Screamer – La Recensione

A più di trent’anni dalla nascita del primo Screamer, Milestone decide di riprendere in mano la propria storica IP e di darle nuova linfa vitale.

Non deve essere facile fare la vita di Milestone. Dopotutto stiamo parlando di una delle più celebri (se non “la più celebre”) software house italiana, che sin dalla sua nascita ha dimostrato le proprie capacità nello sviluppo di titoli di guida. Negli ultimi anni l’azienda milanese ha conquistato milioni di videogiocatori grazie ai vari MotoGP, SBK, WRC, MXGP e Ride. Titoli simulativi che è persino possibile trovare in versione fisica dall’altra parte del pianeta. Un risultato che, se ci si pensa, difficilmente altri in Italia possono vantare. È però evidente che gli sviluppatori stanno da tempo cercando di allontanarsi dai Racing più “classici” in funzione di produzioni che possano ampliare la propria utenza. Un risultato raggiunto in parte grazie ai due recenti capitoli di Hot Wheels Unleashed, tratti dalle omonime macchinine Mattel.

Quale passo fare, quindi, una volta raggiunto anche questo nuovo obiettivo? Da un lato cambiare completamente genere videoludico sarebbe coraggioso, ma rischierebbe di gettare alle ortiche il “know how” maturato con tanta fatica in quasi quarant’anni. Dall’altro, realizzare l’ennesimo gioco di guida farebbe felici i fan, ma senza stupire tutti gli altri. Insomma, come già anticipato, non deve essere facile fare la vita di Milestone. E poi, all’improvviso, il colpo di genio. Per il proprio futuro, l’azienda milanese ha infatti deciso di guardare al passato. Di ripescare una propria IP del 1995, quando ancora l’azienda si chiamava “Graffiti”. Stiamo parlando di Screamer.

Il nuovo Screamer è però diverso da quello conosciuto negli anni Novanta. Siamo di fronte a un vero e proprio omaggio al mondo dell’animazione giapponese e a quei racing fortemente Arcade come Out Run, Need for Speed o Burnout. Un titolo frenetico, potente e inarrestabile. Un gioco che approderà sugli scaffali (fisici e digitali) il 26 marzo, ma che abbiamo avuto il piacere di vivere in anteprima nelle scorse settimane. Dopo aver sfrecciato al fianco di Hiroshi, Ròisìn, Frederic e di molti altri piloti per centinaia di gare, siamo finalmente pronti per raccontarvi la nostra opinione su Screamer. Siete pronti? Ai blocchi di partenza, allora! Si parte!

Screamer

LIKE A SHOOTING STAR

Prima di dedicarci al frenetico sistema di combattimento (sì, non è un errore), è giusto focalizzarsi sul comparto narrativo. Questo perché Screamer ha una modalità storia, denominata “Il Torneo”. Modalità che vanta decine e decine di missioni, suddivise in quattro capitoli e inframezzate da dialoghi in stile Visual Novel e da cut-scene animate dallo studio nipponico Polygon Pictures. Lo stesso studio grafico che ha dato i natali all’anime Scarlet e che ha lavorato a Il vostro amichevole Spider-Man di quartiere, Star Wars: Visions e NEO: The World Ends with You. Stiamo parlando di un’attività centrale per l’esperienza di Screamer, che potrebbe occuparvi tra le sei e le otto ore. Ma saranno ore meritevoli di essere vissute?

La trama ruota attorno a un misterioso torneo organizzato da un individuo di nome Mr. A., al quale vengono invitati i piloti più importanti al mondo. Piloti che, per un motivo o per l’altro, decidono di darsi battaglia e di rischiare la propria vita, nella speranza di mettere mano all’enorme montepremi o di risolvere qualche situazione lasciata in sospeso. Proprio queste situazioni sono al centro del racconto, caratterizzando le varie squadre partecipanti. Ci sono personaggi che vogliono vendicare torti subiti, altri che non riescono a reggere il passo con la fama dei propri genitori e altri ancora che sfrecciano per le strade per puro divertimento.

Tutti i piloti sono caratterizzati con grande cura e si finisce per empatizzare con molti di essi. Affermazione che, già di per sé, dovrebbe farvi capire la bontà del lavoro svolto da Milestone, dato che stiamo comunque parlando di un titolo di guida.

È altresì vero, però, che non tutti i dialoghi ci hanno convinto. Talvolta alcuni personaggi si comportano in modo sconclusionato, attivando conversazioni surreali che poco si sposano con il resto del racconto. La rigidità dei disegni bidimensionali nelle succitate sequenze “alla Visual Novel” non aiutano poi a rendere più godibili alcune sequenze. Forse sarebbe bastato un pizzico di animazione in più o una gestione diversa degli spazi per tamponare questo problema. I personaggi, infatti, vengono raccolti nella parte inferiore, centrale, dello schermo. Questo trasmette la sensazione che i personaggi siano “ingabbiati” nei vari dialoghi. Una situazione che si sarebbe potuta aggirare usando le quinte dello schermo, ottenendo così una profondità maggiore. Segnaliamo però che non si tratta di un vero e proprio problema e che le magnifiche cut-scene animate riescono a compensare questi momenti meno riusciti. 

Possiamo tranquillamente affermare di non ricordiamo titoli racing con una trama migliore. Se siete alla ricerca di un’opera che mescoli sapientemente “narrativa” e “guida arcade”, potreste anche smettere di leggere qui questa recensione e recuperare subito la vostra copia di Screamer. Non ve ne pentirete.

Screamer

QUALCOSA DI NUOVO

Ludicamente parlando, Screamer è un Racing dalla forte componente Arcade, ma per diversi aspetti il titolo Milestone può essere associato al genere dei Picchiaduro. Questo perché lo scopo è sì quello di arrivare primi alle gare, ma per farlo bisogna combattere con le unghie e con i denti, sfruttando tanto le abilità base quanto quelle dei vari personaggi. 

Il gameplay ruota attorno all’alternanza tra il Boost e lo Strike. Il primo è una sorta di turbo che può essere innestato dopo aver accumulato punti sull’apposita barra, mentre il secondo è una mossa che consuma un indicatore per far sfrecciare in avanti la propria auto, distruggendo chiunque vi entri in contatto. Per poter attivare uno Strike, è però necessario effettuare dei Boost e riempire così il succitato indicatore. Colpire gli avversari con lo Strike, inoltre, riempie del tutto la barra del Boost, permettendo così al giocatore di poter scattare nuovamente in avanti. La necessità di alternare queste due caratteristiche rende gli scontri molto adrenalinici, sospesi tra la necessità di avanzare e quella di massacrare i propri avversari.

A questo va aggiunto l’Overdrive, ovvero una mossa che fonde lo Strike e il Boost, e la necessità di derapare con lo stick destro. Quest’ultima caratteristica può sembrare bizzarra sulla carta, ma la verità è che ammettiamo di essercene innamorati nel giro di pochissime partite.

Milestone ha inoltre lavorato benissimo per differenziare le abilità dei singoli piloti. Lavinia, per esempio, può avere accesso a un Boost perfetto più potente, ma che necessità di un QTE particolare per essere attivato. Ròisìn ha accesso a uno Strike più semplice da attivare, mentre Akemi ottiene uno Scudo con il quale difendersi dagli Strike, a patto però di aver eseguito un KO durante l’Overdrive. Insomma: ogni personaggio è totalmente diverso l’uno dall’altro. Questo rende gli scontri vari, divertenti da giocare e molto più profondi di quanto uno non potrebbe aspettarsi.

Per quanto riguarda le modalità di gioco, troviamo la più classica “Gara”, divisa per numero di piloti in pista, e le “Gare a squadre”, che necessitano di collaborazione per essere portate a termine. Molto interessanti, invece, “Sfida a punti”, che incorona come vincitore il giocatore più attento a compiere determinate azioni e “Overdrive”, modalità che mette l’utente alla guida di un’auto in preda al delirio (appunto) dell’Overdrive. Chiudono il pacchetto “Attacco a tempo” e “Checkpoint”. Il tutto insieme, ovviamente, alla modalità multigiocatore online e, udite udite, allo Schermo Condiviso fino a quattro giocatori.

Milestone ha deciso di soddisfare proprio tutti ed è innegabile che il lavoro abbia il potenziale per riuscire in questa complessa impresa. Da parte nostra, siamo rimasti estasiati dalla varietà di contenuti offerti, interessanti tanto nella quantità quanto nella qualità e nell’innovazione. Perché sì, ci teniamo a specificarlo: non esiste nessun altro gioco come Screamer.

Screamer

UN PIACERE PER GLI OCCHI

Come se non bastasse una buona trama e un gameplay fresco come non se ne vedeva da diverso tempo, Screamer è pure una gioia per gli occhi. L’ottimo design dei personaggi si sposa alla perfezione con la cura riposta nei modelli delle auto, forti di una colorazione neon da far brillare gli occhi. Nonostante l’officina all’interno della quale modificare l’estetica delle auto abbia un’interfaccia non gradevolissima, ci sentiamo di elogiare per qualsiasi altro elemento di UI. Un’affermazione vera sia per quanto riguarda informazioni date durante le corse, che per i magnifici menù di gioco.

Buono, invece, il doppiaggio, che un po’ come i combattenti di Tekken permette ai vari piloti di parlare la propria lingua madre (e di capirsi tra loro, attraverso un elemento di trama sensato). Tra le voci di punta troviamo senza dubbio Troy Baker nei panni di Mr. A. e Aleks Le che, dopo aver dato la voce maschile del protagonista di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, interpreta qui il tormentato Hiroshi. Nonostante la diversità lessicale dei vari personaggi, ci teniamo però a evidenziare come tutti i dialoghi siano sottotitolati in italiano. Una scelta che rende così l’intero titolo accessibile anche ai non anglofoni.

Nella media, invece, le varie tracce musicali che, pur senza lasciare il segno, fanno da perfetto tappeto sonoro per le varie gare. Avremmo sperato in qualcosa di più sopra le righe. Magari con qualche brano cantato in più in grado di valorizzare gli scontri, piuttosto che le (comunque buone) tracce realizzate appositamente per l’occasione.

Appare evidente, inoltre, che Milestone sia a conoscenza dell’ottimo lavoro artistico fatto dal suo team. È presente infatti una sezione “Galleria” per poter vedere i vari artwork, sentire i brani della colonna sonora e rivedere i magnifici filmati realizzati dai ragazzi di Polygon Pictures. Una scelta sensata, che permette di rendersi conto senza grandi sforzi dell’incredibile lavoro svolto dal team milanese.

SCREAMER, IL COMMENTO FINALE

Screamer non è solo la conferma della bravura di Milestone, ma è la dimostrazione di come ci si possa rinnovare senza tradire la propria identità. Il ritorno di questa serie storica degli anni Novanta è qualcosa che mai ci saremmo aspettati e, nonostante le numerose variazioni rispetto alla formula del 1995, è bello constatare quanto proprio quella formula si sia evoluta nel tempo. Screamer è fresco, rapido e innovativo come non vedevamo un gioco di guida da tempo. Un titolo bello da vedere, divertente da giocare e appagante sensorialmente. Uno di quei giochi in grado di incollarsi al cuore di tutti coloro che decideranno di dargli fiducia, trovandosi tra le mani un’opera che non dovrebbe esistere. Un’opera che giocheremo nei mesi futuri e che speriamo di vedere ampliata con nuovi contenuti in futuro.

Screamer sarà disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC dal prossimo 26 Marzo.

Screamer
Pro
Narrativamente riuscito, soprattutto per un titolo di guida
Gameplay fresco, vario e stratificato
Esteticamente bellissimo
Contro
Alcune sequenze narrative in stile Visual Novel non ci hanno convinto
Soundtrack buona, ma migliorabile
8.8
Voto

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