Un gameplay più tattico e una quantità impressionante di contenuti fanno di NBA 2K27 un capitolo solido, ma la complessità delle build e la progressione legata al VC continuano a rappresentare un ostacolo
Puntuale come un orologio svizzero anche quest’anno arriva la nuova stagione del simulatore cestistico targato Visual Concepts e 2K Games. Questa volta, però, NBA 2K27 non prova a reinventare completamente una formula ormai consolidata, ma interviene su alcuni degli aspetti che avevano mostrato maggiori criticità nel capitolo precedente, concentrandosi soprattutto sul rapporto tra attacco e difesa e quindi sul gameplay in generale. La scelta si rivela efficace e adesso il basket giocato è più ragionato, la difesa acquisisce finalmente un peso maggiore e alcune soluzioni offensive, come i layup dinamici, rendono le azioni meno prevedibili. Costruire un buon possesso diventa più importante rispetto alla semplice ricerca del tiro più efficace, mentre la qualità del singolo atleta assume un peso ancora più evidente.
Attorno al parquet c’è poi un’offerta enorme: MyCAREER, MyCAREER Eras, The City, MyNBA, MyTEAM e la crescente presenza della WNBA offrono esperienze profondamente differenti. Il problema è che questa abbondanza viene accompagnata da sistemi di progressione sempre più articolati. In particolare, costruire e sviluppare un MyPLAYER richiede una comprensione di Distintivi, Sinergie, Cap Breaker, Specializzazioni e VC che potrebbe mettere in difficoltà soprattutto i nuovi giocatori. Il risultato è quindi un capitolo estremamente ricco, tecnicamente eccellente e capace di migliorare il gameplay, ma non altrettanto efficace quando si tratta di rendere semplici e immediate tutte le sue componenti.
Versione testata: PlayStation 5
La difesa torna protagonista
Partiamo, quindi, dalla prima sostanziale modifica di NBA 2K27: la difesa. Nel precedente capitolo, il potenziale offensivo dei giocatori più esperti poteva portare a partite caratterizzate da punteggi particolarmente alti e statistiche elevate. Adesso Visual Concepts ha deciso di riequilibrare il sistema fornendo ai difensori più strumenti per intervenire direttamente nello sviluppo dell’azione. Il posizionamento diventa fondamentale: leggere in anticipo una linea di passaggio, accompagnare il portatore di palla senza concedergli una strada verso il canestro o effettuare correttamente una rotazione può fare concretamente una differenza sostanziale per la vittoria.
Anche gli scontri individuali adesso sono più interessanti e dinamici. I movimenti laterali permettono di seguire meglio il proprio avversario e il contatto fisico assume maggiore importanza nel contrastare le partenze in palleggio. Naturalmente in questo caso entrano in gioco le caratteristiche dei singoli giocatori poiché affidarsi a un atleta dalle caratteristiche difensive limitate significa concedere maggiori spazi e rende spesso necessario l’intervento di un compagno più efficace. Questo aspetto contribuisce a valorizzare finalmente gli specialisti difensivi e un giocatore non deve necessariamente essere una superstar offensiva per risultare decisivo.
Anche le palle rubate sono state ricalibrate. Se prima premere ripetutamente il comando nella speranza di ottenere automaticamente un’animazione favorevole poteva essere una tattica funzionante, adesso non rappresenta più una strategia particolarmente efficace. Il tempismo, quindi, diventa essenziale poiché intervenire nel momento sbagliato può lasciare il difensore completamente fuori posizione e trasformare un tentativo di recupero palla in un’occasione d’oro per l’avversario.
Quando il primo difensore viene superato, entra inoltre in gioco la protezione del ferro. I lunghi possono diventare un deterrente fondamentale per chi cerca di attaccare il canestro, soprattutto quando si affrontano giocatori dalla presenza fisica imponente oppure ancora contro un centro dominante può essere preferibile scaricare il pallone verso un tiratore libero piuttosto che insistere nell’attacco al ferro. Il nuovo sistema di feedback sui contrasti permette inoltre di comprendere meglio l’efficacia del proprio intervento difensivo. Non sempre la risposta del gioco appare perfettamente coerente con ciò che si vede sullo schermo, ma i casi più controversi rimangono limitati rispetto ai miglioramenti complessivi. La conseguenza più importante è che NBA 2K27 spinge il giocatore a prendere decisioni più consapevoli.
Anche l’attacco deve cambiare approccio
Se viene rafforzata la difesa, inevitabilmente bisogna modificare anche il modo in cui si attacca. Il sistema di tiro dinamico già rappresentava una delle novità più evidenti di NBA 2K, ma adesso assume ancora maggiore importanza. La finestra per ottenere un rilascio perfetto si restringe quando il tiro viene contestato, rendendo molto più difficile segnare con continuità sopra le mani dei difensori. Nelle prime ore questo può tradursi in percentuali sensibilmente inferiori rispetto alle abitudini dei giocatori più esperti della serie. Con il tempo, però, la situazione cambia grazie alle caratteristiche dell’atleta, ai suoi attributi e ai Distintivi che ne definiscono il rendimento. Insomma la filosofia generale è chiara: NBA 2K27 vuole premiare chi costruisce l’azione, non soltanto chi sa finalizzarla.
Il palleggio in movimento continua ad avere un ruolo fondamentale e il sistema ProPLAY mette a disposizione una quantità smisurata di animazioni. Tra le nuove possibilità vi sono movimenti come gli up-and-under, utili per creare lo spazio necessario alla conclusione. Grazie alla maggiore varietà delle animazioni, anche i layup diventano una componente incredibilmente riuscita e ogni ingresso al ferro può svilupparsi in maniera differente a seconda della situazione.
Le schiacciate, così come nel precedente capitolo, richiedono maggiore attenzione al momento della conclusione e non sono più una soluzione automatica ogni volta che si riesce ad arrivare in scioltezza vicino al canestro. Il tutorial, inoltre, merita una menzione positiva: considerata la quantità di sistemi presenti nel gioco, rappresenta un punto di partenza utile per comprendere progressivamente le meccaniche più avanzate.
MyPLAYER: enorme libertà, ma anche troppa complessità
La creazione del proprio alter ego atleta rimane uno degli elementi centrali dell’esperienza. Per chi vuole gettarsi direttamente nella mischia cestistica, esistono archetipi preimpostati ispirati a giocatori NBA e WNBA, rappresentando una soluzione utile per capire rapidamente quale tipo di atleta si desidera utilizzare. Per chi vuole invece costruire ogni dettaglio autonomamente, il sistema diventa molto articolato sia per i dettagli estetici che per quelli tecnici e specificatamente sportivi.
La progressione dell’atleta si sviluppa attraverso Distintivi, attributi e differenti sistemi di specializzazione. I Distintivi disponibili dipendono dalle caratteristiche fisiche e dal ruolo del giocatore e richiedono determinati valori nelle statistiche per essere sbloccati. A ciò si aggiungono i Gettoni Distintivo, ottenibili giocando e compiendo azioni coerenti con la categoria che si vuole migliorare.
Un giocatore che desidera specializzarsi nel tiro dovrà quindi costruire la propria progressione attorno alle conclusioni dalla distanza, mentre chi vuole sviluppare maggiormente la fase difensiva dovrà concentrarsi su recuperi e interventi nella propria metà campo. Il sistema permette di creare atleti realmente specializzati, evitando che ogni MyPLAYER finisca per essere un giocatore universale capace di fare tutto. Il rovescio della medaglia è la quantità di elementi da tenere sotto controllo.
Infatti la costruzione del personaggio non si ferma ai Distintivi. Vi è il nuovo sistema di Sinergia che permette di combinare determinati elementi della build attraverso meccanismi di Fusione e Reazione, portando alcuni Distintivi fino al livello Leggenda. A questo si aggiungono i Cap Breaker, che consentono di intervenire ulteriormente sui limiti delle statistiche, e le Specializzazioni della build.
Insomma la profondità è indiscutibile, ma per un nuovo giocatore o un giocatore più casual può essere difficile comprendere immediatamente le conseguenze di ogni scelta. È facile iniziare una carriera senza avere una visione completa di come il proprio atleta evolverà dopo decine di ore. Questo rischio potrebbe spingere molti utenti a seguire semplicemente le configurazioni più utilizzate dalla community, rinunciando in parte alla personalizzazione che il sistema teoricamente offre.
La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza massiccia dei VC. La valuta virtuale in game costituisce ancora la strada più rapida per migliorare il proprio personaggio e, soprattutto nelle prime fasi dell’esperienza online, il divario tra un atleta appena creato e uno già sviluppato può risultare significativo. Considerando poi la sopracitata difficoltà e lentezza nella progressione, non è escluso che qualche giocatore possa decidere di applicare “l’aiutino economico” per crescere più velocemente andando a intaccare quella che è la genuinità complessiva della crescita.
MyCAREER: Fire & Concrete amplia la storia e MyCAREER Eras permette di cambiarla
Non manca la classica modalità campagna narrativa che in questa edizione prende il nome di Fire & Concrete e racconta il classico cliché di un giovane talento proveniente dal basket liceale, destinato a un futuro importante nel mondo universitario. Purtroppo un incidente interrompe bruscamente la sua ascesa e costringe il protagonista a ricostruire la propria carriera partendo da livelli molto più bassi. Il viaggio conduce dai playground di Rucker Park alla G League e successivamente alla NBA, attraverso incontri con compagni, allenatori e altri aspiranti professionisti.
Tra i personaggi più importanti c’è Cam, cugino del protagonista, interpretato dal rapper e attore Vince Staples. La sua presenza contribuisce a dare maggiore identità al racconto e amplia efficacemente il cast. La storia è più ambiziosa rispetto a quella del capitolo precedente, anche se la sua durata maggiore non sempre gioca a suo favore. Infatti alcune sezioni risultano dilatate e finiscono per rallentare il ritmo della progressione.
La vera particolarità di questa MyCAREER è però il ruolo di Trace Miller. Quest’ultimo accompagna il protagonista lungo il percorso dalla G League fino alle Finals e non è semplicemente un personaggio secondario. Il giocatore deve infatti contribuire alla sua crescita, coinvolgendolo nelle partite e aiutandolo a migliorare le proprie caratteristiche. È inoltre possibile personalizzarne ruolo e punti di forza, creando un compagno complementare alla propria build.
Questa scelta crea situazioni interessanti, ma anche qualche momento inverosimile, soprattutto quando la progressione narrativa obbliga il giocatore a concentrare l’azione sul proprio compagno invece che sul protagonista. L’idea diventa però molto più interessante quando viene utilizzata in cooperativa. Un amico può assumere il controllo di Trace e affrontare insieme al giocatore l’intera esperienza, mantenendo la progressione e le ricompense. Insomma, nonostante qualche piccola macchiolina, è una delle aggiunte più riuscite alla struttura di MyCAREER e contribuisce a trasformare una modalità tradizionalmente individuale in un’esperienza condivisibile.
Sempre in ambito modalità carriera, un’altra grande novità è rappresentata dalle MyCAREER Eras. Per la prima volta nella storia della saga videoludica, il proprio giocatore può essere inserito direttamente in alcune delle principali epoche dell’NBA, permettendo di modificare il corso degli eventi. È possibile, per esempio, immaginare una storia alternativa attorno a Michael Jordan e ai Chicago Bulls oppure entrare nell’epoca dei Golden State Warriors di Stephen Curry e provare a riscrivere record e risultati.
Le diverse epoche non si limitano a cambiare i roster: il sistema riproduce anche gli eventi e le dinamiche storiche che hanno caratterizzato quei periodi. Non tutto è perfetto, perché alcuni roster storici non risultano completi in ogni dettaglio, ma il risultato rimane estremamente affascinante per gli appassionati di basket.
MyNBA raggiunge nuovi livelli di profondità e una modalità estrema
Se MyCAREER rappresenta il volto più immediato della serie, MyNBA continua a essere una delle modalità gestionali più complete presenti in un videogioco sportivo. Quest’anno la gestione della franchigia viene arricchita dalla personalità dei giocatori. Non basta più costruire semplicemente il roster statisticamente migliore: bisogna anche tenere conto dei rapporti tra i membri della squadra. Per esempio la presenza contemporanea di personalità particolarmente dominanti può danneggiare il morale dello spogliatoio, mentre riunire giocatori con esperienze comuni, come lo stesso college o la stessa provenienza geografica, può favorire l’affiatamento.
Da questi rapporti possono nascere Duo Dinamici e Big 3, con bonus specifici per gli atleti coinvolti. La personalità assume inoltre importanza nelle trattative: una superstar può porre condizioni particolari prima di firmare un nuovo contratto, chiedendo determinati incentivi oppure pretendendo la presenza o la partenza di un altro giocatore. La gestione della franchigia comprende anche scambi a quattro squadre, il ritorno dei contratti Eurostash e aggiornamenti relativi a Draft e Salary Cap. La simulazione nel complesso restituisce risultati credibili, anche se in alcune circostanze la crescita delle squadre può apparire eccessivamente rapida.
Per chi, invece, volesse spingersi ancora oltre, NBA 2K27 introduce MyNBA Legacy. La modalità permette di seguire l’intera carriera di un singolo giocatore con l’obiettivo di costruirne l’eredità e portarlo ai vertici della storia NBA. La particolarità è che la conclusione della carriera non rappresenta la fine dell’esperienza. Il giocatore può infatti continuare seguendo un discendente del protagonista, creando una vera dinastia familiare che può attraversare un periodo estremamente lungo, arrivando potenzialmente a coprire un secolo di storia cestistica. È un’idea che valorizza soprattutto chi ama le modalità sandbox e la possibilità di creare storie alternative rispetto alla storia reale della NBA.
MyTEAM e la rotazione dei contenuti
Per quanto riguarda la modalità MyTEAM, le novità introdotte sono meno numerose rispetto a quelle di altre modalità, ma non mancano interventi interessanti. La struttura rimane quella della costruzione della propria squadra ideale, con numerose attività disponibili durante l’anno. La differenza principale riguarda la gestione della disponibilità dei contenuti: alcune modalità vengono proposte soltanto per determinati periodi, mentre altre possono accompagnare il giocatore per una stagione intera.
Questa rotazione permette a Visual Concepts di modificare più frequentemente l’offerta e di mantenere l’attenzione sulla modalità nel corso dell’anno. Nelle prime fasi la costruzione di una squadra competitiva non sembra eccessivamente proibitiva per chi è disposto a investire tempo. Il problema, ancora una volta, riguarda il rapporto tra tempo disponibile e microtransazioni: chi può giocare con costanza dispone di più strumenti per costruire la propria rosa senza spendere, mentre chi ha meno tempo potrebbe essere maggiormente incentivato ad acquistare contenuti aggiuntivi.
The City diventa più inclusiva e compatta
The City continua a essere il cuore dell’esperienza online e quest’anno compie un ulteriore passo verso l’inclusività. Per la prima volta è possibile osservare MyPLAYER maschili e femminili che non solo condividono lo stesso spazio, ma possono anche affrontarsi sugli stessi campi. La scelta del genere, inoltre, non determina vantaggi o penalizzazioni a parità di caratteristiche e attributi.
La città ora è più compatta rispetto al passato, riducendo gli spostamenti inutili e rendendo più immediato raggiungere le attività. Una delle novità più interessanti è il QG della propria Banda, una sorta di quartier generale dedicato alla propria squadra. Qui è possibile allenarsi con i compagni e affrontare altri gruppi per ottenere esperienza e scalare le classifiche. La progressione del QG, però, è estremamente lenta e può richiedere una quantità enorme di partite per raggiungere i livelli più elevati.
Ed ecco che entra in gioco il Casual Corner, un’aggiunta progetta esclusivamente per accompagnare gradualmente i nuovi giocatori verso il competitivo online. Sostanzialmente si tratta di una novità che cerca di risolvere un preciso problema: chi entra per la prima volta in NBA 2K27 può trovarsi contro utenti con centinaia o migliaia di ore di esperienza, rendendo l’apprendimento estremamente frustrante.
Casual Corner aiuta a costruire un percorso progressivo: si inizia con partite contro la CPU a difficoltà contenuta, per poi passare gradualmente a incontri nei quali vengono coinvolti altri utenti e, successivamente, ad avversari umani. Una volta completato il percorso, il giocatore è maggiormente preparato ad affrontare modalità come il REC e le altre attività competitive. È una soluzione semplice ma importante, soprattutto per rendere l’enorme componente online meno intimidatoria.
Una componente tecnica ancora eccellente
Sul piano tecnico, NBA 2K27 conferma gli standard elevati ai quali Visual Concepts ha abituato il pubblico. Illuminazione, pubblico, palazzetti, sonoro e regia televisiva contribuiscono a creare una rappresentazione estremamente credibile della pallacanestro professionistica. ProPLAY, come già accennato, continua a offrire un’enorme varietà di animazioni, ulteriormente rifinite rispetto al passato. I movimenti dei giocatori risultano fluidi e contribuiscono alla sensazione di assistere a una vera partita NBA.
Il comparto tecnico non rappresenta però una rivoluzione. I modelli dei giocatori rimangono generalmente convincenti, ma la differenziazione fisica potrebbe essere ulteriormente migliorata. In particolare, alcuni dei giocatori più imponenti fisicamente non trasmettono sempre sullo schermo la stessa presenza che hanno nella realtà. È un dettaglio, ma in una serie così attenta al realismo sono proprio questo genere di particolari a diventare maggiormente evidenti.
Conclusioni
Visual Concepts ha individuato correttamente uno dei problemi principali del capitolo precedente e ha lavorato per restituire alla difesa un ruolo realmente determinante. Il nuovo sistema di pressione sul portatore, le rubate più legate al tempismo, una migliore protezione del ferro e il tiro maggiormente influenzato dai contest rendono le partite più ragionate. A questo si aggiungono layup dinamici, nuove soluzioni offensive, MyCAREER Eras, la progressione del giocatore insieme a un compagno (denominata Buddy System), una The City più accessibile, l’integrazione dei MyPLAYER maschili e femminili, un MyNBA ancora più profondo e MyNBA Legacy.
Il vero ostacolo è rappresentato dalla quantità di sistemi sovrapposti alla progressione. Il MyPLAYER offre una libertà enorme, ma Distintivi, Sinergie, Cap Breaker e Specializzazioni possono risultare difficili da padroneggiare. Il VC, inoltre, continua a essere troppo presente per poter essere considerato un elemento secondario. Insomma anche per questo, NBA 2K27 non rappresenta una rivoluzione rispetto al capitolo precedente, ma costruisce un’evoluzione significativa soprattutto per chi considera il gameplay la componente principale dell’esperienza.
Chi arriva per la prima volta nella serie trova un prodotto ricchissimo, con una quantità di modalità capace di garantire centinaia di ore di gioco. Chi proviene da NBA 2K26 troverà invece miglioramenti concreti soprattutto sul parquet, mentre il resto dell’esperienza conserva molte delle caratteristiche già conosciute.
