ChaO – La Recensione

Sette anni di lavorazione per un quadro di Escher in movimento: dal 25 giugno sbarca in Italia ChaO, l’irriverente commedia sospesa tra farsa slapstick e utopia ecologica in una fittizia Shanghai del futuro

Presentato in concorso al Festival di Annecy dove ha vinto il Premio della Giuria, e di Sitges, a cui ha partecipato nella sezione Anima’t, ChaO segna il folgorante debutto alla regia di un lungometraggio per Yasuhiro Aoki. Animatore veterano con alle spalle contributi a pietre miliari come Neon Genesis Evangelion, nel 2008 fra i registi di Batman – Il cavaliere di Gotham e il recente The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim, Aoki unisce le forze con lo storico Studio4°C (Tekkonkinkreet) per dare vita a un’opera anarchica, visivamente dirompente e intrisa di un profondo ottimismo utopico.

La pellicola, sceneggiata da Hanasaki Kino, si inserisce nel solco delle grandi fiabe ecologiche e romantiche dell’animazione giapponese, richiamando alla mente capolavori come Ponyo di Miyazaki o le opere marine di Masaaki Yuasa (Lu e la città delle sirene), ma se ne distanzia immediatamente grazie a un’estetica radicale e a un tono che sposa il grottesco e l’assurdo. Inserito in Animagine, la collana nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment che porta al cinema gli anime del presente e del passato, ChaO arriva nelle sale italiane con un evento speciale per una settimana dal 25 giugno al 1 luglio.

Una Shanghai liquida e divisa tra ironia e corporativismo

L’azione si sposta fuori dai confini nipponici per ridefinire la topografia di una Shanghai del vicino futuro, un alveare metropolitano densamente popolato e splendidamente riadattato per consentire la coesistenza tra il genere umano e il popolo del mare. La costruzione del mondo narrativo si rivela straordinario fin dalle prime battute. La città è dotata di infrastrutture parallele perfettamente integrate, dove i treni di superficie destinati agli umani corrono accanto a giganteschi tubi d’acqua trasparenti, utilizzati dai marini per sfrecciare ad alta velocità tra i grattacieli.

La protagonista ChaO, il cui nome è Ao Sonni Chao Neptunus ed è detta anche Raitin 3, è una principessa sirena che vive nelle profondità dei mari. La situazione geopolitica è tesa perché il padre di ChaO, nonché il sovrano dell’oceano, Re Neptunus, minaccia di interrompere le relazioni con l’umanità a causa delle eliche delle navi commerciali che feriscono le creature marine. Le compagnie navali non sembrano intenzionate a migliorare la situazione, nemmeno quando Stephan, giovane impiegato della Shipholdings, presenta al CEO, il dispotico Presidente Sea, un magnate dalle fattezze ovoidali che ricorda il celebre Humpty Dumpty, un futuristico progetto di un motore compatibile con la vita marina denominato denominato Air Jet.

In tutta risposta, il CEO lo spedisce a fare il mozzo su una nave ancorata in porto. Mentre sta spazzolando il ponte, però, viene improvvisamente travolto da un’onda e perde conoscenza. Al suo risveglio in ospedale il suo letto è assediato dai cameramen, perché è stata ChaO a salvarlo, e a quanto pare si è anche follemente innamorata. La principessa si dichiara legata a lui da una promessa d’amore d’infanzia che il giovane non ricorda assolutamente.

Fiutando l’affare del secolo e l’opportunità di sbloccare immensi finanziamenti governativi, il Presidente Sea decide di forzare il matrimonio combinato, trasformando la coppia in un fenomeno mediatico istantaneo. Da qui alle nozze il passo è molto breve e il mondo resta con il fiato sospeso ad osservare la loro storia d’amore, chiedendosi se l’umanità sia davvero compatibile con il mondo sottomarino.

La successiva convivenza nel minuscolo appartamento di Stephan si trasforma rapidamente in una commedia domestica dalle tinte slapstick. Nelle prime fasi della relazione, infatti, ChaO appare all’amato sotto forma di un enorme pesce arancione e rotondo, una creatura adorabile ma pasticciona e distruttiva, totalmente ignara delle regole del mondo umano. A fare da genitori improvvisati e a supportare la bizzarra unione intervengono gli amici storici di Stephan: lo scienziato Robelt e la pragmatica Mybae.

ChaO

Questa complessa realtà ci viene introdotta attraverso gli occhi di Juno, un giovane e trafelato reporter d’assalto. Nel tentativo di inseguire uno scoop, Juno si imbatte clandestinamente in Stephan e decide di intervistarlo. L’obiettivo del giornalista è decostruire la versione edulcorata e da libro di fiabe che i media e i testi ufficiali di storia hanno diffuso sul matrimonio dell’ingegnere con la principessa sirena ChaO.

In questo turbine di eventi, l’unica vera costante è rappresentata dai legami di amicizia che la coppia stringe lungo il cammino. Sebbene l’aspetto grottesco e quasi deforme dei comprimari possa inizialmente spiazzare, nel contesto del film ogni bizzarria anatomica trova una sua perfetta coerenza. L’aspetto più incantevole di ChaO non risiede infatti in un generico e iperattivo ottimismo, ma nel modo sottile, fresco e travolgente con cui la sua estetica traduce l’utopismo leggero e spensierato dei suoi creatori.

L’estetica: sette anni di sperimentazione visiva

Ciò che eleva ChaO a esperienza memorabile è il suo eccezionale comparto visivo, frutto di ben sette anni di meticolosa lavorazione. Sotto la direzione delle animazioni di Hirokazu Kojima, il film adotta una sintesi non convenzionale tra disegno a mano libera e computer grafica. Il tratto è volutamente ruvido, asimmetrico e non levigato. I fondali e i personaggi sembrano scaturire direttamente dalle pagine di uno sketchbook d’artista che ha preso magicamente vita.

L’approccio al character design si rivela deliberatamente anarchico e distante dagli standard commerciali dell’anime moderno. Gli artisti scelgono tratti estremamente minimalisti, riducendo gli occhi dei protagonisti a linee abbozzate anziché ricorrere agli sguardi iper-dettagliati della tradizione. Questa voluta sottrazione si contrappone a geometrie e anatomie surreali. La popolazione di Shanghai diventa così un campionario di caricature guidato da corpi a uovo e personaggi dalle teste fuori proporzione, tra cui spicca un neonato gigante che cammina placidamente per strada.

ChaO

In questo contesto eccentrico si inserisce la complessa natura di ChaO. Sulla terraferma, infatti, i marini mantengono le sembianze umane solo se provano una totale fiducia verso chi hanno accanto. Di conseguenza, la protagonista oscilla continuamente tra una forma di pesce-chimera color salmone, rotonda e pensata per massimizzare l’adorabilità, e una splendida configurazione da sirena dai capelli blu e dai lineamenti spigolosi che evoca la Milla Jovovich de Il quinto elemento.

Ad arricchire l’opera interviene una regia cinetica e dal ritmo indiavolato, scandita da gag ricorrenti e sequenze puramente musicali, tra cui spicca una danza di ChaO che manipola l’acqua all’interno di una fontana cittadina. Notevole è anche il raffinato comparto sonoro, che stratifica con precisione millimetrica i rumori ambientali della metropoli e modula le voci dei doppiatori in base alla reale profondità di campo dell’inquadratura.

Conclusioni

Nonostante la sceneggiatura rischi a tratti di sacrificare la chiarezza narrativa sull’altare di un caos visivo straripante, il cuore emotivo del film resta saldamente ancorato all’evoluzione interiore di Stephan. Quando ChaO scompare in seguito a un violento litigio, il protagonista è costretto a confrontarsi con i ricordi e i traumi della propria infanzia per comprendere il legame viscerale che lo unisce alla sposa.

Il film si trasforma così in una riflessione matura sull’equilibrio tra carriera e affetti. L’ambizione professionale e la ricerca spasmodica del successo commerciale cedono il passo alla scoperta di una realizzazione più autentica, fondata sulla comprensione reciproca e sulla costruzione di un vero nucleo familiare. In conclusione, ChaO si dimostra un’opera magnetica e straripante di inventiva. Abbandonando la rigidità della trama classica, Aoki e lo Studio4°C confezionano un saggio di pura energia cinematografica, un quadro di Escher in movimento che ridefinisce il modo di raccontare l’integrazione e l’amore nell’animazione contemporanea.

ChaO è disponibile al cinema dal 25 giugno al 1 luglio

Giovanni Arestia
Giovanni Arestia
Ingegnere informatico che tra un libro e un altro trova sempre il tempo per un film, un fumetto o un videogioco.

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