Gabriele Muccino contro Civil War: “Un B Movie per dementi”

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse14-01-2015 Milanospettacolo'Le invasioni barbariche' trasmissione tvnella foto: Daria Bignardi, FedezGian Mattia D'Alberto/LaPresse14-01-2015 Milan'Le invasioni barbariche' tv showin the picture: Daria Bignardi, FedezGian Mattia D'Alberto / LaPresse14-01-2015 Milanospettacolo'Le invasioni barbariche' trasmissione tvnella foto: Gabriele MuccinoGian Mattia D'Alberto/LaPresse14-01-2015 Milan'Le invasioni barbariche' tv showin the picture: Gabriele Muccino

[ads] Nuovo attacco da parte di un regista al genere dei cinecomics. Gabriele Muccino ha infatti commentato così il nuovo Capitan America Civil War definendolo un B Movie per dementi.

“Alla fine sono andato.

Sono andato ieri a vedere Captain America Civil war. E devo dirlo, non sono riuscito a vederlo tutto. Mi ha talmento depresso l’idea di disattivare la mia mente del tutto pur di diventare un demente fruitore di un simile B movie che alla fine mi sono liberato di quella tortura che attanagliava la mia vista e sono uscito dal cinema pur di riveder le stelle e sentire di nuovo me stesso e potermi illudere che il cinema non sia davvero diventato tanto di scarto. Il cinema drammatico è stato completamente scippato al cinema da Netflix e questo si sa. Quello di qualità viene confinato e ammassato nei tre mesi antecedenti alla stagione degli Academy che va da settembre a dicembre, durante la quale escono circa 40 film di cui almeno l’ 80 percento rimane del tutto sotto il radar e lontano dalla possibilità di essere conosciuto dal pubblico, eppur famelico del cinema di qualità che ancora c’è, lì fuori. Tutto quel che resta in giro, quasi tutto, è spesso privo, appunto, di tutto.
Se non c’è un Art House vicina, e per vicina intendo entro i 30 kilometri, se parliamo di Los Angeles, non c’è modo di andare al cinema senza finire quasi inesorabilmente intrappolati in un bel Multiplex incolore e nella fruizione passiva e inaffettiva di un film che va ben oltre l’accettabilità della necessaria commerciabilità del prodotto. Captain America e con esso tutto il franchising che sta divorandosi Hollywood, diventa amnesia del cinema e di cosa esso possa e debba rappresentare. Il Batman di Nolan piuttosco che l’Iron Man di Favreu sono ormai pezzi di una scialuppa lontana e alla deriva. Il nuovo franchising, lanciato da quei film circa dieci anni fa, è ormai l’ammucchiata di Avengers che si prendono a botte dall’inizio alla fine senza che a te, e parlo per me, si intenda, possa fregare di meno.
E allora si torna casa, si accende Amazon, Netflix e si scarrella alla ultima e urgente ricerca di qualcosa di bello da vedere. E quando lo si trova, si tira un respiro e si guarda finalmente un FILM.”

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