The Way We Collect, il gioco da tavolo sul collezionismo per i collezionisti. Ma non fatevi ingannare, è ricco di sfide strategiche tra aste, scaffali e maggioranze
Quando si parla di giochi da tavolo dedicati al collezionismo, il panorama è piuttosto ristretto e, spesso, il tema viene utilizzato soprattutto come semplice cornice narrativa. The Way We Collect, invece, parte proprio dalla passione per la ricerca, l’organizzazione e la valorizzazione degli oggetti da collezione, trasformando questi elementi nel cuore dell’esperienza. Ideato dal gruppo Affari da Nerd ed edito da Creardo, il titolo propone partite rapide e dinamiche che combinano aste simultanee, gestione dello spazio, set collection e controllo delle maggioranze.
Unboxing, componenti e materiali
The Way We Collect ha un’identità ben precisa e cerca fin dal primo momento di ricreare la sensazione di costruire una vera collezione. Non si limita quindi a utilizzare il collezionismo come tema per un sistema già esistente: componenti e grafica sono stati pensati per richiamare concretamente questo mondo. La scatola, nonostante le dimensioni contenute, ospita un numero contenuto di componenti, ovvero:
- 240 carte Giocattolo da Collezione;
- 80 carte Collezione;
- 5 carte Soffitta;
- 1 carta Banditore;
- 1 Regolamento.
Tra le scelte estetiche più particolari troviamo la confezione stessa. Ogni copia presenta infatti una disposizione differente delle immagini sulla scatola, rendendo ogni esemplare diverso dagli altri. È un dettaglio che non ha alcuna conseguenza sul gameplay, ma che si sposa bene con la filosofia del gioco e con l’idea di possedere un oggetto da collezione.
Una volta aperta la scatola, l’organizer interno in cartone permette di sistemare e recuperare rapidamente i componenti, rendendo il setup piuttosto veloce. I materiali sono adeguati alla tipologia di prodotto, soprattutto considerando il ruolo centrale delle carte, che durante una partita passano continuamente tra l’asta, il mercato, la collezione personale, la soffitta e le aree dedicate al punteggio.
Anche il comparto grafico punta soprattutto sulla funzionalità. Le carte sono infatti molto dense di informazioni, ma la loro struttura permette di individuare rapidamente gli elementi necessari durante il gioco. Ogni oggetto da collezione presenta quattro attributi: tipologia, colore, materiale e condizione. Non si tratta di semplici informazioni decorative: saranno proprio queste caratteristiche a determinare il modo in cui le carte potranno essere collocate e combinate.
Il regolamento è dettagliato, semplice da consultare e ricco di esempi grafici e consigli degli autori. L’unico appunto riguarda il formato: una rilegatura tradizionale a libricino sarebbe probabilmente risultata più comoda rispetto alla piega a fisarmonica. Si tratta comunque di un limite marginale, che non impedisce di familiarizzare rapidamente con le regole.
Setup e meccaniche di gioco
The Way We Collect è rappresentato da un sistema che combina aste, gestione dello spazio, set collection e maggioranze. Si gioca da 2 a 5 giocatori di età superiore agli 8 anni e la durata media di una partita si attesta intorno ai 45 minuti. Il titolo propone un insieme di meccaniche strettamente interconnesse, nelle quali ogni decisione influenza le successive fasi della partita. L’obiettivo finale non consiste semplicemente nell’accumulare il maggior numero possibile di carte, bensì nel costruire una collezione efficiente, evitando elementi inutilizzabili e massimizzando il valore delle proprie raccolte attraverso un’attenta pianificazione.
Il setup è particolarmente rapido: prima si mescola il mazzo delle carte Giocattolo e si divide in 5 mazzetti di dimensione simile. Si prende un numero di mazzetti pari al numero di giocatori e si forma il mazzo di gioco da posizionare al centro dell’area di gioco. Poi si posiziona il mazzo delle carte Collezione in un punto accessibile a tutti e si distribuisce una carta Soffitta a ogni giocatore. Dopodiché si distribuiscono 6 carte come Monete iniziali a ogni giocatore e una volta completate queste azioni viene designato il primo banditore, figura destinata a cambiare al termine di ogni round.
L’intera esperienza è scandita da una successione di round identici, ciascuno suddiviso in tre fasi principali:
- Fase d’Asta;
- Fase di Collezione;
- Fase di Vendita.
Fase d’Asta
È probabilmente la fase che introduce la caratteristica più particolare del gioco. I lotti non hanno infatti una dimensione prestabilita, ma vengono creati durante il round utilizzando le informazioni presenti sul retro delle carte, ovvero sul lato delle Monete. Il Banditore pesca una carta e la aggiunge al primo lotto, quindi controlla la moneta visibile sulla carta in cima al mazzo. Se compare Croce, ovvero il numero 1, pesca un’altra carta e ripete il controllo; se compare Testa, rappresentata dal logo Affari da Nerd, aggiunge un’ultima carta e completa il lotto. Il procedimento continua fino a ottenere un numero di lotti pari a quello dei giocatori.
Questa soluzione funziona bene perché rende difficile capire in anticipo quale lotto finirà per essere davvero utile. Un gruppo di carte più numeroso può attirare immediatamente l’attenzione, ma non è detto che rappresenti la scelta migliore. Se quelle carte non si sposano con ciò che si ha già sullo Scaffale, si potrebbe finire per spendere preziose Monete per ottenere qualcosa che non si riesce a sfruttare.
È anche qui che l’asta diventa più interessante del semplice “chi offre di più”. Prima di decidere quanto puntare bisogna infatti guardare cosa stanno costruendo gli altri, valutare quali lotti potrebbero interessare loro e, soprattutto, capire quanto si è disposti a spendere per non compromettere i round successivi. A questo punto ogni giocatore sceglie segretamente quante Monete investire e le offerte vengono rivelate contemporaneamente. Chi ha puntato di più sceglie per primo il lotto, seguito dagli altri in ordine decrescente.
La simultaneità delle offerte aggiunge un piccolo elemento di lettura degli avversari particolarmente riuscito. Non si può mai sapere quanto spenderanno gli altri, quindi bisogna trovare un equilibrio tra il rischio di puntare troppo e quello, forse ancora più fastidioso, di puntare troppo poco e vedere il lotto desiderato finire nelle mani di qualcun altro.
È possibile anche puntare zero. In questo caso, però, le carte del lotto scelto non entrano nella propria collezione e vengono convertite in Monete. Il giocatore salta quindi la Fase di Collezione e passa direttamente alla Vendita. Questa possibilità sembra inizialmente una sorta di ripiego, ma può diventare una scelta sensata quando non c’è un lotto realmente utile o quando si preferisce conservare risorse per i turni successivi. Anche in questo caso il gioco evita di imporre una strategia unica e lascia al giocatore la responsabilità di decidere quando sia meglio rinunciare.
Fase di Collezione
L’acquisizione delle carte è solo il punto di partenza. La vera difficoltà arriva quando bisogna trovare loro una collocazione. Ogni giocatore, infatti, dispone di una griglia 3×3, che rappresenta il proprio Scaffale espositivo. Solo nella partita introduttiva viene utilizzata una griglia 4×4. All’inizio può sembrare uno spazio più che sufficiente, ma bastano pochi turni per rendersi conto di quanto rapidamente si riempia. È proprio qui che The Way We Collect comincia a mostrare uno dei suoi lati più complessi e di vero collezionismo: una carta che all’apparenza sembra perfetta può diventare un problema se non si pensa in anticipo già a dove inserirla.
Ogni Giocattolo deve essere posizionato ortogonalmente adiacente a uno già presente e deve condividere almeno un attributo con ciascun giocattolo confinante. Detta così, la regola sembra piuttosto semplice, ma al tavolo richiede più attenzione di quanto si possa pensare. Ogni nuovo posizionamento condiziona infatti quelli successivi e può costringere a cambiare completamente i piani. È probabilmente questo il momento in cui il gioco smette di essere una semplice raccolta di carte e assume quasi le caratteristiche di un piccolo puzzle. Ci si ritrova a guardare lo Scaffale, a valutare gli spazi ancora disponibili e a pensare non soltanto alla carta che si vuole collocare, ma anche a quelle che si potrebbero voler ottenere nei turni successivi.
Quando una carta non può essere collocata rispettando queste condizioni, deve finire nella Soffitta, una zona di scarto permanente. Ogni carta presente nella Soffitta comporta una penalità di due punti a fine partita. La stessa penalità si applica anche alle carte che il giocatore decide volontariamente di rimuovere dalla griglia per fare spazio. Questa penalità, teoricamente molto semplice, riesce a mettere una certa pressione sulle decisioni. Liberarsi di una carta può essere la scelta giusta per salvare una combinazione più importante, ma significa anche accettare di perdere punti. È una di quelle situazioni in cui il gioco mette davanti a una scelta poco piacevole, ma proprio per questo intrigante.
Una Collezione si forma quando almeno quattro oggetti condividono uno stesso attributo. A quel punto il giocatore può spostarli nell’area dedicata e iniziare a sfruttare i vantaggi associati alla relativa Collezione. La scelta della caratteristica da valorizzare diventa così un altro elemento centrale per determinare la vittoria o la sconfitta.
Concentrarsi su un determinato materiale può aiutare nella corsa alle maggioranze finali, mentre distribuire le proprie scelte su più categorie offre maggiore flessibilità. In più di un’occasione può quindi capitare di avere davanti due possibilità entrambe valide e di dover decidere quale strada seguire, senza la certezza che quella scelta si riveli davvero la migliore a fine partita. È inoltre possibile che uno stesso gruppo di carte soddisfi più requisiti. Il sistema evita però che una singola combinazione venga semplicemente conteggiata due volte, introducendo regole specifiche per gestire queste sovrapposizioni.
Fase di Vendita e conteggio punti
Al termine della costruzione della collezione inizia la Fase di Vendita dove ogni giocatore può vendere carte dalle proprie Collezioni per ottenere monete. Tutti i giocatori agiscono contemporaneamente ed entra in gioco un’altra variabile competitiva. Il valore ottenuto aumenta infatti in funzione del numero di avversari che stanno sviluppando la medesima tipologia di collezione. Questo Bonus prende il nome di Valore di Mercato: per ogni carta venduta, si pescano Monete aggiuntive dal mazzo in base al numero di avversari che possiedono la stessa Carta Collezione. Questa meccanica crea una particolare forma di economia condivisa, nella quale gli interessi dei giocatori possono coincidere solo temporaneamente prima di trasformarsi nuovamente in competizione diretta.
La partita termina quando il mazzo principale viene completamente esaurito e si procede con il conteggio finale. Per ogni tipologia di collezione viene verificata la maggioranza tra tutti i partecipanti: il giocatore con il maggior numero di carte ottiene il punteggio principale previsto da quella categoria, mentre il secondo classificato riceve il valore secondario. Dal totale vengono infine sottratte le penalità accumulate nella soffitta. Chi fa il punteggio più alto, è il vincitore nonché il miglior collezionista del gruppo!
Pro e Contro
The Way We Collect presenta un sistema di gioco particolarmente originale grazie alla capacità di combinare diverse meccaniche consolidate all’interno di una struttura coerente e strettamente interconnessa. Asta simultanea, set collection, gestione dello spazio, maggioranze e ottimizzazione delle risorse non vengono proposte come elementi separati, ma concorrono alla costruzione di un’esperienza nella quale ogni scelta produce conseguenze sulle fasi successive della partita.
La decisione relativa a un’offerta, per esempio, non determina esclusivamente quale lotto verrà acquisito, ma incide direttamente sulla disponibilità economica per i round successivi, sulla possibilità di sviluppare determinate collezioni e sulla gestione dello spazio all’interno della propria griglia. Questa interdipendenza contribuisce a rendere il gameplay più articolato di quanto la durata relativamente contenuta delle partite possa inizialmente suggerire.
Particolarmente riuscito è il sistema di composizione dei lotti destinati all’asta, che rappresenta uno degli elementi maggiormente distintivi del progetto. La loro dimensione non è predeterminata, ma viene determinata dinamicamente durante la preparazione del round, producendo configurazioni che possono variare sensibilmente da una partita all’altra e persino tra un turno e il successivo. Ne deriva un mercato difficilmente prevedibile, nel quale il lotto contenente il maggior numero di carte non rappresenta necessariamente la scelta più conveniente.
La disponibilità limitata della griglia personale e le regole che disciplinano il posizionamento degli oggetti impongono infatti di considerare soprattutto la qualità e la compatibilità delle carte, piuttosto che la loro quantità. Un lotto particolarmente ricco può quindi trasformarsi in una scelta poco efficiente se le carte acquisite non trovano una collocazione utile all’interno della propria collezione. Questa caratteristica mantiene elevata la tensione durante le aste e impedisce che la valutazione dei lotti si trasformi in un semplice confronto quantitativo.
La gestione dello spazio costituisce, proprio per questo motivo, uno degli aspetti strategicamente più efficaci. La griglia 3×3 rappresenta un vincolo semplice da comprendere, ma sufficientemente restrittivo da rendere ogni acquisizione una scelta da ponderare attentamente. Non è possibile accumulare indiscriminatamente gli oggetti ottenuti durante le aste: ogni carta deve contribuire allo sviluppo della propria collezione e deve essere inserita rispettando le condizioni di adiacenza previste dal regolamento.
Quando ciò non è possibile, l’oggetto deve essere destinato alla soffitta, con conseguente penalità al termine della partita. Il sistema introduce quindi una costante tensione tra l’opportunità di acquisire nuove carte e il rischio di non riuscire successivamente a integrarle nella propria struttura. La pianificazione non riguarda soltanto ciò che è immediatamente disponibile, ma richiede di preservare spazio e possibilità di sviluppo per i turni successivi.
A questo si aggiunge un livello di interazione indiretta che rimane presente per tutta la durata della partita. L’asta simultanea genera una competizione immediata per l’accesso ai lotti, mentre la gestione dell’economia obbliga a tenere sotto osservazione le scelte degli avversari e a valutare quanto investire in relazione alle risorse che rimarranno disponibili in seguito. Il sistema delle maggioranze di fine partita rafforza ulteriormente questo aspetto, poiché il valore delle proprie collezioni non può essere valutato in maniera completamente autonoma: diventa necessario monitorare anche ciò che stanno costruendo gli altri partecipanti e individuare quali categorie siano effettivamente contendibili. Pur trattandosi prevalentemente di un’interazione indiretta, il titolo evita così di trasformarsi in un’esperienza in cui ogni giocatore costruisce semplicemente il proprio scaffale ignorando le strategie altrui.
Da non sottovalutare anche la scalabilità: il numero di carte viene adattato in funzione del numero di partecipanti, consentendo di mantenere la durata complessiva dell’esperienza entro limiti sostanzialmente analoghi nelle diverse configurazioni. Questa scelta non ha soltanto una funzione pratica, ma influisce anche sulla variabilità delle partite: non essendo presenti necessariamente tutte le carte a ogni sessione, non è possibile prevedere con assoluta certezza quali collezioni saranno disponibili o quali maggioranze potranno essere effettivamente contese. Il sistema contribuisce quindi a mantenere una componente di incertezza che rende ogni partita leggermente diversa dalla precedente, senza affidare la rigiocabilità esclusivamente alla casualità della pesca.
In The Way We Collect, poi, il collezionismo non costituisce una semplice ambientazione applicata a un sistema di gioco preesistente, ma rappresenta il principio attorno al quale sono state costruite le principali dinamiche dell’esperienza. Lo stato di conservazione degli oggetti, il materiale, le caratteristiche estetiche e la progressiva organizzazione delle raccolte contribuiscono tutti alla costruzione dell’identità del titolo. Anche la scelta di rendere differente la grafica delle singole confezioni si inserisce in questa filosofia, rafforzando ulteriormente il legame con il concetto di oggetto da collezione. Il risultato è un prodotto nel quale tema e meccaniche riescono a sostenersi a vicenda, con un valore aggiunto particolarmente evidente per chi possiede già una certa familiarità con il mondo del collezionismo.
Non mancano, tuttavia, alcuni aspetti che possono limitare l’immediatezza dell’esperienza, soprattutto nelle prime partite. Sebbene le regole fondamentali siano relativamente semplici da comprendere, alcune interazioni tra le diverse meccaniche richiedono un certo periodo di assimilazione. La gestione delle collezioni già avviate, le combinazioni tra le caratteristiche degli oggetti e alcuni aspetti della fase di vendita possono risultare meno intuitivi per i giocatori occasionali. Gli stessi autori, attraverso vari consigli presenti nel regolamento, evidenziano come queste dinamiche possano richiedere un accompagnamento durante i primi round, mentre risultano decisamente più naturali per chi possiede già esperienza con i giochi da tavolo.
Questo aspetto si riflette anche nella distribuzione della profondità strategica lungo la partita. La costruzione della collezione costituisce l’elemento più immediatamente accessibile del sistema: riconoscere le caratteristiche comuni tra gli oggetti e cercare di collegarli all’interno della propria griglia è un processo relativamente intuitivo. Le dinamiche legate alle maggioranze finali e alla gestione dell’economia, invece, assumono più rilevanza quando aumenta l’esperienza dei partecipanti. I giocatori meno esperti possono quindi concentrarsi soprattutto sull’organizzazione della propria collezione, mentre quelli più navigati tendono a prestare maggiore attenzione alla situazione complessiva del tavolo, valutando quanto investire, quali categorie contendere e quando interrompere lo sviluppo di una determinata raccolta.
Ne consegue una curva di apprendimento molto particolare. Il funzionamento di base può essere assimilato in tempi relativamente brevi, ma la comprensione delle interazioni più profonde emerge progressivamente attraverso le partite. Le prime sessioni possono quindi assumere anche una funzione didattica, durante la quale i giocatori imparano a riconoscere il valore reale delle carte, a valutare correttamente i lotti e soprattutto a comprendere come le decisioni prese nelle prime fasi influenzino il punteggio finale. Non si tratta necessariamente di una debolezza strutturale, ma di un elemento che può rendere l’accesso meno immediato per un gruppo composto esclusivamente da giocatori alle prime armi.
Infine, la presenza di numerose variabili da considerare può incidere sul ritmo delle partite tra giocatori particolarmente orientati all’ottimizzazione. La valutazione del contenuto dei lotti, la previsione delle offerte avversarie, la gestione dello spazio disponibile, la pianificazione delle combinazioni future e il monitoraggio delle maggioranze richiedono infatti un’analisi costante della situazione. Con l’aumentare dell’esperienza cresce quindi anche la possibilità che alcuni partecipanti impieghino più tempo nella valutazione delle proprie mosse. I 45 minuti rappresentano una stima realistica per una partita completa, ma non stupitevi se le prime volte si possano superare anche i 60 minuti.
Conclusioni
Nel complesso, The Way We Collect si conferma un titolo solido e ben strutturato, capace di integrare aste, gestione dello spazio, collezionismo e maggioranze in un sistema coerente e discretamente profondo. Particolarmente efficace è il rapporto tra tema e meccaniche, con il collezionismo che non si limita a fare da cornice, ma costituisce il vero fulcro dell’esperienza.
Le principali criticità riguardano una curva di apprendimento leggermente più articolata di quanto la semplicità apparente del titolo possa suggerire. Alcune interazioni richiedono infatti più di una partita per essere assimilate pienamente, soprattutto nella gestione delle collezioni, delle risorse e delle maggioranze finali. Si tratta comunque di limiti contenuti, che non compromettono un’esperienza capace di bilanciare accessibilità e pianificazione strategica.
Se siete appassionati di giochi di collezione e vi piace l’idea di trasformare uno scaffale virtuale in un piccolo puzzle strategico, The Way We Collect merita sicuramente un’occhiata. Ricordate inoltre che la vostra copia sarà unica e diversa da tutte le altre!
