Love in the Palm of His Hand è la storia d’amore perfetta quando le parole non bastano e a parlare sono le mani
L’amore può essere raccontato in tantissimi modi, ma quando si parla di opere letterarie come romanzi, fumetti e manga, il modo più semplice è farlo con le parole. Love in the Palm of His Hand, invece, è un manga edito e tradotto in Italia da J-POP Manga che prova a raccontare l’amore con le mani. Si tratta di una storia Boys’ Love delicata e sorprendentemente originale, costruita attorno a un’idea semplice ma potentissima, quella secondo cui comunicare davvero i propri sentimenti non ha sempre bisogno della voce. Ambientata nel mondo universitario, la serie ideata e illustrata dalla mangaka Rinteku segue la nascita di un legame tra due ragazzi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa, sottile paura: non essere compresi.
La diversità fa la forza
Il protagonista della storia è Fujinaga Aoi, studente di lettere e membro di una compagnia teatrale universitaria, che sogna una carriera da attore ma si scontra continuamente con lo stesso giudizio da parte di vari registi: la sua espressività è esagerata, quasi fuori misura e difficile da incanalare in un ruolo. Proprio mentre è nel pieno di un momento di scoraggiamento, incontra quasi per caso Keito Maejima, un compagno di università sordo dalla nascita che comunica prevalentemente tramite la lingua dei segni.
Dopo vari incontri più o meno fortuiti, il loro rapporto si trasforma rapidamente in un’amicizia e poi in qualcosa di più profondo. Fujinaga, spinto dalla curiosità e da un’innata capacità di leggere ed esprimere emozioni grazie alla sua formazione teatrale, inizia ad avvicinarsi alla lingua dei segni giapponese, scoprendo di possedere un talento naturale per i classificatori. Quest’ultimi sono quei segni capaci di descrivere oggetti e situazioni in modo estremamente evocativo ed è proprio qui che il manga costruisce il suo elemento narrativo più elegante: il “difetto” per cui Fujinaga non riesce ad avere successo diventa, nel rapporto con Keito, il suo dono più prezioso.
Il racconto, quindi, non si limita a descrivere semplicemente una storia d’amore, bensì segue con profonda cura il percorso artistico di Fujinaga mostrando come la vicinanza con Keito lo aiuti gradualmente a fare pace con la proprio natura espressiva. Al contempo anche lo stesso Keito riesce ad assumere un ruolo sempre più attivo, quasi di sostegno nella crescita del protagonista come attore. Un ruolo che non pensava mai di avere vista la sua disabilità.
Caratterizzazione profonda
Fujinaga e Keito presentano una buona caratterizzazione e sono costruiti su un contrasto ben riuscito. Niente di rivoluzionario, il canovaccio è di quelli classici, ma funziona bene. Fujinaga, sul palco, è tutto energia ed eccesso, ma accanto a Keito diventa timido e impacciato in un modo tale da renderlo immediatamente simpatico. Al contempo, Keito è più diretto e disinvolto nel rapporto, è lui che spesso fa il primo passo e porta nella storia un desiderio molto umano: quello di poter comunicare anche attraverso la parola, non solo attraverso i segni, pur sapendo quanto questo gli costi in termini di fiducia in sé stesso e nel giudizio degli altri.
È proprio questa vulnerabilità condivisa, come il timore di essere fraintesi, ciascuno a modo suo, a rendere il loro legame credibile e verosimile fin dalle prime pagine. In questo modo si evita il costante rischio di una relazione frettolosa o poco motivata, un classico di quelle opere dove una relazione sboccia rapidamente senza avere una base solida su cui costruire le fondamenta.
Stile grafico unico e incredibile
Il tratto di Rinteku è probabilmente ciò che più colpisce di questa opera e che spinge all’acquisto ancora prima di conoscere la storia. L’autrice, infatti, dedica un’attenzione quasi documentaristica alla resa della lingua dei segni: ogni gesto è disegnato con precisione, spesso in sequenze di primi piani sulle mani che si alternano a inquadrature ravvicinate sui volti, in particolare sugli occhi di Keito, il cui sguardo diventa uno strumento narrativo quasi al pari delle sue mani.
Il risultato è un fumetto che riesce efficacemente a esprimere visivamente le emozioni e le sensazioni che i personaggi non possono “far sentire” a voce, trasformando le pagine dedicate al linguaggio dei segni in alcuni dei momenti più belli ed emozionanti del volume. Anche il character design contribuisce a questa sensazione di cura: i tratti dei due protagonisti sono delicati, ma mai anonimi e le espressioni, sempre molto leggibili, restano restano coerenti con l’attenzione dell’autrice per la comunicazione non verbale che permea l’intera opera.
L’edizione italiana, infine, è curata, compatta e proposta al prezzo di 7,50 euro poiché si tratta di un volume con elegante sovracopertina e le classiche prime pagine a colori.
Conclusioni
Love in the Palm of His Hand funziona su più livelli: come romance BL dolce e senza inutili lungaggini, come racconto di formazione artistica per il suo protagonista, e come piccola, sincera finestra sul mondo della disabilità uditiva, trattato con delicatezza e senza mai scadere nella retorica. Chi cerca una storia che sappia essere romantica fin dai primi capitoli, senza sacrificare la profondità dei personaggi, troverà in questo manga un titolo capace di sorprendere.
Non è un caso che il volume includa anche brevi extra in stile chat che approfondiscono le differenze tra i sistemi di comunicazione dei sordi in Giappone: un piccolo apparato informativo che arricchisce la lettura senza appesantirla, segno di una serie scritta con rispetto e consapevolezza verso il tema che racconta.
Insomma, Love in the Palm of His Hand parte fin da subito come una delle proposte Boys’ Love più originali e curate degli ultimi anni: una storia che trasforma il silenzio in linguaggio e le mani in parole, e che promette di crescere ancora, tanto sul piano sentimentale quanto su quello, altrettanto centrale, della realizzazione personale dei suoi protagonisti.
