MOUSE P.I. For Hire ci trascina negli anni ’30, tra una fetta di formaggio e una pozza d’acido.
L’annuncio di Mouse P.I. For Hire entusiasmò molto gli animi: da coloro che avevano voglia di un boomer shooter con un’estetica particolare, a quelli che si erano lasciati convincere dalla “violenza” bicromatica del primo trailer, fino a coloro che volevano un’esperienza hard boiled. In questi due anni, Fumi Games ha annunciato diverse aggiunte al titolo, tra cui la presenza di Troy Baker a dare la voce al protagonista. Un aspetto che vedremo, risulterà fondamentale nell’esperienza con Mouse P.I. For Hire.
Disponibile da fine aprile su PC e Console per 29,99 €, è giunto finalmente il momento di parlare dei pro e dei contro di Mouse P.I. For Hire.
Indagini in bianco e nero
Jack Pepper è un veterano di guerra, un ex-poliziotto diventato investigatore e pronto ad affrontare uno dei casi più complicati della sua carriera. Sulle tracce del mago scomparso Steve Bandel, il nostro detective si troverà di fronte diversi misteri, che man mano si collegheranno tutti in una losca e fittissima ragnatela che avvolge interamente Mouseburg. Tra criminalità organizzata, partiti politici estremisti, corruzione e sette religiose, Jack dovrà raccogliere indizi e venire a capo dei problemi che affliggono la città. Se la trama è molto lineare (e il mistero finale viene in qualche modo rivelato già all’inizio), sono i dialoghi a dare forza all’opera prima di Fumi Games, pescando a piene mani dall’intero genere hard-boiled. Quell’atmosfera presa paro paro da un’indagine di Humprhy Bogart, ma condita con tante battute sul formaggio (per alcuni palati potrebbero essere troppe) per le circa quindici ore necessarie a portare a termine l’avventura.

L’altro grande problema dell’avventura principale, è la gestione dei collezionabili e delle missioni secondarie. Mouse P.I. For Hire è un gioco a istanze chiuse, il che significa che una volta superate le stanze non si potrà tornare indietro, quindi qualsiasi obiettivo extra lasciato indietro sarà perso per sempre. Alcuni collezionabili potranno essere recuperati nel negozio, ma altri vi obbligheranno a ricominciare il gioco dall’inizio (sempre che vogliate completare il titolo al 100%). Si tratta di una scelta che non rovina il ritmo del racconto, peccato che la seconda metà dell’avventura risulta in più tratti ridondante, e poteva essere asciugata per non essere così ripetitiva.

Fortunatamente, a fare la forza di tutta l’esperienza, è la performance di Troy Baker. Il doppiatore presta la sua voce a Jack Pepper e diventa il motivo per cui giocare Mouse P.I. For Hire. Un’interpretazione ruvida e carismatica che sorregge da sola l’intera baracca. Il doppiaggio è solamente in inglese, ma il titolo è completamente adattato in un più che ottimo italiano e, anche se qualche gioco di parole suona meglio in originale, ma il team di traduzione si è impegnato il più possibile per trasmettere le stesse sensazioni.
Non sento niente, per cui spara
Mouse P.I. For Hire è un boomer shooter, ovvero quegli sparatutto in prima persona che riprendono il gameplay frenetico di Doom o Quake. Purtroppo però lo è solamente in parte. Durante le sue indagini, Jack visiterà diversi luoghi chiave di Mouseburg, raggiungendoli dall’hub centrale a bordo della sua auto. In ogni zona (e alcune volte avremo più scelta su quale esplorare per prima) saremo chiamati a esplorare stanza dopo stanza, affrontando nemici privi di mordente, e scassinando casseforti. I puzzle ambientali non sono mai complessi, e vanno per l’appunto dall’inserire la coda nelle serrature, al dover attivare degli interruttori. Nulla di trascendentale e un mero pretesto per provare a esplorare i luoghi d’interesse. Neanche il level design è interessante e si limita a fare il suo, tra casse, pareti da demolire e travi d’attraversare, ogni tanto poi spunta un lago d’acido, giusto così, per variare un po’ gli ambienti.
Sebbene ci siano diverse armi da ottenere durante il corso dell’avventura di Jack, non tutte si dimostrano davvero l’altezza e, dopo averle provate, verranno facilmente accantonate. Questo anche perché i potenziamenti di ogni arma non sono molto comuni e (per il motivo di qui sopra) potreste perfino perderverli per strada. Se a questo aggiungiamo un feeling dei colpi spesso inefficace, la parte shooter di Mouse P.I. può piacere solo se siete alla vostra prima esperienza nel genere. L’IA dei nemici non è molto sveglia e, boss e cecchini a parte, si limiteranno a caricarci a testa bassa per farsi crivellare di colpi dal nostro protagonista. Ma queste ondate non riescono a dare nessuna soddisfazione, se non per l’appunto con i boss, abbastanza divertenti e capaci di spezzare la monotonia generale.
L’estetica non è tutto
Quello che non si può criticare, è sicuramente l’aspetto grafico di Mouse P.I. For Hire. L’estetica da cartoon anni ’30 è un sodalizio efficace con le atmosfere hardboiled di Mouseburg. L’animazione rubber hose è perfetta per la violenza inchiostrata a schermo, generando un connubio inaspettato e uno stile che difficilmente si può dimenticare. Ottimo il lavoro estetico sulla mappa, che diventa una vera e propria cartina da esplorare, e la cura per gli extra collezionabili, come carte, fumetti e fogli di giornale. Purtroppo, il design dei PNG non è mai veramente eccellente, e i personaggi ben caratterizzati (oltre Jack) si contano davvero sulle dita di una mano. Il comparto musicale invece è perfettamente in linea con le atmosfere di gioco, tra brani jazz e sottofondi che non sfigurerebbero nelle notti insanguinate delle metropoli degli anni ’30.

Nelle sue imperfezioni, in larga parte Mouse P.I. For Hire intrattiene e diverte, grazie a dialoghi pungenti che mischiano black humor a battute di tutti i tipi (e topi) sui formaggi. Purtroppo, il titolo paga una seconda parte inutilmente allungata, che non regala stimoli necessari a rinnovare quanto fatto nelle prime ore, e una gestione dei collezionabili decisamente poco user-friendly. Resta comunque una delle migliori performance di Troy Baker, e l’estetica anni ’30 potrebbe da sola valere il prezzo del biglietto, a patto di sapere cosa ci si trova davanti. Il gameplay è infatti un mero pretesto per raccontare l’indagine di Jack Pepper e l’epopea di Mouseburg, la totale assenza di feedback dai colpi non può essere una svista.
