Pokémon Rosso Fuoco – Analisi versione Nintendo Switch

Può ancora avere senso giocare Pokémon Rosso Fuoco nel 2026?

Nostalgia, Nostalgia Canaglia“, cantavano già nel 1987 Albano e Romina Power e, da fan della cultura pop in generale, non si può negare un filone di persone che si fanno ammaliare dallo sguardo sul passato. È questo il principale motivo per cui Pokémon Rosso Fuoco e Pokémon Verde Foglia, dal loro annuncio per Nintendo Switch (e successore) sono tra le prime posizioni del Nintendo eShop, nonostante il prezzo forse troppo alto e la quasi totale assenza di miglioramenti. Disponibili dal 27 febbraio a 19,99€ cadauno, scopriamo se vale ancora la pena giocare a Pokémon Rosso Fuoco nel 2026.

Versione testata: Rosso Fuoco

Kanto del 2004

Nel 2004, Rosso Fuoco e Verde Foglia furono i primi remake sviluppati da Game Freak che, dopo la terza generazione, riportava i giocatori Game Boy Advance a Kanto, la regione dove cominciò tutto nel 1996. Ora, più di vent’anni dopo, i due remake tornano su Nintendo Switch, non con una remaster o con un rifacimento anche parziale, ma nella stessa identica formula di inizio anni duemila. Partendo da Biancavilla, dovremo farci strada per otto palestre, tra città sottomesse da mafie, grandi labirinti e allenatori agguerriti pronti a metterci al palo alla minima distrazione.
La prima generazione (che viene poi espansa nel post game con il Settepelago). L’esperienza è la stessa del 2004 senza né migliorie né peggioramenti.

Arriverà in futuro la compatibilità con Pokémon Home e sono già disponibili due eventi prima relegati a occasioni particolari e raduni mondiali. Tutto il resto è invece fermo al 2004, con tanto di impossibilità di fare scambi online.

E così, si perdono logicamente tutti i miglioramenti QoL delle ultime generazioni Pokémon. A partire dall’esperienza vincolata solo ai K.O., quindi nessun punto per le catture, rendendo gli allenamenti un vero muro da scalare. Addio anche all’esperienza condivisa da tutto il party, con il Condivisore Esperienza che torna uno strumento singolo da accettare. Torna il veleno come vero e proprio malus, con un’intera generazione di nuovi giocatori che al glitch dello schermo pensava a un vero bug.

Questione Prezzo

La principale critica che si può fare a Rosso Fuoco e Verde Foglia, è sicuramente il prezzo a cui viene proposto. Per due motivi: il primo è che nell’epoca di Nintendo 3DS, i port Game Boy delle prime due generazioni costavano circa sette euro. Con supporto alla Banca Pokémon, e senza online anche in quel caso. Il secondo motivo è per l’esclusione dalla Virtual Console, dove altri giochi (secondari) di Pokémon hanno invece trovato casa. Venti euro rispetto ad altri giochi presenti su eShop e a cosa offre davvero questo porting sono troppi, ma non hanno impedito al gioco di conquistare la cima delle classifiche digitali.

C’è una cosa che però Rosso Fuoco dimostra ancora più ardentamente: con la pixel art, Game Freak riesce a dare il meglio di sé. Tra quello e l’iconica colonna sonora, rigiocare o giocare per la prima volta questi due titoli potrebbe valere comunque il prezzo del biglietto, sempre che li vogliate spendere.

Insomma, venti euro per un’esperienza completamente uguale a quella per Game Boy Advance, sono un po’ troppi. Non basta implementare quei contenuti aggiuntivi o la futura compatibilità con Pokémon Home, per perdonare l’assenza quanto meno del comparto online. È anche vero che da quando sono usciti per Nintendo Switch, Rosso Fuoco e Verde Foglia sono ai primi posti della classifica di vendita, simbolo quindi di come mancasse un gioco Pokémon degno di questo nome. Le chiacchiere quindi stanno a zero, e ognuno col proprio portafoglio fa ciò che vuole, ma con venti euro, se li avete già giocati all’epoca, potete portarvi a casa anche qualcosa di inedito.

Pokémon Rosso Fuoco è disponibile su Nintendo Switch.

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