Resonance: A Plague Tale Legacy rinnova la formula della saga con un’avventura action più fluida, spettacolare e accessibile
La saga di A Plague Tale suscita nella mente dei videogiocatori principalmente ricordi legati alle orde di ratti, ma anche all’eccellente comparto visivo e alla drammatica storia di Amicia e Hugo. Non di meno anche le meccaniche stealth e i combattimenti, ma purtroppo per motivi tutt’altro che positivi essendo considerati da molti tra gli aspetti più controversi della serie. Con Resonance: A Plague Tale Legacy, Asobo Studio decide di intervenire proprio su questo elemento, trasformando radicalmente l’approccio al gameplay. Ambientato anni prima delle avventure di Amicia e Hugo, il nuovo capitolo mette al centro Sophia, personaggio già apparso in A Plague Tale: Requiem, e propone un’esperienza molto più vicina a un action-adventure tradizionale. Spada e pugnale sostituiscono in larga parte le meccaniche stealth, mentre enigmi, esplorazione e platforming adesso assumono un ruolo più centrale. Il risultato è un’avventura che mantiene numerosi punti di forza della serie e lì inserisce in un sistema di gioco finalmente più fluido, immediato e divertente.
Versione testata: PlayStation 5
Una nuova protagonista, un passato da scoprire
La storia si svolge circa quindici anni prima degli eventi dei precedenti capitoli. All’inizio dell’avventura Sophia è ancora una bambina e si trova prigioniera in una sorta di monastero, dove viene sottoposta a misteriosi esperimenti. Il suo sangue viene utilizzato per provocare delle visioni, che Sophia trasferisce poi su un libro attraverso disegni realizzati durante gli stati di trance. Il prologo racconta quindi le sue origini e il modo in cui viene liberata dal padre, per poi tornare dalla comunità di predoni alla quale appartiene.
Il suo clan è da diverso tempo impegnato nella ricerca di un tesoro leggendario, strettamente collegato alle visioni della ragazza e agli enigmatici disegni custoditi nel suo diario. Prima che Sophia diventi una vera guerriera, il gioco dedica una parte iniziale del racconto alla sua crescita e al suo addestramento. Il viaggio porterà successivamente la protagonista attraverso diverse località del Mediterraneo, passando anche per Venezia e arrivando infine nella misteriosa isola di Creta, dove si trovano le tracce dell’antico regno di Minosse.
Al suo fianco è presente soprattutto Leni, una compagna d’avventura con cui Sophia ha instaurato un rapporto molto stretto. Leni non è soltanto una presenza narrativa: partecipa agli scontri, contribuisce alla soluzione degli enigmi e accompagna costantemente Sophia durante l’esplorazione. Il rapporto tra le due rappresenta uno degli elementi più riusciti dell’esperienza videoludica tanto che anche gli apparenti semplici dialoghi che si sviluppano durante gli spostamenti consentono di conoscere meglio entrambe e approfondire anche il mondo di gioco. A loro si aggiungono figure come Ezra, mentore di Sophia, e Faro, che ricopre per lei un ruolo quasi paterno.
Rivelare ulteriori dettagli sulla trama significherebbe però compromettere alcune delle sorprese più interessanti dell’avventura. Il viaggio dura all’incirca quindici ore e presenta diversi cambi di direzione e colpi di scena che riescono a mantenere viva la curiosità fino ai titoli di coda. Anche chi ha giocato i precedenti A Plague Tale troverà elementi capaci di ampliare la conoscenza dell’universo narrativo e collegare la nuova storia alle vicende di Amicia e Hugo. Allo stesso tempo, Resonance può essere affrontato tranquillamente anche da chi non conosce la serie e questo è un dettaglio tutt’altro che da sottovalutare.
Dallo stealth alla spada
La trasformazione più evidente riguarda il sistema di combattimento. Nel precedente capitolo, Amicia era una protagonista inizialmente fragile e costretta il più delle volte a sfruttare l’ambiente circostante e lo stealth per sopravvivere. Sophia, invece, parte da una premessa totalmente diversa perché è una combattente agile e preparata, capace di affrontare direttamente gran parte delle minacce che incontra. Il sistema di combattimento punta sulla velocità e sulla precisione: Sophia può utilizzare attacchi rapidi e caricati, parare i colpi, schivare e contrattaccare con tempismo. A questi strumenti si aggiungono calci, attacchi con il pugnale e oggetti presenti negli ambienti, come bottiglie che possono essere lanciate contro i nemici.
Inaspettatamente anche il rampino assume una funzione offensiva e può essere utilizzato per attirare verso di sé alcuni avversari oppure per trascinare i nemici posizionati su piattaforme, arrivando persino a farli precipitare nel vuoto. A tutto questo si aggiunge un sistema di salute che contribuisce a rendere gli scontri più dinamici. Sophia infatti dispone normalmente di tre punti vita e subire diversi colpi consecutivi può portare rapidamente alla sconfitta. Tuttavia l’eliminazione di un nemico consente generalmente di recuperare un punto, incentivando un approccio aggressivo, ma allo stesso tempo ragionato.
Vi è anche una barra dedicata allo stordimento che viene caricata attraverso gli attacchi, le parate e l’utilizzo di determinati oggetti presenti nello scenario. Una volta riempita permette di eseguire attacchi più potenti. Insomma, il combattimento non raggiunge la complessità di un action hardcore, ma funziona proprio perché è immediato. Le animazioni sono spettacolari, gli impatti restituiscono una buona sensazione di potenza e il ritmo degli scontri rimane elevato.
La difficoltà standard offre un equilibrio convincente: non siamo davanti a un’esperienza punitiva, ma è comunque necessario prestare attenzione, soprattutto quando più nemici attaccano contemporaneamente. Sono comunque presenti cinque livelli di difficoltà, dal più accessibile fino alla difficoltà incubo. Chi cerca un’esperienza ancora più rilassata può inoltre attivare l’invulnerabilità, mentre al livello più semplice alcune operazioni difensive vengono automatizzate.
Nonostante la svolta action, lo stealth non è stato eliminato completamente anche se si tratta di una componente molto meno importante rispetto ai primi due capitoli. In determinati momenti Sophia deve ancora muoversi silenziosamente, soprattutto quando incontra nemici che non può affrontare direttamente. Altre sezioni richiedono di utilizzare l’ambiente e le coperture per evitare un particolare inseguitore.
Anche le sequenze di fuga contribuiscono a movimentare il ritmo dell’avventura. Alcune sono particolarmente spettacolari e ricordano, per messa in scena, certe situazioni tipiche di Uncharted, pur mantenendo generalmente una durata contenuta. Le sezioni stealth più lunghe sono invece meno convincenti e possono diventare frustranti quando si protraggono troppo a lungo. Fortunatamente rimangono un’eccezione.
Nemici ed esplorazione
La varietà complessiva degli avversari non è particolarmente ampia e avrebbe potuto essere maggiore, soprattutto considerando la durata dell’avventura. Il problema viene però attenuato dalla struttura dei livelli, che alterna continuamente combattimenti, enigmi, esplorazione, brevi sezioni stealth e sequenze di fuga. Gli avversari appartengono principalmente a diverse categorie di soldati, caratterizzati da armi e comportamenti differenti. Per esempio, i nemici dotati di scudo richiedono di bloccare prima la loro difesa, mentre i combattenti più pesanti possono utilizzare attacchi particolarmente pericolosi che inizialmente non possono essere parati.
Vi sono anche dei boss, non particolarmente numerosi ma presentano dei pattern specifici e una quantità di salute decisamente superiore rispetto agli avversari comuni. Proprio l’alternanza delle situazioni impedisce agli scontri di diventare eccessivamente ripetitivi. Per non rendere troppo stantio il tutto, durante l’avventura Sophia può sviluppare ulteriormente le proprie capacità attraverso un sistema di abilità.
Sono presenti sei skill principali, che possono essere sbloccate nell’ordine preferito dal giocatore. Le nuove abilità ampliano il repertorio della protagonista introducendo, tra le altre cose, schivate più efficaci, attacchi aggiuntivi e tecniche capaci di manipolare meglio i nemici. Le skill possono, a loro volta, essere potenziate sbloccando livelli avanzati che permettono di ottenere ulteriori vantaggi. Il sistema, quindi, lascia al giocatore una discreta libertà nella costruzione del proprio stile di gioco.
I punti necessari per sbloccare le abilità vengono ottenuti attraverso l’esplorazione e il completamento delle varie sezioni. Molti sono nascosti all’interno dei livelli, incentivando il giocatore a non seguire esclusivamente il percorso principale. È possibile inoltre recuperare i punti già investiti e ridistribuirli, evitando così di rendere definitive le proprie scelte. Il sistema di progressione è interessante, ma non è l’aspetto più incisivo dell’esperienza. Le abilità presenti sono divertenti da utilizzare, ma non sempre indispensabili per affrontare gli avversarsi. Dopotutto, una volta assimilate le meccaniche di base, è possibile superare numerosi scontri anche senza ricorrere alle capacità più avanzate.
Oggetti, segreti e spade alternative
Resonance: A Plague Tale Legacy mantiene una struttura prevalentemente lineare, ma non rinuncia completamente all’esplorazione. Gli ambienti contengono infatti numerose deviazioni, aree secondarie e percorsi alternativi. Alcuni permettono persino di evitare determinati combattimenti, mentre altri conducono a oggetti e ricompense opzionali. Il gioco riesce quindi a mantenere una buona libertà all’interno di una struttura narrativa fortemente guidata. Rispetto a A Plague Tale: Requiem, tuttavia, la componente esplorativa è decisamente più contenuta. Non troviamo una struttura assimilabile a quella di un open world e il percorso rimane molto più controllato.
Come accennato, l’esplorazione acquisisce un ruolo importante anche perché consente di trovare diversi oggetti secondari come gioielli e accessori capaci di fornire piccoli bonus passivi. I bonus diventano progressivamente più rilevanti quando si raccolgono più oggetti appartenenti alla stessa categoria, tuttavia l’impatto generale all’esperienza di gioco è abbastanza limitato. Durante buona parte dell’avventura è difficile percepire concretamente la differenza tra possedere o meno questi potenziamenti e soltanto nelle fasi finali la loro utilità diventa più evidente.
Più interessanti sono invece le spade alternative, spesso nascoste dietro enigmi opzionali. Queste armi modificano alcune caratteristiche del combattimento e possono cambiare il modo in cui Sophia esegue determinati attacchi. In alcuni casi, per esempio, un colpo normalmente eseguito con il pugnale viene sostituito da un potente attacco ad area. Sono quindi ricompense più significative per chi decide di dedicarsi all’esplorazione.
Una sfera al centro degli enigmi
Tra le novità principali di questi nuovo capitolo spiccano indubbiamente gli enigmi. La meccanica ruota attorno a una particolare sfera che Sophia ottiene durante l’avventura e che permette di interagire con elementi altrimenti invisibili. Inizialmente parte piano e può essere utilizzata per individuare simboli nascosti o seguire collegamenti presenti all’interno di antichi dispositivi. Con il passare delle ore le sue funzioni aumentano e diventano progressivamente più elaborate.
La sfera, ad esempio, consente di manipolare fasci luminosi e di indirizzarli verso punti specifici. Alcuni puzzle richiedono di utilizzare specchi per modificare il percorso della luce, mentre altri introducono fasci di tre colori differenti che devono essere orientati correttamente. In fasi successive è anche possibile concentrare la luce in un singolo raggio, e questo diventa fondamentale sia per superare alcuni ostacoli sia per affrontare determinati nemici. Il diario di Sophia rappresenta uno strumento utile per risolvere alcuni enigmi. Al suo interno sono raccolti non solo i disegni realizzati durante le sue visioni infantili, ma anche informazioni provenienti dalle precedenti spedizioni dei predoni.
La presenza di Leni e degli altri compagni aggiunge una componente cooperativa alle situazioni ambientali. Gli alleati possono azionare leve, spostare elementi o occuparsi di una parte del puzzle mentre Sophia gestisce il resto. Alcune sequenze richiedono persino di ricordare un percorso mentre un compagno controlla il fascio di luce necessario per illuminare la strada. Pur trattandosi di personaggi gestiti dall’intelligenza artificiale, la sensazione di collaborazione è decisamente convincente.
La difficoltà dei puzzle parte da un livello molto accessibile per poi aumentare gradualmente. Al contempo, la lunghezza degli enigmi non è mai eccessivamente esagerata e la loro difficoltà non arriva mai ad essere frustrante. Alcune tipologie, in particolare quelle basate sugli specchi, tendono a ripetersi più volte, ma le variazioni introdotte dagli sviluppatori evitano che risultino completamente identiche. È inoltre possibile chiedere volontariamente un suggerimento quando ci si trova in difficoltà. Una scelta intelligente, perché evita di interrompere automaticamente l’esperienza fornendo la soluzione dopo pochi secondi.
Un comparto tecnico eccellente
Come già dimostrato in precedenza, Asobo Studio conferma di possedere una notevole padronanza tecnica. Gli scenari attraversati da Sophia sono estremamente curati: dalle zone desertiche alle strade di Venezia, fino alle ambientazioni mediterranee e alle rovine dell’antica Grecia, ogni area presenta un livello di dettaglio elevato. Anche i modelli dei personaggi sono convincenti, sebbene alcune animazioni facciali non siano sempre allo stesso livello del resto della produzione. In determinati momenti le espressioni non riescono infatti a restituire perfettamente l’intensità delle emozioni espresse dai personaggi.
Il comparto tecnico rimane comunque di altissimo livello e su PlayStation 5 sono presenti una modalità Qualità a 30 fotogrammi al secondo e una modalità Prestazioni a 60 FPS. La prima offre maggiore nitidezza e una migliore definizione delle ombre, mentre la seconda privilegia la fluidità. Durante la prova i frame rate sono risultati generalmente molto stabili, con cali occasionali e più evidenti nella modalità Qualità. Sono comparsi sporadicamente anche qualche glitch e alcune texture leggermente meno definite da vicino, ma nulla capace di compromettere concretamente l’esperienza.
Un elemento degno di nota è la quantità di opzioni dedicate all’accessibilità. Il gioco consente di modificare numerosi parametri della telecamera e di attivare specifici aiuti per la gestione dell’inquadratura. È inoltre possibile intervenire sulla leggibilità dei sottotitoli, ridurre o eliminare diversi effetti visivi come motion blur e distorsioni dell’immagine e utilizzare modalità ad alto contrasto. Sono presenti anche impostazioni pensate per agevolare le persone con differenti forme di daltonismo, oltre alla possibilità di personalizzare comandi, vibrazione e modalità di pressione dei pulsanti. Anche la quantità di sangue visualizzata durante i combattimenti può essere ridotta. Insomma, un insieme di opzioni che testimonia una particolare attenzione nei confronti delle diverse esigenze dei giocatori.
Conclusioni
Resonance: A Plague Tale Legacy segna un cambiamento importante per la serie, ma riesce a farlo senza tradire il lavoro costruito da Asobo Studio nei capitoli precedenti. La scelta di puntare maggiormente sull’azione risulta coerente con la nuova protagonista e con il tipo di avventura raccontata, dando allo spin-off una personalità distinta. Non tutto convince allo stesso modo: la progressione avrebbe potuto offrire incentivi più significativi all’esplorazione, la varietà degli avversari lascia qualche margine di miglioramento e alcune sezioni stealth risultano meno riuscite, soprattutto quando vengono prolungate oltre il necessario.
Sono tuttavia difetti che non compromettono il quadro generale. Resonance riesce a proporre un’avventura compatta e ben calibrata, capace di ampliare l’universo narrativo della saga senza richiedere necessariamente la conoscenza dei precedenti capitoli. Un esperimento riuscito, dunque, che apre una possibile nuova strada per il franchise e dimostra che Resonance: A Plague Tale Legacy può funzionare anche lontano dalla formula originale.
