Partite in compagnia di Elliot in un viaggio nel tempo con The Adventures of Elliot: The Millennium Tales!
Che Square Enix abbia deciso di puntare sull’HD-2D è chiaro da tempo. In questi ultimi mesi abbiamo accolto con piacere i remake della prima trilogia di Dragon Quest e il terzo capitolo di Octopath Travelers, che riproponeva il gioco mobile in una nuova veste ripensata per console. Questo Giugno Team Asano ha deciso di spingersi oltre con un progetto completamente inedito. Dopo aver esplorato il classicismo degli RPG a turni e il tecnicismo degli strategici con Triangle Strategy, gli autori di Octopath Traveler decidono di cambiare registro e avventurarsi nel mondo delle vecchie glorie degli action-RPG, come The Legend of Zelda e Alundra, il tutto senza perdere la propria autenticità e quella visione moderna che da sempre caratterizzano le produzioni del Team Asano. Disponibile dallo scorso 18 Giugno, è arrivato il momento di parlare di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales e di scoprire se questa nuova avventura di Square Enix sia davvero destinata a lasciare il segno.
Versione testata: PlayStation 5
Protagonista di questa epica avventura è Elliot, un giovane avventuriero ed esploratore incaricato dal Re del regno di Huther di compiere delle indagini che lo condurranno alla scoperta di un’antica Porta del Tempo che, una volta attraversata, permette di viaggiare nel tempo e visitare le ere passate. Questa scoperta però sarà la scintilla che scatena un moto di ribellione da parte di Kaifried, il cancelliere del Re, che, desideroso di donare un nuovo splendore al regno, decide di tornare nel passato e modificare la storia. Elliot viene quindi incaricato di seguirlo e di trovare un modo per fermarlo prima che le sue azioni diventino un pericolo ma, nel momento di affrontare Kaifried, Elliot viene sconfitto e perde la vita. Ma proprio nel limbo tra la vita e la morte, una misteriosa fata arriva in suo soccorso, salvandolo da un destino ormai segnato e concedendogli una seconda occasione per completare la sua missione.

Come tanti altri giochi prima di lui, The Adventures of Elliot basa gran parte del suo racconto sui viaggi nel tempo. Un tema spesso abusato, ma al tempo stesso di difficile gestione in termini di coerenza narrativa. Ed è qua che il racconto, nella sua semplicistica genuinità, ogni tanto tende a scricchiolare, quando le azioni compiute da Elliot nelle varie linee temporali del Regno di Huther non hanno un reale impatto a cascata sul presente, come invece ci si aspetterebbe. Nel complesso però, fra qualche ingenuità narrativa e una serie di colpi di scena abbastanza prevedibili, l’avventura di Elliot risulta piacevole e molto scorrevole nel suo svelarsi. Soprattutto nelle sue avventure secondarie. In qualità di avventuriero ed esploratore, Elliot è sempre pronto a correre in aiuto del più bisognoso e si farà letteralmente in quattro per aiutare i vari personaggi secondari a superare i vari problemi da cui sono afflitti. Proprio nel caso di queste missioni secondarie, l’influenza delle varie linee temporali è maggiore, sebbene anche qua non si tratti mai di modificare il passato per cambiare il presente, ma di visitarlo per trovare una soluzione a un problema attuale.
A rendere ancora meno pesante questo dettaglio ci pensa poi la durata del gioco, il cui completamento è raggiungibile nel giro di 30 ore, una durata giusta per il tipo di avventura e il suo taglio action.
Dove scricchiola realmente però è nella sua struttura esplorativa. Come abbiamo accennato, la nuova opera del Team Asano parla di viaggi nel tempo e, fin dai primi momenti dell’avventura, vi ritroverete a visitare le varie ere del Regno di Huther. Il problema però nasce quando ogni nuova area del passato è identica alla precedente. Ci si ritrova così a dover esplorare nuovamente nella sua interezza la regione, con solo qualche piccolo cambiamento, per lo più estetico, qua e là e nulla di più. Le poche differenze le troviamo solitamente negli avamposti, con la città principale che mostra i cambiamenti nel tempo, ma in generale la mappa di gioco è per lo più identica fra una linea temporale e l’altra. Questo porta a un po’ di stanchezza nel dover esplorare nuovamente il tutto, in un continuo ripetersi di luoghi e nemici, alla seconda, terza o quarta volta che percorrerete la stessa strada.

È strano come Team Asano non sia riuscito a trovare un modo un po’ più creativo e stimolante nell’accompagnare il giocatore nello scoprire il mondo di gioco, magari cambiandolo radicalmente fra un’era e l’altra, aggiungendo zone diverse o, perché no, cambiandone la tipologia. Invece no, è sempre tutto uguale e al suo posto ad ogni viaggio. Qualche percorso a volte è inagibile o richiede l’utilizzo di una chiave, recuperabile magari in un’altra “età” del regno, così come i dungeon principali già affrontati nelle altre linee presentano versioni più ridotte, evitando così di doverli completare nuovamente, ma in generale si ha sempre la sensazione di un gigantesco backtracking senza fine e senza la minima novità. Anche perché in realtà esplorare è pure divertente e stimolante. Nel corso del gioco otterrete dei vari strumenti che vi permetteranno di tracciare gli equipaggiamenti migliori sparsi nei vari dungeon, così come il completamento delle missioni secondarie vi arricchirà con accessori e potenziamenti, diventando quindi un’attività estremamente remunerativa. Quindi di base lo stimolo a esplorare e fare nuove scoperte c’è ed è pure vantaggioso farlo, in termini di guadagno, ma è proprio la sua realizzazione che non convince.
Anche gli spostamenti avvengono su una mappa aperta che, al netto dei vari paletti imposti dal racconto, ci permette di andare un po’ dove vogliamo fin da subito, con la possibilità di spostarsi rapidamente grazie a dei viaggi rapidi, che si attivano non appena raggiunto un determinato checkpoint.
The Adventures of Elliot: The Millennium Tales ricalca in tutto e per tutto quella tipologia di action-RPG del passato, alla The Legend of Zelda, con un gameplay immediato e quella visuale a volo d’uccello tipica di quei giochi, che permette di avere sempre sott’occhio quello che sta succedendo a schermo. Fra tutti i suoi elementi, quello più curato è sicuramente il combat system.
Semplice, efficace e divertente da padroneggiare, fra diverse armi equipaggiabili (un massimo di 2 alla volta) e accessori con i quali sperimentare varie strategie. Nonostante una certa rigidità imposta dal genere,dove l’aggiunta di una mossa evasiva avrebbe sicuramente giovato in termini di fluidità del combattimento, troviamo al suo posto un semplicistico sistema di parata che, modificato nel tempo, permette di eseguire con precisione dei parry.
Grande ruolo di importanza lo ricopre quello delle Magiliti, delle pietre che possono essere create in maniera randomica e che servono ad aggiungere vari effetti alle armi, come l’aumento dei colpi critici, dell’attacco o l’aggiunta di azioni extra o nuovi effetti come onde d’urto. Potremo crearne di nuove nell’apposito shop dedicato utilizzando i frammenti raccolti in giro, ma per essere poi equipaggiate dovremo far salire di livello l’apposito scrigno che le contiene, che ad ogni aumento di rango innalzerà il limite di costo, consentendoci quindi di equipaggiarne un numero sempre maggiore. Le Magiliti in combattimento fanno realmente la differenza e non sono un aspetto da sottovalutare. Anzi, proprio il contrario, dato che sperimentare varie combinazioni modifica sostanzialmente anche l’approccio al gameplay.

A fare da spalla a Elliot troviamo poi Faie, una logorroica fatina che ci fa compagnia fin dalle prime fasi dell’avventura e che ci fornisce supporto in battaglia, grazie ai suoi poteri. Lei avrà accesso alle abilità che ci permetteranno di avanzare nel gioco e di superare i vari dungeon, con dei puzzle semplici ma sempre ben contestualizzati. Faie ha anche un altro ruolo decisamente fondamentale, quello di riportarci in vita in caso di sconfitta. Per quanto il gioco sia abbastanza abbordabile nel suo livello di difficoltà standard, specie durante i boss o i nemici più impegnativi può capitare di cadere in battaglia e finire in game over. A quel punto è possibile scegliere se ripartire da un precedente checkpoint o se farci salvare da Faie, che di volta in volta chiederà un compenso sempre crescente per tornare in battaglia e non perdere i progressi fatti.
È possibile anche affidare il controllo di Faie a un secondo giocatore, inserendo di fatto una modalità cooperativa dove il nostro partner potrà darci una mano raccogliendo il denaro lasciato dai nemici sconfitti, contribuire in battaglia con i suoi poteri e dare una mano nella risoluzione degli enigmi. Anche in questo caso si parla di un approccio semplicistico e non influente in termini reali di gameplay, in quanto la potenza di Faie è totalmente marginale, ma si tratta di un espediente carino per far partecipare qualcuno alla nostra partita.

Se la scelta di avere una mappa unica ripetuta più volte nel corso dell’avventura incide in maniera negativa sull’esplorazione, qualche strascico se lo porta dietro anche con i nemici, che tenderanno a essere gli stessi a cavallo delle varie ere. Situazione migliore per i boss, che come da tradizione del Team Asano saranno belli grossi e impegnativi da battere, sebbene, al contrario di quanto avviene in Zelda o in altri titoli simili, l’ottenimento di nuove armi o abilità non sempre trovi un impiego corrispettivo nelle strategie per batterli. Ed è come se ci fosse una disconnessione fra quanto fatto in precedenza e le nuove abilità. Per fortuna il gioco riesce a essere comunque godibile ed è questa sua piacioneria diffusa che spesso contribuisce a farci chiudere un occhio qua e là e farci apprezzare il gioco nonostante la presenza di qualche difetto più o meno evidente.
Dove invece The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è inattaccabile è nella sua direzione artistica. Seguendo gli ottimi risultati ottenuti con i remake di Dragon Quest e Octopath Traveler 0, The Adventures of Elliot alza nuovamente l’asticella nel comparto grafico HD-2D, offrendo alcune delle ambientazioni più belle e ricche di dettagli create con questo stile. Il tutto accompagnato da effetti di luce in tempo reale e tutta l’effettistica del caso. Sublimi gli artwork che accompagnano il gioco, sia nelle silhouette che fanno da contorno ai dialoghi, sia in quelle che di tanto in tanto immortalano alcune scene importanti del racconto, come nel caso dei finali.
Anche gli sprite dei personaggi, pur essendo composti da una manciata di pixel, godono di un’attenzione maggiore nel comparto delle animazioni dovuta all’ovvio cambio di gameplay.
Lo stesso vale per il lavoro svolto sulle musiche, decisamente evocative e ricercate in ogni occasione, con una certa dinamicità nel passare da un brano all’altro in maniera contestuale a quello che stiamo esplorando, sia questa una delle città, una zona dell’overworld o un dungeon. The Adventures of Elliot è adattato totalmente in italiano ma, come da tradizione, per i doppiaggi dovremo fare affidamento alla classica doppia traccia giapponese/inglese, selezionabile in base al vostro gusto personale verso questo genere di avventure.
The Adventures of Elliot: The Millennium Tales non è affatto un brutto gioco. Tutt’altro. Si tratta di una piacevole avventura che omaggia il genere degli action-RPG a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e lo fa replicandone quella semplicità e immediatezza che caratterizzavano opere come The Legend of Zelda o Alundra, e in questo ne esce a testa alta. I problemi però stanno nell’aver preso sottogamba alcuni aspetti del racconto legati alle linee temporali e a quelle dinamiche che spesso accompagnano i viaggi nel tempo, come il banale effetto farfalla. Anche la scelta di riproporre per tutte le ere visitabili la stessa identica mappa di gioco è un elemento che alla lunga rischia di stancare, dando l’impressione di ritrovarsi ad affrontare sempre gli stessi luoghi e gli stessi nemici, in un loop infinito. Non si tratterà forse dell’avventura più iconica del Team Asano, ma The Adventures of Elliot, al netto di quei problemi, resta un titolo piacevole da giocare, a patto di comprenderne i difetti e di apprezzarne al tempo stesso i suoi veri punti di forza, come ad esempio un sistema di combattimento concettualmente semplice ma capace di coinvolgere il giocatore per tutta la durata dell’avventura.

