Crimson Desert – La Recensione

Crimson Desert è un’opera unica, ma che non per questo risulta perfetta o accessibile a chiunque.

Quando si leggono le recensioni di videogiochi sui siti specializzati o si ascoltano le opinioni dei content creator è facile cadere nella tentazione di prendere come oggettive le informazioni fornite. In realtà queste informazioni sono inevitabilmente filtrate dalla conoscenza (e talvolta dal pre-giudizio) della persona in questione. Una persona con dei gusti e con una visione del videogioco soggettiva. Una persona che nel migliore dei casi tenta di mettersi nei panni dell’utenza, ma che finisce spesso per dare “solo” la propria opinione. Questo metodo di comunicazione ha sempre funzionato, funziona e funzionerà sempre. Un po’ perché la gente segue i portali o content creator che sente più affini. Un po’ perché i videogiochi sono spesso facilmente inquadrabili all’interno del sentiment generale del pubblico.

The Last of Us? Un titolo imperdibile per chiunque. MindsEye? Un gioco afflitto da gravi problemi tecnici che tenta di scimmiottare GTA. Finché si tratta di opere come queste è “facile” parlarne. Basta guardare un paio di video per capire cosa funziona e cosa, invece, andrebbe migliorato. Ma cosa accade quando un videogioco presenta allo stesso tempo dei pregi stratosferici e dei difetti ingiustificabili? Come si valuta un prodotto che necessita che sia il giocatore ad adattarsi a esso? Ebbene, queste sono solo due delle domande che ci sono balenate in testa mentre giocavamo a Crimson Desert.

Nelle scorse settimane abbiamo passato decine di ore nel continente di Pywel, emozionandoci come non accadeva da diverso tempo. Contemporaneamente, però, ci siamo trovati spesso a scuotere la testa, infastiditi da assurde scelte di design. Siete curiosi di capire, quindi, se Crimson Desert sia un buon gioco o meno? Allora andate altrove, perché non troverete risposte oggettive in questo articolo. Volete sapere, invece, quale tipologia di giocatore potrebbe apprezzare l’ultima fatica di Pearl Abyss? Allora siete i benvenuti! Speriamo di potervi aiutare a comprendere la forma mentis necessaria per godere appieno delle incredibili avventure di Kliff e dei Mantogrigio.

Crimson Desert

UN MONDO TUTTO DA VIVERE

La trama di Crimson Desert ruota attorno, appunto, a Kliff e ai Mantogrigio, un clan di mercenari seminomade che viaggia per Pywel con l’obiettivo di risolvere i problemi del continente. Questo fino a quando un gruppo rivale, gli Orsi Neri, non attacca di sorpresa il loro accampamento, sterminando la maggior parte dei Mantogrigio e sparpagliando i pochi sopravvissuti. Sopravvissuti tra i quali c’è proprio Kliff, che si troverà costretto a ripartire da zero. A capire come portare avanti la propria vita e a cercare di riunire gli eventuali superstiti dell’assalto. Questo è solo l’inizio di una trama che porterà il nostro protagonista ad affrontare non solo una minaccia terrena, ma anche con un male misterioso proveniente da un’altro piano della realtà.

Nonostante questo incipit, Crimson Desert non è certamente un titolo che fa della trama il proprio punto di forza. La storia procede tra alti e bassi, ma difficilmente riesce ad attecchire nel cuore dei giocatori. Questo a causa di personaggi bidimensionali e di una sceneggiatura che si stiracchia nelle decine e decine di ore necessarie per completare la campagna principale. Eppure, in fondo, tutto questo ha poca importanza. Ha poca importanza perché il vero punto di forza del gioco, sul piano narrativo, è il world building e la cura riposta in ogni singolo elemento. Ogni oggetto, animale selvatico o NPC ha infatti una piccola bio da leggere nella sezione “Conoscenza” del Diario. Un estratto in grado di contestualizzare l’elemento all’interno di un affresco più ampio, riuscendoci alla perfezione. 

Paradossalmente, dovreste prendere Crimson Desert come una sorta di Animal Crossing in salsa fantasy. Si fanno cose, si vive la vita da avventuriero di Kliff, si porta avanti una trama di fondo, ma soprattutto si vive all’interno di un mondo costruito per noi. Non è un mondo particolarmente dinamico, ma è un immenso diorama libero da esplorare e ricco di segreti. È proprio con questo approccio che si riesce ad apprezzare anche i vari membri dei Mantogrigio, che si aggiungono al nostro accampamento esattamente come gli abitanti delle isole supervisionate da Tom Nook. Ci troviamo di fronte a una struttura non banale. Una struttura che vuole trasmettere la sensazione di libertà provata in titoli come The Elder Scrolls V: Skyrim, ma che tenta di farlo attraverso un lessico che si ispira a quello di The Witcher 3: Wild Hunt. 

Il risultato finale non raggiunge nessuno dei due esponenti appena citati, ma siamo certi possa intrattenere a lungo tutti quei giocatori desiderosi di perdersi in universi fantastici. In mondi digitali che, per vastità e libertà d’azione, desiderano trasmettere ai videogiocatori la medesima esperienza di un Gioco di Ruolo da Tavolo in stile Dungeons & Dragons.

Crimson Desert

UN’OPERA MASTODONTICA…

Come affermato in apertura, non esistono altri titoli come Crimson Desert. Stiamo parlando di un’opera sconfinata. Un’opera che potrebbe richiedere centinaia di ore per essere esplorata da cima a fondo e con una quantità di attività differenti in grado di lasciare frastornato qualsiasi giocatore. Dopo decine e decine di ore, il titolo di Pearl Abyss continua ad aggiungere meccaniche di gioco, introducendo elementi gestionali, minigiochi, attività secondarie e nuove quest con un ritmo in grado di spiazzare. Crimson Desert è inoltre farcito di segreti, risolvibili in modi del tutto inaspettati e attraverso delle meccaniche nascoste che, quando scoperte, lasciano a bocca aperta il giocatore. È proprio questa costante sorpresa, infatti, il punto di forza della produzione. Una produzione travolgente nei contenuti e nella straordinaria attenzione ad alcuni elementi, pensati proprio per suscitare l’effetto “wow”.

A questo si aggiunge un combat system semplice da comprendere, ma che nel tempo diventa sempre più complesso da padroneggiare. La varietà di armi e di abilità permette la creazione di build a dir poco folli. Si passa dal classico “spada e scudo” al combattere con due gigantesche trivelle attaccate alle mani, per non parlare poi della possibilità di diventare dei maestri delle arti marziali. Certo, si ha talvolta la sensazione che le armi “scivolino” sui nemici, ma in generale ammettiamo di esserci parecchio divertiti ad affrontare le migliaia di avversari che il gioco ci ha scagliato contro. Avversari che comprendono anche numerosi boss, spettacolari da vedere, ma non sempre ben bilanciati (anche se le patch hanno ormai tamponato la gran parte dei problemi).

Insomma: sulla carta Crimson Desert sembra un’opera imperdibile. Un titolo quasi perfetto, che supera ogni più rosea aspettativa. Un videogioco “per tutti”, in poche parole. Eppure non è così.

Crimson Desert

… MA GOFFA

Nel bel mezzo di quell’esaltazione appena descritta, ci sono numerosi momenti nei quali ci si rende conto di come il risultato non sia per forza di cose dovuto all’abilità degli sviluppatori. Esistono, infatti, numerosi elementi realizzati in modo goffo e poco ragionato. Elementi come la telecamera, giusto per fare un esempio. Crimson Desert permette di scegliere tra diverse inquadrature, più o meno vicine a Kliff. Se quella lontana (più simile a un MMORPG) funziona bene, è evidente che quella più vicina (in stile God of War) presenta dei problemi strutturali. Quando si viene attaccati dai nemici non compare alcun indicatore a schermo. Ecco che quindi, se si viene accerchiati, non si ha modo di gestire i nemici alle proprie spalle. Un problema che, dopo qualche scontro, ci ha portato ben presto a prediligere la camera più lontana e a non cambiarla mai più.

Volete un altro esempio? Il gioco era pensato per avere una progressione legata all’inventario limitato. Ogni mercante offriva la possibilità di comprare degli slot extra, permettendo così a Kliff di portare con sé sempre più oggetti. Il pubblico si è lamentato di questa scelta e gli sviluppatori, per assecondare l’utenza, hanno aggiunto uno scrigno nel campo base che demolisce quasi del tutto la succitata progressione. Viene da chiedersi, quindi, quanto il team fosse convinto di questa scelta di design e, soprattutto, quanto siano disposti a sacrificare del proprio lavoro per fare felice il pubblico Fino a una settimana fa, inoltre, avremmo criticato anche i controlli e alcune scelte di UI (come la gestione dei salvataggi). Fortunatamente, però, le numerose patch hanno tamponato diversi problemi in quella direzione, rendendo il gioco più accessibile per tutti.

Il difetto più grande di Crimson Desert, però, è alquanto bizzarro. Lo è perché, oltre a essere il problema maggiore del titolo, è anche il suo più grande punto di forza: il caos. L’opera di Pearl Abyss funziona benissimo quando si creano delle combinazioni casuali dei vari elementi di gioco. Quando si sconfigge un nemico con un’abilità pensata per l’esplorazione. Quando si “rompe” il gioco, raggiungendo l’obiettivo in un modo del tutto inaspettato. La differenza con titoli come The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, però, sta nel fatto che gli sviluppatori Nintendo hanno pensato a ogni possibile situazione, fornendo all’utente il modo per superare gli ostacoli. In Crimson Desert, invece, si ha la costante sensazione che gli sviluppatori non si siano resi conto di quanto il titolo potesse essere distrutto e ricostruito dall’utenza. Sembra, insomma, che tutto sia sempre casuale e, in qualche modo, “sbagliato”.

È proprio in questa caotica libertà e straordinario disordine che avviene la magia di Crimson Desert. Una magica impossibile da replicare. Forse anche per gli sviluppatori stessi.

Crimson Desert

UN QUADRO IN MOVIMENTO

Da un punto di vista visivo, Crimson Desert è spesso magistrale. Con un PC di fascia, siamo riusciti a godere di un’esperienza visiva travolgente, in grado di offrire sfondi capaci di lasciare a bocca aperta. Lo scotto da pagare per questa meraviglia è però un costante pop-in di elementi dello scenario, spesso mascherati da animazioni molto furbe, come i fiori che spuntano dal terreno. Discorso leggermente diverso per i personaggi, che presentano dei modelli senza dubbio buoni per un open world di queste dimensioni, ma con animazioni non sempre all’altezza. In ogni caso, il colpo d’occhio finale è incredibile, complice anche un frame rate quasi sempre stabile.

Ottima anche la colonna sonora, con brani dalle sonorità epiche che sembrano uscite dai migliori titoli targati Bethesda. Un grande lavoro è stato fatto sulle tracce ambientali, che riescono ad accompagnare gli avventurieri per le centinaia di ore di gioco senza mai venire a noia. Se siete curiosi di sentirle, gli sviluppatori hanno confermato che a breve verrà resa disponibile gratuitamente tutta la colonna sonora del gioco su Steam e sulle principali piattaforme come Spotify o Apple Music. Un bel regalo per gli amanti della musica dei videogiochi. Buono anche il doppiaggio in inglese e gli effetti sonori, che però in questo caso non fanno gridare al miracolo.

Segnaliamo, per i non anglofoni, che Crimson Desert è interamente sottotitolato in italiano. Un lavoro di discreta fattura, che riesce a rendere piacevoli i testi da leggere, nonostante qualche traduzione un po’ troppo letterale.

CRIMSON DESERT, IL COMMENTO FINALE

Crimson Desert è una sorta di “gioco di Schrodinger”. Può essere un capolavoro o un dramma al tempo stesso, fino a quando non deciderete di metterci sopra le mani e provarlo di vostro pugno. Siamo di fronte a uno dei titoli più complessi da valutare degli ultimi anni. Un’opera incredibile, fatta di pregi e difetti enormi, pensata per conquistare tutti, ma in grado di soddisfare nessuno. Eppure non è così. La neutralità non esiste. Crimson Desert o lo si ama alla follia o lo si odia a tal punto da volerlo abbandonare dopo poche ore. Chi vi scrive, però, appartiene alla prima categoria, con la consapevolezza però di tutti quei problemi che rendono l’avventura di Kliff qualcosa di unico, sbagliato e inestimabile.

Crimson Desert è un’opera della quale sentiremo parlare ancora per lungo tempo. Un’opera che, mai come in questo caso, vi consigliamo di provare in prima persona. Se da un’esperienza di gioco cercate la libertà e volete immergervi appieno in un mondo meraviglioso da vedere, allora l’opera di Pearl Abyss potrebbe fare per voi. Soprattutto se siete disposti a passare sopra a numerosi micro-problemi. Se, invece, da un videogioco cercate un gameplay ragionato e “preciso”, Crimson Desert potrebbe farvi innervosire a tal punto da impedirvi di godere appieno di questa esperienza.

Crimson Desert è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.

Crimson Desert
Pro
Pywel è un mondo meraviglioso da esplorare
Una quantità invereconda di cose da fare
Si rimane costantemente sorpresi dall’esperienza di gioco
Tecnicamente ottimo
Contro
La trama non decolla mai davvero
Tanti micro-problemi, ma che per qualcuno potrebbero risultare insormontabili
Il gioco brilla quando il caos regna sovrano
8.5
Voto

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