Gli orrori di Mouthwashing arrivano anche su console!
Quello dei videogiochi horror è ormai un genere che racchiude al suo interno un’infinità di sfumature, sottogeneri e tipologie. Dal classico horror slasher o action, dove l’effetto orrorifico è creato semplicemente dalla messa in scena, a quello un po’ più raffinato e psicologico, dove la paura si manifesta a un livello più sottile, instillando nel giocatore tutta una serie di sensazioni di ansia e inquietudine. Questo è il caso di Mouthwashing, avventura indie sviluppata dagli svedesi Wrong Organ e distribuita da Critical Reflex, publisher noto proprio per la sua spiccata affinità con il genere horror. Il gioco arriva finalmente su console a distanza di due anni dalla pubblicazione su Steam, dando così a tutti la possibilità di scoprire una delle avventure horror più interessanti che ci sia capitato di incontrare negli ultimi anni.
Pronti a scoprire se nello spazio possono veramente sentirvi urlare?
Versione testata: Nintendo Switch 2
Immaginatevi questo scenario. Fate parte di una squadra di corrieri spaziali e la vostra nave impatta contro un asteroide, finendo alla deriva e lasciandovi con ben poche possibilità di sopravvivere. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che a bordo la strumentazione è andata a farsi benedire e l’unica risorsa disponibile è un carico di collutorio. Con voi c’è un equipaggio piuttosto colorito, composto da un vecchio e scorbutico operaio prossimo alla pensione, un’infermiera dalle discutibili conoscenze mediche e un novellino finito lì quasi per caso. No, non è una delle tante trame insulse delle ultime stagioni di Futurama, ma l’inizio di Mouthwashing, il cui titolo prende proprio il nome dal carico trasportato dalla vostra nave.
Il gioco si apre proprio in concomitanza con l’incidente che ha messo fuori gioco la vostra nave e nei momenti successivi all’impatto, dopo aver preso il comando della situazione, dovrete capire il da farsi insieme ai vostri compagni, nel tentativo di salvarvi la pelle e magari riuscire a tornare a casa. Mouthwashing non è un’avventura horror in senso stretto, ma gioca sul fattore psicologico per creare quel senso di inquietudine e mistero, facendo leva sulla percezione del giocatore e sulla scarsità di informazioni che ci vengono fornite.
Il tracollo narrativo è dietro l’angolo e lo si avverte non appena la storia inizia a giocare con la linea temporale degli eventi. Per aiutarci a comprendere meglio quello che è avvenuto e a fornirci i pezzi del puzzle, la storia inizia ad alternare flashback e flashforward, spostandosi avanti e indietro nel tempo attraverso tre linee temporali differenti.

Ci sarà un prima, segnato dal disastroso impatto, ci sarà un dopo e anche un periodo ancora successivo che preannuncia la fine di tutto. I tagli fra una timeline e l’altra avvengono in maniera brusca, come se fossero attivati dalle nostre azioni e ci rimandassero a momenti precisi per aiutarci a comprendere meglio quello che sta succedendo. Anche visivamente questa alternanza viene percepita attraverso l’uso del colore e dei suoni, amplificando quella sensazione di fastidio che preannuncia qualcosa che sta per avvenire e che man mano fa impazzire tutti quelli intorno a noi. I nostri compagni di avventura muteranno da una fase all’altra, manifestando segni di pazzia dovuti soprattutto all’assunzione del collutorio, che, essendo l’unica risorsa disponibile all’interno della nave, viene visto come soluzione e rimedio a tutti i loro problemi.
Mouthwashing racconta questo viaggio nella follia, durante il quale cercheremo di trovare una soluzione a tutto, ma questo è solo quello che si trova in superficie. Scavando nel gioco e analizzandolo da un punto di vista più profondo, Mouthwashing affronta temi come la violenza e l’abuso psicologico, l’insicurezza legata alla sensazione di non essere abbastanza e muove forti critiche al capitalismo corporativo, che preferisce il soldo al capitale umano, lasciando il giocatore in dubbio su quello che è reale e su cosa sia invece un’allucinazione.

Nonostante Mouthwashing sia un gioco di piccole dimensioni in termini produttivi, funziona perfettamente come videogioco horror psicologico e, laddove il budget non arriva, sopperisce con le idee e una messa in scena veramente riuscita.
Il gioco si completa in una manciata di ore e, da un punto di vista prettamente ludico, siamo alla stregua di un walking simulator, sebbene gli sviluppatori abbiano pensato a qualche semplice enigma o puzzle, che però funge più da pretesto e da collante per la progressione della storia che da una vera e propria sfida. Nonostante questo, forse è proprio il suo essere un’avventura “one shot” a rendere la storia così efficace, tanto da aver attirato l’interesse di Sony Pictures, che ha deciso di trasformarlo in un film hollywoodiano. E come dargli torto.
Mouthwashing colpisce anche nella sua messa in scena, che sfrutta un low-poly sporco e poco rifinito per donare al gioco quell’aura da titolo della prima PlayStation. E anche se il gioco rinuncia al realismo grafico in favore di un’estetica così old school, si viene catturati da quella manciata di poligoni a schermo che creano la giusta atmosfera orrorifica, a dimostrazione che non servono chissà quali risorse per creare qualcosa di realmente affascinante e funzionale.
La grafica di Mouthwashing gioca su quella sensazione di vedo/non vedo, sull’uso dei colori e delle luci come stimoli per i recettori sensoriali del giocatore. La nave diventa una prigione claustrofobica, fatta di tubi arrugginiti e poche stanze esplorabili, ma che all’occorrenza cambia forma e diventa quasi uno di quei luoghi impossibili di escheriana memoria, come se la nave stessa fosse la protagonista di un body horror che ne deturpa il corpo, facendoci perdere il contatto con la realtà e tutte le nostre sicurezze.

L’ansia viene trasmessa anche a livello sensoriale attraverso l’audio di gioco, che si avvale soprattutto dei suoni ambientali della nave per creare quell’atmosfera di desolazione e disturbo che si prova giocando. Il rumore metallico dei nostri passi, lo scricchiolio delle tubature che riecheggia nei corridoi e i jingle della corporazione, che diventano una costante fino a distorcersi e diventare quasi fastidiosi. L’intervento di alcuni brani per spezzare quel silenzio fastidioso serve a creare contrasto, un distacco emotivo che grava ulteriormente sulle spalle del giocatore sotto forma di malinconia, come se il gioco volesse prepararci al peggiore degli epiloghi possibili. L’assenza di doppiaggio, che rimarca la natura contenuta del progetto, è un espediente che trova affinità con la volontà di replicare un’esperienza retrò da PS1, oltre a rendere i vari personaggi protagonisti del gioco simili a freddi corpi vuoti, rassegnati ormai al loro tragico destino. Dispiace invece non trovare l’italiano fra la pletora di lingue disponibili e, nonostante l’inglese non sia un ostacolo di per sé, la sua presenza avrebbe contribuito a rendere il tutto più immersivo, soprattutto per chi l’inglese non va giù.
Mouthwashing è una piccola perla del genere horror che finalmente trova la sua strada anche su console, proponendosi così a un pubblico ancora più ampio. L’avventura di Wrong Organ è una discesa senza ritorno in un incubo psicologico dove la realtà, il tempo e le suggestioni della mente si fondono in un’unica entità per raccontarci una storia che parla di un gruppo di persone e dei loro problemi, sullo sfondo di una critica al capitalismo corporativo, utilizzato come metafora di una realtà che spesso e volentieri è più spaventosa della finzione. Un gioco che vi consigliamo vivamente, soprattutto per il prezzo a cui può essere recuperato, poco superiore ai 10 euro.

