Mewgenics – La Recensione

I folli gatti di Mewgenics arrivano su console!

Quando sei lo sviluppatore di The Binding of Isaac, Super Meat Boy e The End is Nigh è normale che intorno al tuo prossimo gioco si crei un’aura di attesa e aspettative. E questo nuovo progetto ha il nome di Mewgenics.
Dopo aver debuttato su PC lo scorso Febbraio, l’8 Settembre Mewgenics è sbarcato anche su console, permettendo così a tutti di provare l’ultima fatica del duo Edmund McMillen/Tyler Glaiel, che già nel suo rilascio iniziale su Steam ha segnato oltre 2 milioni di copie vendute e guadagnato l’approvazione di pubblico e critica.

Ma cosa rende Mewgenics così speciale? Scopritelo insieme a noi nella nostra recensione.

Versione Testata: Nintendo Switch 2

Il gioco ha inizio quando uno strampalato professore ci chiede di scegliere due fra i tre gatti che ha con lui, da affidarci per far proliferare una colonia felina di “soldati”. Noi in quanto gattare ben qualificate accetteremo l’incarico e dovremo occuparci di allevare nuovi gatti e mandarli alla conquista della Contea di Boon. Dietro questo incipit abbastanza sconclusionato, che ben si sposa con i temi grotteschi e fuori di testa dei precedenti giochi di McMillen e Glaiel, si nasconde uno strategico a turni roguelike che ha veramente dell’incredibile.

Messa su la nostra squadra formata da un massimo di quattro gatti potremo partire all’avventura, non prima di aver selezionato la classe più adatta in base alle loro statistiche base. Le classi di partenza sono quelle classiche di qualsiasi gioco di ruolo di stampo fantasy come il guerriero, il mago, il paladino o il chierico. Una volta pronti e magari sistemato anche qualche oggetto di equipaggiamento, ci si avventura nella prima zona del gioco, il vicolo. Qua seguendo un percorso che alterna combattimenti a zone bonus ed evento si svolgono i primi combattimenti, sfruttando le abilità iniziali di cui ogni gatto dispone, divise fra quelle della classe e quelle “innate”.

Di per sé il gioco è uno strategico a turni abbastanza basilare nella formula, dove l’aspetto roguelike abbraccia non solo la conformazione del team, con i gatti che entrano a far parte della squadra con statistiche ed abilità generate casualmente, così come il loro sviluppo. Anche quello che andrete ad affrontare sarà creato in maniera procedurale e non prevedibile.

Mewgenics

Gli scontri avvengono su una griglia e ogni membro del party, e lo stesso i nemici, potranno muoversi o attaccare a seconda del loro raggio di azione. Nella nostra fase d’attacco potremo compiere più azioni, come spostarsi appunto nell’area di gioco, attaccare i nemici, usare abilità secondarie spendendo punti mana, curarsi o sfruttare un oggetto equipaggiato. Mentre movimento e attacco base sono sempre garantiti, le abilità sottostanno a quanto mana avremo in nostro possesso, che si ricaricherà, sempre in base percentuale alle nostre statistiche, a fine turno. Una volta conclusa la nostra fase, toccherà ai nemici, fino alla conclusione dello scontro.

Se vinceremo andremo avanti alla tappa successiva, con uno dei nostri gatti che salirà di livello guadagnando una nuova abilità, o potenziandone una già esistente, scegliendo fra un pool di 4 scelte differenti. E la scelta non va fatta a cuor leggero, ma tenendo conto non solo delle varie sinergie fra gli altri membri del party, ma anche della classe del gatto e della sua abilità passiva, che gioca un ruolo di rilievo nel suo sviluppo. Da questo punto di vista Mewgenics offre quanta mai scelta possibile, con più di 1000 abilità, 900 oggetti e tantissime varianti per le skill delle classi, aspetti che incidono fortemente sull’approccio al gioco e influenzano la sperimentazione nell’incastrare tutte queste possibilità per creare ogni volta qualcosa di unico. In caso di sconfitta invece la squadra e tutto quello che avremo raccolto fra risorse, denaro ed equipaggiamenti verrà perso per sempre. Party compreso.

La semplicità del gameplay di Mewgenics viene meno non appena avremo concluso le prime run, dove il gioco inizia a mostrare i muscoli di un sistema meticolosamente profondo e stratificato. A partire dalle classi, che battaglia dopo battaglia, avremo accesso più specializzazoni come il ladro, in grado di muoversi furtivamente alle spalle dei nemici, o il mago, i cui incantesimi ci permettono un controllo dei nemici sulla lunga distanza.

Mewgenics

I gatti invece da banali soldatini diventano il fulcro per la generazione successiva di nuovi membri del party. La genetica a cui fa riferimento il titolo riguarda la possibilità di allevare nuovi cuccioli di gatto partendo da quelli rientrati vittoriosi da una spedizione, che dopo numerose battaglie si ritireranno a miglior vita fino alla fine dei loro giorni. Ed è qua, con l’esperienza accumulata incrociando i vari gatti otterremo cuccioli che erediteranno determinate statistiche o abilità, rivelandosi decisamente più forti e promettenti di un semplice gatto arrivato al rifugio. Attenti però a quanti incroci generazionali farete, perché mischiando fra loro dei consanguigni c’è il rischio che le nuove cucciolate presentino delle anomalie che si trasformano in malus, rovinando il nostro lavoro e gli esiti della partita. C’è poi una terza variabile in gioco, quella delle mutazioni, che modificano in maniera tangibile e profonda una caratteristica del gatto così da renderlo unico.

Anche la nostra base inizierà ad accogliere tutta una nuova serie di funzionalità, con l’arrivo di curiosi personaggi che ci daranno man forte nel nostro compito di gattari e serviranno per espandere un po’ la lore del racconto.
Avremo quindi Tink che ci aiuterà fornendoci importanti suggerimenti su come allevare i gatti, o gli shop di Tracy e Baby Jack, che rispettivamente vendono risorse per allevare i gatti e mobilio per la nostra base per aumentarne il comfort, che a sua volta si ripercuote sullo status dei nostri amici felini. Inviandogli i gatti che non useremo più alzeremo il loro livello di “amicizia” così da avere nuove scorte o nuove funzionalità. Ci sono poi Butch, che sempre in cambio di gatti specifici potenzierà il nostro deposito degli oggetti permettendoci di accumulare più scorte ottenute durante le nostre sortite o Frank che invece espanderà le stanze della casa così da ampliare la nostra colonia felina. In caso di sconfitta in battaglia un misterioso figuro che utilizza il nostro stesso nome ci darà la possibilità di recuperare uno o più oggetti scelti casualmente fra quelli nel nostro inventario, rendendo meno pesante il game over.

Mewgenics

Oltre alla storia, che si svolgerà durante tre lunghi archi narrativi che vi porteranno via decine di ore, fra tentativi andati a vuoto spesso dettati dall’NRG non sempre amichevole, trovano spazio anche diverse missioni secondarie che vi sbloccheranno tutta una serie di vantaggi che vi consigliamo di non ignorare e di seguire se vorrete farcela nel duro mondo di Mewgenics. Perché il gioco mostra una curva di difficoltà non proprio amichevole dettata dalla sua anima roguelike e dalla casualità delle partite e di quello che potrete trovare. Ad esempio dopo le prime run inizierete a sbloccare dei percorsi alternativi, delle “hard route” che promettono quello che dicono dimostrandosi veramente impegnative se affrontate a cuor leggero, specie nel bioma delle caverne, dove dei poco simpatici pipistrelli possono eliminare un intero team nel giro di un paio di turni applicando lo stato confusione ai vostri gatti e portandoli letteralmente a suicidarsi.

Nonostante questa ruvidità legata al livello di sfida, Mewgenics mostra anche un lato sperimentale che porta il giocatore a giocare con i vari accoppiamenti dei gatti per trovare nuove combinazioni, a provare i vari equipaggiamenti in modo da trovare quello che più si adatta a una certa situazione o a uno stile di gioco, oppure a evolvere i propri personaggi creando sinergie sempre nuove e a volte pure rischiose, che se indovinate possono fare la differenza in battaglia.
La possibilità poi di personalizzare il gameplay aumentando la velocità delle battaglie rende le partite molto veloci e data la natura del gioco, non ci sarebbe dispiaciuto nemmeno avere un’opzione per il combattimento automatico (sebbene ci sia modo di attivare qualcosa di analogo in maniera non proprio canonica), da sfruttare soprattutto nelle prime zone che tendono ad essere quelle più lente come ritmo.

Abbiamo avuto modo di giocare a Mewgenics con la versione per Nintendo Switch 2, e fra tutte le console si è rivelata quella più a fuoco tra le varie edizioni console. Questo per tre fattori principali che ne rendono il gioco molto più piacevole. Il primo, quello apparentemente più banale, è la portabilità. Giocare a Mewgenics in piena libertà ci ha permesso di dedicargli anche più tempo del previsto, accendendo la console per delle partite al volo (oltre allo standby della console c’è un’opzione per salvare la partita durante le battaglie) e fare qualche tentativo magari durante un film o una serie tv.

Gli altri due punti riguardano invece il sistema di controllo, rispettivamente quelli in stile mouse tramite Joy-Con e quelli touch. Nel primo caso ci viene in aiuto nel simulare quanto più possibile la stessa esperienza su PC, permettendoci di selezionare con precisione e rapidità le varie unità, gestire l’inventario o impartire i comandi. Il Joy-Con riesce a funzionare bene su qualsiasi superficie e risulta abbastanza reattivo (con varie opzioni legate alla sensibilità) nell’impartire ogni nostro ordine. In maniera analoga i controlli touch ci vengono in aiuto soprattutto in modalità portatile, quando siamo impossibilitati nell’usare i Joy-Con come mouse, laddove basterà toccare semplicemente lo schermo e il gioco è fatto. Nonostante la praticità di queste due forme di controllo, resta solo una criticità nella lettura della griglia di gioco, dove la visuale fissa isometrica a volte tende ad essere poco leggibile se sul campo di battaglia c’è un accumulo di unità o i loro resti, che vanno a coprire l’area e a volte ad oscurare le unità adiacenti.

Per il resto Mewgenics usa un’interfaccia pulita e leggibile, con la possibilità di ricevere informazioni extra, dove disponibili, semplicemente portando su un oggetto o un menù il cursore. Anche lo stile grafico riprende quello grottesco già visto e amato dei precedenti lavori di Edmund e McMillen utilizzando al posto della pixel art un tratto essenziale che ricorda quello dei flash game di inizi anni 2000, mantenendo al tempo stesso una certa continuità identitaria con il proprio passato produttivo. I toni per lo più grigi e cupi dipingono un mondo quasi desaturato dai colori, come se ci trovassimo in uno scenario post apocalittico. Le varie zone, siano queste una discarica, delle caverne o delle fogne, non si distinguono troppo nel design o nella struttura delle mappe, pressoché identiche in ogni loro iterazione, ma vengono caratterizzate dalla presenza di certe condizioni o di unità con particolari abilità, che richiedono strategie ben definite per essere superate. Lo stesso principio si applica ai boss che si presenteranno in battaglia ad intervalli regolari e pure in questo caso avremo la meglio solo imparandone i pattern e rispondendo in maniera sensata ai loro attacchi.

Mewgenics è stato adattato completamente in lingua italiana, e anche qua lo stile irriverente e nonsense dei dialoghi è sempre presente. La lingua nostrana aiuta non tanto per i dialoghi, che sono una parte marginale dei testi presenti, quanto per la descrizione degli oggetti e dei loro effetti, così da capirne appieno il potenziale e non commettere errori in fase di scelta. Le musiche sono un altro aspetto caratteristico, con una colonna sonora che raccoglie l’essenza grottesca del gioco e la replica in forma sonora, spaziando dal jazz al dark cabaret degli anni ‘20, con sonorità retro schizofreniche e testi, che soprattutto nei brani dedicati ai boss o nei messaggi radio, trovano una continua rottura della quarta parete, indirizzandosi direttamente al giocatore.

Chiudiamo questa analisi con un pro e un contro di Mewgenics che potrebbero influenzare in maniera abbastanza importante l’acquisto del gioco nella sua versione console, in particolare questa per Nintendo Switch 2. Sicuramente positiva la presenza del cross save con la versione PC, che utilizzando il cloud di Steam è possibile scaricare il save e ritrovare i vostri progressi su console. Di contro abbiamo un prezzo di lancio abbastanza elevato, soprattutto per questa versione Switch 2 che si piazza a 39,99€, ben 11 euro in più alla controparte Steam. Una differenza importante che rischia di frenare l’acquisto soprattutto ai possessore dell’altra versione che pianificavano di poterci giocare in portatile.

Mewgenics è un’altra bomba imperdibile partorita da Edmund McMillen e Tyler Glaiel. Questa volta i due affrontano il tema degli strategici a turni offrendoci un gioco dalle meccaniche apparentemente semplici ma che se approfondite mostrano una stratificazione e un gameplay senza pari. Anche per come sono strutturate le partite, la mole di abilità e oggetti da sbloccare e la progressione scandita vi faranno sprofondare in un loop dal quale è difficile staccarsi. Visti gli ottimi risultati della versione PC, non ci aspettavamo di meno dal suo arrivo su console, a cui gli auguriamo un supporto duraturo e ricco di contenuti ed aggiornamenti come è stato quello di The Binding of Isaac.

Mewgenics è disponibile su console e PC.

Mewgenics
Mewgenics – La Recensione
Pro
Il dark humor e lo stile grottesco delle opere di McMillen e Glaiel si respira in ogni sngolo istante.
Tantissime abilità ed oggetti da scoprire, rendono Mewgenics un RPG strategico in cui sperimentare.
La versione Switch fra controlli in stile mouse, touch e gioco in portatile è l'edizione migliore.
Contro
Spesso bisogna sottostare ai rigidi schemi karmici dell'NRG.
Prezzo un po' elevato, soprattutto per chi vuole sfruttare il cross progression su Switch.
Gestione dei gatti soggetta fin troppo alle dinamiche roguelike.
9
Voto

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