Questa nuova raccolta di Metal Gear Solid ci ricorda non solo l’incredibile carisma di questa saga, ma anche la straordinaria autorialità dei videogiochi firmati Hideo Kojima.
Si parla spesso di quanto sia importante la preservazione dei videogiochi. Di quanto il rischio di vedere alcuni titoli sparire per sempre nell’oblio sia ormai concreto e quotidiano. Eppure non si discute abbastanza di quanto alcune operazioni commerciali contribuiscano tanto a evitare che i giochi finiscano nel dimenticatoio quanto a farne scoprire l’esistenza agli utenti più giovani. Raccolte come Legacy of Kain: Soul Reaver 1-2 Remastered, giusto per fare un esempio, vanno infatti al di là della semplice “collezione di giochi del passato”, rendendo così accessibile a tutti delle gemme appartenenti a un’altra epoca, ma non per questo meno importanti (anzi).
Lo stesso si può dire di Metal Gear Solid: Master Collection Vol.1, che ha unito sotto un unico disco opere del calibro dei primi due Metal Gear e dei primi tre Metal Gear Solid. Cinque titoli che hanno fatto la storia, portando gli action-adventure stealth a nuove vette e delineando il mito di Hideo Kojima, ovvero quello che è oggi lo sviluppatore di videogiochi più importante del settore. A distanza di tre anni da questa raccolta, tocca ora alla Master Collection Vol.2, che si occupa di restaurare non solo Metal Gear Solid: Peace Walker, ma anche Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Relegato da quasi vent’anni a esclusiva PlayStation 3, il quarto capitolo della saga è un’opera necessaria per quasi tutte le sottotrame delle serie. Un titolo molto più importante di quanto non possa sembrare, che finalmente viene reso alla portata di tutti.
Ma basterà la presenza di Guns of the Patriots a rendere imprescindibile l’acquisto di questa Master Collection Vol.2? Ragioniamoci insieme.
FENOMENALI POTERI COSMICI, IN UN MINUSCOLO SPAZIO VITALE
Prima di arrivare alla portata principale di questo pranzo, godiamoci però quello che è un antipasto di tutto rispetto. Metal Gear Solid: Peace Walker viene pubblicato originariamente nel 2010 su PlayStation Portable, per poi raggiungere PlayStation 3 e Xbox 360 l’anno successivo. Questo per dire che si tratta di un’opera nata tecnologicamente su una piattaforma portatile. Trattasi di una caratteristica dal grande impatto sul gameplay e, soprattutto, sul level design. Caratteristica che si traduce in aree più contenute e in missioni più brevi, perfette per una partita mordi e fuggi sul treno. Trasportare questa formula su un PC o su un televisore moderno ha ovviamente le sue conseguenze. L’impressione è quella di star giocando un titolo dall’enorme potenziale, ma soffocato da una natura differente da quella che si sta provando in prima persona.
Per questo motivo suggeriamo, se possibile, di fruire di Peace Walker attraverso qualsiasi dispositivo mobile a vostra disposizione, sia esso Steam Deck, PlayStation Portal o Nintendo Switch 2. In questo modo si può godere dell’ottimo lavoro di pulizia estetica compiuto dagli sviluppatori, che hanno saputo dare grande dignità a un gioco con diversi limiti tecnici.
Superato il comparto grafico, quello che ci si trova davanti è comunque un vero e proprio Metal Gear. La trama è adulta, ben raccontata e dannatamente attuale, con delle riflessioni sull’IA in grado di far scorrere i brividi lungo la schiena. L’ennesima dimostrazione di quanto Hideo Kojima sia stato in grado più volte di analizzare il passato, comprendere il proprio presente per ipotizzare così un futuro davvero molto simile a quello che stiamo vivendo.
Metal Gear Solid: Peace Walker non è solo un tassello fondamentale della saga e un racconto necessario alla formazione della figura di Big Boss. È un’opera meritevole di attenzione anche sotto molti altri aspetti. Lo è da un punto di vista grafico, con una resa tridimensionale che si fonde con splendide sequenze in motion comics realizzate dall’artista Ashley Wood. Lo è da un punto di vista ludico, con una campagna in grado di alternare missioni principali ad attività secondarie, affrontabili sia in solitaria che in compagnia. Questa Master Collection Vol.2, infatti, ha mantenuto il multiplayer competitivo e cooperativo che all’epoca contraddistinse Peace Walker, dando così una nuova vita a un titolo che, altrimenti, perderebbe parte del proprio fascino.
IL MOTIVO PER IL QUALE SPENDERE I VOSTRI SOLDI
Non vogliamo girarci attorno: Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots è il motivo per cui recuperare a tutti i costi questa raccolta. Pubblicato nel 2008 su PlayStation 3, la storia è ambientata cinque anni dopo gli eventi di Sons of Liberty, ma ci vede nei panni di un Solid Snake incredibilmente invecchiato a causa della degenerazione cellulare. Solid, chiamato in questo caso Old Snake, si trova ancora una volta a inseguire suo “fratello” Liquid, qui in una veste che all’epoca lasciò tutti a bocca aperta. Stiamo parlando di una storia arzigogolata, complessa e che porta sulle spalle il carico di tutte le trame lasciate aperte dalla saga. Una storia che nessun altra persona a parte Kojima (insieme a Shuyo Murata) avrebbe potuto scrivere, ricca di tutte quelle caratteristiche che hanno reso iconico il celebre game designer.
Per certi versi, potremmo definire Guns of the Patriots persino più autoriale degli altri episodi, con soluzioni registiche davvero all’avanguardia. Soluzioni che hanno fatto scuola e che altre figure iconiche come Sam Lake hanno fatto proprie, declinandole poi attraverso la loro personale sensibilità. Metal Gear Solid 4 potrebbe non piacere a tutti per quello che racconta e per come lo racconta (impossibile dimenticare i 71 minuti di filmato finale). Proprio per questo, però, è rimasto un gioiello unico, fuori dal tempo e impossibile da recuperare. Finora. Anche solo per questo motivo, Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2 non dovrebbe passare inosservato, finendo quantomeno nelle wishlist di tutti coloro che amano lo stile di Hideo Kojima e l’epica avventura di Snake.
Da un punto di vista tecnico, il lavoro svolto su Guns of the Patriots è poco più di quanto ci si potesse aspettare. Se la risoluzione 4K ha fatto sicuramente bene alle rughe di Old Snake, ammettiamo che ci è dispiaciuto vedere il gioco bloccato ai 60 FPS. Anche le scarsissime opzioni a disposizione, inoltre, dimostrano la rigidità con la quale è stato costruito questo titolo, in grado di lasciare poco spazio di manovra a coloro che si sono occupati della rimasterizzazione.
Del tutto assente, invece, Metal Gear Online, che all’epoca riuscì a intrattenere tutti i fan della saga grazie a diverse modalità multiplayer. Modalità che, oggi più che allora, avrebbero ancora molto da dire e che crediamo avrebbero reso il titolo più appetibile al grande pubblico. In ogni caso, poco importa: ora, dopo quasi vent’anni, è finalmente possibile vivere l’intera saga di Metal Gear attraverso una singola piattaforma. E questo, già di per sé, è fantastico.
QUALCHE PICCOLA CHICCA EXTRA
Come accaduto anche con la Master Collection Vol.1, anche in questo caso Konami si è preoccupata di aggiungere dei contenuti extra al pacchetto. Partiamo dalla presenza di Metal Gear: Ghost Babel, titolo per Game Boy Color uscito nel 2000 e ambientato tra gli eventi di Metal Gear 2: Solid Snake e Metal Gear Solid. Un titolo che può sembrare “piccolo”, ma che in realtà mostra tutti i muscoli della console portatile Nintendo e che all’epoca venne accolto con grande entusiasmo dal pubblico e dalla critica. Oggi questa chicca è stata ripulita, sistemata e tradotta anche in italiano, permettendo così al pubblico di fruire appieno delle avventure di Solid Snake.
A questo si aggiungono due Master Book, ovvero delle sorte di bibbie dei giochi che ne analizzano trama, personaggi e collegamenti. Metal Gear Solid 4, inoltre, vanta anche un Database con all’interno un ulteriore approfondimento sul mondo di gioco, da poter così consultare all’occorrenza.
Non vi basta? Allora sappiate che sia dal menù dei due giochi potete accedere nientemeno che alle sceneggiature dei due titoli. Centinaia e centinaia di pagine che dimostrano la cura maniacale di Kojima e Murata, il loro metodo di scrittura dei dialoghi e lo stile di formattazione molto più vicino a quello del cinema che a quello che normalmente si utilizza per i videogiochi. Dulcis in fundo, è possibile godere di una selezione di brani musicali provenienti dai due giochi. Selezione nella quale spicca il memorabile Heavens Divide di Donna Burke. Una canzone in grado, dopo tanti anni, di far ancora scorrere i brividi lungo la schiena di tutti gli appassionati alla saga Konami.
METAL GEAR SOLID: MASTER COLLECTION VOL.2, IL COMMENTO FINALE
Questa nuova raccolta di vari capitoli di Metal Gear Solid è, esattamente come il Volume 1, un acquisto imprescindibile per tutti i fan di questo genere videoludico e per coloro che amano lo stile narrativo di Hideo Kojima. Nonostante gli interventi svolti sui vari giochi non facciano gridare al miracolo, già solo l’esistenza di questa Master Collection è qualcosa da non sottovalutare. La possibilità di giocare a Metal Gear Solid 4 e le diverse chicche extra valgono infatti il prezzo del biglietto, permettendoci ci apprezzare per l’ennesima volta l’incredibile lavoro svolto dal team nipponico.
Non ci resta che sperare, a questo punto, che Konami si decida a realizzare anche una Master Collection Vol.3, contenente magari Metal Gear Solid: Portable Ops, Metal Gear Ac!d, Metal Gear Rising: Revengeance e tutti gli altri spin-off della saga. Una mossa che permetterebbe di riscoprire alcuni titoli del passato e, allo stesso tempo, ricordare ai videogiocatori di tutto il mondo quanto la saga di Metal Gear Solid abbia il potenziale per essere portata avanti anche senza la guida di Hideo Kojima. Dopotutto, che piaccia o meno, giungerà il momento di mettere le mani su un nuovo capitolo della saga ed è meglio farlo dopo essersi preparati al meglio delle nostre possibilità.
