Cthulhu: The Cosmic Abyss è un oscuro viaggio negli abissi. Un viaggio nel quale, però, il sogno prende il sopravvento sulla realtà.
È da molti anni che sviluppatori da ogni angolo del mondo si danno da fare per tradurre le atmosfere degli scritti di Howard Phillips Lovecraft in videogiochi di successo. Anni durante i quali in pochi sono riusciti a raggiungere l’obiettivo, mentre molti sono riusciti a dare vita a titoli mediocri. A opere magari anche interessanti, forti di una narrativa derivata dai numerosi scritti dell’autore di Providence, ma incapaci di attecchire sul grande pubblico a causa di meccaniche claudicanti o di un comparto tecnico insoddisfacente.
Capirete, quindi, che è con grande scetticismo che ci siamo avvicinati a Cthulhu: The Cosmic Abyss, nuova fatica sviluppata dai ragazzi di Big Bad Wolf (Vampire: The Masquerade – Swansong). Dopotutto stiamo parlando di un team che ha già dimostrato di essere forte nel comparto narrativo, ma carente sotto altri aspetti. Eppure tutti i trailer sembravano andare nella giusta direzione. Una trama potenzialmente affascinante, meccaniche investigative all’apparenza interessanti e un comparto visivo di grande impatto. Cosa potrebbe mai andare storto?
Recentemente siamo quindi riusciti a mettere le mani su Cthulhu: The Cosmic Abyss e, dopo aver esplorato le profondità degli abissi, siamo finalmente pronti a parlarvene. Ma prima che andiate in fondo all’articolo per leggere il voto, vogliamo tranquillizzarvi: se amate Lovecraft anche solo la metà di quanto dimostrano di averla amato gli sviluppatori di Big Bad Wolf, allora non dovreste lasciarvi sfuggire questa loro nuova avventura. Se, invece, siete più in generale appassionati di videogiochi horror, preparatevi a scoprire se potrebbe valere la pena spendere i circa quaranta euro necessari per portarsi a casa Cthulhu: The Cosmic Abyss.

DAL FUTURO, CON ORRORE
La trama di Cthulhu: The Cosmic Abyss ha inizio nel 2053, quando Noah è intento a svolgere un’indagine su una scienziata scomparsa. Noah è un membro di Ancile, divisione segreta dell’Interpol creata con lo scopo di seguire tutti quei casi che presentano elementi legati all’occulto. Le cose, però, prendono rapidamente una piega inaspettata e Noah si trova suo malgrado coinvolto in una situazione ancora più pericolosa. Una situazione che lo trascinerà dalle paludi di Arkham agli stretti corridoi di una stazione sottomarina, all’interno della quale sembra essere accaduto qualcosa di strano. Il personale è infatti scomparso e qualcosa di mostruoso si aggira per la base. Qualcosa che sembrerebbe provenire da un altro mondo.
Evitiamo di entrare nel dettaglio per non rovinare quello che, senza alcun dubbio, è il punto di forza della produzione. Cthulhu: The Cosmic Abyss è, per prima cosa, un grande racconto dell’orrore che pesca a piene mani dai libri di Lovecraft, per intraprendere poi una strada tutta sua. Non tutto funziona in modo impeccabile e alcune soluzioni appaiono evidentemente più curate di altre, ma l’impatto finale è senza dubbio positivo. Siamo di fatto rimasti coinvolti dalla trama, raccontata in parte dai dialoghi tra Noah e la sua IA personale Key, ma soprattutto dai numerosi documenti sparsi per le varie aree di gioco. Documenti che, come vedremo, saranno utili anche sul fronte del gameplay, ma che prima di tutto sono ben scritti e appaganti da leggere.
Nonostante si perda un po’ nel finale, Cthulhu: The Cosmic Abyss è un’opera imperdibile per gli amanti degli scritti di Lovecraft. Che si tratti di location iconiche, di mostruose creature o di tutti quei tòpoi narrativi che da sempre caratterizzano il mito di Cthulhu, tutti i vari pezzi del puzzle si incastrano nel modo giusto. Peccato, però, che non si possa dire lo stesso del gameplay.

INDAGA TU, CHE INDAGO ANCH’IO
L’idea alla base di Cthulhu: The Cosmic Abyss è brillante. Esplorando gli ambienti è possibile imbattersi in documenti e in elementi da analizzare, che incrementano gradualmente le informazioni immagazzinate nella mente di Noah. Informazioni che devono essere collegate tra di loro e che vanno quindi a formare una vera e propria mappa mentale. Avanzando nell’indagine, il giocatore deve risolvere alcune “domande” sfruttando proprio le nozioni apprese. Più si esplora e più si è in grado di rispondere ai quesiti. Più soluzioni si ottengono e più viene svelato il mistero dietro la scomparsa dell’equipaggio della base sottomarina.
Peccato, però, che per raggiungere questi risultati si debba fare i conti con un’interfaccia confusa, poco intuitiva e, spesso, dannatamente scomoda. Qualcosa di ben lontano da ciò che i vari titoli di Sherlock Holmes ci hanno abituato nel tempo. Tra le decine di informazioni raccolte, si finisce presto per avere troppi elementi sul “tavolo mentale”, facendo di conseguenza fatica a trovare l’unico esatto per avanzare nell’indagine. A questo si aggiunge il fatto che, talvolta, alcune soluzioni che sembrerebbero perfette per procedere, si rivelano in realtà accessorie. Il che non sarebbe un problema se capitasse ogni tanto, ma è inevitabile che all’ennesimo fallimento ci si senta frustrati e si decida di procedere per tentativi.

Se pensate però che le difficoltà più grandi si trovino nel sistema d’investigazione, è perché non avete idea di come funzionino la maggior parte dei puzzle. Noah è infatti in possesso di un Sonar, che può essere sintonizzato su una frequenza composta da uno, due o tre elementi. Una volta deciso cosa si vuole cercare, basta regolare il Sonar per far comparire sulla UI la locazione dei tutti gli elementi appartenenti a quella categoria. Ancora una volta si tratta di un’idea interessante, che però non riesce mai a sbocciare appieno. Se lavorare su una singola frequenza risulta facile, quando si devono creare le varie combinazioni la questione si complica non poco.
A questo si aggiunge che, per ottenere nuovi dati per il Sonar, è necessario superare dei puzzle ambientali. Alcuni di questi enigmi ci sono sembrati ben pensati, mentre altri ci hanno fatto dannare perché privi di una vera e propria logica. Per fortuna, però, sono venuti in nostro aiuto i vari indizi offerti dal gioco. In parte.
Cthulhu: The Cosmic Abyss non vuole essere un gioco semplice. Questo è evidente anche dal fatto che, una volta terminati gli aiuti “gratuiti”, il gioco ci dia comunque una mano a discapito della sanità mentale di Noah. Siete bloccati, ma avete finito il fluido necessario per ricaricare la vostra energia? Perfetto: potete comunque ottenere l’indizio, ma la mente dell’investigatore subisce un danno permanente. Un danno che rischia anche di corrompere gli eventuali potenziamenti sparsi per il mondo di gioco. Insomma: se cercate un titolo d’azione, l’ultima fatica di Big Bad Wolf vi potrebbe lasciare enormemente delusi. Se, però, siete alla ricerca di una sfida cerebrale, accompagnata da una trama criptica e avvincente, allora ecco che potreste aver trovato il vostro gioco.

PRESTAZIONI, SEMPRE E COMUNQUE
Abbiamo giocato a Cthulhu: The Cosmic Abyss su PlayStation 5 Pro, trovandoci di fronte alle solite due modalità estetiche: Grafica e Prestazioni. Dopo aver affrontato il prologo con la risoluzione 4K e i (circa) 30 FPS, ci siamo però arresi all’evidenza: i continui cali di frame e diversi rallentamenti generali hanno reso necessario il passaggio alla modalità Prestazioni. Modalità che ha sicuramente reso più fluido il tutto, ma che comunque presta il fianco a diversi problemi. Attivare il Sonar, infatti, causa dei vistosi rallentamenti e in un paio di situazioni l’applicazione del gioco si è persino chiusa, rimanendoci nella home di PlayStation. Come avrete capito, non ci troviamo di fronte a un lavoro tecnico. Fortunatamente sul piano sonoro le cose vanno diversamente.
La colonna sonora e il doppiaggio inglese di Cthulhu: The Cosmic Abyss ci hanno infatti conquistato. È proprio grazie a questi due elementi che siamo riusciti a immergerci nella narrazione, finendo per apprezzare questo lungo (e complesso) viaggio negli abissi. Segnaliamo, inoltre, che nonostante non sia doppiato in italiano, tutto il gioco è tradotto nella nostra lingua. Una mossa che ci ha permesso di leggere le decine e decine di documenti senza alcuno sforzo, godendo appieno del racconto messo in piedi dagli sviluppatori francesi.
CTHULHU: THE COSMIC ABYSS, IL COMMENTO FINALE
Cthulhu: The Cosmic Abyss non è un gioco per tutti. L’opera di Big Bad Wolf è un titolo investigativo dall’interfaccia confusa e dagli enigmi talvolta troppo criptici. Allo stesso tempo, però, è anche un viaggio negli abissi complesso, sofferto e appagante come non ne giocavamo da tempo. I difetti (che rimangono tali) riescono talvolta a fare il giro e a diventare parte integrante dell’esperienza. Un’esperienza in grado di regalare grandi soddisfazioni e che, una volta portata a termine, potrebbe persino spingere i giocatori a fare un secondo giro per risolvere diversamente alcune situazioni. In ogni caso, se siete disposti a passare sopra alla pessima interfaccia delle indagini, potreste trovarvi tra le mani una chicca davvero interessante. In caso contrario, preparatevi a impazzire e a scagliare il controller contro il muro al grido di “Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn”.

