Torna Resident Evil 3, con un remake che si allontana dall’originale, e un’inedità modalità online cooperativa ambientata a Raccoon City.
Alla fine degli anni ’90 la serie di Resident Evil divenne uno dei primi veri blockbuster videoludici, sdoganando il genere horror alle masse e confermandosi uno dei punti di riferimento della prima generazione di PlayStation. Il forte successo del survival horror di casa Capcom fu così potente che spinse la software house a produrre seguiti e spin-off, quasi una necessità per placare la fame dei giocatori che volevano saperne di più dell’intreccio “beautifuliano” della Umbrella e dei membri della S.T.A.R.S., creando alcuni dei titoli più iconici della storia dei videogiochi ma anche tanti mezzi passi falsi.
In questi ultimi anni però, Capcom ha scelto una nuova strada dopo un periodo di stanca per il genere e per la stessa serie di Resident Evil, arenata dopo il sesto capitolo. L’aria di rinnovamento, partita con Resident Evil 7 si è tramutata in un’operazione revival che sa di soft reboot, dopo che Capcom, dopo anni di richieste, ha deciso di accontentare i fan con il remake di uno degli episodi più amati: Resident Evil 2. Forti dell’ottimo successo ottenuto, un altro remake era inevitabile, ed è così che anche Resident Evil 3: Nemesis si prepara ad un bel lifting per riportare sui nostri schermi l’ultimo capitolo della trilogia originale di Resident Evil.
Resident Evil 3 è disponibile dal 3 Aprile su PlayStation 4, Xbox One e PC, accompagnato da Resident Evil Resistance, la nuova modalità cooperativa online ambientata a Raccoon City. Scopriteli insieme a noi nella nostra recensione.
Versione testata: PlayStation 4 Pro
La città verrà distrutta all’alba.
Vogliamo aprire questa recensione con un monito che vale in particolar modo se amate Resident Evil 3.
Questo remake non è il Resident Evil 3 che conoscete.
Seguendo la linea tenuta per l’avventura di Leon e Claire, con Resident Evil 3: Nemesis Capcom ha deciso calare la mano e operare una manovra di soft reboot più massiccia e meno fedele all’originale. Cambia quindi l’ordine degli addendi, ma il risultato resta lo stesso.
Ci troviamo sempre a Raccoon City, in piena pandemia, con una città ormai al collasso le cui strade sono infestate da pericolosissimi zombie. Il nuovo prologo si apre su una Jill Valentine ormai profondamente segnata dagli eventi di Villa Spencer, che si ritrova ad indagare sulle attività della Umbrella Corps, la multinazionale farmaceutica responsabile degli esperimenti del T-Virus. E subito in apertura abbiamo il primo grande cambiamento a livello narrativo, l’incontro con il pericolosissimo Nemesis, la misteriosa creatura progettata per eliminare ogni membro ancora in vita della S.T.A.R.S., la divisione speciale della polizia di Raccoon City.
Un incontro decisamente con il botto, con Jill che presa alla provvista dovrà scappare dalla furia omicida del Nemesis, qua ancora più carico di rabbia ed inarrestabile. E ci ritroveremo da soli, o quasi, a dover affrontare un nuovo incubo che sfocerà nel sopravvivere al Nemesis, magari eliminandolo una volta per tutte e scappare dalla città, che verrà distrutta di li a poco da un missile epurativo lanciato dalla stessa Umbrella Corps, per cancellare le tracce del suo operato.
Come nella storia originale, Jill unirà suo malgrado le forze con Carlos Oliveira e gli altri mercenari al soldo della Umbrella, che rendendosi conto della situazione reale e degli scopi malvagi della multinazionale, cambieranno il proprio obiettivo concentrandosi sul salvataggio e l’evacuazione dei pochi civili rimasti illesi.
Come potete ben immaginare, anche in questo remake le cose non andranno per il meglio, incasinando la situazione e mettendo in risalto i veri nemici di questo capitolo, i burattini della Umbrella.
Vi abbiamo accennato in apertura che questa nuova visione di Resident Evil 3 differisce in più di un occasione dall’originale, con soluzioni narrative e ludiche più o meno riuscite. Fra gli aspetti positivi possiamo notare un certo lavoro di fino fatto sulla storia, che pur viaggiando sui livelli del capitolo del 1999 come tematiche, ne impreziosisce i toni drammatici aiutato da un comparto tecnico da urlo e ad una recitazione più convincente dell’originale, aspetto che lo ha sempre accomunato ai B-Movie di genere zombesco.
Questo salto qualitativo dovuto al cambio generazionale ha contribuito a rendere tutto estremamente spettacolare e scenografico dal mero punto di vista estetico, con un impatto a livello visivoche lo avvicina di molto ad un action hollywoodiano.
Anche i protagonisti godono di maggior spessore introducendo una Jill più risoluta secondo il modello della “stong woman” di questa seconda decade del 2000 (piuttosto che il “Girl Power” degli anni ’90), una donna forte, risoluta, capace di farcela senza l’aiuto di nessuno. Anche Carlos ne esce profondamente cambiato, un mercenario dai buoni valori morali e rispettoso dei ruoli, che ci ricorda in piena era “#MeToo” quanto Jill sia speciale accantonando il retaggio degli anni ’90 legato all’oggettificazione sessuale delle figure femminili.
Anche gli altri mercenari escono dall’ombra, e vantano alle spalle una caratterizzazione più marcata, risultando maggiormente presenti in una storia che punta più sulla coralità dei suoi personaggi per dare forza agli eventi raccontati.
Still alive.
Se la storia ne esce cambiata in maniera più convincente rispetto al capitolo del ’99, ad aver subito forti ritocchi è il Nemesis, l’incubo che ci perseguiterà per tutta l’avventura. Rispetto alla sua controparte 32-bit, ci troviamo di fronte ad un villain meno presente a schermo, relegato a dei momenti ben precisi e scriptati. Questo ha fatto si che si perdesse quel briciolo di tensione creata da un nemico praticamente indistruttibile, che ci dava la caccia senza sosta e capace di apparire nei momenti meno opportuni. Tolto questo elemento dall’equazione, Resident Evil 3 va a perdere quella componente survival che aveva caratterizzato i primi capitoli della serie, per una svolta più action che qua, rispetto al passato, si sente notevolmente di più.
Diciamo addio anche alle diverse scelte multiple presenti nel ’99, che pur non influendo in maniera incisiva sulla trama, permettevano al giocatore di scegliere dei bivi narrativi che indirizzavano la storia verso approcci più o meno azzardati. Qua si va dritto per dritto, incanalati su binari dai quali non è possibile deragliare, riflettendosi in maniera non troppo positiva sull’esplorazione, a sua volta lineare e priva di detour. Specie nei confronti degli enigmi che da sempre caratterizzano la serie, e spesso assurdi data la situazione. In questa nuova incarnazione di Resident Evil 3 vengono quasi del tutto eliminati riducendo le attività esplorative al semplice raggiungere un determinato obiettivo, prendere l’oggetto chiave che ci serve e ritornare al punto iniziale per sbloccare il passaggio ed andare oltre, quasi a voler rimarcare alla svolta action del gioco senza perdersi in fronzoli e distrazioni.
Leggi anche la recensione di Residern Evil 2 Remake
Tagli e cambi alla storia, ma anche ai contenuti in relazione alle ambientazioni del gioco. La volontà di riscrivere la storia, per adattarla non solo agli standard odierni ma anche all’attuale timeline nata con il remake di Resident Evil 2, che di fatto ha creato una nuova storia canonica, ha portato gli sviluppatori a rimaneggiare la Raccoon City dell’originale. Viene ripresa la città del secondo capitolo, nella quale muoveremo i primi passi dopo l’attacco del Nemesis, fino a spingerci a riattivare la metropolitana per tentare di prendere un treno che ci porti in salvo.
Nuove location urbane, ma anche il ritorno di alcune ambientazioni prese di forza dal precedente remake, come la stazione della polizia e l’area circostante, che ci troveremo a visitare ad un certo punto della storia nelle vesti di Carlos, fino ad arrivare all’ospedale della città e ad uno dei laboratori della Umbrella. Svolgendosi a cavallo degli eventi di Resident Evil 2 non mancano riferimenti e collegamenti ai due giochi, che questa volta sono ben più coerenti con la storia, e potremo saperne di più su alcuni dei personaggi secondari del precedente gioco, come ad esempio Kendo, l’armaiolo incontrato da Leon e Claire durante la loro avventura.
Mancano però alcune location iconiche del gioco, come il Raccon City Park, o la torre dell’orologio, teatro di una delle sequenze più segnanti di Resident Evil 3, qua sostituita da altre situazioni dall’efficacia più o meno convincente, che “feriscono” maggiormente i fan più sull’effetto nostalgia che altro.
Dove però si fa sentire questo rimpasto di idee è nella longevità: fra tagli e aggiunte per completare Resident Evil 3 serviranno dalle 4 alle 6 ore, a seconda di quanto correrete e quanti collezionabili (delle inquietanti statuine di Mr. Charlie) deciderete di fare vostri. Una durata ben sotto le aspettative, molto meno addirittura del titolo d’ispirazione, tanto da farlo quasi passare più per un corposo DLC del 2 che non come titolo stand alone. La mancanza di un New Game+ alla stregua del remake di Resident Evil 2 si sente e poteva essere sfruttato per donare maggiore spazio a Carlos. Così facendo Capcom lascia ben poco spazio alla rigiocabilità del titolo, che si affida solamente a livelli di difficoltà maggiori e al completamento di nuove sfide inedite che ci permetteranno di acquistare da uno shop skin per i personaggi, nuove armi e dei modificabili da attivare per migliorare qualitativamente il tenore delle partite.
Arrivati a questo punto potremmo già iniziare a tirare le somme di un remake che rischia non convincervi del tutto. Fortunatamente sul lato del gameplay le sorti di Resident Evil 3 si rialzano prendendo il modello del remake del secondo capitolo ed adattandolo nuovamente a questa avventura rinnovata.
La svolta action è più marcata, con uno stacco visibile proprio come avveniva nel passaggio originale fra Resident Evil 2 e 3. Dovendo avere a che fare con un agente di un reparto speciale della polizia ed un mercenario era doveroso creare due personaggi in linea con i rispettivi ruoli, e il loro nuovo essere viene messo in risalto da un gunplay collaudato e preciso al millimetro, che ci permette di maciullare orde di zombie e ben altre mostruosità create dalla Umbrella. Pistole, fucili, granate e mitragliatori, sono le armi che andremo trovando nel corso dell’avventura, ed avremo la possibilità di potenziarle applicando loro delle MOD che modificheranno ad esempio la capacità dei caricatori o la precisione degli equipaggiamenti. Come in passato difficilmente vi troverete a secco di munizioni, grazie anche alla possibilità di crearne al volo di nuove recuperando i flaconcini di polvere da sparo sparse per la mappa di gioco. Si perde quindi l’aspetto survival, che già andava scemando nell’originale, ma resta comunque al giocatore l’obbligo di scendere a patti con un inventario limitato, espandibile però nel tempo, ma mai del tutto capace di ospitare tutte le armi e munizioni a nostra disposizione, facendoci ricorrere più di una volta alle casse nelle zone sicure.
Ad un gameplay che si lascia ormai giocare con estremo piacere troviamo un’aggiunta che va ad estendere le abilità combattive di Jill e Carlos. Tramite la pressione di uno dei dorsali, Jill potrà effettuare una schivata, così da attuare una preziosa manovra evasiva dalla stretta mortale degli zombie o da quella del Nemesis. Se attivata con il giusto tempismo, avremo accesso ad una sorta di bullet time che ci consentirà di sfruttare a nostro vantaggio il rallentamento momentaneo del tempo per mirare in maniera più precisa i punti deboli dei nemici. Carlos invece sarà in grado di spintonare i nemici per liberarsene, mentre imboccando il giusto timing, sferrerà un cazzotto capace di stendere per qualche secondo anche una bestiaccia immonda come un Hunter.
A godere dei miglioramenti non sono solo Jill e Carlos. Anche il Nemesis ha subito un refresh delle doti combattive, mostrando più manualità nell’uso delle armi e un’inaspettata agilità nel darci la caccia. Questo lo porta a muoversi più rapidamente ed effettuare balzi pronti a bloccarci la strada e la fuga. Adesso potrà afferrarci con un viscidissimo tentacolo che si estenderà dal suo braccio, e sempre con quello infettare gli zombie vicini, che muteranno in una forma ben più combattiva e pericolosa. Un upgrade delle abilità interessante, che però si scontra con uno screen time relativamente ridotto a poche sequenze.
Nonostante questo, i momenti in compagnia del Nemesis sono quelli più riusciti, nei limiti dello script del gioco, facendo scomparire quasi del tutto gli altri nemici.
Il Resident Evil 3 originale era noto per offrire alcuni aiuti nascosti fra le schermate prerenderizzate di Raccoon City, sfruttando alcuni elementi esplosivi per fermare gli zombie. Questa caratteristica viene ripresa consentendoci di detonare barili o generatori di corrente, che potranno uccidere o bloccare momentaneamente, a seconda delle situazioni, i nostri nemici. Proprio in questo caso poteva sicuramente essere fatto di più, espandendo l’interazione ambientale con altre trovate rispetto al passato, ad oggi possibile grazie alla potenza offerta dalle console di questa generazione.
Potenza che il RE Engine sembra quasi sfruttare nella sua interezza, con un titolo visivamente impressionante e cinematografico che eguaglia, se non addirittura supera, il remake dello scorso anno. La prima parte del gioco, ambientata prevalentemente per le strade di Raccoon City ci offre uno spaccato inedito della città, fra nuove location e qualche richiamo al passato dal retrogusto fanservice. La visuale di gioco, sempre pulita e ricca di dettagli, viene impreziosita da filtri, effetti e un ottimo sistema di illuminazione, e la qualità generale offerta dall’engine di Capcom è una prova tecnica di alto valore.
Qua e là c’è qualche texture ancora fuori posto, o i modelli dei nemici, per quanto dettagliati vengono riproposti spesso senza troppe variazioni, con un fastidioso effetto copia/incolla. Anche la distruttibilità ambientale, qua limitata a momenti scriptati, poteva essere estesa anche al resto dello scenario, che resta nuovamente fin troppo statico durante gli scontri. Jill, Carlos e perfino il Nemesis subiscono un restyling sostanzioso nell’aspetto. In particolar modo i due protagonisti cambiano volto, la prima assomigliando spaventosamente a Natalie Portman, il secondo perdendo le sue origini ispaniche e guadagnando un look scapigliato.
Come abbiamo visto c’è un certo riciclo di assets, ma almeno in questo caso, in controtendenza alle aspettative, non ci sentiamo di punire questo aspetto, ma di lodare il fatto che sia stata introdotta una porzione di gioco che collega in maniera creativa e concreta i due titoli in modo più efficace di quanto fatto in passato.
Anche sul lato sonoro Resident Evil 3 subisce lo stesso trattamento dello scorso remake: doppiaggio completo in italiano, con la possibilità di selezionare liberamente altre linee vocali come quella inglese o giapponese, e un corposo lavoro di missaggio della colonna sonora, fra pezzi classici e nuove musiche create appositamente per questo nuovo capitolo. Anche l’audio ambientale offre la prova di un lavoro certosino per replicare ed infondere nel giocatore, l’ansia di una pandemia zombie.
Resident Evil 3 però non arriva da solo, ed è accompagnato anche da una modalità online offerta come titolo a se stante ed ambientato nella stessa timeline dei due remake di nuova generazione.
CONTINUA PER LA RECENSIONE DI RESIDENT EVIL RESISTANCE
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Con Resident Evil Resistance Capcom decide di puntare nuovamente sul multigiocatore online, ma di abbandonare le strade già percorse in passato e di provare un’inedita modalità asimmetrica 4v1, sulla falsariga di Dead by Daylight.
La storia alla base di Resistance vede un mastermind della Umbrella Corps effettuare una serie di test su alcuni soggetti rinchiusi all’interno di una struttura di ricerca. A metà strada fra l’escape room e il cassico survival ad ondate i giocatori potranno scegliere se interpretare il malefico mastermind, o uno dei sopravvissuti, ognuno con i propri ruoli ben distinti e abilità.
Optando per il mastermind (4 in totale che si sbloccheranno man mano raggiungeremo un determinato livello e dotati di abilità diverse) opereremo attraverso le telecamere del centro di sicurezza come un deus ex machina in un gioco al massacro, avendo la possibilità di piazzare all’interno delle mappe, alla stregua di un tower defense, zombie, trappole e quant’altro serva per impedire ai prigionieri di fuggire.
Più punti guadagneremo ferendo e uccidendo gli altri giocatori, maggiori possibilità avremo di schierare creature sempre più forti e letali da un mazzo di carte che compone il nostro esercito di non morti, aumentando così le nostre possibilità di successo. Non mancano trappole e torrette da piazzare in maniera strategica ed ostacolare gli avversari, o la possibilità di impersonare momentaneamente una delle creature, fino ai nemici più forti come Mr. X o il Dr Birkin nella sua versione mutata dal G-Virus.
Tutti per uno, uno contro tutti
D’altro canto far parte del gruppo vi metterà alla prova, obbligando i giocatori a cooperare fra loro per riuscire a superare i 3 livelli che compongono ogni mappa entro il tempo limite. Gli stage offrono diversi obiettivi, dal recuperare chiavi e sbloccare l’interruttore al completamento di semplici puzzle o la distruzione di determinati oggetti sensibili. Uccidere gli zombie non significherà solamente avere una chance in più di farcela, ma andremo a guadagnare del tempo extra che permetterà di restare in vita un po’ più a lungo. Quando il timer arriverà a zero invece non ci sarà più nient’altro da fare, e la vittoria verrà aggiudicata al mastermind.
Ogni personaggio avrà i suoi punti di forza che lo distinguono dagli altri, e un set di abilità da sfruttare in battaglia per avere la meglio contro l’esercito di zombie del mastermind. La scelta del ruolo da interpretare in gioco non è un aspetto secondario, e sarà proprio quello a fare la differenza. Avere tra le proprie fila un curatore, consentirà di recuperare salute nelle situazioni più concitate, mentre uno di supporto potrà impedire al mastermind di controllarci tramite le telecamere di sicurezza. Non meno importanti tank e personaggi offensivi, dediti al semplice sbudellamento, ognuno dei quali indirizzato verso una specializzazione, nell’uso di armi da fuoco, combattimento ravvicinato e resistenza agli attacchi.
Sia il mastermind che i sopravvissuti potranno godere di un sistema di levelling dedicato che permetterà di salire di livello e sbloccare nuove abilità, sia da utilizzare che passive che permetteranno di espandere le possibilità del proprio personaggio e avere più possibilità di vittoria, in entrambi gli schieramenti. Ovviamente bisognerà essere costanti nel gioco, e attivi nel conseguire risultati che ci facciano guadagnare più punti possibile nel recap di fine partita. Per velocizzare i progressi è presente uno shop nel quale spendere i Punti guadagnati comprando alcune casse. Queste conterranno tutta una serie di aggiunte che vanno da nuove abilità passive, ad equipaggiamenti e skin, così da avere una chance in più di personalizzare il proprio personaggio in ogni aspetto.
Per chi vuole tutto e subito può ricorrere allo shop in game acquistando i Booster per i Punti Partita con soldi veri, aggirando un po’ le tempistiche di sblocco degli oggetti. Una soluzione che sinceramente tendiamo a sconsigliare, vista anche la bontà con cui il gioco elargisce punti da spendere, anche grazie alle sfide giornaliere e settimanali, che ci garantiranno un po’ di punti partita extra.
L’orrore corre in rete
Le mappe disponibili al lancio, 4 per l’esattezza, sono ispirate ad alcune delle location del gioco, come il downtown di Raccoon City o i laboratori segreti della Umbrella, mentre il Luna Park abbandonato e il Casinò propongono temi inediti, il tutto legato dal tema post apocalittico dell’epidemia zombesca e riprendendo alcuni asset dal gioco principale. La resa grafica di Resistance è buona, sebbene qua, per esigenze di netcode si nota un abbassamento qualitativo generale, che va un po’ ad intaccare l’ottima grafica del remake.
Dopo una prova di Resident Evil Resistance, effettuata sia nella fase di beta, sia con il codice completo, salta all’occhio che Capcom si sia sforzata di proporre una modalità online che, pur non essendo completamente originale, non va a snaturare l’essenza di Resident Evil, con un’esperienza molto più survival del gioco stesso che accompagna.
Il gameplay, abilità a parte, riprende quello della serie principale, sebbene sia possibile notare una maggior assistenza da parte del gioco in fase di shooting. Anche a livello di armamentario troviamo alcune delle armi classiche di resident Evil, più tutta una nuova serie di aggiunte, ma anche qua abbiamo una certa semplificazione nella gestione delle munizioni, resa più abbordabile e facilmente gestibile dai 4 giocatori dei sopravvissuti. Sempre loro potranno fare affidamento anche ad una safe zone, solitamente a metà strada fra 2 stage, dove troverà spazio una cassa nella quale spendere i punti guadagnati fino ad ora per rifornirsi di munizioni, oggetti curativi o sbloccare qualche arma più efficace della pistola base o del coltello.
Insomma Resident Evil Resistance da dimostrazione di avere tutte le carte in regola e una buona indole per far breccia nel cuore di tutti gli amanti della serie, dove i vari Outbreak e Umbrella Corps prima di lui avevano fallito.
I dubbi però nascono sulla sua efficacia e resistenza alla prova del tempo. In un mare selvaggio come quello dei titoli online, cannibalizzato giornalmente da nuovi f2p e battle royale, ci chiediamo quale sia lo spazio di Resident Evil Resistance, e quale possa essere il suo vero appeal verso i giocatori. Già nello stesso campo dei multiplayer asimmetrici, Dead by Daylight vanta una mole di contenuti e collaborazioni che qua per adesso mancano. Proprio i contenuti sono un aspetto claudicante di Resistance, con sole 4 mappe all’attivo al D1 e un non ben chiaro programma di aggiornamenti, fondamentali per far crescere sia il gioco che la community.
Da questo punto di vista, dato che si tratta di 2 titoli separati, avremmo trovato più sensato e a fuoco la scelta di rilasciarlo in versione stan alone o magari come titolo free to play, utilizzando l’ormai collaudato modello freemium già utilizzato da decine di titoli di questa portata, così da raggiungere una platea decisamente più ampia.

















