatamente si naviga forse più nelle acque del rogue-lite, dove l’imprevedibilità della componente casuale viene mitigata dalle ricompense ottenute in caso di sconfitta, permettendoci di conservare praticamente intatto il bottino raccolto.

Tornati a Rataport, il nostro hub principale, avremo accesso progressivamente a nuove funzionalità dedicate alla gestione e al potenziamento della squadra, oltre che allo sblocco di nuove attività. Potremo, per esempio, ampliare in modo permanente il numero di Ratatan al nostro servizio, forgiare nuove armi con i materiali raccolti, aumentare il livello di quelle già in nostro possesso oppure sbloccare sfide che ci ricompenseranno con materiali sempre utili. Il potenziamento della squadra rappresenta un passaggio fondamentale, che ci consentirà, con ogni upgrade, di avanzare sempre di più nella nostra scalata all’Empireo.

ratatan

Sì, perché rispetto a Patapon, dove avevamo una suddivisione per livelli più classica e metodica, qui tutto si concentra in un’unica run, con la nostra marcia che attraverserà più livelli. Per questo i potenziamenti, sia quelli pre-partita sia quelli ottenuti fra uno stage e l’altro, assumono un’importanza strategica fondamentale.

Pur avendo azzeccato la formula del gameplay loop e spingendo il giocatore a ricominciare una nuova partita nel tentativo di superare i progressi raggiunti nella precedente, Ratatan non riesce a convincere del tutto.
Le atmosfere sono quelle giuste e il legame con Patapon è forte e indissolubile. C’è da dire, però, che più si avanza e più aumenta la complessità del gioco, più quella sensazione di confusione che ci accompagna fin dall’inizio sembra peggiorare, rendendo l’esperienza ancora più caotica. C’è poi un certo appiattimento nella varietà delle situazioni. Se artisticamente il gioco è molto valido, optando per una soluzione stilistica decisamente più dettagliata e colorata rispetto al minimalismo estetico di Patapon (in parte voluto e in parte legato alle ristrettezze dell’hardware Sony), sul piano delle idee sembra essersi perso qualcosa per strada, rendendo gli stage un po’ tutti uguali fra loro, se non per il tema della zona e poco altro.

Completata la storia, è possibile dedicarci a diverse attività endgame, come i Giochi della Dea, una modalità pensata per mettere ulteriormente alla prova le nostre abilità di condottiero. Non solo viene alzata l’asticella del livello di sfida, ma vengono introdotti anche una serie di modificatori pensati per svantaggiarci e rendere le cose ancora più difficili. Al tempo stesso, queste attività diventano un buon modo per recuperare materiali rari, indispensabili per migliorare tutto l’armamentario in nostro possesso. E perché no, preparare il nostro mini esercito ad affrontare una delle “scorribande” online, insieme a un massimo di altri tre giocatori, per cimentarci in nuove sfide pensate proprio per la collaborazione e il gioco di gruppo, il tutto ovviamente a ritmo di musica.

Se da un lato questa modalità serve ad allungare la vita del gioco, aggiungendo un’opzione pensata per dare il meglio di sé soprattutto nell’end game, dall’altro accentua ulteriormente quella sensazione di confusione e caoticità già presente durante le partite, amplificata dal numero di partecipanti. Un’introduzione di per sé molto utile, perché semplifica alcune situazioni più ostiche (anche semplicemente grazie alla possibilità di rialzarsi a vicenda in caso di sconfitta) e rende il farming più snello, ma che soffre di questa confusione costante, soprattutto quando la squadra di giocatori è al completo.

Abbiamo già parlato di come Ratatan sia riuscito a trovare una propria identità artistica in questa sua nuova forma, più ricercata sul piano stilistico, soprattutto nel design dei Ratatan, dei Cobun e di tutto quello che sta nel mezzo fra NPC e nemici. Anche musicalmente si nota una certa evoluzione rispetto alle sonorità tribali di Patapon, con un’apertura verso sinfonie più ricche e velatamente poppeggianti. Resta il senso della marcia fra uno stage e l’altro, scandito dagli ordini del nostro Cobun, che si sovrappongono alla musica del livello, creando una cacofonia che riesce comunque a trovare una propria orecchiabilità, a patto di mantenere il ritmo e non commettere errori.

L’avventura, per quanto non ce ne fosse troppo bisogno, è completamente localizzata in un buon italiano e, nonostante una serie di terminologie particolari, risulta di facile comprensione, soprattutto grazie alla mole di tutorial che vi accompagnerà nelle prime ore di gioco.

Ratatan segna il ritorno spirituale del mai troppo lodato Patapon. Di Patapon ne eredita l’essenza e la struttura da strategico musicale, accentuando ulteriormente questo aspetto e concentrandosi sul ritmo e sul tempismo richiesto per impartire ordini al proprio esercito. Se da un lato abbiamo un titolo che funziona grazie alla svolta roguelike e a un gameplay loop che sprona il giocatore a rifiondarsi subito in partita dopo una sconfitta, dall’altro ci troviamo davanti a un’esperienza estremamente confusionaria, che trasmette questa sua inclinazione anche nel comparto multigiocatore, esasperandola ulteriormente. È strano che questo problema non sia emerso durante il periodo di early access, che sarebbe dovuto servire proprio a limare certi difettucci, come la ripetitività delle varie run dovuta alla poca varietà fra uno stage e l’altro. In considerazione di ciò, speriamo che gli sviluppatori colgano al meglio le varie critiche e che da lì partano per dare vita a un ipotetico Ratatan 2.

Ratatan è disponibile su console e PC.

Ratatan
Ratatan – La Recensione
Pro
Gameplay strategico musicale arricchito da riuscite meccaniche roguelike.
Progressione coinvolgente e potenziamenti che incentivano a riprendere una nuova partita.
Ottimo comparto artistico e colonna sonora.
Contro
Combattimenti spesso confusionari e poco leggibili.
Stage poco vari e situazioni ripetitive.
Multiplayer caotico, soprattutto con quattro giocatori.
7.8
Voto

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