The Mound: Omen of Cthulhu – La Recensione

L’oscura fusione tra la conquista spagnola e l’orrore cosmico si concretizza in The Mound: Omen of Cthulhu, un incubo cooperativo tanto affascinante nella sua atmosfera quanto tormentato nei suoi limiti tecnici

Rappresentare fedelmente l’orrore cosmico e l’oppressione psicologica concepiti da H.P. Lovecraft all’interno di un’esperienza interattiva è da sempre una delle sfide più ardue per l’industria videoludica. Se opere del calibro di Dark Corners of the Earth, Bloodborne, Dredge o Darkest Dungeon sono riuscite a catturare nel profondo questa fascinazione per il macabro e l’ignoto, molti altri progetti hanno fallito nel tentativo. Con The Mound: Omen of Cthulhu, lo studio cileno ACE Team compie un netto e inaspettato cambio di rotta rispetto alle produzioni surreali e bizzarre che ne hanno decretato la fama, come Zeno Clash, Rock of Ages o The Eternal Cylinder. Sotto l’egida del publisher Nacon, il team abbandona lo stile punk-fantasy e scanzonato del passato per confezionare il proprio progetto più maturo: un horror cooperativo in prima persona che fonde l’immaginario dei miti di Cthulhu con un contesto storico affascinante e raramente esplorato nei videogiochi, ovvero l’era della colonizzazione spagnola e della conquista delle Americhe nel sedicesimo secolo.

Versione testata: PlayStation 5

Struttura narrativa e ciclo di gioco

La premessa narrativa fa immedesimare i giocatori nei panni di una squadra di mercenari ed esploratori d’élite, assoldati da un avido signore feudale, inviati lungo le coste di un nuovo mondo inesplorato. L’obiettivo primario non è la semplice razzia di oro, bensì la scoperta del misterioso sito che dà il titolo al gioco, un luogo leggendario che si dice custodisca reliquie di proporzioni mitiche. La base operativa è rappresentata dal vascello Tempestad, un hub sicuro dal quale è possibile accettare i contratti d’ingaggio proposti dal capitano, i quali determinano l’obiettivo principale, la difficoltà della spedizione e l’equipaggiamento iniziale condiviso.

Sebbene il ritrovamento dei diari di bordo all’interno delle fortezze nemiche contribuisca a delineare i dettagli dei tragici eventi passati, la trama complessiva rimane volutamente in secondo piano. Il vero fulcro risiede nell’atmosfera emergente, anche se la progressione strutturale finisce per mostrare rapidamente il fianco alla ripetitività. Il titolo offre diciotto mappe fisse realizzate interamente a mano, escludendo qualsiasi tipo di generazione procedurale: una scelta che inizialmente stimola l’apprendimento dei percorsi, ma che alla lunga rende superfluo persino l’acquisto della mappa di gioco una volta memorizzato l’ambiente.

I confini invisibili e la struttura piuttosto restrittiva dei livelli fanno sì che, dopo le prime sessioni, l’esperienza si stabilizzi in un ciclo ripetitivo focalizzato esclusivamente sulla raccolta di tesori nella giungla e sul successivo rientro alla nave.

Dinamiche cooperative e gestione delle risorse

Dal punto di vista delle meccaniche, la formula ludica si colloca idealmente in un segmento intermedio tra tensione tattica, cooperazione strutturata e una coordinazione ferrea inaspettatamente severa. All’inizio dell’avventura sono disponibili quattro personaggi, con la possibilità di sbloccarne altri salvando i superstiti nella giungla. Si tratta tuttavia di differenze puramente estetiche, poiché tutti gli esploratori condividono le medesime caratteristiche e non esiste alcuna suddivisione in classi o ruoli unici.

Prima di scendere a terra, il gruppo deve gestire risorse drammaticamente scarse: le armi bianche e da fuoco, che spaziano da archi, balestre e archibugi fino a machete, spade e asce da guerra, possono essere potenziate o sostituite presso l’incudine della nave spendendo i gettoni guadagnati. Poiché l’inventario individuale è limitato a soli sei slot rapidi non riorganizzabili, la squadra è costretta ad affidarsi costantemente a un carro da trasporto gestito da un guidatore controllato dall’intelligenza artificiale.

Sebbene questo personaggio di supporto sia completamente immortale, la sua utilità viene spesso compromessa da percorsi tortuosi, ponti levatoi da attivare o da un sistema di navigazione a volte carente, obbligando i giocatori a continui e tediosi viaggi di scarico che spezzano il ritmo dell’esplorazione.

Combattimento, l’ira degli Antichi e la follia visiva

Il bestiario si rivela ricco e coerente con la filosofia di Lovecraft, mettendo a confronto gli esploratori con indigeni corrotti, colossali millepiedi e aberrazioni marine deformi e ricoperte di melma. Tra le minacce più singolari spiccano entità assimilabili a creature extraterrestri che rapiscono i giocatori per teletrasportarli in punti casuali dello scenario. Affrontare questi esseri richiede astuzia: un attacco frontale diretto provoca infatti l’immediata rottura delle proprie armi, costringendo ad attendere che la creatura rilasci l’alleato per poi bersagliare una luce verde sul suo dorso fino a farla mutare in un innocuo albero.

Il sistema di combattimento vero e proprio mostra però diverse incertezze strutturali. Sebbene la resa delle armi da fuoco sia soddisfacente, gli scontri corpo a corpo mancano di una reale risposta fisica e la registrazione dei colpi contro le minacce che strisciano sul terreno risulta spesso imprecisa. Per incentivare un approccio ragionato, il gioco introduce un’eccellente meccanica legata al rumore ambientale: ogni ramo spezzato, ogni colpo di moschetto e ogni uccisione aumentano l’attenzione e l’ira dei Grandi Antichi, incrementando la minaccia circostante e rendendo la ritirata un’autentica impresa.

A questa dinamica si aggancia l’ottima gestione della salute mentale. Le condizioni avverse e la permanenza prolungata nel cuore della giungla logorano il cervello degli esploratori, introducendo allucinazioni visive distorcenti. Nel pieno del caos, il sistema spinge alla paranoia più totale, portando a scambiare i propri compagni per mostri terrificanti o a combattere minacce che esistono solo nella mente del singolo giocatore. Questa immersione trova la sua massima espressione nell’utilizzo del sistema di chat vocale di prossimità integrato, una funzione cruciale che riduce l’audio all’aumentare della distanza e interrompe completamente le comunicazioni in caso di morte, rendendo l’isolamento e il panico elementi di gioco concreti e imprevedibili.

Analisi tecnica e ottimizzazione su PlayStation 5

Il comparto tecnico su PlayStation 5 rappresenta purtroppo la nota più dolente dell’intera produzione, evidenziando una forte carenza in termini di ottimizzazione e rifinitura. Il titolo mette a disposizione un’unica modalità grafica orientata alle prestazioni che, tuttavia, fallisce nel garantire la necessaria fluidità. L’esperienza su console è piagata da frequenti e vistosi cali di frame rate, animazioni che tendono a bloccarsi o a scattare vistosamente e una risposta ai comandi di mira decisamente legnosa e imprecisa. Durante i test si sono riscontrati numerosi arresti anomali dell’applicazione e costanti problemi di connessione nel matchmaking online.

Anche il design sonoro, teoricamente eccellente per la capacità di esaltare i rumori ambientali e i sussurri della foresta rispetto a una colonna sonora invasiva, è minato da spiacevoli bug software che causano improvvisi e totali vuoti di audio. A peggiorare il quadro generale intervengono scelte di design discutibili, come le lunghe e frustranti animazioni obbligatorie per scassinare i forzieri o per arrampicarsi sulle scale a pioli, che aumentano la sensazione di un prodotto rilasciato sul mercato in anticipo rispetto ai tempi di sviluppo necessari. Per mitigare in parte la confusione visiva, si suggerisce di disattivare dalle opzioni il bloom, la sfocatura di movimento e l’oscillazione della telecamera, pulendo così la visuale durante le sessioni più concitate.

Conclusioni

Il posizionamento di prezzo è fissato a 29,99 euro per l’edizione digitale e 39,99 euro per la versione fisica destinata a PlayStation 5, con la possibilità di acquistare un’edizione Deluxe (che include due personaggi aggiuntivi, la colonna sonora e alcune skin estetiche per l’equipaggiamento) con un sovrapprezzo di 10 euro. Chiaramente sono cifre contenute che riflettono la natura non tripla A della produzione e cercano di mitigarne i difetti strutturali.

In conclusione, The Mound: Omen of Cthulhu si rivela un’opera dotata di un’atmosfera straordinaria e di idee meccaniche decisamente brillanti, capace di convertire i capisaldi della letteratura horror in elementi di puro gameplay cooperativo. Tuttavia, i severi limiti tecnici riscontrati sulla console Sony e la rapida transizione del ciclo di gioco verso una spiccata ripetitività ne riducono il valore complessivo. Il titolo si configura come un’esperienza cooperativa dal grande potenziale inespresso, consigliabile principalmente a gruppi affiatati di amici disposti a sorvolare su gravi spigolosità tecniche pur di vivere un’avventura horror unica nel suo genere.

The Mound: Omen of Cthulhu è disponibile per PlayStation 5, PC e Xbox Series X/S.

The Mound: Omen of Cthulhu
The Mound: Omen of Cthulhu
Pro
Atmosfera e ambientazione
Gestione della salute mentale e chat vocale
Sopravvivenza tattica di ottimo livello
Contro
Problemi tecnici su PS5
Elevata ripetitività
Legnosità nei controlli
6
Voto
Giovanni Arestia
Giovanni Arestia
Ingegnere informatico che tra un libro e un altro trova sempre il tempo per un film, un fumetto o un videogioco.

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