Stranger Things: Friends Don’t Lie è un carismatico titolo cooperativo pensato per essere affrontato in circa 20 minuti da una compagnia di massimo quattro persone.
Trasmessa per la prima volta nel 2016, Stranger Things è stata senza dubbio una delle serie TV più importanti degli ultimi dieci anni. Uno show in grado sia di intrattenere con intelligenza il pubblico che di farsi carico del marchio “Netflix” e di elevarlo sino alle vette per le quali è ora conosciuto in tutto il mondo. Questo solido sodalizio si è consolidato ulteriormente negli anni con il susseguirsi delle varie stagioni. Un successo che ha inevitabilmente portato alla nascita di diversi prodotti trans-mediali come fumetti, romanzi, videogiochi e giochi da tavolo.
Prendiamo ora queste informazioni, mettiamole da parte e spostiamoci in un altro luogo e in un’altra epoca. Recanati, 1963. Mario Clementoni decide di lasciarsi alle spalle una carriera votata agli strumenti musicali per aprire un’azienda focalizzata alla produzione proprio dei succitati giochi da tavolo. Comunicare un medium come quello dei giochi di società nell’Italia del tempo non è stata certo una cosa semplice. Fortunatamente, però, quattro anni dopo la fondazione della Clementoni arriva il primo successo di Mario: quel Sapientino che i più datati sicuramente ricorderanno. Il resto è storia. Al giorno d’oggi Clementoni è una sorta di colosso del settore, specializzato in Puzzle e in giochi da tavolo con un target più giovane. Un target che potrebbe però presto cambiare.
Stranger Things: Friends Don’t Lie nasce proprio dal connubio tra Netflix e Clementoni. Un gioco da tavolo cooperativo che ha lo scopo di diffondere ulteriormente la serie TV e, allo stesso tempo, di dimostrare l’intenzione dell’azienda italiana nel voler conquistare anche un’utenza differente. Un pubblico di adolescenti e, perché no, anche di adulti, che nel tempo hanno imparato ad amare i giochi da tavolo. Ma basterà la buona forza di volontà per dare vita a un prodotto meritevole di attenzione? Nelle scorse settimane abbiamo giocato diverse partite di Friends Don’t Lie e siamo finalmente pronti a darvi la nostra risposta!

UN’AVVENTURA ATTRAVERSO LE VARIE STAGIONI
Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare da un gioco tratto da Stranger Things, Friends Don’t Lie non è un titolo dalla forte componente narrativa. L’elemento “GDR” è infatti ridotto al minimo in favore di una struttura ludica votata alla rapidità e alla collaborazione tra i giocatori. Nonostante questa scelta, però, il creatore del gioco Federico Latini ha comunque inserito degli elementi di narrativa emergente che sfruttano il gameplay per “raccontare una storia”.
I vari livelli di difficoltà, infatti, corrispondono alle prime quattro stagioni della serie TV, con nemici sempre diversi (e sempre più potenti) da sconfiggere insieme ai propri amici. Se il “Tutorial” è affidato al Demogorgone, la sfida si fa più impegnativa quando si passa ai Demodog (sì, il plurale non è utilizzato a caso), al Mind Flayer o al letale Vecna. La selezione della missione da affrontare, inoltre, attiva delle caselle uniche e permette l’utilizzo di una precisa rosa di personaggi. Una scelta che abbiamo apprezzato e che dimostra l’intenzione del game designer di utilizzare il materiale di riferimento tanto amato dagli utenti di Netflix di tutto il mondo.

UN GIOCO SEMPLICE, MA DIVERTENTE
Ma come funziona Stranger Things: Friend’s Don’t Lie? Una volta scelto l’avversario da combattere e i personaggi da utilizzare (ognuno con le proprie capacità uniche), i giocatori potranno spostarsi in uno dei cinque scenari che compongono la plancia. Scenari che contengono dei mazzi di carte, ai quali i giocatori potranno attingere una volta per turno. Lo scopo è molto semplice: trovare abbastanza carte “Undici” per essere pronti ad affrontare il mostro una volta ingaggiato il combattimento. Nel frattempo il party dovrà recuperare anche delle carte “Torcia”, necessarie per completare al meglio la sfida, e prestare attenzione alle carte “Risveglio” che vedranno il mostro avvicinarsi sempre più ai giocatori.
Dopo diverse partite con questo prodotto targato Clementoni è evidente una cosa: Friends’ Don’t Lie può essere giocato anche da un pubblico meno esperto. Allo stesso tempo, però, non è affatto un titolo esclusivamente per bambini, permettendo anche ai più grandi di divertirsi attraverso un gameplay rapido, fresco e spensierato. Nel giro di qualche turno ci siamo trovati attorno al tavolo da gioco a parlare per capire come comportarci e quali potessero essere le mosse migliori da fare. Una possibilità offerta anche da un regolamento snello e senza vincoli di turni ben precisi. È infatti consigliato dialogare con gli altri membri della squadra per riuscire a raggiungere l’obiettivo finale nel modo più rapido e produttivo possibile. Senza mai lasciare indietro nessuno.
Segnaliamo però un paio di informazioni assenti nel regolamento, che ci hanno lasciati confusi all’inizio. Fortunatamente abbiamo potuto contattare Federico Latini, che ha saputo rispondere rapidamente alle nostre domande. Il manuale segnala che è anche possibile “scambiare” le carte con gli altri giocatori, ma il game designer ci ha confermato che questa azione non prevede per forza qualcosa in cambio. “Scambiare” può quindi essere tradotto come “donare”, aiutando chiunque non sia in possesso di alcuna carta. Non abbiamo trovato poi informazioni riguardanti il momento dell’attivazione delle abilità dei personaggi, ma Federico ci ha confermato che possono essere attivate in ogni istante. Piccoli dettagli, che speriamo possano essere utili a voi almeno quanto lo sono stati per noi.

UNO STILE INCONFONDIBILE
Se Stranger Things è riuscito a ottenere il successo che ha ora è senza dubbio anche grazie al suo comparto artistico. Al sapiente mix di atmosfere anni Ottanta, di luci al neon e di quel design sulla falsa riga di Dungeons & Dragons che ha reso iconici i vari mostri. Ebbene, grazie al lavoro di Maurizio Santangelo, l’aspetto grafico di Friends Don’t Lie riesce a mantenere intatto il fascino del materiale originale. Questo è reso possibile dalle splendide illustrazioni delle varie carte e dalla grafica “home-made” che emerge da ogni pezzo della plancia. Plancia nella quale i nomi dei vari ambienti, per esempio, sono scritti su quello che sembra essere del nastro adesivo di carta. Meno interessante il lavoro svolto sulle carte oggetto, che però hanno lo scopo di risultare immediatamente riconoscibili. Una necessità che ha spinto il grafico a lavorare di sottrazione, permettendo così una buona fluidità del gameplay.
Un plauso anche alla distribuzione del materiale all’interno della scatola di gioco. Può sembrare un elemento marginale, ma vedere i vari pezzi con i loro slot per un rapido assemblaggio e un’altrettanto rapida pulizia del tavolo non può che fare molto piacere. Infine ci sentiamo anche di elogiare il prezzo del gioco, venduto a poco meno di trenta euro. Una cifra che lo rende un perfetto regalo da recuperare con le varie mance raccolte durante le festività natalizie e che dimostra la grande attenzione per un pubblico anche meno abbiente da parte di Clementoni.
STRANGER THINGS: FRIENDS DON’T LIE, IL COMMENTO FINALE
Stranger Things: Friends Don’t Lie è un titolo che punta tutto sulla comunicazione e sul fascino dello show Netflix. Un titolo che preferisce il dialogo tra le persone a regole complesse o a un gameplay particolarmente stratificato. Se amate i giochi da tavolo elaborati e fortemente votati alla narrativa, forse non sarà il vostro prodotto preferito. Se però, al contrario, cercate qualcosa di snello per una serata spensierata, allora potrebbe essere l’opera che fa per voi. In ogni caso, la qualità offerta da Clementoni è sempre una garanzia e speriamo che in futuro quest’azienda tutta italiana possa continuare a puntare su prodotti con un target più trasversale. Prodotti che, proprio come Stranger Things: Friends Don’t Lie, possano far sentire grandi i giocatori più piccoli e, allo stesso tempo, trasmettere la spensieratezza della giovinezza a un pubblico più adulto.

