Un’incredibile avventura sci-fi vi aspetta in Pragmata!
Dopo aver avuto modo di provarlo in ben due occasioni nell’ultimo anno ed aver acceso la nostra curiosità, Pragmata è finalmente pronto a fare il suo debutto su console e PC dal prossimo 17 Aprile, con qualche giorno in anticipo rispetto alla precedente data d’uscita fissata da Capcom.
In quest’ultima settimana siamo stati a stretto contatto con Hugh e Diana nella loro avventura all’interno della stazione lunare conosciuta come la Culla ed è arrivato il momento di scoprire se questa lunga attesa, durata ben sei anni, sarà valsa la pena.
Versione Testata: PlayStation 5
Il gioco si apre con l’arrivo di Hugh Williams e della sua squadra di soccorso sulla Luna, più precisamente su una stazione spaziale, la Culla, al cui interno si sta sviluppando una tecnologia capace, grazie all’utilizzo della fibra lunare e di una fantascientifica stampante 3D, di ricostruire e replicare qualsiasi struttura od oggetto a partire dal suo progetto. La missione di Hugh è quella di prendere contatto con il personale della Culla, sparito dai radar da diverso tempo, e di controllare che effettivamente non ci siano problemi all’interno della stazione.
L’arrivo, però, è dei più turbolenti, quando delle improvvise attività sismiche decimano la squadra di soccorso appena arrivata, lasciando così il povero Hugh a investigare su cosa stia realmente accadendo lassù. Ma la situazione precipita ulteriormente quando si presenta a noi IDUS, l’IA amministratrice della stazione che, vedendoci come una minaccia estranea, attiverà tutte le risorse in suo possesso per eliminarci.

Proprio nel momento del bisogno verremo però soccorsi da Diana, una ragazzina che in realtà altro non è che una Pragmata, un’avanzata IA senziente installata all’interno di un androide, le cui capacità le permettono di hackerare i nemici e le difese all’interno della Culla. Dopo aver unito le forze, per i due inizierà questa avventura che li porterà nelle profondità della base lunare in cerca della verità su cosa sia successo lì e di un modo per contattare la Terra e fare così ritorno a casa, sani e salvi.
La storia funziona bene e riesce a scoprirsi nella sua interezza con il giusto ritmo e dei colpi di scena piazzati a dovere. E questo è merito anche della coppia di protagonisti, con Hugh e Diana che creano un’alchimia pazzesca e un dinamismo che non si vedeva da tempo su schermo. Lei curiosa e affascinata dalla vita sulla Terra, lui che la vuole proteggere a ogni costo e scoprire qualcosa delle sue origini, in un rapporto che ci ha ricordato molto quello fra Hopper e Undici in Stranger Things. Ad aiutare il tutto troviamo anche una struttura ludica che decide di stare lontana dalle mode del momento, puntando invece a un classico sviluppo lineare dell’avventura, che forse limita certi aspetti come quello esplorativo, ma al contempo riesce a garantire dei ritmi più sostenuti e una visione della storia più coerente e senza tempi morti, come abbiamo visto solo qualche settimana fa con Resident Evil Requiem, che ne abbraccia grossomodo la stessa filosofia.

Questo porta anche a una durata più contenuta dell’intero gioco ma ben calibrata, che vi porterà via all’incirca una quindicina di ore per arrivare ai titoli di coda coprendo la quasi totalità dei contenuti extra, per poi salire a 20 nel caso si decida di continuare a visitare la Culla per completarne il post game, che riserva più di una novità per quanto riguarda i risvolti dell’epilogo.
Come abbiamo avuto modo di sperimentare nei mesi scorsi, Pragmata è un action adventure in terza persona, una sorta di “Resident Evil nello spazio” dove la componente horror viene magistralmente soppiantata da stupende atmosfere sci-fi e il cui stile ricorda un po’ quel mood dei giochi dei primi anni 2000, come Lost Planet, Vanquish o Binary Domain. Quello che però contraddistingue fin da subito Pragmata è il suo gameplay duale, dove da un lato abbiamo lo shooting affidato a Hugh, intento a far fuori l’esercito di IDUS, con un gunplay appagante e chirurgico, dall’altra parte i poteri di Diana, che andranno a sovrapporsi ai combattimenti attraverso un semplice minigioco su griglia, per abbassare le difese nemiche e rendere più efficaci i nostri attacchi.
Uno dei dubbi sollevati durante le nostre anteprime su questo sistema introdotto da Pragmata era la sua efficacia nel lungo periodo. E dobbiamo ammettere quanto il gameplay dedicato all’hackeraggio sia decisamente più profondo di quanto ci aspettassimo.
Se le fasi di combattimento si svolgono in maniera abbastanza classica, salvo poi scoprire successivamente il ricco arsenale a disposizione di Hugh, con Diana le cose si fanno decisamente complesse e aperte alla sperimentazione. All’inizio le nostre risorse saranno ben limitate all’utilizzo di un solo Nodo Hacker, ovvero speciali tasselli all’interno della griglia di hackeraggio che rappresentano degli effetti speciali che si attiveranno passandoci attraverso nel completare la nostra “manomissione” del sistema. Questi Nodi variano poi nella tipologia. Alcuni serviranno ad aumentare i danni inflitti, altri ci consentono di hackerare più bersagli contemporaneamente, fino a un massimo di 5, altri ancora surriscalderanno i nemici attivando così la possibilità di effettuare una sorta di attacco ravvicinato, che il più delle volte avrà dei risvolti pari a quelli di una finisher. È possibile potenziare poi i nodi, migliorandone sostanzialmente l’efficacia degli effetti. Di base il loro utilizzo è limitato, ma man mano che avanzeremo nel gioco potremo portare con noi fino a 3 Nodi diversi, in modo da non avere così soltanto un numero maggiore di attivazioni, ma anche di creare delle “combo” di effetti in grado di sopraffare qualsiasi minaccia.
Ma questo è solo l’inizio. Scalfendo la scorza di Pragmata scopriremo altre abilità legate ai poteri di Diana, come i Moduli. Al contrario dei Nodi, i moduli rappresentano delle abilità passive, dei perk che si attiveranno in determinate condizioni e che abbracciano vari aspetti del gameplay, come quelli di attacco, dedicati a Hugh, che incrementano sostanzialmente la sua potenza di fuoco in determinate situazioni, così come quelli dedicati all’hacking, che ne semplificano molte azioni, aumentando il tempo a disposizione o bloccando maggiormente i nemici hackerati. Troviamo poi quelli incentrati sulla difesa e sul supporto, con i primi che si concentrano principalmente sulle cure mentre gli altri sul rilascio di Fibra Lunare, indispensabile per potenziarci, e oggetti. Non meno importanti poi i Chip di Modalità, che cambiano la modalità di hackeraggio di Diana modificandone alcuni effetti, come ad esempio quella Offensiva, i cui nodi vulnerabili causeranno un aumento dei danni inflitti dalla nostra compagna.

Insomma, siamo di fronte a un sistema abbastanza complesso e mai banale, che si arricchisce di nuovi elementi fino a coprire la quasi totalità dell’avventura, con nemici che diventano sempre più forti e agguerriti e modalità di ingaggio che introducono via via nuovi elementi, come le antenne difensive, degli scudi che proteggono il nemico da qualsiasi intervento di hackeraggio, o la purificazione, che servirà a rimuovere dagli androidi ogni traccia di un tipo di fibra lunare corrotta, che li rende ancora più agguerriti. Non manca nemmeno una super mossa speciale, il Protocollo Overdrive, che permette alla nostra Diana, una volta riempito l’apposito indicatore, di hackerare e mettere fuori gioco tutti i nemici presenti nell’area, così da renderci le cose un po’ più semplici, specie nelle situazioni affollate.
Per quanto riguarda Hugh, ne avremo il controllo totale sia nelle fasi esplorative, cheaggiungono una piccola componente platform grazie ai propulsori della sua tuta, che gli consentono di muoversi e scattare con agilità, sia in combattimento. Anche per lui, come per Diana, nel corso del giocoavremo accesso a un arsenale sempre più ricco, ampliando la scelta fra fucili molecolari, una sorta di shotgun energetico, un perforatore a carica con cui eliminare con precisione più nemici contemporaneamente, un lanciarazzi che chiude un po’ il cerchio delle armi classiche, per poi proporre un set di pistole volte all’utilità strategica come la Sfera di Stasi, che spara delle reti elettromagnetiche che bloccano i nemici al suo interno impedendo loro di muoversi, la Barriera Antiurto, che come suggerisce il nome innalza intorno a noi uno scudo impenetrabile, o l’Oloproiettore, che genera una copia olografica di Hugh e che diventa un elemento tattico da piazzare in punti specifici dell’area per attirare lì i nemici e attivare delle trappole ambientali.

Ad un certo punto del gioco arriveremo al Rifugio, che altro non è che il nostro campo base e svolge la funzione di hub per raggiungere le varie sottostazioni della Culla. Qua, oltre a prepararci per partire verso il prossimo obiettivo creando un loadout ad hoc per la missione in corso, è possibile accedere a una stampante per sbloccare nuovi armamenti e potenziare quelli già in nostro possesso, che riceveranno diversi miglioramenti in base a quanto investiremo negli upgrade. Anche le abilità di Diana e la tuta di Hugh possono essere migliorate, rendendo la vita migliore all’interno della Culla.
Nel Rifugio faremo la conoscenza di Cabin, un simpatico androide “concierge” che ci fornirà diversi dettagli sulla nostra base e si occuperà di effettuare anche qua dei miglioramenti, integrando nuove funzionalità come ad esempio il Simulatore di Prova, una serie di missioni VR che ci permetteranno di ottenere fibra lunare, oggetti per gli upgrade e le preziosissime Monete Cabin, dei gettoni da utilizzare in un simpatico minigioco basato sul bingo che sbloccherà non solo nuovi elementi estetici come le skin, ma anche delle chiavi di accesso per zone interdette della Culla o, ancora più gustosi, nuovi progetti per equipaggiamenti e nodi.
La scelta di chiudere lo sblocco di nuove armi dietro questa attività secondaria ci è piaciuta perché stimola il giocatore a interessarsi anche a un’attività apparentemente secondaria come questa, permettendoci così di sbloccare alcune delle armi più potenti dell’intero gioco.
Sempre dedicati agli amanti del collezionismo e del completismo, ogni area del gioco nasconde delle statuine di Cabin da raccogliere, in maniera non troppo dissimile a quelle di Mr. Raccoon di Resident Evil, e varie casse da aprire nascoste in ogni dove, molte delle quali celate dietro muri olografici, con una progressione dello sblocco legata ai nostri progressi nel gioco. Anche in questo caso abbiamo trovato l’attività di completamento abbastanza stimolante, anche grazie a un pratico scanner in grado di fornirci, in maniera piuttosto precisa, al netto dei vari ostacoli, la posizione dei “tesori” da raccogliere. Al contrario, però, Pragmata non offre una mappa consultabile o, meglio, quella dell’area che è richiamabile dal menù start offre solo una planimetria della zona in cui ci troviamo senza un indicatore per capire la nostra posizione, rendendo a tratti l’esplorazione un po’ confusionaria nel caso ci sia la necessità di tornare in un determinato punto. Tuttavia Pragmata è supportato da un buon sistema di spostamento rapido, sebbene le varie stazioni permettano un viaggio unidirezionale solo verso la base e non verso gli altri checkpoint già sbloccati, obbligando il giocatore a tornare al Rifugio per poi recarsi in un’altra zona.
Senza scendere troppo nel dettaglio e come abbiamo già accennato è presente sia un end game, che approfondisce alcuni aspetti della storia, sia un New Game + che permette di rigiocare l’avventura mantenendo però i progressi fatti per quanto riguarda i potenziamenti. Completando il gioco si sbloccherà anche un ulteriore livello di difficoltà chiamato Lunatico, ben più impegnativo di quello standard. Ma è qua che si crea un po’ di confusione e qualche problema, per il fatto che non è possibile accedere al livello di difficoltà più alto se si decide di attivare il NG+, obbligando così a effettuare più run se si vogliono sperimentare le varie esperienze offerte.

Sotto il profilo tecnico, Pragmata è un altro asso nella manica di Capcom. Come per Resident Evil Requiem, anche Pragmata cala in campo l’artiglieria pesante, con un comparto grafico veramente d’effetto. Le ambientazioni della Culla sono ricreate con un’estrema cura e un’attenzione al dettaglio maniacale, soprattutto nelle aree che avevamo già avuto modo di conoscere, come la copia di Times Square o la Cupola Terrestre, un’enorme area che simula un bioma boschivo che ha preso il sopravvento sulla struttura. E non mancano nemmeno delle sezioni a gravità zero sulla superficie lunare, dove l’ottimo lavoro di sound design ricrea quella sensazione ovattata, diventando in parte un ostacolo nella percezione dei nemici e dei loro attacchi. Le varie ambientazioni sembrano essere uscite dal manuale dello sci-fi, sebbene ci sia questa prevalenza di interni e laboratori che rosicchiano un po’ la varietà generale, che avrebbe potuto puntare su più aree tematiche come quella di New York o la foresta. C’è grande varietà anche per quanto riguarda i nemici, ognuno con la sua fisicità e le proprie modalità di attacco o le strategie per essere abbattuto, fino ai boss di fine livello, delle vere e proprie armi biomeccaniche che spesso sovrastano l’intera area di gioco per quanto sono possenti e apparentemente indistruttibili.
Anche a livello di performance ci troviamo con un titolo solidissimo in ogni suo aspetto, con due modalità grafiche distinte che puntano entrambe a raggiungere i 60 fps. Mentre quella dedicata al framerate riesce a mantenerli in maniera costante operando una serie di downgrade grafici, dei compromessi necessari per il mantenimento della fluidità, la Modalità Grafica spinge sugli effetti come ray tracing, particellari e quant’altro per offrire la miglior esperienza visiva possibile, al netto di un frame rate più ballerino nelle situazioni più esasperate, che restano comunque momenti abbastanza isolati e sporadici nel corso dell’avventura nei quali il calo si percepisce, ma nel complesso resta estremamente godibile e preferibile all’altra.

Lato sonoro abbiamo un doppiaggio di qualità, soprattutto per quanto riguarda la resa di Diana, con una recitazione “infantile” che non disturba mai, ma anzi la rende un personaggio curioso a cui è facile affezionarsi. Il doppiaggio italiano è ottimo e riesce a valorizzare tutto il lavoro di scrittura e caratterizzazione dei personaggi fatto dal team di sviluppo, tanto che non abbiamo sentito l’esigenza di passare a quello originale nel tentativo di cercare qualcosa di più fedele. Anche le musiche non sono assolutamente da sottovalutare, con il gioco pronto a sganciare diverse “hit” proprio durante le fasi di combattimento, che caricano il giocatore dandogli quella botta di adrenalina necessaria per abbattere anche il più ostico dei boss.
Abbiamo dovuto aspettare diversi anni, ma Pragmata è finalmente tra noi. L’attesa per questa nuova avventura sci-fi firmata Capcom è stata ripagata nel migliore dei modi, consegnandoci un action adventure incredibilmente rifinito e completo sotto ogni punto di vista. Dalla storia al rapporto simbiotico tra i due protagonisti, passando per un gameplay duale efficace e mai banale, Pragmata dimostra come sia ancora possibile proporre qualcosa di creativo anche nel panorama dei tripla A, senza rincorrere le mode del momento ma concentrandosi su ciò che conta davvero: intrattenere e divertire. E Pragmata questo lo fa con grande consapevolezza, mantenendo per tutta la durata dell’avventura valori produttivi elevatissimi. Questa è la Capcom che ci piace e che sembra ultimamente non sbagliare un colpo.
Un segnale positivo non solo per l’ottima riuscita di Pragmata, che ci auguriamo possa conquistarvi come ha fatto con noi, ma anche per il futuro della casa Osaka con la prossima “bomba” in arrivo e che porta il nome di Onimusha: Way of the Sword.

