The Sinking City 2 segna un netto cambio di rotta per il franchise. Un cambio forse necessario, ma che potrebbe non soddisfare tutti.
Sviluppato da Frogwares e pubblicato nel 2019, The Sinking City è stato un titolo in grado di dividere il pubblico. Se alcune persone non sono riuscite a passare sopra le problematiche tecniche e a un gunplay a dir poco traballante, altre sono invece rimaste stregate dalla struttura investigativa del gioco e dalla sua capacità di portare su schermo una storia dal sapore lovecraftiano. Dopotutto è ormai cosa nota: il team ucraino che da anni si occupa di dare linfa videoludica alle storie di Sherlock Holmes non è mai stato tecnologicamente all’avanguardia, ma ha sempre dimostrato una grande intelligenza. L’intelligenza di aggirare i propri limiti, cercando di portare in scena solo il meglio, nascondendo il più possibile le cose che non funzionano sotto il tappeto.
Per questo motivo, The Sinking City 2 ci ha presi in contropiede. La nuova opera di Frogwares va infatti in una direzione nettamente diversa rispetto al suo predecessore. Abbandonata la formula open world e messa fortemente da parte la struttura investigativa, questa nuova avventura ambientata ad Arkham abbraccia il genere dei survival horror. Un genere sicuramente più mainstream, forte di IP come Resident Evil e Silent Hill che continuano, anno dopo anno, ad attirare un pubblico sempre maggiore. Si tratta in questo caso di una scelta coraggiosa, che però lascia scoperto il fianco a possibili attacchi.
Chi ha amato il primo capitolo rimarrà altrettanto colpito da questa nuova prospettiva? Essendo le parti investigative il fiore all’occhiello di Frogwares, ha davvero senso rimuoverle quasi del tutto? Viste le incertezze nel gunplay riscontrate in passato, come si comporterà questa nuova avventura basata proprio sugli scontri a fuoco? Scopriamo insieme se, questa volta, il team ucraino ha fatto il salto più lungo della gamba.
LA CITTÀ CHE AFFONDA
The Sinking City 2 è ambientato nel 1929, nella cittadina di Arkham (Massachusetts). Qualcosa, però, sembra essere andato terribilmente storto. Una gigantesca alluvione ha colpito la città, costringendo le persone a evacuare le proprie case. Come se non bastasse, terribili creature striscianti sono uscite dagli abissi, divorando e corrompendo i pochi sopravvissuti rimasti. Tra questi troviamo Calvin Rafferty, avventuriero ed esperto dell’occulto che ha deciso di rimanere ad Arkham per un motivo ben preciso: salvare la propria fidanzata Faye Bennet dal coma nel quale si ritrova a causa di un misterioso rituale. Per fare ciò, Calvin dovrà esplorare la città, stringere alleanze improbabili ed evitare di venire divorato dalle mostruosità che popolano i canali e le varie location della città.
Ormai è chiaro: i ragazzi di Frogwares sanno bene come trasportare in videogioco il mondo ideato da Lovecraft. Persino la sceneggiatura della storia principale ci ha convinti sino alla fine, con però una postilla: il protagonista. Calvin Rafferty è il protagonista perfetto per questo tipo di racconto, ma allo stesso tempo è un personaggio mosso da un singolo obiettivo, che però non viene mai motivato a dovere. È ovvio che Calvin e Faye si amino, ma a parte una specifica cut-scene non viene mai mostrato il motivo di questo loro amore. Ci viene detto, ma non traspare. I personaggi comunicano in modo esplicito, ma proprio per questo viene meno quella delicatezza che avrebbe dato maggiore valore al tutto. Un peccato, visto il potenziale del racconto.
Un discorso a parte lo merita la cura maniacale riposta nella costruzione delle ambientazioni. Ogni edificio e area esterna che ci troveremo a esplorare trasuda narrativa emergente da ogni poro, permettendo così al giocatore di immergersi all’interno del racconto. Un risultato raramente raggiunto in altri videogiochi, che rende The Sinking City 2 una delle migliori (se non “la” migliore) produzioni lovecraftiane mai realizzate sotto questo punto di vista. Se siete amanti delle opere dello scrittore di Providence, la recensione per voi può fermarsi qui. Non perdete altro tempo e andate subito a recuperare l’ultima fatica dei ragazzi di Frogwares, realizzata con sudore, sangue e lacrime in un contesto geopolitico mai così complesso per l’Ucraina.
UNA DIMOSTRAZIONE DI FORZA
Arriviamo quindi al tema portante di questa recensione: il passaggio dall’avventura investigativa del primo capitolo al genere dei survival horror di questo secondo episodio. Un passaggio che ci ha sinceramente stupiti e che, prima di avviare il gioco, ci ha fatto temere per il peggio. Eppure, contro ogni probabilità, ci siamo dovuti ricredere. Frogwares ha di certo fatto i compiti a casa, anche se copiando spudoratamente dai propri compagni di classe. Non c’è un singolo elemento innovativo all’interno di The Sinking City 2. Ogni dettaglio del gameplay è preso di peso da altri survival horror, per essere poi declinato all’interno del mondo di Lovecraft.
Inventario limitato? C’è. Gunplay con telecamera over the shoulder? C’è. Crafting semplice, senza alcuna logica, ma funzionale? C’è. Sezione con il “Nemesis” che ci insegue per la location? C’è. Una volta uccisi i nemici rilasciano dei vermi che portano in vita gli altri cadaveri? C’è. E così via. Persino alcune soluzioni narrative e di regia sono prese di peso da altre opere, come le stazioni radio che raccontano le storie di Arkham in pieno stile Night Springs di Alan Wake. Ma sapete qual è la cosa migliore? Che tutto questo pastiche di idee funziona alla grande.
The Sinking City 2 è un minestrone di contenuti, ma che trova perfetta coerenza all’interno del gioco e risultando così migliore della somma delle varie parti. Un risultato che, paradossalmente, eleva il titolo a “miglior opera di Frogwares”, pulita e precisa come non ci capitava di vederne da tempo. Persino il tanto criticato gunplay, seppur non a livelli dei vari Resident Evil, qui compie un gigantesco balzo qualitativo in avanti. Il risultato è uno dei migliori survival horror AA degli ultimi anni, assimilabile all’ottimo lavoro svolto da Bloober Team con Cronos: The New Dawn.
Gli sviluppatori hanno inoltre deciso di non abbandonare del tutto le sezioni investigative, relegandole a una sorta di inventario secondario. Mettendo in ordine le informazioni sugli enigmi ottenute è possibile sbloccare dei punti tramite i quali potenziare Calvin. Una soluzione che non eguaglia la struttura del passato, ma che ci ha comunque convinti. Un plauso particolare, infine, alla presenza della modalità Ex Oblivione che, come una sorta di New Game+, ci permette di affrontare nuovamente il gioco con diversi potenziamenti sbloccati e di mettere le mani su documenti e dialoghi inediti. Una scelta già attuata da Remedy con i due Alan Wake, ma che anche in questo caso funziona alla grande.
COMPETENZA E MAESTRIA
Se in passato Frogwares ha più volte riscontrato problemi tecnici con i propri giochi, in questo caso sembra che le cose siano andate diversamente. Grazie alla versatilità dell’Unreal Engine 5, The Sinking City 2 risulta estremamente gradevole da vedere. Certo, alcune animazioni degli esseri umani ancora prestano il fianco a qualche critica, ma per la maggior parte del tempo siamo rimasti colpiti dalla resa visiva. Gli ambienti, nello specifico, ci hanno lasciato a bocca aperta, spingendoci a salvare diversi screenshot per il proprio piacere personale. Lo ribadiamo: raramente abbiamo visto il mondo di Lovecraft riproposto con questa cura in ogni singolo dettaglio estetico.
Discorso simile anche per quanto riguarda il comparto sonoro. La colonna sonora di Viacheslav Pakalin e di Roman Savytskyi trasmette le atmosfere horror alla perfezione e il doppiaggio in inglese ci ha convinti in toto. Apprezzabile la varietà degli accenti proposta, con Calvin dal sapore più americano e il conduttore radio Mushroom Jack che trasuda Inghilterra da tutti i pori. Segnaliamo, infine, che l’intero gioco è sottotitolato in italiano, rendendolo accessibile anche a coloro che non masticano la lingua d’Albione.
THE SINKING CITY 2, IL COMMENTO FINALE
The Sinking City 2 è una bestia strana. Da un lato è un vero peccato che i ragazzi di Frogwares non abbiano deciso di continuare sul sentiero intrapreso in passato. Un sentiero fatto di innovazione e di unicità, che distingueva il team ucraino dal resto del mondo. Dall’altro è incredibile che questo cambio di rotta funzioni praticamente in toto, dimostrando per l’ennesima volta quanto alle volte sia necessario gettare il cuore oltre l’ostacolo per ottenere dei buoni risultati. A questo punto, visto il passaggio a un genere più mainstream, ci auguriamo che The Sinking City 2 venga visto, acquistato e apprezzato da una vasta quantità di persone, in modo da rendere giustizia agli sforzi fatti dal team.
Quel che è certo è che l’ultima fatica degli sviluppatori ucraini è una sorta di mezzo miracolo. Qualcosa che non dovrebbe esistere, ma che è davanti ai nostri occhi. Forse non è il The Sinking City 2 che volevamo, ma è quello di cui avevamo bisogno. E soprattutto è quello di cui aveva bisogno Frogwares.
