Una ragazza scomparsa. Una cittadina misteriosa. Sopravviverete agli orrori di Silver Pines?
Si sa, ottobre è il mese di Halloween, la notte delle streghe. E quale occasione migliore per far uscire qualche bel gioco horror? In realtà, questo 2026 è stato un anno abbastanza generoso in quanto a uscite e, ammettiamolo, anche in termini di qualità. Fra nomi altisonanti di serie classiche come Resident Evil e Silent Hill, gran parte della produzione si rifugia nel mercato indipendente, dove, come al solito, si trovano i titoli più interessanti e quantomeno particolari. Ed è proprio questo il caso di Silver Pines, un horror decisamente originale, non tanto per le atmosfere, che sembrano quelle giuste, quanto per un gameplay di ispirazione metroidvania, una nuova prospettiva per il genere dei survival horror, che porta con sé una ventata d’aria fresca per entrambi i generi.
Disponibile su console e PC, è giunto il momento di svelarvi tutti i misteri che vi attendono a Silver Pines.
Versione Testata: Nintendo Switch 2
La richiesta di un misterioso cliente, tale Mr. Jackman, ci porterà nella sperduta e solitaria cittadina di Silver Pines, alla ricerca di Eddie Velvet, un musicista scomparso dopo essersi fermato al motel locale. La sua sparizione potrebbe essere legata a quella di Alice Baker, una ragazza che si sospetta sia stata rapita proprio da Eddie. Toccherà a noi indagare per scoprire che fine abbiano fatto i due, ma il tempo stringe. Su Silver Pines sta infatti per abbattersi un furioso uragano e, mentre gli abitanti si preparano ad abbandonare la città, qualcosa di ben più inquietante si prepara a invaderne le strade.
Volendo inquadrare Silver Pines, ci troviamo di fronte a un thriller horror di stampo psicologico, un figliastro nato dall’incontro di Twin Peaks e Silent Hill, dai quali ne eredita i tratti più distintivi. I protagonisti del gioco sono figure quasi mistiche e taciturne, esseri tormentati dalle loro esistenze, come se fossero rimasti prigionieri della città con il compito di guidarci nelle nostre indagini. Sono personaggi sibillini, che spesso parlano in modo volutamente criptico e allusivo, alimentando quell’alone di mistero e quel fascino tutto lynchiano che permeano il gioco.
Man mano che avanzeremo nelle indagini, l’enorme puzzle di Silver Pines prenderà forma, dandoci un’idea più chiara dei ruoli dei suoi protagonisti e del loro retaggio morale. Nonostante la narrazione rimanga costantemente ambigua e poco esplicita nei suoi intenti, la storia riesce a delinearsi pian piano e a funzionare, pur affidandosi a un linguaggio tutto suo, fatto di iconografie e simbolismi che saremo chiamati a decifrare nel nostro ruolo di detective.

Silver Pines è figlio di quel filone neo-noir investigativo rurale il cui riferimento più significativo è proprio Twin Peaks, dal quale sembra riprendere tutti gli aspetti più caratteristici, come il detective dalla personalità fragile, il mistero di una donna scomparsa e un “cattivo”, Eddie, che sembra nascondere qualcosa che va oltre la sua semplice immagine di musicista bello e maledetto. Anche la città diventa protagonista del gioco, non solo prestandogli il proprio nome, ma emergendo dalle quinte della sua desolazione come un non luogo, una sorta di Silent Hill pronta a trasformarsi in una prigione infernale, con le sue strade illuminate da una luce rossa quasi accecante, che vengono invase da mostri aberranti e creature quasi fantastiche, pronte a ucciderci senza pietà.
Qua Silver Pines mostra il fianco al genere dei survival horror, trovandosi pienamente a suo agio. La formula, però, viene applicata al modello dei metroidvania bidimensionali, una soluzione abbastanza atipica che ci regala un gameplay articolato, incentrato soprattutto sull’investigazione e sull’esplorazione, con l’aspetto survival che si integra con un sistema di combattimento da assimilare e una gestione delle risorse piuttosto risicata.

L’anima da metroidvania emerge non appena inizieremo a muovere i primi passi nella cittadina di Silver Pines. La mappa si espanderà man mano che visiteremo nuove schermate, allargandosi area dopo area e indicandoci il percorso che ci condurrà verso il nostro obiettivo, che spesso e volentieri coincide con un boss. Data la natura del gioco, l’avanzamento viene guidato dalle risorse in nostro possesso. A differenza di quanto avviene nei classici metroidvania, qui non apprenderemo nuove abilità, come doppi salti o slanci aerei, ma troveremo strumenti che ci permetteranno di aprire passaggi inizialmente inaccessibili. Partendo da un semplice taglierino, passando per un piede di porco fino ad arrivare a una mazza ferrata, ogni strumento ci consente di sfondare le barriere che ci impediscono di avanzare, sbloccando nuovi percorsi o scorciatoie.
La parte degli upgrade viene gestita tramite i Memento, particolari oggetti che potremo raccogliere, più o meno nascosti, e che ci forniranno svariati bonus, come un minor consumo di stamina, una riduzione dei danni ricevuti o addirittura modifiche sostanziali al sistema di schivata, trasformandola in una capriola e cambiando così il sistema di evasione originale. Anche in questo caso, il potenziamento del nostro personaggio non passa dall’apprendimento di nuove abilità, ma dalla raccolta di oggetti che aumentano il numero di Memento equipaggiabili, ampliando i bonus a disposizione e rendendoci più combattivi contro le mostruosità che ci aspettano.
Come abbiamo detto, le risorse sono molto limitate e la loro disponibilità varia anche in base al livello di difficoltà scelto. Si tratta soprattutto delle munizioni per le armi che troveremo nel corso del gioco, degli oggetti curativi e dei dollari, che ci serviranno per acquistare queste risorse ai vari distributori sparsi per la mappa o semplicemente per salvare la partita alle cabine telefoniche. Bisogna quindi prestare attenzione agli oggetti che consumiamo, perché spesso e volentieri anche il combattimento più semplice potrebbe metterci a dura prova, costringendoci a ricaricare un precedente salvataggio.
La parte del combat system è quella più articolata dell’intero gioco. Il sistema risulta volutamente macchinoso, proprio per accentuare gli aspetti survival e creare dinamiche in cui il nostro personaggio è costantemente a rischio anche a causa di un piccolo errore. Ad esempio, combattere agitando nell’aria una mazza o il piede di porco consumerà stamina, incidendo sulla mobilità e sull’evasione. La resistenza può essere incrementata in maniera permanente trovando e utilizzando le macchine del caffè sparse per il gioco, ma in generale si consuma dopo qualche azione consecutiva, obbligandoci a ponderare se attaccare ulteriormente un nemico o sfuggire ai suoi attacchi.

Più funzionali le armi da fuoco, che causano danni maggiori e permettono un approccio sulla distanza. Qui la difficoltà viene calibrata attraverso due aspetti fondamentali, il sistema di mira e la ricarica. Il primo risente della velocità di movimento dei nemici, rendendo la mira meno precisa, mentre la seconda è affidata a un QTE che ci obbliga a stare fermi mentre inseriamo proiettili e caricatori, lasciandoci scoperti finché non avremo terminato l’operazione o, in caso di bisogno, deciso di annullarla. Lo stesso sistema viene utilizzato anche per curarci. Questo ci porta a valutare attentamente ogni azione, ma nelle situazioni più concitate, come una boss fight o l’assalto di più nemici, siamo spesso sopraffatti da ciò che accade a schermo e l’errore fatale è sempre dietro l’angolo.
Per quanto riguarda l’esplorabilità di Silver Pines, c’è da fare un distinguo fra la progressione legata alla storia e l’esplorazione finalizzata al completismo. Silver Pines sprona sempre il giocatore e la leggibilità della mappa evita che ci si blocchi perché non si sa quale sia la prossima mossa da compiere. Al tempo stesso, però, a ogni avanzamento si viene spinti a ritornare sui propri passi alla ricerca di nuovi Memento o altri potenziamenti, come i kit per le armi, che, una volta applicati, aumentano la quantità di munizioni trasportabili o lo spazio occupato dalle armi nell’inventario. Quest’ultimo, infatti, è molto limitato, soprattutto a inizio gioco, e può essere occasionalmente ampliato con i giusti upgrade, ma ci costringe comunque a un continuo scambio di oggetti con la cassa, così da liberare spazio per accoglierne di nuovi.

In entrambi i casi, però, il backtracking rimane una costante, nonostante sia possibile sbloccare diverse scorciatoie all’interno delle varie zone o addirittura sfruttare una sorta di viaggio rapido tramite una barca, dopo averne recuperato il motore.
Più interessanti, invece, gli enigmi e i puzzle che incontreremo nel corso delle nostre ricerche. Sono tutti abbastanza stimolanti e ben costruiti, spesso legati all’aspetto “infernale” della città. Apprezzabile l’utilizzo di una macchina fotografica istantanea in stile Polaroid, che permette di scattare foto ad enigmi, indizi e a tutti quegli elementi che stuzzicano la nostra attenzione, così da lasciare sulla mappa dei promemoria da consultare quando torneremo sui nostri passi o da utilizzare per risolvere l’enigma di turno.
Silver Pines si completa in una quindicina di ore, fra risoluzione di enigmi, collezionismo e boss fight, a cui si aggiunge qualche ora se si decide di puntare al completismo. Un plauso agli sviluppatori per aver dato la possibilità di assistere a tutti e tre i finali del gioco direttamente nella prima run, senza dover necessariamente rigiocare l’intera avventura. Una scelta che forse incide negativamente sulla rigiocabilità di Silver Pines, che a questo punto si presta a una seconda partita soprattutto per chi voglia provare i livelli di difficoltà più alti.
Gran parte del fascino di Silver Pines risiede nel suo comparto grafico, che ci offre una visione horror attraverso una messa in scena 2.5D davvero efficace. Al di là di un’estetica che rimanda proprio al neo-noir rurale di Twin Peaks, Alan Wake e Il silenzio degli innocenti, gli sviluppatori hanno spesso giocato con le luci, creando un contrasto tra la cupa desolazione della città e l’improvviso cambio di registro visivo introdotto dalle luci rosse e dai suoni stridenti che annunciano il passaggio all’altra Silver Pines, sulla falsariga di Silent Hill, omaggiata in più di un’occasione. A livello grafico il gioco funziona e, pur non spaventando, riesce a trasportare il giocatore in uno stato di ansia costante, dovuto non solo a queste variazioni visive, ma anche alla ruvidità del gameplay, che contribuisce a instillare una sensazione di pericolo costante e ci spinge a salvare la partita a ogni occasione, per non rischiare di buttare alle ortiche i progressi fatti.

Forse si poteva fare di più per quanto riguarda la varietà e il design dei nemici, diversificandoli maggiormente o introducendo una quantità superiore di varianti. Una volta compresi il loro modus operandi e i pattern di attacco (lo stesso vale per i boss), viene meno parte della paura di fallire, finendo in situazioni che ci spingono ad evitare lo scontro piuttosto che sprecare risorse per eliminare i nemici.
Anche la colonna sonora e il doppiaggio contribuiscono a costruire le atmosfere mistiche di Silver Pines, con sonorità che spingono sull’elemento noir e investigativo del gioco, per poi spezzarsi e trasportarci nella sua controparte infernale, alimentando quella sensazione ansiogena e a tratti quasi claustrofobica che si prova giocando. Il doppiaggio, nonostante le poche linee di dialogo, vede gli attori calarsi bene nei rispettivi ruoli, tra cui figura anche la nota content creator Suzi Hunter, in una parte che sembra esserle stata cucita addosso. Le loro interpretazioni contribuiscono a donare al gioco quel taglio scenico su cui si basa tutto il racconto. Peccato per l’assenza dell’italiano fra le lingue disponibili che, sebbene i dialoghi siano limitati e gran parte dei testi sia contenuta nei file recuperabili durante l’avventura, avrebbe aiutato chi ha più difficoltà con l’inglese.
Silver Pines è la vera sorpresa di questo ottobre. Arrivato con un tempismo perfetto per essere goduto appieno per Halloween, Silver Pines è un survival horror diverso dal solito, che rielabora il genere attraverso una struttura da metroidvania, proponendo un’esperienza quanto mai originale e appagante. C’è qualche piccola sbavatura qua e là, che rende il tutto un po’ più ruvido, come la gestione della stamina o i QTE inseriti nel combattimento, ma in generale ci siamo trovati di fronte a un ottimo esponente del genere, di cui speriamo di sentir nuovamente parlare in futuro.

