L’interregno di Elden Ring vi aspetta, questa volta in portatile!
Una cosa che abbiamo sempre apprezzato di Switch è la sua ambizione a proporre esperienze quanto mai varie, spesso scalate rispetto alle altre piattaforme nonostante i vistosi limiti tecnici. Una sorta di calabrone videoludico, come nel falso mito del piccolo insetto che non sarebbe in grado di volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso. Con l’arrivo di Switch 2 Nintendo ha offerto agli sviluppatori una macchina decisamente più performante in grado di accorciare il divario tecnico, permettendo di portare sulla console produzioni graficamente più impegnative e aprendosi ulteriormente alle terze parti, con conversioni di titoli notoriamente esigenti in termini di risorse e spesso al centro dell’attenzione pubblica per le performance al lancio, come nel controverso caso di Cyberpunk 2077.
Nonostante i limiti di una console pensata tanto per l’esperienza casalinga quanto, all’occorrenza, per quella portatile, Switch 2 ha dimostrato di avere le carte in regola per accogliere tutta una serie di titoli che prima sarebbero stati anche solo impensabili da far girare, e tra questi compare anche l’amatissimo ELDEN RING.
Con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia, dovuto al maggior tempo richiesto per ottimizzare il gioco, ELDEN RING sbarca finalmente su Nintendo Switch 2 e noi siamo qui per vedere come uno dei giochi più rappresentativi di questa generazione gira sull’ibrida di casa Nintendo. Siamo tornati quindi a Sepolcride, nei panni del Senzaluce, e insieme a lui ci siamo avventurati in ELDEN RING Tarnished Edition, il ricco pacchetto che, oltre al gioco base (qua la recensione), accoglie anche l’espansione del 2024, Shadow of the Erdtree e una serie di nuovi contenuti pensati per i fan, e non, che vogliono partire nuovamente all’avventura nell’Interregno.
I giochi di FromSoftware, dopo il boom di Dark Souls, hanno sempre un impatto culturale sull’industria del videogioco. Ed ELDEN RING non è stato da meno. A partire dalla collaborazione con l’autore di Game of Thrones, George R.R. Martin, che insieme a Hidetaka Miyazaki ha contribuito alla creazione del worldbuilding e della mitologia del gioco, fino ad arrivare alla scelta di realizzare un “souls” open world, ELDEN RING si è rivelato una delle opere più ambiziose e creative dello studio giapponese.
E il risultato, come abbiamo già avuto modo di analizzare a suo tempo, è stato qualcosa di unico e monumentale, un titolo diventato quasi fondamentale nel curriculum di qualsiasi videogiocatore, capace di avvicinare anche quelli solitamente allergici al genere, grazie a un’apertura verso un pubblico più ampio, senza per questo snaturarsi o svendersi alle mode del momento. Non un gioco perfetto nella sua interezza, che in più di un’occasione si porta dietro dei difetti ereditati da una rigidità che appartiene a FromSoftware e che sembra non volersene disfare, su tutti una narrativa ambigua e criptica, ma che al tempo stesso genera uno degli open world più affascinanti di sempre. L’interconnessione del level design dei souls, qua acquista una nuova dimensione, l’esplorazione diventa una costola del racconto e ogni sentiero porta a nuove avventure. Qua emerge un’artigianalità rara nel modellare un mondo che va vissuto e scoperto in ogni suo centimetro virtuale, e che è pronto a sorprendervi quando meno ve lo aspettate.
Lo abbiamo definito monumentale non a caso, perché ELDEN RING, in questa sua versione definitiva lo è letteralmente, in ogni suo aspetto, a partire proprio da quello contenutistico. Decine di luoghi da esplorare, fra dungeon, tombe e location, centinaia di boss mortali ed equipaggiamenti da recuperare. Ore e ore di gioco, che si traducono in alcuni dei momenti più alti che è possibile vivere in un videogioco. Insomma ELDEN RING è e resta una delle esperienze videoludiche migliori di questi anni.
E può un gioco così imponente adattarsi su una console come Nintendo Switch 2? La risposta non è così scontata, e a metterla in dubbio ci sono anche i pregressi non troppo felici del gioco. Seppur non in maniera così disastrosa come avvenuto per Cyberpunk 2077, il lancio di ELDEN RING è stato accompagnato da diverse criticità tecniche, rivelandosi un gioco “pesante” e bisognoso di ulteriori ottimizzazioni, che fortunatamente sono arrivate pian piano nel tempo. Anche in ottica portatile, ha dimostrato di mettere in crisi la “rivale” Steam Deck, costringendo i possessori dell’handheld di Valve a numerose rinunce pur di far girare il gioco quanto meno in forma decente.
ELDEN RING ci riprova su Nintendo Switch 2, un banco di prova ormai per diversi porting difficili. Però prima di continuare questa analisi, ci piacerebbe fare una piccola precisazione su questa versione e a chi ci sentiamo di consigliarla, proprio come nel caso della versione portatile di Final Fantasy XIV Online.
Quando si guarda a queste versioni per Switch 2, deve essere chiara una cosa, ovvero il compromesso. È impensabile che un titolo come ELDEN RING riesca a girare con la stessa qualità delle controparti console come PlayStation 5 e Xbox Series X|S, o addirittura PC. Il compromesso però entra in gioco insieme ad un altro fattore fondamentale, le necessità del giocatore.
Questi due aspetti si vanno a bilanciare determinando quanto questa versione possa fare al caso vostro, con la seconda che ha un peso specifico ben preciso e quasi decisivo. Se non avete altre piattaforme di gioco e volete esperenziare a tutti i costi ELDEN RING, la risposta è quanto mai scontata, compratelo senza pensarci. Lo stesso si applica nel caso giochiate principalmente in modalità portatile, perché a casa la TV è sempre occupata o perché siete spesso in viaggio, allora le vostre priorità hanno la meglio sul resto.
In tutti gli altri casi invece è giusto fare qualche riflessione più approfondita.
ELDEN RING su Switch 2 è frutto di un lavoro di ottimizzazione da parte di FromSoftware che ha reso possibile tutto questo e che ha necessitato di più tempo del previsto per far sì che l’avventura del senza luce fosse giocabile. Quando si parla di compromessi in un porting del genere, i primi tagli riguardano il frame rate. Rispetto alle altre versioni console non troviamo modalità grafiche selezionabili, una configurazione di default che dovrebbe mantenere il più stabile possibile i 30 fps. Il condizionale è d’obbligo perché, per quanto le premesse vengano mantenute, alcune aree del gioco restano critiche e soggette ad alcuni cali importanti. Un esempio è la zona adiacente all’Accademia di Raya Lucaria, una zona paludosa che mette in crisi la console Nintendo. In generale però sono più i momenti buoni che quelli problematici, e l’esperienza, seppur relegata ai 30 fps, riesce a mantenersi godibile nonostante tutto, e richiederà solamente qualche minuto iniziale per adattarsi al nuovo frame rate, specie se si viene da una versione “maggiore” di ELDEN RING.
Per far sì che il gioco mantenga una fluidità per lo più costante nella sua interezza, FromSoftware ha operato diversi tagli qua e là affinché il gioco potesse offrire la stessa esperienza anche in portatile. Abbiamo quindi una risoluzione dinamica che sale e scende a seconda delle situazioni o della scena disegnata a video per alleggerire il carico di lavoro. Questa riduzione della risoluzione si manifesta con una minore qualità visiva degli elementi ambientali, che appaiono ovviamente meno definiti e con quel tipico effetto “sporco” delle risoluzioni sub HD. Un altro aspetto che si nota maggiormente è la qualità volumetrica della vegetazione, che è stata rivista verso il basso per minimizzare tutta una serie di problemi come il pop-up o la qualità visiva degli alberi, che in generale, soprattutto per quelli più lontani, assumono il classico effetto “cartonato” dovuto alla poca definizione degli elementi più distanti. Anche le animazioni dei nemici ne risentono spesso in base alla distanza, apparendo più “scattose” e meno dettagliate rispetto a quando ci avviciniamo. Un espediente spesso usato proprio negli open world per alleggerire i vari processi grafici senza impattare troppo sulla resa finale.
Nonostante queste rinunce, il gioco è lì, ELDEN RING è esattamente come lo ricordavamo, con i suoi colori malinconici, il suo mondo dalle architetture impossibili, e laddove non ci sia un confronto diretto con le altre versioni, la differenza non è così lampante. Ancora una volta la direzione artistica vince sulla tecnica, e sebbene conoscessimo a menadito ogni suo luogo, anche il solo uscire dalla caverna iniziale ha mantenuto intatto il suo fascino senza tempo.
Abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo in modalità portatile. Principalmente per i motivi descritti sopra, ma anche perché sulla TV, le varie rinunce e i compromessi si notano maggiormente e il divario con le altre versioni console si fa più acceso. In portatile gran parte delle differenze e delle criticità vengono assottigliate dalle ridotte dimensioni dello schermo, che nasconde gran parte delle magagne una volta che il gioco è in movimento. Ed è proprio in portatile, al netto del frame rate fluttuante, che questa versione di ELDEN RING acquista tutto un suo senso.
Giocarci in mobilità, senza il vincolo della televisione, aggiunge al gioco un nuovo livello di godibilità, che si traduce nella classica libertà offerta da Switch 2 e dà un senso pratico al claim “gioca dove vuoi, quando vuoi”. In questa nuova veste ELDEN RING si adatta ai nostri tempi, diventa perfetto per una partita mordi e fuggi, magari durante una breve attesa o in viaggio, nel caso vogliate esplorare un dungeon o provare l’ennesimo try infruttuoso contro quel boss che non vuole saperne di cadere.
Anche a livello di controlli i Joy-con si prestano bene a questa edizione, risultando affidabili in qualsiasi loro configurazione, sia nella classica modalità handheld, sia in modalità tabletop, dove, in quel caso, la possibilità di utilizzare un Pad Pro azzera eventuali limiti dovuti alla breve corsa degli analogici o alla posizione non sempre troppo comoda dei dorsali (i tasti dedicati all’attacco), specie per chi ha le mani grandi, che nelle lunghe sessioni rischiano di affaticarsi.
L’ottimizzazione di ELDEN RING passa anche dai suoi consumi, che per essere un titolo di questa portata, riesce a viaggiare tranquillamente fra le 2 e le 2 ore e mezza, variando in base alla luminosità dello schermo e alla connessione necessaria per accedere alle feature online del gioco. Una durata che supera di gran lunga le aspettative e che copre il normale fabbisogno quotidiano dell’uso in portatile.
Come abbiamo detto la Tarnished Edition comprende il gioco base, il DLC e un nuovo pacchetto d’aggiornamento che aggiunge una manciata di contenuti e che, per i giocatori delle altre piattaforme, è disponibile all’acquisto per la modica cifra di 5 €.
Si tratta di un piccolo pacchetto pensato non solo per attirare i nuovi giocatori ma anche quelli esistenti, dove l’interesse maggiore ricade nell’introduzione di due nuove classi giocabili: il Cavaliere di Ides e il Cavaliere Pesante.
Il primo punta tutto sulla destrezza, con uno scaling anche su Mente e Fede, permettendogli di giocare anche sull’uso di incantesimi e stregonerie. Una classe pensata per un’azione veloce e rapida, che inizia con uno spadone leggero in grado di inanellare fendenti in successione, ma che funziona bene anche in un’ottica di gioco elementale, e il suo attacco speciale è in grado di rompere facilmente la postura dei nemici più grossi e dei boss. Dove però questa nuova classe dà il meglio di sé è con uno dei nuovi equipaggiamenti introdotti nel gioco, lo Spadone di Leontiel, un set che trasforma il vostro personaggio in un vero e proprio “torero” in grado non solo di schivare agilmente gli attacchi nemici, ma di aggirarli per affondare il nostro spadone e prosciugare la barra della salute del nostro avversario. Una build molto particolare, che ha attirato subito l’interesse della community e si è guadagnata il titolo di una delle armi più forti dell’intero gioco.
Più classico invece il Cavaliere Pesante, che a conti fatti è un vero e proprio carro armato su due gambe, grazie ad uno dei valori di resistenza iniziali più alti tra quelli delle classi disponibili. Armato con uno spadone curvo, il Cavaliere Pesante è la scelta obbligata per chi ha sete di distruzione e vuole affrontare il gioco a testa bassa e senza troppe smancerie. Anche nel suo caso le sinergie migliori le abbiamo con gli spadoni e tutte quelle armi che massimizzano il danno rispetto ad altri fattori, rivelandosi tuttavia una classe non così semplice con cui iniziare, specie per i neofiti, a causa della sua scarsa mobilità e del “fat roll” che rende difficile calcolare bene i tempi e i frame delle schivate.
Il resto dei contenuti si concentra poi su nuovi armamentari, sparsi qua e là nel mondo di gioco, e su una manciata di estetiche per Torrente, il fido destriero che vi accompagnerà alla volta dell’Interregno.
ELDEN RING viene proposto su Nintendo Switch 2 al prezzo di 79,99 €. Un prezzo che forse poteva essere limato di qualcosa per renderlo più appetibile a chi ha già fatto il suo viaggio nell’Interregno, ma che in linea di massima è a fuoco con i prezzi degli altri store al netto dei vari sconti stagionali. Forse si poteva offrire qualcosa in più con il DLC che aggiorna il gioco alla Tarnished Edition, che sulle altre piattaforme viene proposto come contenuto a parte al prezzo di 5 €. Un piccolo costo, vero, che però rischia di non incontrare il favore di chi cerca uno stimolo in più per ripartire nuovamente all’avventura.
Arrivati alla fine di questa analisi non possiamo che complimentarci sia con Bandai Namco che con FromSoftware per aver creduto nelle potenzialità di Switch 2 e aver portato sulla console Nintendo uno dei giochi più iconici e significativi di sempre. Come nel caso di altri porting “delicati” come questo, acquista il suo senso nel momento in cui si decide di acquistarlo proprio per la sua caratteristica peculiare, quella della portabilità. In questa nuova edizione ELDEN RING è costretto a compiere dei compromessi grafici importanti, che ricadono principalmente su un frame rate che cerca di mantenersi quanto mai più stabilmente ancorato ai 30 fps, un’impresa titanica anche per un calibro da novanta come ELDEN RING, che nonostante le buone intenzioni vede diverse flessioni in più parti del gioco. Compresi e accettati i suoi limiti tecnici, ELDEN RING su Switch 2 riesce a regalare le stesse emozioni e la stessa esperienza che abbiamo già avuto modo di vivere sulle altre piattaforme, con in più la libertà di poterlo giocare dove si vuole. In questo caso ELDEN RING diventa un acquisto più che consigliato, sia che siate fan di lunga data del titolo FromSoftware, sia che vi avviciniate al gioco per la prima volta.
