Psyvariar 3 – La Recensione

La serie di Psyvariar torna a sparare dopo oltre 20 anni!

Intorno ai primi anni 2000 il genere degli sparatutto a scorrimento ha vissuto quella che può essere definita una vera e propria “golden age”. Ne abbiamo parlato spesso sulle nostre pagine in occasione delle numerose remaster di titoli dell’epoca, molti dei quali provenienti dal catalogo Dreamcast, una vera e propria macchina sforna hit. Quello di oggi, però, è un ritorno più silenzioso, ma per gli appassionati del genere segna la rinascita di una delle serie che più hanno contribuito a definire il modello dei bullet hell, ovvero Psyvariar.

A distanza di ben 23 anni dal secondo capitolo, Psyvariar 3 “vola” finalmente sulle nostre console, per la gioia dei fan storici della saga e portando con sé alcune interessanti novità al seguito. Dopo un’attesa così lunga, riuscirà a dimostrarsi un degno successore di Psyvariar 2 e a riportare la serie ai fasti di un tempo? Scopriamolo nella nostra recensione.

Insieme a Shikigami no Shiro, altro caposaldo degli shoot’em up a scorrimento verticale, la serie Psyvariar introdusse in questo sottogenere una meccanica particolarmente originale e impegnativa chiamata “Buzz“, che spingeva i giocatori a sfiorare costantemente i proiettili nemici, pilotando il proprio velivolo a pochi pixel dalla collisione.

Una scelta basata sul principio del “grande rischio, grande ricompensa” dove ogni schivata ravvicinata riempiva l’indicatore del Neutrino, consentendo di aumentare il livello del veivolo. Ogni avanzamento di livello non solo ne incrementava la potenza offensiva, ma garantiva anche una breve fase di invincibilità, permettendo di attraversare indenni le fitte cortine di proiettili che caratterizzano il genere.

La progressione era quindi strettamente legata alla capacità del giocatore di esporsi al pericolo laddove più si rischiava, più si diventava potenti, rendendo possibile affrontare i nemici con maggiore efficacia e ottenere punteggi sempre più elevati. Questo spingeva i giocatori a rischiare il tutto per tutto a giocare con una precisione millimetrica pur di chiudere la partita con un punteggio sempre migliore.

Psyvariar 3

Non sorprende quindi che Psyvariar e Shikigami no Shiro siano diventati due titoli di culto tra gli appassionati più esigenti, contribuendo a rinnovare la formula dei bullet hell con un approccio che, ancora oggi, mantiene intatto il proprio fascino.

20 anni dopo Psyvariar si riaffaccia sul mercato, in un periodo storico in cui gli sparatutto a scorrimento sono solo un ricordo sbiadito nel tempo, anche se negli ultimi mesi si sta assistendo a una timida ondata nostalgica che ha riportato in vita alcuni storici rappresentanti del genere, come R-Type.

Psyvariar 3 si “accolla” quindi l’annoso compito di di raccogliere un’eredità pesante, quella di una serie diventata di culto all’interno del circoletto degli shoot’em up. Questo terzo capitolo di Psyvariar però abbandona ogni legame con il suo passato autoriale, passando lo sviluppo ad un team interamente nuovo, un giovane studio brasiliano che nonostante i possibili pregiudizi che si possano avere, si è dimostrato subito a suo agio con il genere, confezionando una piccola chicca indie chiamata Sophstar. Un battesimo del fuoco che gli ha concesso di lavorare sulla licenza di Psyvariar dando vita così a questo terzo capitolo.

La storia, come da tradizione per il genere, resta piuttosto marginale ma riprende gli eventi del capitolo precedente, ambientandosi molti anni dopo. La Terra si ritrova ancora una volta sotto la minaccia di una forza aliena sconosciuta, pronta a dare il via a un nuovo conflitto. Un semplice pretesto narrativo che serve soprattutto a riportarci al centro dell’azione nei panni degli Psyvariar, chiamati ancora una volta a salire a bordo dei propri velivoli per difendere ciò che resta dell’umanità.

Psyvariar 3

Il resto, come prevedibile, è affidato completamente al gameplay, che come dicevamo in apertura si basa principalmente sul buzz system, grazie al quale dovremo andare a sfiorare i proiettili o i nemici stessi per aumentare il nostro livello e guadagnare punti extra. Salendo di livello si attiveranno degli scudi che ci garantiranno un periodo di invincibilità per qualche istante. E da qua nasce la meccanica del gioco, con un loop continuo che vi vedrà sfrecciare nel fuoco nemico cercando di restare invincibili il più a lungo possibile. C’è poi da tener conto della schivata, una manovra ottenibile sia muovendosi rapidamente con l’analogico sia attivabile con un tasto che concentra la nostra potenza di fuoco in un punto ma riduce il movimento del nostro mezzo, diventando un’azione da compiere consapevolmente, sebbene i vantaggi vadano ben oltre il rischio di essere distrutti, consentendoci di immagazzinare più “buzz” e salire di livello più velocemente. Rispetto ai due personaggi giocabili del secondo capitolo, Psyvariar 3 introduce 7 nuovi piloti (uno dei quali, Cotton, guest character dell’omonima serie), ognuno con un gameplay unico legato principalmente al buzz e all’accumulo di punti, offrendo un ampio ventaglio di scelta.

Pad alla mano Psyvariar 3 è un tuffo nel passato. La struttura resta quella classica da sparatutto a scorrimento verticale, con i gruppi di nemici e proiettili che arrivano dall’alto per invadere lo schermo con una pioggia di colpi, che nelle difficoltà più alte renderà complicato destreggiarsi per non venir colpiti. E proprio riguardo alla difficoltà troviamo un sistema dinamico di andamento nella curva del livello di sfida, che sarà legato alla crescita del nostro personaggio e che in base al livello raggiunto permette accedere ad una difficoltà maggiore, valorizzando le nostre abilità di piloti. Questo è un ulteriore incentivo alla “partita perfetta”, al cercare di sfruttare al meglio il sistema buzz e massimizzare il punteggio, che come potrete intuire, aumenterà all’incremento del livello stesso di sfida.

Per quanto riguarda invece i personaggi è stato fatto un ottimo lavoro sulla personalizzazione, rendendoli fondamentalmente diversi gli uni dagli altri e richiedendo un attimo di approfondimento una volta selezionati, in modo da capirne il potenziale e sfruttarli a dovere durante le partite. Questo fa di Psyvariar uno sparatutto abbastanza complesso e dal difficile approccio anche rispetto a molti altri titoli analoghi. E lo si vede già dalle prime partite, dove ci vorrà un attimo, specie se non si è avvezzi a questo sistema di gioco, ad entrare nel vivo delle meccaniche e non morire di fronte ai primi nemici incontrati. Qua ci viene incontro un’interessante modalità allenamento, che permette di fare pratica con gli stage personalizzandone vari parametri, dalla difficoltà, alla modalità fino al livello del nostro personaggio. Da questo punto di vista Psyvariar 3 offre diverse opzioni di gioco tutte volte a stratificare l’esperienza del giocatore e a prepararlo alle difficoltà del gioco, come Pianifica, che rappresenta l’opzione migliore per conoscere il gioco e i suoi schemi, con una modalità pensata come un primo approccio nel quale tutto è semplificato e la sfida totalmente abbordabile. Ma se invece cercate qualche stimolo in più Missione e Carovana sono le scelte che fanno per voi. Nella prima, Missione, verrete messi di fronte a determinati scenari da completare con alcuni obiettivi da portare a termine entro la fine del livello. Carovana invece è una sorta di time attack, dove avremo a disposizione un tempo massimo di 2 minuti nei quali cercare di realizzare il punteggio più alto possibile.

C’è poi la modalità Infinita, che contrariamente da quello che può suggerire il nome, si tratta di una modalità di gioco nella quale verrà creato uno stage in maniera procedurale e, con una sola vita a disposizione, dovremo cercare di resistere il più a lungo possibile. Insomma una buona dose di attività extra che vi terranno impegnati a lungo e che si affiancano alla classica modalità Arcade, la modalità principale composta da ben 7 stage.

Se a livello di gameplay il gioco funziona, dando dimostrazione che il team di Banana Bytes abbia saputo reinterpretare Psyvariar con uno spirito conservativo e coscienzioso, consapevoli dell’opera a cui si stavano ispirando, è meno evocativo sotto l’aspetto del design, a partire da quello dei personaggi. Se ai primi due capitoli di Psyvariar bastava uno sguardo veloce per riconoscerne lo stampo di matrice giapponese, qua lo stile scelto appare un po’ generico, con un design che assomiglia a quelle opere occidentali che scimmiottano lo stile manga, che di per sé non è brutto ma da quella sensazione di essere fuori posto.

Anche per quanto riguarda l’aspetto grafico il gioco è chiaramente un progetto minuscolo in termini di sviluppo, e la scelta di proporre uno stile retro arcade ispirato alla grafica degli anni 2000 gioca sicuramente a vantaggio. C’è da dire però, che nonostante questa forte ispirazione, il tutto appare un po’ piatto nella realizzazione. Manca un level design forte, così come i mezzi sono delle banali navicelle, pure poco dettagliate e gradevoli a vedersi rispetto ai mech del precedente capitolo, un downgrade a tratti inspiegabile e poco interessante. Anche a livello di dimensioni occupano più spazio del dovuto, rendendo poco chiara la lettura delle hitbox in un gioco dove la precisione millimetrica è sacrosanta. È anche vero che ciò che conta maggiormente è l’azione e non il fondale, che spesso finisce per passare inosservato. Tuttavia, proprio attraverso le sue strutture e i continui cambi di prospettiva, il background contribuisce in maniera significativa alla resa complessiva dell’esperienza e ad accompagnare il giocatore lungo gli stage. E qui ci si accorge, molto spesso, di quanto sia poco incisivo e dimenticabile. Per fortuna però il gioco gira ottimamente e a livello di coreografie e pattern si viaggia su buoni livelli per uno sparatutto bullet hell di questa portata, che tuttavia (e non gliene facciamo una colpa) non riesce a raggiungere i picchi del secondo capitolo di Psyvariar.

Sono presenti anche diverse opzioni dedicate alla personalizzazione dell’interfaccia, tra cui la più importante quando si parla di sparatutto a scorrimento verticale, ovvero la possibilità di ruotare lo schermo di 90 gradi per sfruttare i monitor orientabili. In questo modo si utilizza l’intera superficie del pannello, evitando le fastidiose bande laterali tipiche della visualizzazione in formato landscape. Su Switch 2, in modalità portatile, il gioco resta comunque godibile nei limiti imposti dallo schermo da 7,9 pollici, anche se l’esperienza migliora sensibilmente con l’uso di un grip che consenta il gioco in verticale, soluzione che consigliamo a chi vuole giocare agli shoot’em up in mobilità. Resta però il fatto che, su monitor compatibili, la rotazione dello schermo rimane l’opzione migliore. Sul fronte audio, le musiche tendono a passare un po’ in secondo piano, non tanto per la qualità in sé (qualche buona traccia è presente) quanto per l’assenza di un tema davvero memorabile, capace di restare impresso già dai primi stage. Apprezzabile invece la presenza della lingua italiana, utile soprattutto nella fase iniziale di tutorial per comprendere le meccaniche di base.

Psyvariar 3 segna un ritorno importante per tutti gli amanti degli shoot’em up. Pur non raggiungendo i fasti del secondo capitolo si dimostra uno sparatutto con una forte personalità, divertente da giocare e con un tasso di sfida ben al di sopra della media. Il team di Banana Bytes ha raccolto magistralmente questa eredità, ampliando l’impianto originale anche sul fronte del gameplay con l’introduzione di ben 7 personaggi giocabili, ognuno con una propria dinamica distintiva. Nonostante qualche scivolone sulla realizzazione tecnica, fra una grafica volutamente datata e un design tendenzialmente tropp piatto, Psyvariar 3 porta una botta di vita in un genere che da fin troppo tempo vive nel riflesso della gloria di un tempo e dove le nuove uscite interessanti sono sempre più rare. A rendere il pacchetto ancora più allettante contribuisce anche il prezzo di lancio, poco meno di 20 Euro per portarsi a casa uno degli sparatutto più interessanti di questi ultimi anni.

Psyvariar 3 è disponibile su console e PC.

Psyvariar 3
Psyvariar 3 – La Recensione
Pro
Ottima reinterpretazione di un classico.
Tante modalità di gioco e opzioni di personalizzazione.
Prezzo di lancio a fuoco con l'esperienza-
Contro
Si poteva fare di più sia tecnicamente che artisticamente.
L'alto livello di sfida potrebbe tagliare fuori chi si avvicina al genere per la prima volta.
8
Voto

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