C’è una serie che ha contribuito tantissimo a definire il genere dei JRPG nel corso degli anni, ma che fuori dal Giappone è stata riscoperta solo ultimamente, ritagliandosi il successo che merita, e questa serie si chiama The Legend of Heroes. Una serie molto longeva, che conta numerosi episodi che compongono un grande intreccio narrativo, spesso narrato da più punti di vista, e che si è fatta amare non solo per le sue meccaniche, ma anche per i suoi protagonisti. Fra nuovi capitoli, remastered e remake, The Legend of Heroes sta vivendo una vera e propria rinascita, tanto che Falcom continua il lavoro di supporto della serie anche sulle nuove piattaforme. E mentre la ripartenza con i capitoli remake della prima trilogia è ancora in atto, con il secondo episodio uscito proprio nelle scorse settimane, PlayStation 5 e Nintendo Switch 2 hanno accolto una versione aggiornata di due dei giochi più amati e apprezzati dell’intera serie, ovvero The Legend of Heroes – Trails from Zero e Trails to Azure, entrambi aggiornati per sfruttare al meglio tutte le caratteristiche di queste due piattaforme.
Ma bando alle ciance e scopriamo insieme questi due capitoli della serie The Legend of Heroes.
Versione Testata: Nintendo Switch 2
A conti fatti, Trails from Zero e Trails to Azure rappresentano il quarto e quinto capitolo nel grande intreccio di The Legend of Heroes, ed entrambi i giochi, usciti originariamente su PlayStation Portable a cavallo fra il 2010 e il 2011, sono stati riproposti a più riprese successivamente, prima con delle versioni arricchite con il doppiaggio e da diversi extra su PS Vita, successivamente con una prima edizione rimasterizzata che attingeva sia dal materiale originale sia da quello visto su Vita.
Trails from Zero si apre con il protagonista del gioco, Lloyd Bannings, che torna nella sua città natale, Crossbell, dopo essere diventato un detective, pronto ad essere assegnato a una squadra speciale investigativa chiamata Special Support Section, il cui compito è quello di aiutare la popolazione occupandosi delle richieste in arrivo e sobbarcandosi il lavoro indesiderato delle altre sezioni. Qui farà la conoscenza dei suoi compagni di squadra, come Elie MacDowell, nipote del sindaco di Crossbell, Randy Orlando, un ex soldato, e Tio Plato, una taciturna ragazzina e genio della tecnologia. I quattro si troveranno però ben presto invischiati in faccende più grosse di loro, che li porteranno ad indagare su dei loschi affari che coinvolgono le sfere politiche della città e la criminalità organizzata.
Ci si accorge da subito del perché questo capitolo sia uno dei più amati. Il clima che si respira nelle prime ore è quello di una detective story, dove l’esplorazione si inserisce alla perfezione con lo stile investigativo, per poi alzare il velo sul grande schema narrativo ed aprirsi a un incastro fantapolitico di proporzioni epiche, che accoglie elementi non solo dai capitoli della serie Trails in the Sky, di cui a conti fatti diventa un seguito diretto, con l’apparizione di Estelle e Joshua Bright, i protagonisti di Sky, ma getta importanti basi per il futuro, i cui eventi continueranno in Trails to Azure, il capitolo conclusivo della duologia di Crossbell.
Azure riprende appunto pochi mesi dopo la conclusione di Zero, con Lloyd e il team della SSS che devono affrontare una nuova crisi politica e militare che coinvolge l’intero stato di Crossbell, conteso dalle due grandi superpotenze, l’Impero di Erebonia e la Repubblica di Calvard, entrambe interessate al controllo della regione come punto strategico nell’attuale panorama geopolitico. Azure, oltre a fare da epilogo a Zero, prepara il terreno per le serie future, introducendo fatti e personaggi che avranno poi un loro sviluppo nella successiva Trails of Cold Steel, in particolar modo nella seconda parte di questa tetralogia.
Non ci dilunghiamo troppo sugli aspetti narrativi perché questi sono centrali a tutta la serie di The Legend of Heroes, dove il racconto, spesso anche fin troppo ridondante e totalizzante, rappresenta il cuore dell’intera serie e uno dei motivi principali per amarla. Al tempo stesso, tutta questa interconnettività narrativa ne rappresenta anche un grosso ostacolo. Sebbene si possano giocare prese come singole serie sotto il titolo ombrello di The Legend of Heroes, con la consapevolezza di perdersi riferimenti importanti a fatti e personaggi, il consiglio più spassionato è quello di cercare di recuperare la serie seguendo l’ordine di pubblicazione per godere a pieno di questa enorme storia.
A livello di gameplay, essendo un’edizione rimasterizzata di titoli usciti su PSP nel 2010 e nel 2011, mostra qualche limite legato all’età anagrafica dei due giochi originali. Ma spesso la semplicità non deve essere vista necessariamente come un aspetto negativo, tutt’altro. Trails from Zero e Trails to Azure sono due JRPG a turni abbastanza classici, dove la timeline di gioco scandisce i ritmi di attacco dei vari membri del party e dei nemici. Ogni personaggio sfrutta un ampio ventaglio di attacchi, fra normali, abilità speciali chiamate Craft e le Arts, i corrispettivi delle magie, che consumano EP. Le Arts sono regolate dal sistema di Quartz, meccanica ricorrente all’interno delle varie serie di The Legend of Heroes, e in base alla tipologia equipaggiata non solo modificano le statistiche del personaggio, ma attivano tutta una serie di abilità e magie. In combattimento potremo poi sfruttare il potere offerto dalle S-Craft, potenti attacchi speciali che andranno a consumare una grande quantità di CP, ma che possono rivelarsi decisive negli esiti dello scontro.
Il sistema di combattimento poi si arricchisce con le classiche debolezze elementali, le quali, se sfruttate a dovere, ci concedono un grande vantaggio strategico, così come le Combo Craft, attacchi di coppia dagli esiti decisamente punitivi. Trails to Azure riprende in toto quanto visto in Zero e lo perfeziona, con l’aggiunta di qualche nuova meccanica come l’introduzione del Master Quartz, che permette di equipaggiare un Quartz principale in grado di fornire bonus alle statistiche e abilità passive, oltre a sbloccare le nuovissime Master Arts, che garantiscono al gruppo potenziamenti e incrementi dei danni elementali per più turni.
In generale, la personalizzazione dei personaggi aumenta, consentendo di sperimentare di più o creare build più indirizzate verso un certo stile di gioco, oppure che traggano maggior vantaggio dal posizionamento sul campo di battaglia o dallo sfruttamento delle debolezze.
In quest’ottica Azure rappresenta una versione migliorata e preferibile di Zero sul lato del gameplay, ma in generale anche il primo capitolo si difende bene, a patto di tenere sempre presente l’età anagrafica dei suddetti giochi e i limiti generazionali legati ad essi.
Una cosa però molto interessante riguarda le aggiunte presenti in questa nuova riedizione, soprattutto nella sua versione per Nintendo Switch 2. Già di per sé i due giochi funzionano bene in termini di fruizione portatile, retaggio del loro esordio su PSP, e rigiocarli in questa modalità rende il tutto ancora più apprezzabile e nostalgico, soprattutto per i fan di vecchia data. Queste nuove versioni, a partire dal loro esordio su PlayStation 4, godono di un comparto grafico restaurato, con texture in alta risoluzione, l’aggiunta del doppiaggio originale apparso con il debutto su PS Vita, una nuova soundtrack riarrangiata e diverse modifiche alla qualità della vita, tra cui l’utilissimo High-Speed Mode, che di fatto velocizza il gioco nelle sue animazioni e nei suoi ritmi, rendendolo più rapido.
In questa nuova riedizione targata 2026 abbiamo qualche altra piccola novità che riguarda soprattutto l’aspetto tecnico, con la possibilità di sfruttare risoluzioni maggiori, fino al 4K, e di selezionare un frame rate elevato, spingendoci fino a 120 fps. Si tratta di un’opzione ben gradita, che non stravolge l’esperienza rispetto ai classici 60 fps, ma che fa piacere trovare, specialmente se si gioca su un monitor o una TV moderna. Sono state aggiunte nuove opzioni di visualizzazione delle texture, per chi cerca una soluzione visiva il più possibile fedele all’originale su PSP, e, novità delle novità, la possibilità di giocare sfruttando i controlli mouse di Switch 2 tramite Joy-Con. Anche in questo caso si tratta di una possibilità che fa piacere trovare, dato che molti titoli sfruttano questa feature, ma che in un gioco nato su console non fa percepire la cosa come essenziale.
Per il resto abbiamo due giochi dal sapore totalmente retrò, nonostante gli imbellettamenti delle texture più risolute e i filtri grafici, con ambienti e personaggi abbozzati, texture pixellose e un’inquadratura fissa che si muove in favore degli eventi grazie a una regia sempre ben presente. Nonostante gli anni sulle spalle, si tratta di due giochi estremamente godibili sotto il profilo grafico, dove spesso la direzione artistica prende il sopravvento rispetto al semplice numero di poligoni a schermo. Purtroppo, mentre è possibile importare i propri progressi dalla versione Switch a quella Switch 2, non sono presenti opzioni o pacchetti per aggiornare il gioco nel caso si possieda già la versione Switch, obbligando così a ricomprare i due giochi nel caso si vogliano sfruttare le nuove funzionalità. Un dettaglio non da poco, laddove gli stessi remake di Trails in the Sky propongono il pacchetto upgrade a pochi euro per i già possessori.
Anche la colonna sonora si presenta più sontuosa di quello che potrebbe apparire, con sinfonie che sanno cogliere a pieno lo spirito di certi passaggi del gioco, da quelli più leggeri ai vari drammi politici che aleggiano in tutto il gioco. Punto a sfavore per quanto riguarda l’adattamento, che, ancora una volta, presenta la sola lingua inglese, un ostacolo per molti che vengono frenati dall’assenza dell’italiano in un titolo dove la componente narrativa ricopre un ruolo fondamentale, fra eventi, personaggi e terminologie.
The Legend of Heroes – Trails from Zero e Trails to Azure sono due classici che meritano di essere riscoperti se siete amanti dei JRPG o se avete conosciuto la saga con le serie più recenti come Daybreak o Cold Steel. Due giochi rimessi a nuovo, che in questa nuova edizione 2026 guadagnano nuove funzionalità che sfruttano a pieno la potenza delle nuove console, in particolare quella Switch 2, arricchita dai controlli in stile mouse. L’assenza di un pacchetto upgrade si fa sentire, e forse in quel caso vi invitiamo a riflettere bene prima dell’acquisto, ma in tutti gli altri scenari, queste due edizioni rappresentano la versione definitiva da giocare della duologia di Crossbell.
