Yakuza: Like a Dragon – La Recensione

Un nuovo Drago vi attende, per una delle avventure di Yakuza più grandi di sempre!

yakuza like a dragon

Yakuza torna sulle scene, con un nuovo ed emozionante capitolo che strizza l’occhio alla next gen!

Dopo aver chiuso il ciclo delle avventure di Kazuma Kiryu, la serie di Yakuza si è presa un attimo di pausa con Judgment, lo spin-off procedurale ambientato per le strade di Kamurocho.

Oggi invece torniamo a parlare del settimo capitolo di Yakuza, intitolato Like a Dragon. Un capitolo che assolve il compito del passaggio di testimone da Kiryu, lo storico protagonista di Yakuza, a Ichiban Kasuga, un nuovo scapestrato “drago”, in un’avventura che non cerca di tagliare i ponti con il passato, ma che lo traghetta verso una nuova generazione.

yakuza

Scoprite insieme a noi Yakuza: Like a Dragon, nella nostra recensione.

Versione Testata: Xbox One X

Siamo alla fine dell’anno 2000. Ichiban è un fiero e devoto membro della famiglia Arakawa, per la quale svolge i lavori più ingrati. Proprio la mattina del primo giorno dell’anno nuovo, dopo una serata di folli festeggiamenti, Masumi Arakawa, il patriarca del clan, chiede ad Ichiban di sacrificarsi e di finire in prigione accollandosi l’accusa di un omicidio compiuto da un altro membro del clan. Ichiban, che farebbe di tutto per quel patriarca che in gioventù gli salvò la vita, accetta, finendo così in prigione con una pena da scontare lunga 18 anni.

 

Al suo ritorno a Kamurocho però le cose non sono più le stesse. Non solo sono cambiati i tempi e lo stile di vita, ma pure lo stesso quartiere di Kamurocho non ha più lo stesso volto.

La yakuza è stata smantellata da un piano della polizia per spazzare via la mafia e la corruzione dalle strade della città, e il Tojo Clan “cancellato”, riducendo così la criminalità. Per Ichiban lo shock arriva non appena uscito di prigione, quando scopre che nessuno della famiglia era li ad attenderlo.

Estraneo nella sua stessa città, Ichiban inizia ad indagare per saperne un po’ di più sull’attuale situazione, aiutato da Adachi, un ex poliziotto che sta seguendo un caso di corruzione che riguarda proprio i vertici della polizia locale.

Da qui sarà un escalation: Ichiban viene a sapere che in realtà la Omi Alliance, in combutta con la Polizia, è salita al potere, e il suo patriarca ne è al comando. Deciso a saperne di più, Ichiban si presenta, come ospite indesiderato, ad un incontro della Omi Alliance, ma al posto di venir accolto a braccia aperte da Masumi Arakawa, riceve un proiettile nel petto dalla persona che lo ha cresciuto.

Inizia così Yakuza: Like a Dragon.

Una ripartenza che in qualche modo ricalca il percorso di Kiryu, una storia che pretende un “martire” che si sacrifichi per il nostro mero intrattenimento.

I temi sono quelli di sempre. L’importanza della famiglia, degli amici, l’onore, che qua si frantumano nelle prime ore di storia distruggendo un personaggio “positivo” come Ichiban, emotivamente più colorato rispetto a Kiryu.

Ed è qua che entrano in gioco le abilità narrative del “Team Yakuza”, che ancora una volta ci servono una storia ricca di colpi di scena e cliffhanger inaspettati, piazzati in maniera strategica per titillare la curiosità del giocatore, che sarà sempre più invogliato a scavare a fondo della vicenda.

Con questo nuovo capitolo si abbandona Kamurocho, per trovare una nuova casa nel quartiere di Isezaki Ijincho a Yokohama. Qua il destino di Ichiban viene cambiato da Nanba, un ex medico finito a vivere come un barbone che salva la vita di Ichiban da una morte quasi certa e lo aiuta a rimettersi in sesto. Ricongiuntosi poi con Adachi, e aiutati dall’irascibile Saeko, che si unirà al gruppo mossa da un fine comune, Ichiban, come l’eroe di Dragon Quest, decide di imbarcarsi in un’epopea che lo porterà a scoprire la verità sulle azioni del suo patriarca e le motivazioni che hanno portato alla “fine” il Tojo Clan.

Like a Dragon è un titolo narrativamente complesso e da una forza emotiva unica, e lo dimostra fin da subito buttando nel calderone varie storyline apparentemente sconnesse fra loro.

Se da un lato abbiamo il passato di Ichiban e il suo rapporto travagliato con Masumi Arakawa, dall’altro troviamo la nuova vita a Yokohama, dove regna un clima di tensione. Infatti Isezaki Ijincho è governata dai Tre Ijin, un’alleanza creatasi per il buon vivere comune, formata dal Clan Seiryū, la yakuza locale, dalla mafia cinese, la Liumang e dai coreani della Geomijul. Una pace di circostanza, che si regge su fragili equilibri, dove ognuna delle tre forze in gioco aspetta un passo falso dell’altra per iniziare una guerra e guadagnarsi l’egemonia del territorio.

E proprio questo aspetto di precarietà sarà una delle colonne portanti di questa nuova storia, che trova in Isezaki Ijincho il suo teatro più importante.

Yakuza: Like a Dragon offre una delle storie migliori della serie ed è un ottimo capitolo di passaggio dopo la conclusione delle avventure di Kiryu.

Raccontata divinamente e messa in scena in maniera pazzesca, la storia di Like a Dragon diventa un buon entry ticket per la serie di Yakuza.

Sia per tutti quelli che fino ad ora hanno snobbato la serie per un motivo o per l’altro, sia per i fan, anche rispetto allo stesso Judgment, propone una storia ben connessa con il suo passato, più di quanto avremmo potuto sperare. Ichiban si dimostra essere un personaggio ben caratterizzato, e come lui amici e nemici. C’è qualche sottotrama che si perde per strada, o qualche comprimario che avrebbe meritato sicuramente più tempo a schermo, ma se l’intenzione di SEGA sarà quella di portare avanti le avventure del nuovo “drago”, ci sarà spazio per tutti nei prossimi capitoli della serie.

Like A Dragon (Quest)

Come avrete visto dai videogameplay che hanno anticipato il gioco, Yakuza: Like a Dragon rappresenta il titolo di rottura della serie. Non tanto per il modo di raccontare la storia, o di vivere l’avventura attraverso le innumerevoli storie secondarie e i minigiochi, quanto nel gameplay.

Proprio come il già citato Dragon Quest, da cui Ichiban trae continuamente ispirazione per i valori che il gioco gli ha insegnato, in Like a Dragon abbandoneremo il classico combat system da brawler in tempo reale per concentrarci su un sistema di combattimento a turni tipico dei giochi di ruolo. Nato quasi per caso come pesce d’Aprile, Like a Dragon è diventato realtà proponendo la classica impostazione a turni, basata su un Job system tipico dei JRPG di vecchia scuola.

In realtà la transizione da picchiaduro a gioco di ruolo è stata meno traumatica del previsto, dato che al di là delle etichette di facciata, fin dai primi capitoli la serie ha avuto una ben delineata scheletratura ruolistica, fatta di statistiche, abilità da sbloccare, stili di lotta diversificati e accessori da equipaggiare. Cambia quindi la formula, e di poco la sostanza, producendo combattimenti meno immediati, ma più strategici in termini di scontro.

 

La caratteristica fondamentale del nuovo sistema di gioco sono proprio i Lavori che Ichiban e il suo gruppo di amici possono sfruttare, accedendo così a mosse ed abilità uniche.

Ogni personaggio gode di una classe esclusiva dalla quale partire, per poi cambiarla in base alle necessità. Le possibilità sono molteplici: il Bodyguard è una classe pensata per massimizzare il danno sul nemico, così come il Supervisore che schiaccerà qualsiasi cosa davanti al suo cammino. Il Musicista invece è una sorta di bardo in grado di supportare l’intero gruppo con magie o depotenziando le statistiche dei nemici, mentre la Idol si occuperà di curare i propri compagni in caso di necessità.

Ci sono poi classi un po’ più particolari come il Breaker, che attaccherà sfruttando potenti colpi di danza o l’Agente, un’inarrestabile muro in grado di proteggere l’intero gruppo, ma al tempo stesso asfaltare i nemici.

In totale troviamo una decina di classi tra le quali spaziare e sperimentare, trovando il giusto equilibrio per il proprio party, con mosse che possono essere usate in successione creando combo letali che velocizzano di molto i ritmi degli scontri a turni. Ogni classe poi ha una serie di tecniche che si sbloccheranno con il normale levelling, alcune strettamente legate al lavoro, altre al personaggio, che resteranno attive anche una volta che verranno tolte. Il ventaglio di mosse utilizzabili si amplia livello dopo livello, con tecniche pensate per attaccare i singoli nemici o addirittura l’intero gruppo.

A seconda del lavoro equipaggiato cambieranno le statistiche, così come l’arma che potremo utilizzare, obbligandoci a curare anche l’armamentario dei vari personaggi, acquistandone di nuovo nei vari shop, o costruendoli da zero e potenziandoli attraverso la fucina che sbloccheremo nelle prime ore di gioco, utilizzando i materiali raccolti.

L’unico neo di questo job system è l’impossibilità di cambiare al volo la classe, obbligandoci ad andare ogni volta al centro di collocamento per effettuare lo switch. Di per sé non un vero problema, l’esigenza si fa più palpabile nelle fasi avanzate del gioco e nel post game, visto che affrontando un dungeon non potremo lasciarlo fino a che non avremo terminato lo stesso, limitando la possibilità di sperimentare nuove classi o cambiare il setup di un party non propriamente adatto ad affrontare quella determinata situazione.

Fra Ichiban e i membri del gruppo è possibile instaurare e approfondire un legame. Il tutto si svilupperà tramite un livello che aumenterà in base alle interazioni che avremo con quel determinato personaggio, usandolo in combattimento o mangiando nei vari ristoranti. Ad ogni scatto di livello si renderà disponibile una nuova porzione di storia, che ci permetterà di conoscere in maniera approfondita il background dei nostri compagni. Il legame avrà anche riscontri in battaglia, ad esempio colpendo in maniera del tutto autonoma un nemico che era stato bersaglio del nostro attacco, infliggendo danni extra.

Tra magie, tecniche ed abilità, Ichiban può sfruttare un’ulteriore vantaggio durante le battaglie, ovvero i Pestamici. Completando le varie sub story, Ichiban farà amicizia con i personaggi più curiosi di Yokohama, che in segno di gratitudine per il suo aiuto contribuiranno alla causa, dandoci una mano nelle sfide più accese. A mo’ di summon, Ichiban utilizzerà il suo smartphone per chiamare uno dei Pestamici, che verrà evocato in campo liberando tutto il proprio potenziale, sia offensivo che di supporto.

In generale il passaggio al sistema di combattimento a turni funziona e non fa rimpiangere il passato. Si poteva forse fare qualcosa di più per le boss fight, che a parte due o tre casi particolari, perdono di verve e di quella carica dei precedenti giochi data dai QTE che spezzettavano le lotte. Anche la difficoltà, in generale si attesta su livelli accettabili, con qualche sporadico picco qua e là nelle battaglie casuali che possono portarvi ad improvvisi game over.

Il grinding, per quanto non fondamentale per gran parte dell’avventura, lo diventa (in piccole dosi) nelle fasi avanzate, dove il cambio di classe diventa necessario, magari per affrontare i dungeon opzionali presenti a fine gioco o nel post game.

New town

Gameplay dei combattimenti a parte, l’ossatura di Yakuza resta quella dei precedenti episodi. Yokohama ricalca Kamurocho, con una nuova mappa più estesa ma in grado di offrire lo stesso livello di intrattenimento. Sebbene siano attività secondarie, durante l’avventura saremo chiamati ad affrontare alcune sub quest obbligatorie che ci introdurranno le tre principali attività collaterali di questo capitolo.

Su tutti spicca sicuramente il gestionale aziendale, un minigioco che vi vedrà alla guida di un’attività locale, che dovrà pian piano farsi un nome e scalare la piramide delle società più quotate del Giappone. Qua, dovremo occuparci di gestire i vari negozi, potenziando il volume di vendita o la capacità produttiva degli stessi. Guadagnando nuovi fondi potremo investire comprando edifici migliori che possano fruttarci di più, o assumere nuovi dipendenti che diano maggior prestigio e risalto ai singoli negozi.

Fra investimenti a rischio, e slot pubblicitari che ci diano quel boost nelle vendite, dovremo anche rispondere delle nostre azioni al consiglio aziendale, con tanto di face-off con i membri, ai quali dovremo togliere più di un dubbio sulla nostra gestione.

Per quanto non sia una delle migliori trovate della serie (molto al di sotto dei vari gestionali di Host club dei precedenti capitoli) risulta il modo migliore per guadagnare un po’ di Yen da spendere per migliorare gli equipaggiamenti del party.

Troviamo l’Eroe Part-time, che ci metterà davanti a diverse sfide da completare, aiutando i più deboli nello sconfiggere i propri nemici, o risolvendo vere e proprie “quest” di raccolta in base alle richieste. C’è poi il Dragon Kart, che vede il ritorno di un personaggio introdotto in Yakuza 0, la cui storyline è proseguita nei capitoli più recenti della serie, e che qua ci vedrà impegnati nel diventare il pilota numero 1 in una competizione che emula Mario Kart per le strade di Isezaki Ijincho, fra power up e armi esplosive con le quali detonare i nostri rivali.

Ma la città è ricca di cose da fare, ed ogni attività ci fornirà dei punti personalità per Ichiban, che a seconda del livello raggiunto, ci permetteranno di accedere a nuove quest o Lavori. Non mancano poi le varie sale Arcade, con i cabinati di Virtua Fighter o delle vecchie glorie SEGA degli anni’90, una scuola dove tenere esami di varia natura per potenziare le aree di interesse di Ichiban e potenziare la sua personalità, o il cinema, nel quale dovremo riuscire a vedere alcuni film dall’inizio alla fine, cercando di combattere il sonno in un minigioco a base di curiose pecore antropomorfe.

New Dragon

Graficamente con Like a Dragon tocchiamo il punto più alto della serie. La nuova location per quanto ricalchi Kamurocho nel world building, riciclandone diversi assets, è un’ambientazione fantastica e varia che ci offre uno spaccato della cultura e della vita giapponese con estremo realismo e un livello di dettaglio impressionante.

Il Dragon Engine, il cui compito e dare vita al mondo di gioco, svolge egregiamente il suo dovere, con una performance piuttosto stabile (30fsp, con i 60 ad appannaggio della next gen), sebbene non priva di qualche rallentamento sporadico o di qualche freeze in fase di caricamento fra una zona all’altra. Fiore all’occhiello dell’intera produzione è il mock-up facciale dei vari personaggi, che come da tradizione della serie, riesce a toccare una qualità espressiva che solo pochi titoli possono vantare, riuscendo a scatenare nei giocatori reazioni emotive forti per quasi tutta la durata della storia.

Inutile dire che un titolo come Yakuza vada giocato sfruttando la traccia vocale giapponese, per godere a pieno dell’esperienza, nonostante sia presente anche un buon doppiaggio inglese, che però stride alle nostre orecchie. Dopo Judgment e Persona 5 Royal, SEGA ha deciso di soddisfare l’utenza italiana con un adattamento nella nostra lingua, che pur prendendosi qualche libertà creativa, spesso ispirata alla cultura pop italiana, offre una traduzione piacevole e ben realizzata.

Yakuza: Like a Dragon è disponibile su PlayStation 4, Xbox One, Xbox Series X|S e PC.

Yakuza: Like a Dragon
Yakuza: Like a Dragon è l'ennesimo, incredibile, capitolo di una serie che sembra non sbagliare mai un colpo. Il cambio di gameplay è dolce e meno drastico di come ci si aspetterebbe, e in questa nuova veste, salvo qualche sbavatura su un grinding tutto sommato accettabile e delle boss fight non sempre riuscite, risulta più godibile che mai. Questo nuovo capitolo diventa quindi perfetto per inserirsi in una serie ormai fin troppo estesa e radicata, e sebbene i collegamenti con i precedenti capitoli non manchino, Like a Dragon è un entry ticket di gran valore. Che siate fan sfegatati o meno della serie non importa, Yakuza: Like a Dragon è uno dei titoli migliori che possiate giocare quest'anno, e uno dei capitoli più interessanti ed emozionanti di una serie che è destinata a sfornare ancora grandi storie negli anni a venire.
Pro
Storia e caratterizzazione dei personaggi sempre ottime
Il nuovo gameplay si sposa alla perfezione con lo spirito della serie
Le attività secondarie sono il cuore della serie
Ichiban riesce a tenere testa a Kiryu in quanto a carisma
Contro
Non tutte le boss fight sono riuscie al meglio
Alcuni protagonisti meritavano un po' più tempo a schermo
Qualche picco di difficoltà rende il grinding necessario
9.4
Voto