La Casa di Carta 5: la recensione 

Adrenalina, azione e un finale scioccante contraddistinguono la quinta stagione della serie spagnola di Netflix

La Casa di Carta 5: la recensione 

Dopo aver visionato in anteprima, grazie a Netflix, i primi due episodi della quinta stagione di La Casa di Carta, il 3 settembre mi sono gettata a capofitto sui restanti 3 capitoli. La stagione si compone di 5 episodi che dividono il volume 1 in due parti nettamente distinte: un primo atto maggiormente distensivo che si contrappone ad un secondo interamente action. Nuove alleanze, nuovi schieramenti e tanti colpi scena contraddistinguono la nuova e conclusiva stagione della serie spagnola. Purtroppo i nuovi personaggi lasciano poco il segno e Berlino appare mediante flashback che non aggiungono (per ora) nulla di incisivo alla trama generale. Ecco di seguito la recensione completa di La Casa di Carta 5. 

Ecco il trailer di La Casa di Carta 5

La recensione di La Casa di Carta 5

Netflix ha scelto di far visionare alla stampa solo i primi due capitoli del volume 1 della quinta stagione della famosa serie spagnola La Casa di Carta, solo ora – a visione completata – posso comprenderne i motivi. La stagione si suddivide nettamente in due atti. I primi due episodi compongono il primo atto, mentre i restanti tre sono i capitoli conclusivi del primo volume. Ad un primo atto (che trovate già recensito) introduttivo e di raccordo con quanto visto nelle stagioni precedenti segue un secondo di sola e pura azione. Il finale del secondo episodio, infatti, ben si accorda e armonizza con i restanti tre capitoli. 

La stagione 5 temporalmente si ambienta nell’arco di poche ore. Dall’arrivo di Lisbona alla banca fino alla conclusione della stagione è percepibile il passaggio di pochissime ore. Gli eventi si susseguono ad un ritmo forsennato. 

La guerra è entrata definitivamente nel vivo. L’esercito, le forze speciali ed in parte anche l’opinione pubblica si schierano contro la banda più famosa di Spagna. La sopravvivenza della gang è la priorità assoluta, l’estrazione dell’oro passa in secondo piano. 

Le donne si riconfermano le protagoniste della stagione. Sono le ragazze della banda coloro che muovono i fili della trama, sono loro a prendere le decisioni – sagge in alcuni casi meno in altri – che determinano le sorti del gruppo. Lisbona (Itziar Ituño) ha un ruolo marginale sul finale di stagione ma ha avuto il giusto spazio nei primi capitoli; Stoccolma (Esther Acebo), invece, rappresenta assieme a Alicia Sierra (Najwa Nimri) una delle grandi delusione della quinta stagione. Monica (alias Stoccolma) non riesce a mantenere una posizione. I sensi di colpa la divorano e le fanno perdere il lume della ragione. Le sue scelte prima salvano e poi mettono in pericolo la squadra. È destramente fragile e troppo coinvolta per poter ragionare lucidamente. Alicia, come Monica, cambia forse troppo spesso barricata anche se potrebbe semplicemente giocare come unico membro della propria personalissima squadra. Tokyo (Úrsula Corberó), invece, lascia eccome l’impronta. 

Gli uomini restano marginali, sono ininfluenti nelle dinamiche generali, eccetto ovviamente per il professore. 

Berlino (Pedro Alonso) ha diverse scene flashback che spezzano il ritmo della narrazione. Apparentemente scegliere di mostrare il passato di un personaggio ormai defunto appare inutile e superfluo ma spesso, come la serialità ci ha insegnato, dal passato rispuntano fuori soggetti secondari che avevano legami importanti con lo scomparso. In La Casa di Carta 5 assieme a Berlino nel passato compare il figlio Rafael e la tanto chiacchierata Tatiana. Sfortunatamente per ora non hanno avuto alcuna influenza nel presente della narrazione. Le scene che coinvolgo i familiari di Berlino sono inutili per la situazione attuale della banda, anzi appaiono come stonanti con il ritmo immersivo e forsennato della narrazione. Posso solo presumere che questi personaggi compariranno nell’ultima parte, altrimenti il minutaggio a loro dedicato sarebbe stato soltanto tempo sprecato. 

Il finale del quinto episodio è scioccante, se pur fosse suggerito fin dal terzo capitolo. Mai avrei pensato che gli sceneggiatori prendessero una scelta simile. Rinunciare ad un personaggio così impattante sulla storia è rischioso e coraggioso alla stesso tempo. Tuttavia sono certa che tramite flashback o voice over il personaggio che ci ha lasciato in questa prima parte lo/la rivedremo anche nel secondo ed ultimo volume di La Casa di Carta. 

Non ci resta che attendere il 3 dicembre per scoprire come si concluderà una delle serie più popolari di sempre.

Leggi anche: Élite 4: la recensione della quarta stagione della serie spagnola di Netflix