Pur senza stravolgere il mondo degli extraction shooter, Marathon non è assolutamente il Concord che si aspettavano in molti.
C’è stato un tempo, a metà degli anni Novanta, nel quale Bungie non era ancora famosa per Halo e per Destiny. Era il tempo di Marathon, sparatutto in prima persona datato 1994 che, nel giro di un paio d’anni, aprì la strada a Marathon 2: Durandal e a Marathon Infinity. Una trilogia ambientata nel 2794 a bordo dell’astronave che da poi il nome al franchise. La Marathon, appunto, è un’enorme nave coloniale con un solo scopo: raggiungere il sistema di Tau Ceti per dare via a una nuova colonia spaziale. Peccato, però che le cose prendano una piega imprevista. Tra IA senzienti e terribili creature aliene, tocca al nostro protagonista risolvere la questione…prima che sia sia troppo tardi.
Sono passati più di trent’anni dall’uscita del primo capitolo della saga. Trent’anni durante i quali il mercato dei videogiochi è cambiato, nel bene e nel male. Consapevole di questa situazione, Bungie ha deciso di puntare verso il futuro, volgendo uno sguardo al passato. Nasce così il nuovo Marathon, extraction shooter multigiocatore disponibile dallo scorso cinque marzo su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.
Di questo nuovo episodio della serie si è detto un po’ di tutto. C’è chi, vista la sua natura di GaaS, lo ha già dato per morto e chi, amante della trilogia originale, si lamenta dell’allontanamento dal genere dei single player. Insomma: il sentiment dell’utenza nei confronti di Marathon non è certo positivo. In molti si sono persino lasciati andare in parallelismi tra la nuova opera di Bungie e quel disastro che risponde al nome di Concord. Eppure, una volta approdato sul mercato, qualcuno ha iniziato ad apprezzare la formula di Marathon.
Un elogio al gunplay qui, un complimento alla componente artistica li e, lentamente, una piccola community ha preso vita. Ma ci sarà una ragione dietro a questo cambio di rotta? Marathon merita davvero i quaranta euro necessari per poterlo giocare? Nelle scorse settimane abbiamo visitato a lungo Tau Ceti IV e siamo finalmente pronti a parlarvene. Sappiate però una cosa: non siamo di fronte al disastro che in molti si auguravano che fosse.

UN UNIVERSO TUTTO DA SCOPRIRE
Trattandosi di un titolo votato al multiplayer, Marathon non ha una vera e propria trama da seguire. Allo stesso tempo, però, i ragazzi di Bungie hanno prestato particolare attenzione alla costruzione e alla comunicazione del proprio mondo. Completare missioni e sfida permette al giocatore di accedere al Codice, ovvero a una sezione ricca di file da leggere. File in grado di dare spessore narrativo ad ambienti e personaggi, fornendo anche informazioni su quanto avvenuto dopo gli avvenimenti della trilogia originale. Per quanto frammentato e sconnesso, è innegabile che il lavoro svolto sia molto buono, con testi scritti con grande maestria e un world building nettamente più curato rispetto alla media dei giochi di questo tipo.
A rendere il tutto ancora più interessante sono le diverse classi di personaggi utilizzabili (chiamate “Telai”). Ognuna di esse presenta uno stile estetico perfettamente coerente con la propria tipologia ludica, con tanto di caratterizzazione psicologica marcata da linee di dialogo in pieno stile Overwatch. Si tratta di una scelta che può apparire blanda, ma che in realtà contribuisce per l’ennesima volta a dare vita a un mondo vivo, in costante movimento e dannatamente affascinante.
Impossibile non chiedersi perché Bungie non abbia voluto marcare questa importante caratteristica in favore di un titolo votato al multiplayer. Altrettanto impossibile non sognare un Marathon single player che possa andare ad affiancarsi a produzioni come Bioshock e/o Prey. Peccato, però, che queste domande e queste speranze siano destinate a rimanere inascoltate (per ora).

COLTIVARE IL PROPRIO PUBBLICO
Sin dall’annuncio il pubblico non ha fatto altro che paragonare Marathon con Escape from Tarkov e ARC Raiders. Un paragone dovuto alla medesima tipologia di gioco (gli extraction shooter), ma che troviamo quantomeno superficiale. L’ultima fatica di Bungie, infatti, ha dei punti di forza tutti suoi, perfetti per una precisa tipologia di giocatori. Il pregio di ARC Raiders, infatti, è quello di far interagire i vari utenti, mettendoli all’interno di una struttura ludica simile a quella di Sea of Thieves. Un contesto dove la comunicazione è tutto. Al contrario: Escape from Tarkov punta a gettare il pubblico in un mondo aspro, crudele e sbilanciato, dove la morte è dietro l’angolo. Dove un singolo individuo può trovarsi di fronte una squadra ben addestrata, rendendo quindi vano qualsiasi tentativo di fuga.
Marathon, invece, è una costante competizione. Una competizione con regole e paletti ben precisi, come si addice alle gare dove vige l’agonismo.
Per prima cosa, Marathon permette di andare in missione in gruppi da tre, da due o in solitaria, incontrando dall’altra parte giocatori appartenenti alla medesima categoria. Una scelta che permette di affrontare l’intero gioco quasi come un titolo single player, trattando gli altri giocatori come “nemici dall’IA avanzata”. In ogni caso, i vari Telai funzionano alla perfezione, sia che si affrontino le missioni da soli, che si decida di fare squadra. In questo secondo caso, inoltre, basta fare qualche partita per capire che Bungie ha prestato grande attenzione al bilanciamento delle “classi”, rendendole tutte utili e necessarie. Le varie combinazioni possibili, inoltre, danno vita a pattern d’azione differenti, rendendo le sfide estremamente dinamiche e competitive, senza annoiare mai.
Se a questo aggiungete una struttura delle missioni solida e appagante, ecco che Marathon smette di essere l’ennesimo extraction shooter, per dimostrare invece di aver qualcosa da dire.
Inutile poi aggiungere qualcosa sul gunplay di Bungie. Nonostante i (pochi) detrattori, l’azienda americana rimane tra le migliori di tutte il panorama videoludico. È pressocché impossibile replicare la qualità offerta dallo shooting di titoli della software house statunitense. Bastano pochi secondi per rendersene conto, trovando feeling differenti con le numerose bocche da fuoco presenti. Rispetto al lancio, inoltre, gli sviluppatori hanno lavorato molto sul design delle icone delle armi e dei vari oggetti reperibili in gioco. Un lavoro che ha reso tutto più leggibile e intuitivo, risolvendo quello che era il principale difetto del titolo nei suoi primi giorni di vita. L’ennesima prova di quanto Bungie stia investendo su questo progetto, che ha tutto il potenziale per emergere e brillare come una stella.

LUCI, NEON, AZIONE!
Se essere scettici del risultato finale di Marathon era quantomeno legittimo, in pochi hanno dimostrato il medesimo sentimento nei confronti del comparto artistico dell’ultima fatica targata Bungie. Questo perché Marathon è un tripudio di stile e colori. Un’opera neon punk che mescola sci-fi con la street art. Un costante connubio di elementi differenti, sempre amalgamati tra loro. In poche parole: Marathon è uno dei titoli più folli e artisticamente espressivi degli ultimi mesi.
Ottimo anche il comparto sonoro, con musiche elettroniche che si mescolano a tracce più oniriche, perfette per rimarcare gli ambienti alieni che compongono il titolo. Di alta qualità anche gli effetti sonori e il doppiaggio in italiano, che contribuisce a immergere il giocatore all’interno di un’esperienza che a tratti ci sentiremmo di definire “totalizzante”. Un’esperienza che mai avremmo pensato di poter provare, ma che siamo felici di aver trovato in Marathon.
MARATHON, IL COMMENTO FINALE
Marathon è un ottimo titolo che rischia però di non essere compreso. Tra i paragoni forzati con altri esponenti degli extraction shooter e un generale scetticismo nei confronti di questa tipologia di gioco, l’ultima fatica di Bungie sembra non avere particolari meriti. In realtà, Marathon è un’opera potenzialmente eccellente. La base di gioco è solida e ispirata, permettendo così la nascita di un sottobosco di appassionati che in queste settimane si stanno divertendo come non accadeva da tempo. Se il team statunitense riuscirà ad aggiornare costantemente la propria creatura e il passaparola positivo continuerà a diffondersi, c’è la seria possibilità che Marathon ottenga presto il successo che merita. In caso contrario, purtroppo, c’è il rischio che il mercato non sia cortese nei confronti di coloro non riescono ad emergere. Al di là del futuro incerto di questa nuova proposta dei PlayStation Studios, c’è però una grande e assoluta verità: Marathon non è un brutto gioco e meriterebbe più rispetto da parte dei videogiocatori.

