Affrontate i vostri demoni interiori in Costance!
Il genere dei metroidvania è forse uno dei più ricchi di sfumature nell’attuale panorama videoludico indipendente e non. Nonostante questo, titoli come Hollow Knight o Ori hanno sicuramente impattato in modo tangibile su quella che è la produzione moderna, generando figli e figliastri più o meno validi. Fra questi si è fatto notare sicuramente Constance, che, ispirandosi soprattutto ai due citati capisaldi di questo genere,tenta di percorrere una strada tutta sua, puntando su un buon gameplay action ma soprattutto su un impianto narrativo pronto a farvi riflettere e colpire nel profondo.
Sviluppato dai tedeschi btf Games e uscito a Novembre dello scorso anno su PC, Constance si prepara al suo debutto su console, previsto per il 1 maggio.
Versione Testata: Nintendo Switch 2
Fin dai primi istanti, una volta avviato il gioco, Constance brilla di un’aura malinconica, nonostante si venga catapultati in un mondo bidimensionale dai colori pastello e dai tratti giocosi. Questo perché, come si intuisce già dopo pochi passi, il titolo affronta in maniera delicata e intima il tema della salute mentale e delle conseguenze legate ad ansia, depressione e a quel continuo senso di inadeguatezza che può emergere nella quotidianità, nei rapporti sociali o nel lavoro.
La storia di Constance si muove tra il desiderio della protagonista di tornare a casa e fuggire da questo mondo-prigione in cui è intrappolata, simbolo del suo malessere, e una serie di flashback della sua vita reale dove la ritroviamo in quotidianità sempre più opprimente, segnata da un lavoro nel campo della grafica diventato ormai poco gratificante, dove le richieste costanti di colleghi e clienti l’hanno condotta verso un inevitabile burnout.
Constance diventa quindi una parabola della risalita, in cui la protagonista, anche grazie al nostro intervento esterno, cerca in tutti i modi di sconfiggere i suoi demoni interiori, nella speranza di ritrovare la serenità perduta e liberarsi da un baratro che rischia di inghiottirla definitivamente. Fra metafore e momenti particolarmente intensi, è difficile non entrare in sintonia con ciò che viene raccontato. Ci si ritrova facilmente in alcune situazioni o emozioni, creando un legame empatico forte con la protagonista, che rende ancora più naturale il desiderio di aiutarla nel suo percorso.

L’aspetto narrativo di Constance è quello che funziona meglio di tutta l’opera. Colpisce duro con un’efficacia disarmante, ricordandoci quanto sia importante prendersi cura di sé, e lo fa utilizzando un linguaggio universale, quello delle emozioni, arricchito da soluzioni metanarrative ben integrate e capaci di rafforzare ulteriormente l’impatto stesso della messa in scena.
Lato gameplay ci troviamo invece di fronte ad un platform 2D dall’impostazione metroidvania abbastanza classica, nonostante l’ispirazione maggiore arrivi da Hollow Knight. Constance utilizza dei comandi molto precisi e reattivi, che permettono movimenti accurati anche quando, una volta sbloccato l’intero set di abilità, le azioni da concatenare diventano numerose e richiedono una buona dose di manualità. Fra slanci in grado di evitare nemici ed ostacoli, “pogo jump” e fendenti capci di sfruttare dei punti di aggancio, il platforming è decisamente esigente, portando il giocatore, spesso e volentieri a situazioni “trial & error” necessarie a memorizzare i vari passaggi da compiere per superare certe situazioni che coinvolgono l’utilizzo di due o più abilità insieme.

Anche il sistema di combattimento gode della stessa prontezza dei controlli, permettendoci di colpire con efficacia con due tipologie di attacchi, il secondo dei quali, più potente, consuma però la barra dell’inchiostro, utilizzata come una sorta di mana, proprio come accade per le abilità speciali quali la schivata o il Fendente.
Questa dinamica legata all’inchiostro si lega in modo interessante anche al piano narrativo trovando quasi una sorta di parallelismo con il racconto. Una volta esaurito l’inchiostro, continuare a compiere azioni comporta il consumo diretto dell’energia vitale della protagonista, come a ricordarci che lo strafare e lo spingersi oltre i propri limiti, senza fermarsi, può avere conseguenze dannose.
Per quanto riguarda il livello di sfida, Constance viaggia sempre sul filo del rasoio, con una difficoltà tendenzialmente accessibile da chi ha una certa dimestichezza con questa tipologia di metroidvania, ma non mancano momenti in cui il bilanciamento tende a vacillare, con picchi che sfiorano la frustrazione. Può trattarsi di un boss di fine area, come quello ambientato nel livello del circo, caratterizzato da uno scontro articolato in tre fasi particolarmente estenuanti, oppure di sezioni di fuga in stile Ori, dove i margini di errore sono ridotti al minimo e un singolo sbaglio porta inevitabilmente al game over.

Per quanto ci si trovi di fronte ad un titolo che sotto il profilo del gameplay appaia molto derivativo, dalla sua introduce una dinamica interessante legata alla morte e alla rinascita, che evita di rifarsi al ormai abusato sistema in stile soulslike.
Morendo avremo due possibilità. La più classica è quella di ripartire dall’ultimo santuario visitato, che funge da check point. Tuttavia, la loro distribuzione nella mappa è limitata, obbligandoci quindi a ripercorrere le varie stanze già visitate per ritornare sui nostri passi. Oppure potremo scegliere di riprendere dall’ultima stanza, un vantaggio non da poco,ma accettando una maledizione che renderà più agguerriti e difficili da battere tutti i nemici che incontrerete da quel momento in poi. Una scelta quasi amletica, ma che spesso vi porterà ad optare per la strada più dura pur di non dover ripetere più volte le stesse aree mentre state esplorando una nuova zona.
E restando proprio sul tema dell’esplorazione, meno convincente è la gestione della mappa. Visualizzata in maniera molto classica, con i blocchi che rappresentano le varie stanza, la morfologia del livello viene disegnata con il nostro passaggio, lasciando a volte delle aree incomplete o poco chiare sul loro contenuto. Per aiutarci a ricordare determinati punti o zone non accessibili momentaneamente, è possibile scattare un’istantanea del posto, che verrà “pinnata” sulla mappa a futura memoria di quando sbloccheremo un nuovo potere che ci permetterà di superarla.

C’è da dire però che rispetto ad altri metroidvania, l’avventura si sviluppa in modo piuttosto lineare, con un backtracking si presente ma mai estenuante. La raccolta di collezionabili, per lo più potenziamenti per Constance vale sempre il tempo speso, in particolar modo quelli relativi all’aumento della barra dell’inchiostro, che ci permetterà di concatenare più azioni in successione. Questo si riflette anche sulla durata del gioco, completabile in una decina di ore facendo e recuperando lo stretto necessario, ma puntando ad una manciata in più nel caso si punti al completismo, attività quasi imprescindibile per gli appassionati del genere.
Durante l’esplorazione è possibile imbattersi nelle Ispirazioni, che come suggerisce il nome, permettono di sbloccare alcune skill passive che aggiungeranno effetti secondari alle abilità di Constance, come il recuperare un po’ di salute dando degli affondi di pennello, potenziarne l’attacco o ottenere ricompense sconfiggendo i nemici. Le Ispirazioni possono essere equipaggiate solamente ai check point, e ognuna di esse avrà dei requisiti di “forma”, limitandone quindi l’uso in base agli slot disponibili, che potranno essere aumentati nel corso del gioco trovando gli appositi upgrade.
In ultima analisi passiamo a parlare del comparto grafico. Constance visivamente è una vera e propria chicca. Lo stile ricorda quello dell’opera magna di Team Cherry, sebbene il mondo di gioco appaia molto più solare e accogliente di Nidosacro di Hollow Knight. Il level design, che poi è quello che più conta in un metroidvania, riesce a valorizzare al meglio le varie meccaniche del gameplay, con un buon flow negli spostamenti fra una zona e l’altra del mondo di gioco. A catturare tutta l’attezione a schermo è proprio Constance con le sue animazioni estremamente curate, come quella legata al consumo dell’inchiostro, che le farà perdere vitalità privandola del suo inconfondibile colore viola. Buona varietà anche per i nemici, che come speso accade in questi giochi, trova il suo apice negli scontri con i boss, dove l’originalità viene compensata dalla qualità del combattimento stesso, pur con qualche incertezza nel bilanciamento già accennata.
D’atmosfera anche le musiche che si prefiggono il compito di trasmettere al giocatore le diverse sfumature emotive dell’esperienza, trasportandolo con la mente e con il cuore, in questo viaggio di riscopertà di sé stessi.
Buono invece l’adattamento in italiano, sebbene i momenti testuali, così come i dialoghi, siano abbastanza limitati per tutta la durata del gioco.
Constance è un metroidvania emozionale che merita di essere scoperto e apprezzato, soprattutto per la delicatezza con cui affronta i temi legati alla salute mentale, costruendoci intono un platform dalle tinte action ben riuscito. Giocandoci è chiara l’ispirazione a due capisaldi del genere, come Hollow Knight e Ori, ma in generale Constance si lascia apprezzare molto per il suo gameplay immediato e qualche idea originale veramente azzeccata. C’è ancora qualche miglioramento da fare sul fronte del bilanciamento, con diversi picchi verso l’altro che rischiano spingere il giocatore verso la frustrazione, per l’assenza di margini di errore di alcune situazioni. Con l’arrivo su console, Constance si conferma quindi una piccola gemma da non lasciarsi sfuggire nel panorama metroidvania.

