Più coesa e più lineare, la stagione 2 di Daredevil: Born Again è quello che volevano i fan.
A fortunatamente solo un anno di distanza dal ritorno del Daredevil di Charlie Cox, Marvel Studios (e Marvel Television) tornano sugli schermi di tutto il mondo con la stagione 2 di Born Again. Disponibile da oggi, 25 marzo, e per le prossime sei settimane, il diavolo di Hell’s Kitchen torna a fare i conti con Kingpin in otto episodi inediti. Li ho visti in anteprima e posso raccontarvi, senza spoiler, pregi e difetti della stagione 2 di Daredevil: Born Again.
Tra vecchi e nuovi volti
Avevamo lasciato New York nel caos, con il sindaco Fisk a capo di una task force anti-vigilante, che si prendeva un po’ troppe libertà anche coi liberi cittadini. Matt Murdock è apparentemente scomparso, e ha lasciato il posto a Daredevil, ormai pronto a muovere guerra a Fisk. Ripartiamo qualche settimana dopo, con il nostro diavolo impegnato a fermare un mercantile carico d’armi. Nel frattempo, la città è sotto il giogo della Task Force speciale, che fa il bello e il cattivo tempo in maniera simile alla situazione con l’ICE in America.A differenza della prima stagione, che ha ricevuto numerose riscritture, questo secondo gruppo di episodi è tutto frutto della penna di Dario Scardapane, che torna come showrunner e co-sceneggiatore.

Questo rende la stagione 2 di Daredevil: Born Again più coesa e lineare, capace di dare un percorso giusto non solo a Matt e a Fisk, ma anche a tutti i personaggi secondari. Durante gli otto episodi ci sono un paio di “stupidaggini” come l’assenza di Frank (che spero venga giustificata nello special in uscita il 13 maggio) e una cosa legata a BB che capirete vedendo la serie, ma per il resto è molto più scorrevole di quanto fu la prima.
Anche il cast sembra molto più inquadrato, a partire da Matthew Lillard, che interpreta un personaggio sopra le righe ma in grado di tener testa alla furia del Fisk di D’Onofrio. Ottimo lavoro anche per Michael Gandolfini, protagonista di alcuni dei momenti più “significativi” della stagione.
Il ritorno di Jessica Jones e la conferma di Bullseye
Questa stagione 2 di Daredevil: Born Again diventa un’analisi mirata, urgente e catartica della corruzione, dei pregiudizi e della disumanizzazione che hanno creato una divisione culturale così violenta in una New York fittizia, ma che rispecchia quella reale. Mette in discussione cosa succede quando il meglio per noi viene a spese degli altri; mette in dubbio le nostre credenze e convinzioni, chiedendosi se sia possibile crescere al di là dei nostri impulsi; esamina la vendetta, la punizione e la grazia su vasta scala senza perdere l’intimità dei personaggi.
Lo fa rimettendo in scena la Jessica Jones di Kristen Ritter, che fa il suo debutto ufficiale nel MCU, accennando a una storia che può solo espandersi. E con quello che è a tutti gli effetti l’attrazione principale di questa seconda stagione: il Bullseye di Wilson Bethel.

Ogni scena con Bethel è mozzafiato, capace di tenere sulle spine e gestita anche in maniera ottimale dai movimenti della telecamera. L’inizio dell’episodio 4 è il simbolo di queste parole, e farà felice gli amanti delle scene action alla John Wick o alla Kingsman. Bethel ha abbracciato completamente la follia del personaggio, che Scardapane però cerca di rendere ancora più tridimensionale rispetto al caos del fumetto.
La via del pugno
Esattamente come nella prima stagione, le scene migliori di Daredevil:Born Again sono quelle di combattimento. Le coreografie sono una megli odell’altra, e ogni episodio cresce la tensione per arrivare finalmente a menare le mani. Non ci si risparmia col sangue e con i maltrattamenti, anzi, ma non si arriva mai a scena troppo gore come quelle viste sul fianle della prima. Il tutto è, come già detto, più equilibrato, e ogni episodio scorre piacevolmente grazie a questo ritrovato ritmo tra azione e quiete.
La stagione 2 di Daredevil: Born Again parte tranquilla, riposizionando i pezzi sulla scacchiera, facendo ordine tra le storyline dei diversi personaggi e spostandosi in maniera più lineare rispetto all’anno scorso. Una stagione più coesa e più riuscita, capace di mantenere un buon ritmo per tutti e otto gli episodi, dando finalmente ai fan del diavolo di Hell’s Kitchen il ritorno che volevano. Violenza e temi maturi fanno da sfondo alla naturale evoluzione dei personaggi di contorno, dando poi un nuovo scopo sia a Matt Murdock che a Wilson Fisk. Tra i due litiganti è il Bullseye di Wilson Bethel a trionfare, decisamente il personaggio più riuscito dell’intera stagione. Con una stagione 3 già confermata, non ci resta che scoprire cosa combinerà Frank Castle nel suo episodio speciale, nell’attesa di rivedere il diavolo pattugliare Hell’s Kitchen.
