Captain Tsubasa 2: World Fighters – La Recensione

Captain Tsubasa 2: World Fighters spettacolarizza l’arte del pallone tra pura nostalgia e animo arcade

Sei anni. Tanto è passato dall’ultimo, discusso capitolo videoludico dedicato alle gesta di quella nazionale giapponese Under 20 che ha fatto sognare intere generazioni di appassionati. Captain Tsubasa 2: World Fighters, infatti, è il sequel diretto di Rise of New Champions e, va detto subito, conviene arrivarci avendo già giocato il primo capitolo: il prodotto di Tamsoft è fan service allo stato puro e, senza le basi narrative del predecessore, si rischia di perdere buona parte del filo del discorso. Chi invece ha letto tutto il manga di Yōichi Takahashi può stare tranquillo e tuffarsi a occhi chiusi. Dopo aver completato la modalità Storia, sbloccato gli scenari alternativi e passato diverse ore tra editor, partite libere e tentativi online, ecco cosa abbiamo trovato in questo secondo, atteso capitolo, testato per intero su PlayStation 5.

Versione testata: PlayStation 5

Da Tokyo a San Paolo: il sogno del Mondiale

In Italia continuiamo a conoscerla, con affetto quasi ostinato, come Holly e Benji – Due fuoriclasse, ed è difficile scrollarsi di dosso quell’etichetta nostalgica e dai nomi totalmente differenti rispetto all’opera originale. La creazione di Takahashi, tuttavia, ci ha sempre ricordato l’importanza dello sport, della sana rivalità e, soprattutto, dell’amicizia: uno spokon (manga sportivo) nel senso più puro del termine. World Fighters ci riporta in campo proprio a partire da quel sogno, dato che copre l’arco narrativo del World Youth, seguendo il sogno di Tsubasa Ozora (Oliver Hutton) che si trasferisce in Brasile, al San Paolo, per poi guidare la nazionale giapponese Under 20 e diventare abbastanza forte da sollevare la Coppa del Mondo. È qui che prendono forma gli eventi del gioco, vissuti però da un punto di vista diverso: quello del nostro alter ego.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Come già visto in Rise of New Champions, il primo passo è la creazione del proprio calciatore, un’operazione sorprendentemente ricca: possiamo definire tratti del volto, voce, esultanze (compresa, a sorpresa, quella di Cristiano Ronaldo) e scegliere le tecniche speciali da imparare, sbloccabili progressivamente nel corso della Storia. Una volta pronti, faremo la conoscenza di Tsubasa Ozora in persona e ci trasferiremo, come lui, al San Paolo, per stringere legami e rivalità con personaggi provenienti da nazionali di tutto il mondo, dal Giappone al Brasile, passando per selezioni meno scontate come Thailandia e Indonesia, entrambe caratterizzate con una cura non banale. Il gioco vanta un roster imponente con oltre 110 personaggi giocabili, 22 squadre nazionali e 10 club.

Una narrazione fin troppo generosa

Il racconto è interattivo: rispondiamo dinamicamente quasi a ogni scambio di battute, il che ci permette di conoscere a fondo compagni e rivali. È un aspetto che va apprezzato, soprattutto perché altri videogiochi tratti da anime di successo tendono a ridurre la narrazione all’osso. Qui, semmai, il problema è opposto: i dialoghi sono lunghissimi, i momenti si dilatano e “il troppo storpia”. Ci rendiamo conto dell’importanza di raccontare bene una storia del genere, ma non bisogna dimenticare che stiamo pur sempre parlando di un videogioco, e il giocatore vuole sentirsi protagonista dell’azione, non solo spettatore di infinite conversazioni.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Prima di ogni incontro della Storia si passa per lo spogliatoio, dove si possono consultare le informazioni sugli avversari e personalizzare la squadra, decidendo modulo e posizione dei vari giocatori. Ogni episodio propone inoltre obiettivi secondari che, una volta completati, sbloccano nuovi dialoghi e tecniche speciali per il nostro avatar: un sistema che si rivela importante per restare incisivi in campo, pur limitando l’accesso alle abilità più forti nelle fasi iniziali.

Manca invece qualsiasi forma di progressione dinamica: non esistono allenamenti personalizzati né la possibilità di migliorare le statistiche svolgendo attività specifiche, tutto avviene in modo piuttosto meccanico. Un vero peccato, perché la Storia è arricchita anche da scenari secondari che raccontano eventi paralleli e approfondiscono i rapporti tra i personaggi: purtroppo questi episodi sono soltanto narrati, senza possibilità di giocarli in prima persona. Le attività secondarie non offrono gameplay: consistono unicamente nel leggere messaggi sullo smartphone o guardare filmati.

In campo: più lotta che tattica

Trattandosi comunque di un gioco di calcio, le regole di base restano, ma oltre a questo i falli sono quasi inesistenti, nessun calcio di punizione e rimesse laterali che si contano sulle dita di una mano. Come da tradizione della serie, World Fighters dimentica le strategie fatte di triangolazioni e passaggi ragionati per affidarsi soprattutto al tempismo: il momento giusto in cui premere il tasto corrispondente per superare un difensore o beffare un portiere. Le azioni sono spettacolari al punto da ricordare più un picchiaduro con un pallone tra i piedi che una simulazione sportiva: si bucano le reti, si distruggono scorci di scenario, si eseguono rovesciate che farebbero venire il mal di schiena solo a guardarle.

Anche la fase difensiva segue questa filosofia: è possibile caricare un indicatore dedicato per tentare un contrasto e rubare palla, rischiando però che l’avversario attivi a sua volta una contromossa. In alcuni frangenti, complice anche una difesa più “automatica” e capace di marcare l’attaccante anche a distanza, costruire un’azione offensiva pulita richiede pazienza: gli sviluppatori sembrano aver voluto togliere potere ai soli supercampioni, rendendo protagonisti anche i giocatori meno noti, ma il risultato, in certi momenti, è una fase di possesso più macchinosa del previsto.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Il vero punto di forza resta il duello con il portiere, giocabile in prima persona: dopo ogni tiro avversario dovremo leggere la traiettoria della palla e orientare lo stick nella direzione giusta per parare. Un’intuizione corretta riduce sensibilmente l’energia persa dall’estremo difensore, indipendentemente dalla potenza del tiro; sbagliare, invece, ne consuma parecchia, fino a portare il portiere in uno stato di affaticamento che ne compromette ulteriormente il rendimento per il resto della partita. È uno dei sistemi meglio riusciti del pacchetto, capace di regalare tensione autentica a ogni conclusione verso la porta.

World Fighters rivede anche il vecchio sistema della V-Zone di Rise of New Champions, sostituendolo con un indicatore delle Super Move che si carica con dribbling riusciti, contrasti e azioni offensive: una volta piena, permette di scatenare tecniche speciali dedicate, come i Super Tiri per gli attaccanti o le Super Finte per i centrocampisti. Con oltre 150 mosse speciali animate, i tiri e i contrasti trasformano l’azione in uno spettacolo d’impatto e sono attivabili soddisfacendo requisiti specifici o usando compagni di squadra come “jolly” (es. la testata difensiva di Ryo Ishizaki / Bruce Harper). Ogni squadra, poi, ha un’abilità speciale attivabile una sola volta per partita al verificarsi di condizioni rigide come per esempio recupero immediato di salute del portiere o gol garantito. Questo rende ancora più dinamica e strategica la scelta della propria compagine.

Il gameplay, nel complesso, diverte parecchio, ma non mancano momenti di confusione, specialmente quando entrambe le squadre attivano di continuo le proprie mosse speciali: chi ha un ottimo tempismo può contrastarle e renderle inefficaci, ma non è sempre facile starci dietro. Introdotto anche il nuovo Chain System (Contatore Combo): effettuando dribbling e scivolate con successo si accumula un moltiplicatore combo che aumenta la potenza dei tiri e ne riduce il tempo di caricamento. Il contatore può essere “rubato” dall’avversario subendo un contrasto. Al contempo alcune scivolate speciali sono inarrestabili da lontano e bloccano l’azione del giocatore attaccante senza possibilità di passaggio.

Onestamente, avremmo gradito un’impronta arcade leggermente più tecnica, capace di somigliare un po’ di più al calcio vero; ma quello che il gioco si propone di fare, lo fa bene, e difficilmente deluderà chi ha amato il primo capitolo.

Cosa resta fuori dalla Storia

Completata la campagna principale con tanto di titoli di coda, si sbloccano due percorsi alternativi in stile “what if”, ovvero scenari inediti (supervisionati dallo stesso Takahashi) che immaginano il Giappone affrontare avversari diversi rispetto a quelli canonici del manga. A completare l’offerta ci sono gli Episode Rivals, amichevoli inserite narrativamente all’interno degli eventi principali e sbloccabili soddisfacendo determinati requisiti nei vari episodi.

Al di fuori della modalità Storia, però, l’offerta single player si assottiglia parecchio: restano essenzialmente le partite singole contro la CPU o in locale con un amico. Avremmo apprezzato volentieri una modalità torneo, o magari una sorta di “sopravvivenza” in cui affrontare in sequenza le oltre venti squadre disponibili, tra nazionali e club. Il comparto online, che promette scontri sempre più impegnativi e trofei da conquistare, potrebbe rendere l’esperienza complessivamente più solida: molto dipenderà da quanto verrà supportato nel tempo, soprattutto in assenza di modalità offline più corpose. Sono presenti crediti in-game che permettono di acquistare brani musicali, accessori per l’avatar e palloni. È possibile anche personalizzare da zero il proprio giocatore per utilizzarlo nei vari club o modificare i tiri alternativi dei calciatori canonici.

Tecnicamente solido, non sempre bellissimo

Grazie all’Unreal Engine 5, su PlayStation 5 Captain Tsubasa 2: World Fighters non ha mai fatto mancare stabilità: il frame rate resta granitico, agganciato ai 60 fps anche nelle fasi più concitate, senza cali percepibili tra particellari, inquadrature dinamiche e sequenze speciali. Sul fronte puramente grafico il colpo d’occhio non è però sempre impeccabile: le texture dei modelli dei giocatori, in alcuni frangenti, appaiono un po’ meno definite di quanto ci si aspetterebbe, quasi a ricordare produzioni di una generazione precedente.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Nulla da eccepire, invece, sulle cutscene, davvero curate e fedeli allo spirito dell’anime originale, così come sulla messa in scena generale, stadi, pubblico, intermezzi “televisivi”, pensata per restituire l’atmosfera sopra le righe tipica della serie. Meno ispirata, infine, l’interfaccia dei menù, decisamente spartana sia in partita che nelle schermate di gestione. Inaspettato il mancato supporto alle funzionalità del DualSense di PS5 a tal punto da non avere nemmeno la vibrazione classica. Per un gioco del 2026 è qualcosa di veramente strano.

Poi da segnalare le barre dell’energia dei portieri sempre visibili in alto per facilitare la lettura tattica e la linea continua a schermo per mostrare la traiettoria della palla: entrambe sono state molto discusse dalla community, ma a nostro dire risultano indispensabili. Soprattutto la linea continua è necessaria per valutare le distanze delle scivolate e non perdere l’orientamento in campo.

Conclusioni

Captain Tsubasa 2: World Fighters ci riporta nel cuore della saga con carattere da vendere: un’azione adrenalinica che non deluderà i fan di Yōichi Takahashi, tra reti bucate, portieri spinti in porta insieme al pallone e un roster di nazionali e personaggi tra i più ampi mai visti in un capitolo della serie. A differenza di altri videogiochi tratti da anime di successo, il gioco racconta gli eventi con dovizia di particolari, forse anche troppa, offrendo più dialoghi che vera azione in campo, con sequenze che a tratti spezzano bruscamente il ritmo delle partite.

Al netto di questo, il titolo migliora la formula del capitolo precedente e riesce a divertire, anche se non manca qualche momento di confusione sullo schermo e una fase difensiva che può risultare fin troppo ostica da superare. World Fighters resta un prodotto dichiaratamente fan service, poco indicato per chi cerca tecnicismi calcistici veri e propri: qualche modalità single player in più non avrebbe guastato, ma se il comparto online riuscirà a tenere viva l’attenzione nel tempo, quest’assenza si farà sentire un po’ meno.

Captain Tsubasa 2: World Fighters sarà disponibile a partire dal 28 agosto 2026 per Xbox Series X|S, PlayStation 5, PC e Nintendo Switch

Captain Tsubasa 2: World Fighters
Captain Tsubasa 2: World Fighters
Pro
Roster vastissimo, tra nazionali e club
Editor del personaggio e narrazione interattiva ricchi di possibilità
Duello portiere-attaccante ben congegnato
Azioni spettacolari, fedeli allo spirito esagerato della serie
Tecnicamente di ottimo livello
Contro
Dialoghi a tratti troppo lunghi, ritmo delle partite spesso spezzato
Fase difensiva automatica che complica la costruzione del gioco offensivo
Nessuna progressione dinamica o allenamento personalizzato
Poche modalità single player al di fuori della Storia
Nessun supporto al DualSense, nemmeno la classica vibrazione
7.5
Voto
Giovanni Arestia
Giovanni Arestia
Ingegnere informatico che tra un libro e un altro trova sempre il tempo per un film, un fumetto o un videogioco.

Ultime News

Related articles