Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake – La Recensione

In questi ultimi mesi stiamo assistendo al ritorno della golden age dei videogiochi horror dell’era PlayStation 2. Dopo l’ottimo successo ottenuto dal remake di Silent Hill 2, che ha dato subito il via libera al lavoro di riadattamento del primo capitolo, oggi tocca a Koei Tecmo riproporre un altro capolavoro del passato. Uno di quei giochi che, insieme a Silent Hill 2 e Forbidden Siren, ha definito e consacrato il genere dei survival horror giapponesi. Stiamo parlando di Fatal Frame II: Crimson Butterfly.

In realtà la serie di Fatal Frame sta vivendo una fase di “comeback” già da diverso tempo, sia con la versione rimasterizzata di Maiden of the Black Water, dapprima esclusiva Wii U, sia successivamente nel 2022 con Mask of the Lunar Eclipse, uscito per la prima volta al di fuori dei confini giapponesi.

Crimson Butterfly però non è il primo remake di Fatal Frame II, ma segue quello pubblicato a fine ciclo vitale su Nintendo Wii, che già all’epoca rielaborava la formula originale adattandola alle possibilità hardware della console (leggasi Wiimote).

Disponibile dallo scorso 12 Marzo su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC, è tempo di tornare nel villaggio di Minakami in compagnia di Mayu e Mio in Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake.

Versione Testata: PlayStation 5

Fra tutti i capitoli di Fatal Frame, Crimson Butterfly è sicuramente il più iconico del gruppo. Un po’ come il secondo episodio di Silent Hill, che proponeva una storia stand alone, anche qui troviamo un racconto autoconclusivo, che vede le due protagoniste Mio e sua sorella Mayu perdersi in un villaggio abbandonato che, ben presto, scopriranno essere infestato da pericolosi spiriti vendicativi.

L’arrivo delle due ragazze a Minakami non sarà però del tutto casuale. Mio dovrà rincorrere la sorella, finita sotto l’influsso di un’entità maligna, tra i vicoli del villaggio e nei corridoi delle fatiscenti abitazioni rimaste in piedi, cercando al contempo una via di fuga, liberandosi di questa presenza che le sta dando la caccia.

Fatal Frame II è una ghost story giapponese da manuale, nata nel pieno del boom del J-horror dei primi anni 2000, periodo in cui opere come The Ring o Ju-on iniziavano a diffondersi anche al di fuori del Giappone, ed è evidente come la serie di Project Zero (così conosciuta in patria) abbia attinto a piene mani da quell’immaginario. Ritroviamo infatti tutti gli elementi classici dell’horror psicologico giapponese, profondamente radicato nel folklore e nelle superstizioni locali.

FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE

Anche il villaggio di Minakami rappresenta uno scenario perfetto, capace di fondere tradizione e ruralità e di costruire un’atmosfera costantemente inquietante, che abbiamo visto a più riprese nella serie e ultimamente utilizzato anche da Silent Hill f. A fare da filo conduttore troviamo un’antica leggenda legata a un rituale in cui due gemelle devono sacrificarsi per il bene della comunità. Tuttavia, nell’ultimo rituale compiuto qualcosa è andato storto, segnando così la fine di tutti i suoi abitanti. Questo elemento non influisce solo sulla narrazione, ma anche sull’immaginario visivo del gioco, dove il tema del doppio e della gemellarità viene riproposto più volte come elemento di terrore.

Crimson Butterfly riesce a mantenere alta la tensione non solo grazie a un comparto grafico convincente, ma anche tramite una serie di trovate efficaci. Si passa dai classici jump scare a soluzioni più raffinate, come la privazione improvvisa della luce o l’uso del bianco e nero durante certe fasi stealth, rendendo l’orientamento più difficile mentre si è inseguiti.

La storia si arricchisce inoltre di dettagli aggiuntivi legati alla lore, scoperti attraverso nuove missioni secondarie che spingono il giocatore a esplorare nuovamente le aree già visitate, alla ricerca di indizi utili a completare i vari “casi”. Qualche altra novità per chi ha già giocato Fatal Frame II e che con questo remake avrà un motivo in più per tornare, dato che ad aspettarvi ci sarà un nuovo finale inedito tutto da scoprire.

FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE

Questo remake si basa sulla versione Wii, che introduceva una telecamera alle spalle di Mio, abbandonando le inquadrature fisse tipiche dei primi survival horror come Resident Evil e Silent Hill. Nonostante non sempre questo cambio netto di gameplay funzioni per i survival horror, perdendo in alcuni frangenti quell’alone di mistero che si crea dall’impossibilità di vedere di fronte a noi, in questo caso aiuta, soprattutto anche grazie alla meccanica principale del gioco che ha reso Fatal Frame famoso, ovvero la Camera Obscura.

Dopo le prime fasi di gioco, entreremo infatti in possesso di questa macchina fotografica occulta in grado di immortalare i fantasmi e rivelare elementi invisibili a occhio nudo.

La Camera Obscura è centrale nello sviluppo dell’avventura, non solo nell’avanzamento della storia, riuscendo a catturare dei fantasmi “trigger” che porteranno avanti la narrazione o per risolvere enigmi (molto semplici, a dire il vero), ma anche per combattere quei fantasmi ostili che cercheranno in tutti i modi di farci la pelle. Ed è proprio il sistema di combattimento che si arricchisce in questo nuovo remake, con una Camera Obscura che nel corso del gioco si “evolve”, accogliendo nuovi filtri fotografici che saranno utili nel visualizzare nuovi elementi e combattere fantasmi più o meno agguerriti, sfruttando vari tipi di pellicole e colpi speciali in grado di bloccare momentaneamente i loro movimenti, dandoci un po’ di respiro per curarci o aspettare che la pellicola si ricarichi.

Più ci addentreremo nell’avventura, più i fantasmi diventeranno scaltri. Alcuni avranno pattern d’attacco precisi, altri si muoveranno in gruppo, rendendo la “lotta” allo scatto più complicata. Altri ancora, invece, potranno afferrarci e buttarci a terra, approfittando di questa situazione per finirci in un attimo, a patto che non ci liberiamo con una foto scattata al volo, o ancora oscurarci la visuale o prosciugarci la barra della stamina, rendendo ogni nostro movimento estremamente lento e legnoso. D’altro canto, però, potremo contrattaccare, non solo utilizzando le già citate pellicole, che variano in lentezza di ricarica e potenza d’attacco, ma anche sfruttando una serie di attacchi in successione così da eliminarli rapidamente.

Esplorando è possibile poi trovare dei grani di rosario sparsi a giro per tutto il villaggio, che potranno essere utilizzati per potenziare la Camera Obscura e i suoi elementi, come la possibilità di sfruttare zoom e messa a fuoco manuali, incrementare la capacità di stoccaggio delle pellicole o aumentare la potenza d’attacco e i punti focali della macchina, per infliggere danni via via maggiori ai nemici.

Nonostante il gioco si basi così tanto sull’uso della Camera Obscura, avremo diverse occasioni in cui saremo impossibilitati ad usarla, variegando un poco il gameplay e introducendo delle situazioni “hide’n’seek” nelle quali, con una semplice dinamica stealth, dovremo scappare e nasconderci da eventuali inseguitori spettrali, evitando di essere presi (pena un game over istantaneo) e approfittando delle loro distrazioni per riuscire ad avanzare verso la nostra destinazione.

Il remake introduce anche una nuova fase dei nemici, che durante gli scontri possono trasformarsi, diventando più pericolosi e recuperando salute. Questa meccanica è stata però ribilanciata tramite una patch (rilasciata proprio durante le nostre prove), rendendo i combattimenti meno frustranti e più equilibrati. Sempre una nuova patch ha introdotto la possibilità di disattivare un filtro grafico stile pellicola antica, simil “found footage”, applicato all’immagine di gioco e inizialmente troppo invasivo. Senza di esso è possibile apprezzare meglio il lavoro visivo svolto dagli sviluppatori.

Perché sì, questo remake rende giustizia alle bellissime atmosfere del capitolo originale, mantenendone intatta l’esperienza da J-horror folkloristico su cui si basa, riuscendo in un compito sempre più raro ultimamente, ovvero quello di spaventare. Certi “jump scare” restano abbastanza chiamati o prevedibili, spesso leggibili per la lentezza con la quale alcune azioni vengono compiute, tipo aprire una porta o chinarsi a raccogliere un oggetto a terra. Nel complesso, però, tutto è reso alla perfezione da un ottimo sistema di illuminazione ambientale, supportato da una torcia che possiamo utilizzare all’occorrenza per aiutarci nel buio totale, che infonde al gioco quella sensazione spettrale che merita di avere. C’è forse poca varietà ambientale dovuta all’unica ambientazione del villaggio, del quale ci troveremo a visitare maggiormente gli interni di case e templi, e che alla lunga possono risultare un po’ tutti uguali e ripetitivi, sebbene le sezioni all’aperto brillino più di altre, trasudando quella sensazione di irrequietezza che si prova camminando immersi nel buio. Anche per quanto riguarda i nemici è possibile muovere simili critiche. Di per sé realizzati in maniera ottima e decisamente spaventosa, sia nell’aspetto che nelle movenze, nel lungo andare il gioco tenderà a riproporre sempre i soliti 2/3 fantasmi, appiattendo di fatto anche i combattimenti.

Lo scotto per un comparto grafico così ben confezionato e ricco di dettagli è un frame rate bloccato a 30 fps (almeno su console), che su un gameplay abbastanza lento nelle movenze come quello di Fatal Frame non è la fine del mondo, ma avere i 60 fps sarebbe stato uno sforzo in più che avrebbe reso il gioco, almeno sotto il profilo tecnico, quasi perfetto nella sua interezza.

Ottimo invece il sonoro, con un sound design degno di questo nome, che contribuisce a tenere alta la tensione, con vari rumori di fondo e screpitii durante l’esplorazione negli interni, con il silenzio che viene rotto dalle urla strazianti dei fantasmi non appena inizieranno ad attaccarci. Il gioco poi propone due doppiaggi, inglese e giapponese, ma visto lo stile e l’attinenza a una certa realtà folkloristica, va da sé che quello originale vince su tutta la linea.

Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è un ottimo rimaneggiamento del materiale originale, capace di rendere giustizia a uno dei migliori videogiochi horror di sempre.
La storia funziona ancora oggi, le atmosfere sono quelle giuste e riescono davvero a spaventare, esattamente come ci si aspetta da un survival horror di questo tipo. Anche sul fronte gameplay troviamo un sistema di combattimento aggiornato e funzionale. Abbiamo inoltre apprezzato le tempestive patch rilasciate da Koei Tecmo, intervenute per bilanciare una difficoltà inizialmente mal calibrata e per risolvere il problema dell’invasivo filtro grafico, che finiva per coprire eccessivamente il comparto visivo del remake. Speriamo che il supporto al gioco continui, magari con l’introduzione di una modalità a 60fps che possa chiudere definitivamente il cerchio su un remake estremamente riuscito, e che merita di essere scoperto da tutti gli amanti del genere horror.

Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC.

FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake – La Recensione
Pro
Bellissima atmosfera da J-horror folkloristico.
Gameplay rinfrescato con un nuovo sistema di combattimento e tanti upgrade per la Camera Obscura.
Graficamente curato sotto ogni suo aspetto...
Contro
...peccato per quel frame rate bloccato a 30 fps.
I "jump scare" spesso prevedibili

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